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  • Raiuno, Cleopatra e il governo Amato: la diretta mancata del 28 giugno 1992

    Raiuno, Cleopatra e il governo Amato: la diretta mancata del 28 giugno 1992

    Il TG1 aveva preparato un collegamento straordinario dal Quirinale. Quando Giuliano Amato si presentò per leggere la lista dei ministri, però, Raiuno lasciò proseguire il film. Su Raitre il TG3 rimase invece in onda e trasmise l’annuncio in diretta.

    Domenica 28 giugno 1992 Giuliano Amato era al Quirinale per completare la formazione del suo primo governo. Nel pomeriggio avrebbe reso noti i nomi dei ministri; alle 18 era previsto il giuramento del nuovo esecutivo davanti al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.1

    Per la televisione era uno di quegli appuntamenti che richiedevano elasticità. L’orario dell’annuncio dipendeva dalla conclusione dell’incontro al Quirinale e i telegiornali dovevano essere pronti a inserirsi nel normale palinsesto.

    Quel pomeriggio, però, le due reti Rai coinvolte reagirono in maniera molto diversa.

    Raiuno passa dal TG1 al film

    Il TG1 delle 13.30 aveva avvertito i telespettatori che sarebbe seguito più tardi un collegamento straordinario con il Quirinale. Terminata l’edizione, Raiuno proseguì con la programmazione prevista e alle 14.15 avviò la messa in onda di Antonio e Cleopatra, il film diretto e interpretato da Charlton Heston.

    Su Raitre la situazione era differente. Alle 14.10 era cominciata l’edizione pomeridiana del TG3; alle 14.25 era in palinsesto il film Number One, mentre più avanti nel pomeriggio era prevista la diretta del Campionato italiano di ciclismo.2

    Quella differenza di pochi minuti nell’organizzazione dei due palinsesti sarebbe diventata decisiva.

    Poco dopo le 14, dal Quirinale arrivò il momento atteso. Alla redazione del TG1 era stato comunicato che Amato non sarebbe uscito dall’incontro con Scalfaro prima di quell’ora. Il caporedattore di turno chiese quindi la linea per un’eventuale edizione straordinaria.

    Alle 14.25 Amato era pronto a leggere la lista dei ministri.

    Il TG1, però, non tornò in onda.

    Le immagini provenienti dal Quirinale erano disponibili e i giornalisti potevano seguirle sui monitor interni. Dalla redazione continuarono le richieste per ottenere la linea, ma Raiuno non interruppe Antonio e Cleopatra. Contemporaneamente Raitre fece la scelta opposta: il TG3 delle 14.10 venne prolungato e la lettura della lista dei ministri fu trasmessa in diretta, facendo slittare il programma successivo.3

    Fotogramma di Raitre del 28 giugno 1992 durante la lettura della lista dei ministri al Quirinale, con il logo RAITRE visibile in basso a destra.
    Raitre durante la lettura della lista dei ministri del nuovo governo, 28 giugno 1992.

    Per alcuni minuti si produsse così una situazione singolare: su Raitre gli spettatori potevano assistere in diretta alla nascita del nuovo governo; su Raiuno continuava il film iniziato poco prima.

    Perché Antonio e Cleopatra continuò?

    Non c’era stato un guasto né mancava il collegamento con il Quirinale. La questione riguardava la decisione di interrompere o meno la programmazione della prima rete.

    La vicenda esplose già nelle ore successive. Il Comitato di redazione del TG1 protestò per non avere potuto realizzare l’edizione straordinaria e indicò come motivazione opposta alla richiesta l’«inopportunità di interrompere l’ennesima replica» di Antonio e Cleopatra.

    La stampa colse immediatamente il paradosso televisivo. Il Corriere della Sera titolò «Per la Rai meglio Cleopatra di Amato»; La Stampa scelse «Cleopatra batte Giuliano», precisando nel sottotitolo che al TG1 era stata negata la diretta dal Quirinale.

    Anche il direttore generale della Rai Gianni Pasquarelli prese le distanze dalla scelta, dando ragione alla protesta della redazione. Il responsabile del coordinamento televisivo Giovanni Salvi sostenne invece di avere autorizzato una «finestra» nel palinsesto, che non sarebbe stata correttamente recepita nella successiva catena decisionale.4

    Quando ormai la lettura dei ministri era terminata, venne prospettata al TG1 la possibilità di recuperare la notizia con un’edizione straordinaria in differita. La redazione decise di non farlo: trasmettere successivamente come straordinario ciò che Raitre aveva già mostrato in diretta avrebbe avuto ormai un significato televisivo molto diverso.

    La polemica, quindi, non riguardava semplicemente la mancata trasmissione di una notizia. Il TG1 era pronto, il segnale era disponibile e la diretta era stata richiesta. Ciò che non avvenne fu il passaggio decisivo: sospendere il programma in onda su Raiuno e restituire lo schermo all’informazione.

    Un problema già emerso dopo Capaci

    L’episodio arrivava appena cinque settimane dopo un’altra controversia che aveva coinvolto la Rai sul rapporto fra informazione e programmazione.

    La sera del 23 maggio 1992, dopo la strage di Capaci, all’interno dell’azienda erano sorte forti polemiche sulla gestione delle dirette straordinarie e sulla possibilità per i telegiornali di modificare i palinsesti delle reti. Nei giorni successivi il problema del coordinamento fra testate giornalistiche e programmazione era diventato oggetto di un confronto pubblico e interno alla Rai.5

    I due avvenimenti erano naturalmente molto diversi. Ma sul piano televisivo ponevano una questione comune: fino a che punto una redazione giornalistica poteva intervenire sul palinsesto quando una notizia richiedeva una diretta non prevista?

    Il 28 giugno il problema si presentò in una forma particolarmente evidente perché, questa volta, il confronto poteva essere osservato contemporaneamente su due canali della stessa azienda.

    La stessa notizia, due scelte diverse

    Raitre si trovava nella situazione più semplice: quando Amato apparve davanti alle telecamere il TG3 era già in onda. Bastò prolungare l’edizione delle 14.10 e rinviare l’inizio di Number One.

    Per Raiuno sarebbe stato necessario compiere un gesto televisivamente più netto: interrompere un film iniziato appena dieci minuti prima, aprire una finestra informativa e poi decidere come riprendere il programma.

    Fu proprio quel passaggio a non avvenire.

    Ed è questo, più della curiosità rappresentata dalla presenza di Antonio e Cleopatra, a rendere significativo l’episodio. Nello stesso momento la Rai disponeva della medesima notizia e delle medesime immagini, ma le due reti la trattarono in maniera diversa: una modificò immediatamente il palinsesto, l’altra mantenne la programmazione prevista.

    La vicenda rende visibile un aspetto della televisione dei primi anni Novanta che normalmente rimaneva dietro le quinte. Una diretta straordinaria non dipendeva soltanto dal lavoro del telegiornale o dalla disponibilità tecnica del collegamento: entravano in gioco anche la rete, il coordinamento della programmazione e la decisione di sacrificare ciò che in quel momento era già sullo schermo.

    Quel pomeriggio del 28 giugno 1992 il TG3 rimase sulla notizia. Il TG1, pur essendo pronto a entrarvi, dovette aspettare mentre su Raiuno proseguiva Antonio e Cleopatra.

    1. Presidenza della Repubblica, Diario storico, 28 giugno 1992, formazione e giuramento del I Governo Amato. Il Diario registra l’udienza di Amato per la proposta dei ministri e il giuramento delle ore 18. ↩︎
    2. Redazione, palinsesti televisivi di domenica 28 giugno 1992, La Stampa, 28 giugno 1992, p. 25. ↩︎
    3. Silvia Fumarola, “Il Tg snobbato da Raiuno”, la Repubblica, 30 giugno 1992, p. 33. ↩︎
    4. Redazione, “Protestano al Tg1. «Per la Rai meglio Cleopatra di Amato»”, Corriere della Sera, 29 giugno 1992; Mario Tortello, “Cleopatra batte Giuliano. Negata al Tg1 la diretta dal Quirinale”, La Stampa, 29 giugno 1992, p. 2. ↩︎
    5. Silvia Garambois, “La Rai «copre» la strage con il varietà. Polemiche per la decisione di non mandare in onda le dirette”, l’Unità, 25 maggio 1992, p. 9; Antonio Zollo, “Il «tradimento» di viale Mazzini. E la Fininvest dà una lezione al servizio pubblico”, l’Unità, 26 maggio 1992, p. 12. ↩︎
  • Elezioni 1992 in TV: la corsa al primo risultato

    Elezioni 1992 in TV: la corsa al primo risultato

    Doxa contro Abacus, Rai contro Fininvest: exit poll, proiezioni, maratone e televisioni locali nel lunedì dello scrutinio

    Il 5 e 6 aprile 1992 gli italiani tornarono alle urne per rinnovare la Camera e il Senato, a cinque anni dalle precedenti elezioni politiche. Il risultato avrebbe modificato profondamente gli equilibri parlamentari, indebolendo i partiti che avevano governato fino ad allora e aprendo una fase di crescente frammentazione del quadro politico.

    Ma mentre cominciava lo spoglio delle schede, un’altra competizione era già in corso davanti ai televisori.

    Per la prima volta Canale 5 e Italia 1 entravano direttamente nella grande sfida dei risultati elettorali, contendendo alla Rai il terreno delle proiezioni, dei collegamenti e dei commenti in tempo reale. Doxa contro Abacus, Bruno Vespa contro Enrico Mentana, servizio pubblico contro Fininvest: il lunedì dello scrutinio si trasformò così in una lunga corsa televisiva nella quale anche pochi minuti di anticipo potevano assumere il valore di una vittoria.1

    La giornata televisiva comincia prima delle 14

    Le urne sarebbero rimaste aperte fino alle 14, ma i programmi elettorali cominciarono prima.

    Alle 13.20 Canale 5 trasmise Vincitori e vinti, lo speciale del TG5 diretto da Enrico Mentana. Alle 13.45 partì su Raiuno lo Speciale elezioni politiche ’92 del TG1, guidato da Bruno Vespa. Alle 14 si aggiunsero Elezioni sul Tre, condotto da Italo Moretti, e lo speciale di Studio Aperto su Italia 1, con Emilio Fede e Gianfranco Funari.2

    Raidue affidò a Mimmo Liguoro la parte centrale della propria copertura, inserita all’interno di Detto tra noi, mentre Raitre costruì un racconto più articolato, nel quale convivevano informazione, satira e approfondimento. In serata Andrea Barbato e Gad Lerner avrebbero condotto Voto dopo voto, seguito da una seconda parte dello speciale e da una nuova finestra notturna di Elezioni sul Tre.

    La maratona non comportò però la completa cancellazione dei normali palinsesti. Raiuno trasmise in prima serata il film Il caso Justin; Raidue mantenne L’ispettore Derrick; Canale 5 lasciò spazio nel pomeriggio a Bim Bum Bam, alle 19 alla Ruota della fortuna e, in prima serata, al film C’era un castello con 40 cani.

    La “non-stop” annunciata dai giornali non coincideva dunque sempre con una diretta ininterrotta. Le elezioni diventavano piuttosto la struttura portante della giornata: riapparivano nei telegiornali, interrompevano o affiancavano i programmi ordinari e tornavano in primo piano ogni volta che arrivava un nuovo dato.3

    Bruno Vespa durante Elezioni Uno ’92, in collegamento con Pier Ferdinando Casini dalla sede della Democrazia cristiana
    Bruno Vespa durante “Elezioni Uno ’92”, in collegamento con Pier Ferdinando Casini dalla sede della Democrazia cristiana

    Il debutto dell’exit poll nella diretta elettorale

    Per gran parte del pubblico italiano, le politiche del 1992 rappresentarono il primo incontro con uno strumento ancora sconosciuto: il sondaggio realizzato all’uscita dai seggi, destinato a diventare familiare con il nome di exit poll.

    Il meccanismo era diverso da quello delle tradizionali proiezioni. Agli elettori veniva consegnata una scheda simile a quella appena utilizzata nell’urna, da compilare anonimamente e depositare in una busta sigillata. La rilevazione della Doxa coinvolse circa quindicimila persone e fu presentata come un esperimento: l’obiettivo era ottenere una prima indicazione sugli orientamenti dell’elettorato senza attendere lo scrutinio delle schede reali.4

    La gara televisiva cominciò addirittura a ridosso della chiusura dei seggi. Alle 13.50 la Doxa decise di diffondere il proprio sondaggio sperimentale, anticipando il momento nel quale sarebbero cominciate le operazioni di spoglio. Le prime percentuali arrivarono quindi sui teleschermi quando la competizione per le proiezioni non era ancora formalmente iniziata.5

    Raiuno presenta il sondaggio Doxa all’uscita dai seggi alle 14.01 del 6 aprile 1992, confrontando le stime con i risultati della Camera del 1987
    Alle 14.01 Raiuno presenta il sondaggio Doxa all’uscita dai seggi, confrontando le stime con i risultati della Camera del 1987.

    La rilevazione, commissionata dal TG1, indicava immediatamente alcune tendenze destinate a trovare conferma nelle ore successive: il forte arretramento della Democrazia cristiana, la crescita della Lega Nord e l’assenza di una maggioranza per il quadripartito.

    Le politiche del 1992 segnarono così l’ingresso dell’exit poll nella grande diretta elettorale italiana. Era ancora uno strumento sperimentale, accolto con prudenza dagli stessi conduttori, ma consentiva alla televisione di mostrare una prima immagine del voto in attesa dell’arrivo dei risultati effettivi.

    Exit poll e proiezioni: due strumenti diversi

    L’exit poll ricostruiva il voto attraverso le dichiarazioni degli elettori. Le proiezioni, invece, partivano dalle schede realmente scrutinate in un campione di sezioni selezionate perché ritenute rappresentative del Paese.

    Per le elezioni del 1992 furono individuate circa seicento sezioni sulle 88.654 presenti in tutta Italia. I risultati venivano comunicati telefonicamente alle centrali di elaborazione, corretti in base alla provenienza geografica e progressivamente aggiornati mentre procedeva lo spoglio.

    La Rai si affidava alla Doxa, mentre le reti Fininvest ricevevano le proprie elaborazioni dall’Abacus. Su questo terreno la sfida diventò una vera gara al cronometro.

    Poco dopo le 15 cominciò a circolare una proiezione Doxa sul Senato contrassegnata dall’orario delle 15.09. Alle 15.14 il dato apparve su Raitre e, pochi secondi più tardi, anche sulle altre due reti Rai. Enrico Mentana dovette invece aspettare fino alle 15.25 per ricevere la prima proiezione dell’Abacus.6

    Il vantaggio iniziale della Rai fu quindi di circa dieci minuti. Fininvest riuscì successivamente a recuperare, precedendo la concorrente nella diffusione di alcune proiezioni relative alla Camera. Non esisteva un unico traguardo: ogni aggiornamento apriva una nuova sfida e consentiva alle reti di rivendicare, almeno per qualche minuto, di essere arrivate per prime.

    I risultati raccontati come una partita

    Il giorno successivo Aldo Grasso individuò nelle trasmissioni elettorali uno «stile calcistico».7 L’accostamento descrive efficacemente il modo in cui le reti costruirono il racconto.

    Le percentuali apparivano come risultati su un tabellone. I segretari dei partiti commentavano vittorie, sconfitte e recuperi come allenatori al termine di una partita. I collegamenti passavano dagli studi televisivi alle sedi politiche con un ritmo simile a quello delle trasmissioni sportive della domenica. Doxa e Abacus diventavano il vero “campo centrale” dal quale poteva arrivare, in qualsiasi momento, un nuovo risultato.

    Anche il linguaggio dei conduttori contribuiva a trasformare lo scrutinio in una competizione. Mentana sollecitava ripetutamente l’Abacus, chiedendo quanto mancasse all’arrivo delle prime proiezioni. Emilio Fede annunciava di voler giocare tutto «sul tempo, sui minuti». Vespa sincronizzava gli orologi con i collaboratori della Doxa.

    La concorrenza non riguardava soltanto la rapidità. Contavano gli ospiti, la capacità di ottenere un collegamento con il protagonista del momento e la possibilità di offrire qualcosa di diverso rispetto alle altre reti.

    Giorgio Forattini preparava vignette per il TG5. Raitre coinvolgeva Sergio Staino, Ellekappa e i protagonisti di Avanzi. Italia 1 affidava la prima serata a Giuliano Ferrara con uno speciale de L’Istruttoria. Nella notte Canale 5 trasferiva il racconto delle elezioni al teatro Parioli con il Maurizio Costanzo Show.

    Politici, giornalisti e commentatori passavano inoltre da una rete all’altra: Ferrara compariva con Mentana e con Fede, Mentana interveniva da Ferrara, esponenti della Rai partecipavano ai programmi Fininvest e gli ospiti finivano poi per ritrovarsi da Costanzo. Nel complesso, le principali reti superarono le cinquanta ore di programmazione elettorale.8

    La maratona mescolava così informazione, dibattito, satira e spettacolo. Il risultato non era più soltanto una cifra comunicata dal telegiornale, ma un racconto costruito in diretta e continuamente rilanciato dalla concorrenza.

    Quando la diretta sfugge al copione

    La tensione della giornata produsse anche alcuni momenti destinati a dominare le cronache televisive del giorno successivo.

    Intorno alle 19 Raiuno si collegò con la sede del Partito repubblicano per raccogliere il commento di Giorgio La Malfa. Il segretario del PRI accusò il TG1 e il TG2 di avere marginalizzato durante la campagna elettorale i repubblicani, la Lega e La Rete. Bruno Vespa reagì ricordando il sistema di lottizzazione della Rai e il confronto si trasformò rapidamente in una lite, con le voci sovrapposte e La Malfa che arrivò a chiedere implicitamente le dimissioni del direttore del TG1.9

    L’episodio ebbe una seconda vita televisiva poche ore dopo. Durante L’Istruttoria, Giuliano Ferrara mandò in onda il replay dello scontro avvenuto sulla rete concorrente. Era una televisione che non si limitava più a raccontare la politica: osservava, riproponeva e commentava in tempo quasi reale ciò che stava accadendo sugli altri canali.

    Ma anche lo studio di Italia 1 finì fuori copione. Gianfranco Funari, che avrebbe dovuto affiancare Ferrara, contestò lo spazio riservato al proprio gruppo di ospiti. Dopo un breve battibecco annunciò che se ne sarebbe andato e abbandonò platealmente la trasmissione, seguito dalle persone che erano con lui.

    In una giornata nata come gara tra percentuali, furono così due scontri verbali a diventare alcuni dei momenti televisivi più ricordati.

    Quattrocentocinquanta pagine di Televideo

    La diretta non era l’unico modo per seguire lo scrutinio.

    Per quelle elezioni la Rai predispose oltre 450 pagine di Televideo, aggiornate dalle 14 del 6 aprile fino alle 20 del giorno successivo. L’indice generale dello speciale si trovava a pagina 303; le pagine 101 e 102 raccoglievano le ultime notizie, mentre altre sezioni erano riservate alle proiezioni, ai dati regionali, alle circoscrizioni e agli eletti.10

    Televideo consentiva allo spettatore di sottrarsi momentaneamente ai tempi decisi dai conduttori. Bastava digitare il numero di una pagina per cercare una regione, un collegio o una percentuale che in quel momento non trovava spazio nella trasmissione.

    Nel 1992 la consultazione dei risultati passava dunque anche attraverso quello schermo silenzioso fatto di caratteri colorati, pagine numerate e aggiornamenti attesi davanti al televisore.

    Telemontecarlo e lo scrutinio fuori dalla sfida principale

    Anche Telemontecarlo seguì le elezioni, pur senza trasformare l’intero palinsesto in una maratona.

    La rete predispose aggiornamenti all’interno di TMC News, collegamenti con il Viminale e con le sedi dei partiti e una serie di brevi flash di cinque minuti distribuiti nel pomeriggio e nella serata. Era una copertura meno invasiva, inserita all’interno della programmazione ordinaria e concentrata sui momenti nei quali arrivavano nuovi dati.11

    Ma la mobilitazione televisiva non si fermò alle reti nazionali.

    Lo scrutinio sotto casa: le televisioni locali

    Mentre Rai e Fininvest si contendevano la prima percentuale nazionale, le emittenti locali potevano avvicinare lo spettatore allo scrutinio del proprio territorio.

    In Piemonte, GRP programmò tre appuntamenti con i risultati, alle 20, alle 21 e alle 23, collegandosi in diretta con la Sala Marmi del Comune di Torino. Quartarete propose uno Speciale elezioni alle 20, mentre Videogruppo proseguì fino a notte con Elezioni in diretta alle 0.30.12

    In Valle d’Aosta la sede regionale della Rai ottenne tre spazi in diretta su Raitre. Il primo, tra le 18 e le 18.52, seguì l’arrivo dei dati provvisori dei 74 comuni valdostani dalla sala stampa allestita nel palazzo regionale. Un secondo collegamento cominciò alle 19.30; l’ultimo, tra le 23.30 e mezzanotte, fu dedicato ai risultati definitivi e ai primi commenti. La sede di Aosta fu l’unica struttura regionale della Rai a ottenere una diretta specificamente dedicata alle elezioni politiche.13

    Anche a Bari lo scrutinio mobilitò diverse emittenti, con formule molto diverse.

    Telebari mandò in onda Elettoshock dalle 17 alle 24, coinvolgendo l’intera redazione, i comici Tati e Tata e il pubblico attraverso un quiz a premi. Oggi TV cominciò invece già alle 13.45 con una puntata di Oggi Informazione, trasmessa contemporaneamente su Radio Primo Piano. La diretta prevedeva collegamenti con le prefetture di Bari e Foggia, giornalisti, politologi e commentatori in studio e sarebbe proseguita fino alla disponibilità dei risultati definitivi.14

    A queste esperienze si aggiungeva l’emittente VideoEmme affiliata al circuito Cinquestelle. Alle 16 era in programma Puglia Vota, una diretta non-stop sull’andamento elettorale dei candidati pugliesi. La trasmissione aveva una dimensione dichiaratamente regionale.15

    Inserzione di Cinquestelle VideoEmme per Puglia Vota, diretta elettorale del 6 aprile 1992 dedicata ai candidati pugliesi
    L’inserzione di Cinquestelle VideoEmme per “Puglia vota”, la diretta elettorale del 6 aprile 1992 dedicata ai candidati pugliesi. La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 19

    Telebari, Oggi TV e VideoEmme rappresentavano tre modi diversi di raccontare lo stesso evento. Telebari sceglieva una formula popolare, nella quale lo scrutinio si mescolava con comicità e partecipazione del pubblico. Oggi TV puntava invece sulla raccolta dei dati e sul collegamento diretto con gli uffici territoriali. VideoEmme concentrava lo sguardo sulla dimensione regionale del voto e sui candidati pugliesi.

    La funzione delle televisioni locali emergeva proprio da questa differenza. Le reti nazionali cercavano di anticipare il risultato complessivo; le emittenti cittadine e regionali potevano seguire lo spoglio più vicino agli spettatori, comune per comune e prefettura per prefettura.

    Il 6 aprile 1992 non fu quindi una grande giornata televisiva soltanto negli studi di Roma e Milano. La corsa ai risultati coinvolse anche redazioni regionali e locali, ciascuna con risorse, linguaggi e pubblici differenti.

    L’ultima gara si gioca sull’Auditel

    Il giorno successivo la competizione si spostò dalle proiezioni agli ascolti.

    Tra le 14 e le 20.30 le tre reti Rai ottennero complessivamente una media di 6 milioni e 795 mila spettatori, con il 49,83% di share. Le tre reti Fininvest raggiunsero, nella stessa fascia, 4 milioni e 923 mila spettatori e il 36,10%.16

    Lo speciale di Raiuno condotto da Vespa, distribuito su 347 minuti, registrò una media di 2 milioni e 370 mila spettatori e il 18,55% di share. Canale 5 replicò però allargando il confronto alla fascia compresa tra le 14 e le 2 di notte: in quell’intervallo risultò davanti a Raiuno con il 19,44% contro il 18,76%.

    Nella notte il Maurizio Costanzo Show raggiunse il risultato più vistoso: le tre ore di diretta dal Parioli dedicate alle elezioni ottennero il 31,34% di share.

    Anche l’Auditel permetteva quindi letture differenti. La Rai prevaleva nel confronto complessivo del pomeriggio; Canale 5 rivendicava la vittoria sulla fascia più lunga; Costanzo dominava la parte notturna. Come era già accaduto per le proiezioni, ciascuna rete poteva scegliere il proprio traguardo e dichiararsi vincitrice.

    Una nuova competizione televisiva

    Riguardata oggi, la giornata del 6 aprile 1992 mostra un sistema televisivo nel quale convivevano abitudini consolidate e nuovi elementi di competizione.

    La Rai conservava la propria tradizione nelle grandi dirette elettorali, ma non era più sola. Il TG5, nato da pochi mesi, e Studio Aperto consentivano a Fininvest di disputare al servizio pubblico il terreno dell’informazione in tempo reale. L’exit poll anticipava la ricerca immediata del risultato; le proiezioni diventavano una corsa al minuto; gli ospiti attraversavano studi concorrenti; Televideo permetteva di consultare centinaia di pagine di dati; le televisioni locali portavano lo scrutinio nei comuni e nelle prefetture.

    Quella del 6 aprile 1992 fu una giornata nella quale il risultato elettorale smise definitivamente di essere soltanto una notizia da comunicare.

    Divenne una lunga narrazione in diretta, costruita attraverso velocità, concorrenza, immagini, scontri e spettacolo. Una partita televisiva parallela a quella delle urne, combattuta fino a notte fonda per conquistare il primo dato e, insieme, l’attenzione degli spettatori.

    1. Redazione, “Proiezioni voto, una tele-guerra”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 aprile 1992, p. 2. ↩︎
    2. G. C., “Scorpacciata elettorale in Tv”, Corriere della Sera, 6 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    3. Gianna Besson, “Rai contro Fininvest. Il bello del voto in diretta”, Il Mattino, 4 aprile 1992. ↩︎
    4. Liliana Madeo, “Sorpresa, gli italiani sono sinceri”, La Stampa, 7 aprile 1992, p. 8. ↩︎
    5. Antonio Ferrari, “Guerra a chi acchiappa risultati”, Corriere della Sera, 7 aprile 1992. ↩︎
    6. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    7. Aldo Grasso, “Stile calcistico nelle trasmissioni elettorali”, Corriere della Sera, 7 aprile 1992, p. 11. ↩︎
    8. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    9. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    10. G. C., “Scorpacciata elettorale in Tv”, Corriere della Sera, 6 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    11. Redazione, “Proiezioni voto, una tele-guerra”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    12. Redazione, “Oggi in TV”, Stampa Sera, 6 aprile 1992, p. 20. ↩︎
    13. S. A. B., “Tre dirette tv per i risultati delle elezioni”, La Stampa, 5 aprile 1992, p. 40. ↩︎
    14. Redazione, “Speciale elettorale in Tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 14. ↩︎
    15. Inserzione promozionale, “Puglia Vota”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 19. ↩︎
    16. Franzi De Palma, “La Rai ha vinto la maratona tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 aprile 1992, p. 3. ↩︎