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  • 29 agosto 1993. Lazio-Foggia: il debutto della Serie A in pay-TV

    29 agosto 1993. Lazio-Foggia: il debutto della Serie A in pay-TV

    La sera di domenica 29 agosto 1993, allo stadio Olimpico di Roma, Lazio e Foggia inaugurarono il loro campionato con uno 0-0. Sul campo non accadde nulla che sarebbe rimasto nella storia del calcio italiano. Davanti ai televisori, invece, quella partita segnò l’inizio di qualcosa destinato a cambiare profondamente le abitudini degli appassionati.

    Per la prima volta una gara di Serie A era stata sottratta alla tradizionale contemporaneità della domenica pomeriggio e collocata stabilmente in prima serata per essere trasmessa in diretta da una televisione a pagamento. A mostrarla era TELE+2, il canale sportivo della piattaforma Telepiù.

    Non era la prima volta che il pubblico italiano vedeva una partita del massimo campionato in diretta televisiva. La Rai aveva già trasmesso integralmente recuperi di gare rinviate, incontri collocati eccezionalmente fuori dal calendario ordinario e spareggi di fine stagione. Le partite della domenica, inoltre, venivano normalmente riprese per ricavarne immagini destinate a 90° minuto, alla Domenica Sportiva, alle sintesi e alle successive utilizzazioni televisive. La novità dell’estate 1993 era diversa: la diretta non nasceva più da un’eccezione del calendario, ma era il calendario a essere modificato appositamente per la televisione.1

    Un’estate che cambiò la domenica calcistica

    La svolta aveva preso forma durante le trattative per i diritti televisivi del campionato 1993-94. Nel nuovo assetto la Rai conservava il grande patrimonio del calcio in chiaro, mentre TELE+ otteneva un pacchetto di incontri destinati esclusivamente agli abbonati: 28 partite di Serie A e 32 di Serie B.

    Per il calcio italiano significava introdurre due nuovi appuntamenti regolari: l’anticipo di Serie B al sabato sera e il posticipo di Serie A alla domenica. Le ultime sei giornate restavano escluse dall’esperimento, così da conservare la contemporaneità degli incontri nella fase decisiva del campionato.

    L’accordo valeva circa 44 miliardi e 800 milioni di lire a stagione per tre anni. 2 Non si trattava ancora della pay-per-view che qualche anno più tardi avrebbe consentito di acquistare la singola partita: per vedere gli incontri di TELE+2 era necessario essere abbonati alla rete e possedere il decoder capace di decriptarne il segnale.3

    L’ingresso della pay-TV nel campionato fu accolto con curiosità ma anche con molte resistenze. Dirigenti, tifosi e osservatori si interrogavano sulle conseguenze per gli stadi, sul costo dell’abbonamento e sulla trasformazione di una domenica calcistica costruita per decenni intorno alle partite giocate tutte alla stessa ora. Anche all’interno della Rai la cessione di un pacchetto di dirette a un concorrente venne letta da alcuni come una rinuncia strategica.

    Il calcio italiano si avviava comunque nella stessa direzione già intrapresa da altri grandi campionati europei, dove anticipi, posticipi e televisioni a pagamento stavano progressivamente modificando gli orari delle partite.4

    Quale sarebbe stata la prima?

    La scelta della gara destinata a inaugurare la nuova epoca non fu immediata.

    Alla fine di luglio la stampa indicava diverse possibilità. Per la Serie B si parlava inizialmente di Palermo-Fiorentina; per la Serie A circolarono i nomi di Lecce-Milan e Napoli-Sampdoria.5 Il problema non era soltanto sportivo: bisognava costruire un calendario capace di distribuire le apparizioni fra le squadre, garantire incontri appetibili agli abbonati e nello stesso tempo evitare che le società più importanti monopolizzassero l’offerta.

    Il programma definitivo assegnò alla Serie B il primo appuntamento: sabato 28 agosto TELE+2 trasmise Monza-Padova. La sera successiva sarebbe toccato alla Serie A con Lazio-Foggia.

    È quindi necessario distinguere due primati: Monza-Padova inaugurò il nuovo ciclo delle dirette a pagamento dei campionati italiani; Lazio-Foggia fu la prima partita di Serie A trasmessa in diretta a pagamento e il primo posticipo televisivo programmato della massima serie.6

    La scelta aveva anche una particolarità tecnica e promozionale. L’inizio della trasmissione e i primi minuti dell’incontro sarebbero stati visibili in chiaro. Poi il segnale sarebbe stato criptato, lasciando le immagini soltanto agli abbonati.7

    Per molti telespettatori italiani il confine fra la vecchia e la nuova televisione calcistica sarebbe apparso materialmente sullo schermo.

    TELE+2 costruisce la sua domenica

    La guida televisiva del 29 agosto permette di vedere quanto l’operazione fosse più ambiziosa della semplice trasmissione di novanta minuti di calcio.

    TELE+2 proponeva alle 20 uno Speciale Serie A ed alle 20.30 la diretta di Lazio-Foggia. Dopo la partita erano previsti un nuovo Speciale Serie A e Studio Calcio.

    La partita diventava dunque il centro di una vera serata televisiva, con un prima e un dopo costruiti appositamente per il nuovo pubblico pagante.

    Anche la produzione delle immagini puntava a distinguersi. Quando la struttura dello stadio lo permetteva, TELE+2 utilizzava fino a dodici telecamere. Piccole telecamere grandangolari potevano essere installate all’interno delle porte, mentre altre apparecchiature mobili venivano collocate dietro la linea di fondo per offrire punti di vista diversi, in particolare sulle punizioni.

    Il calcio a pagamento cercava quindi di vendere non soltanto l’esclusiva della partita, ma anche una realizzazione televisiva più ricca.

    Il costo rende bene la portata della novità. Nell’agosto 1993 un decoder era in commercio a 149 mila lire; l’abbonamento a TELE+2 costava 38 mila lire al mese, mentre quello congiunto a TELE+1 e TELE+2 a 46 mila.8

    Per vedere Lazio-Foggia dopo la criptazione bisognava dunque aver già scelto di entrare nel nuovo mondo della televisione a pagamento.

    Fotogramma della diretta TELE+2 di Lazio-Foggia del 29 agosto 1993, con i giocatori in campo e il logo “TELE+2 DIRETTA” in alto a destra.
    Lazio-Foggia del 29 agosto 1993, primo posticipo di Serie A trasmesso in diretta a pagamento su TELE+2.

    Due telecronache per una partita

    TELE+2 aveva preparato anche un’altra novità.

    Accanto alla telecronaca tradizionale affidata a Massimo Marianella, l’abbonato poteva scegliere un secondo commento: quello della Gialappa’s Band.

    La soluzione sfruttava il doppio canale audio già utilizzato da TELE+1 per consentire la scelta fra la versione italiana e quella originale dei film. Attivando il comando normalmente destinato alla lingua alternativa, il telespettatore poteva quindi passare dalla telecronaca sportiva al commento satirico di Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci.9

    L’idea, annunciata all’inizio di agosto, provocò però una delle polemiche più singolari della vigilia.

    La Lega Calcio, e in particolare il presidente Luciano Nizzola, manifestò preoccupazione per una telecronaca definita dalla stampa perfino «demenziale»: si temeva che arbitri e dirigenti potessero diventare bersaglio delle battute del trio. Per alcuni giorni si parlò apertamente di censura preventiva.

    La Gialappa’s reagì minacciando di abbandonare TELE+2. Se non fosse stata lasciata libera di commentare la partita secondo il proprio stile, avrebbe trasferito la telecronaca su Radio Deejay.10

    A poche ore dal debutto la crisi rientrò. Dopo gli incontri fra i rappresentanti della pay-TV, la Lega e i componenti del gruppo, arrivò il via libera.11

    Così la prima serata pay della Serie A portò con sé anche un piccolo esperimento linguistico: la stessa partita poteva essere raccontata contemporaneamente in due modi completamente differenti.

    Il campionato parte con mezz’ora di ritardo

    Anche l’orario della prima partita ebbe una storia particolare.

    Il programma originario prevedeva Lazio-Foggia alle 20.30. Ma proprio nella giornata inaugurale del campionato i calciatori aderirono ad una protesta che prevedeva l’inizio degli incontri con trenta minuti di ritardo.

    La stampa della mattina aveva già previsto entrambe le possibilità: diretta alle 20.30, oppure alle 21 in caso di conferma dello sciopero. La protesta non rientrò e Lazio-Foggia cominciò quindi alle 21.

    La protesta regalò involontariamente a TELE+2 mezz’ora supplementare per presentare il suo primo posticipo di Serie A. Aldo Biscardi e lo studio continuarono il prepartita, alternando commenti e collegamenti con l’Olimpico fino al calcio d’inizio delle 21.12

    Nel frattempo chi non possedeva un abbonamento poteva comunque seguire l’incontro attraverso la radio. La Rai continuava infatti a raccontare il campionato in diretta radiofonica: quella sera la radiocronaca accompagnava gli ascoltatori mentre le immagini integrali restavano patrimonio degli abbonati TELE+2.13

    Era una fotografia perfetta di un sistema televisivo in trasformazione: il calcio continuava a essere un rito collettivo, ma non tutti potevano più vedere le stesse cose.

    «Alle 21 si ferma la città»

    A Foggia la novità assunse immediatamente una dimensione concreta.

    La Gazzetta del Mezzogiorno raccontò l’attesa per la partita con un titolo efficace: «Alle 21 si ferma la città».

    Secondo il quotidiano, a Foggia erano già circa un migliaio gli abbonati. Ma il decoder non significava necessariamente una visione domestica e individuale. Alcuni ristoranti avevano organizzato menu a prezzo contenuto con la partita proiettata su grande schermo; in altri casi erano state predisposte iniziative per assistere collettivamente alla diretta.14

    La pay-TV, nata come servizio riservato a chi poteva permettersi un abbonamento, produceva così quasi subito nuove forme di visione condivisa.

    Era una situazione paradossale: la partita diventava tecnicamente più esclusiva e nello stesso tempo poteva spingere gli spettatori a riunirsi in locali pubblici per aggirare, almeno socialmente, quella nuova separazione.

    Uno 0-0 che cambiò molto

    Lazio-Foggia terminò senza reti.

    La Lazio di Dino Zoff, priva di Giuseppe Signori, non riuscì a superare il Foggia di Zdeněk Zeman. Il risultato sportivo sarebbe rimasto uno dei tanti 0-0 della stagione.

    La vera notizia era ormai altrove.

    Per decenni la televisione italiana aveva raccontato il campionato soprattutto dopo che le partite erano finite: i gol di 90° minuto, le immagini della Domenica Sportiva, la cronaca registrata di un tempo, le sintesi e le differite. Le dirette integrali erano esistite, ma come eccezioni legate a recuperi, spareggi o particolari collocazioni del calendario.

    Dal 29 agosto 1993 il rapporto cominciò a rovesciarsi.

    Una partita veniva scelta settimane prima, spostata dalla domenica pomeriggio, collocata in prima serata e trasformata nel centro di un programma televisivo destinato esclusivamente agli abbonati. Intorno ad essa si costruivano uno studio, un prepartita, un post-partita, una produzione tecnica dedicata e perfino la possibilità di scegliere la telecronaca.

    Il sabato sera con la Serie B e la domenica sera con la Serie A aprivano così una nuova fase.

    Negli anni successivi gli anticipi e i posticipi si sarebbero moltiplicati, sarebbero arrivati la pay-per-view, le piattaforme satellitari e infine lo streaming. La contemporaneità della domenica pomeriggio avrebbe progressivamente perso la centralità che aveva avuto per generazioni.

    Nell’agosto del 1993 tutto questo era ancora all’inizio.

    E forse proprio per questo Lazio-Foggia, una partita senza gol, resta un momento importante nella storia della televisione italiana: non perché quella sera la Serie A apparve per la prima volta in diretta su uno schermo, ma perché per la prima volta il calendario della Serie A venne costruito per trasmettere una partita, la domenica sera, attraverso il segnale criptato di una pay-TV.


    1. Pier Augusto Stagi, «Replica con la griffe del made in Italy», l’Unità, 25 aprile 1990, p. 31; Redazione, «Milan-Sampdoria, thrilling per l’Uefa», l’Unità, 23 maggio 1987, p. 22. ↩︎
    2. Roberto Beccantini, «La pay-Tv ha fatto gol. Ogni domenica sera una gara di A», La Stampa, 2 luglio 1993, p. 31. ↩︎
    3. Marcello Berengo Gardin, «Pago, dunque vedo la tv», l’Unità, 9 settembre 1996, p. 7. ↩︎
    4. Aurelio Benigno, «Juve e Toro in pay-tv? No, grazie», La Stampa, 30 luglio 1993, p. 42; Fabio Monti, «I posticipi criptati fanno scandalo ma sono un’abitudine europea», Corriere della Sera, 23 agosto 1993. ↩︎
    5. F. Mo., «Palermo-Fiorentina e forse Napoli-Samp inaugurano la pay-Tv», Corriere della Sera, 30 luglio 1993. ↩︎
    6. Redazione, «La Lega delude Telepiù. Lazio-Foggia è la prima», Corriere della Sera, 31 luglio 1993, p. 27. ↩︎
    7. La stampa, alla presentazione del telecalendario, annunciava che sarebbero rimasti in chiaro i primi tre minuti della partita. ↩︎
    8. Redazione, «I programmi di oggi in TV», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21; Giorgio Dell’Arti, «Telepiù», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    9. Redazione, «Biscardi ingaggia la Gialappa’s», Corriere della Sera, 5 agosto 1993; Giorgio Dell’Arti, «Telepiù», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    10. Alberto Costa, «Gialappa’s, scatta la censura preventiva», Corriere della Sera, 25 agosto 1993, p. 29; Redazione, «Gialappa’s – In onda come vogliamo o ce ne andiamo», La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    11. Alberto Costa, «Sì alla Gialappa: “Nizzola è il nostro vero sponsor”», Corriere della Sera, 28 agosto 1993. ↩︎
    12. Nino De Feudis, «Foggia, esordio sotto le stelle», La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 agosto 1993, p. 21; Carlo Grandini, «“Negro lo chiameremo Di Colore”: cronaca di un’abbuffata di video-sport», Corriere della Sera, 30 agosto 1993. ↩︎
    13. Redazione, «I programmi di oggi in TV», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    14. Ernesto Tardivo, «Alle 21 si ferma la città», La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
  • Scalfaro a reti unificate: cosa accadde in TV il 3 novembre 1993

    Scalfaro a reti unificate: cosa accadde in TV il 3 novembre 1993

    Poco dopo le 22.15 la normale programmazione televisiva italiana cominciò improvvisamente a cambiare. Partite, film e programmi lasciarono spazio alle edizioni straordinarie dei telegiornali in attesa di un messaggio del Presidente della Repubblica. Quasi venti minuti dopo, Oscar Luigi Scalfaro pronunciò in diretta il celebre «Io non ci sto». Ma cosa accadde realmente sui diversi canali quella sera?

    La sera di mercoledì 3 novembre 1993 la televisione italiana aveva una forte impronta calcistica. Si giocavano le coppe europee e due reti generaliste erano impegnate nella trasmissione di altrettanti incontri: Raiuno mandava in onda Cagliari-Trabzonspor, ritorno dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA, mentre Italia 1 seguiva Aberdeen-Torino.

    Era una normale serata televisiva d’autunno. Almeno fino a quando sui teleschermi cominciò a circolare la notizia che il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro avrebbe rivolto un messaggio straordinario agli italiani.

    Quello che seguì è rimasto nella memoria soprattutto attraverso una formula: «Scalfaro interruppe una partita di calcio». Una ricostruzione sostanzialmente fondata, ma che comprime in un unico momento una sequenza televisiva assai più complessa.

    La partita fu effettivamente interrotta. Il messaggio del Presidente, però, sarebbe cominciato soltanto diversi minuti dopo.

    Un Paese nel pieno della crisi

    Per comprendere quella sera bisogna tornare al clima dell’autunno del 1993.

    L’Italia attraversava uno dei momenti più convulsi della propria storia repubblicana. Le inchieste di Tangentopoli avevano travolto buona parte del sistema politico della Prima Repubblica, mentre lo scandalo dei fondi riservati del Sisde, il servizio segreto civile, aveva aperto un nuovo e delicatissimo fronte.

    Alcuni funzionari del servizio, coinvolti nelle indagini sull’utilizzo dei fondi riservati, avevano cominciato a chiamare in causa anche uomini politici e ministri dell’Interno. Il nome di Scalfaro, che tempo prima di salire al Quirinale aveva guidato il Viminale, finì a sua volta nelle dichiarazioni degli indagati.

    Il 3 novembre le nuove accuse contribuirono a rendere ancora più incandescente la giornata. In serata il Presidente decise di rivolgersi direttamente al Paese.

    «Il mio dovere primario è di non darla vinta a chi lavora allo sfascio», ha affermato Scalfaro davanti alle telecamere. E poi la frase destinata a entrare nella storia politica italiana: «A questo gioco al massacro, Io non ci sto!».

    La stampa del giorno successivo descrisse l’intervento come un messaggio trasmesso a reti unificate.1

    Ma prima che Scalfaro comparisse sugli schermi trascorsero diversi minuti. Ed è proprio in quel breve intervallo che i normali palinsesti televisivi vennero progressivamente smontati.

    Il “palinsesto zero”: cosa sarebbe dovuto andare in onda

    Per capire la portata della variazione è utile partire da quello che potremmo definire il “palinsesto zero”: la programmazione annunciata per quella sera prima che l’intervento del Presidente modificasse tutto.

    Su Raiuno il programma centrale della serata era Cagliari-Trabzonspor, incontro di Coppa UEFA. Al termine della gara, iniziata intorno alle 20.30, sarebbe dovuto andare in onda il TG1 di mezza sera, quindi la differita di Milan-Copenaghen, partita di Coppa dei Campioni disputata quella stessa sera a San Siro.

    Su Raidue era invece previsto un film della serie di Perry Mason, mentre Raitre proponeva I soliti ignoti e successivamente Milano, Italia.

    Anche le reti Fininvest avevano una programmazione ordinaria ben definita. Canale 5 trasmetteva il film televisivo Vittima d’amore, al quale avrebbe dovuto fare seguito alle 22.30 Spazio 5, settimanale d’attualità curato da Enrico Mentana. Su Italia 1, dopo Aberdeen-Torino, era prevista la rubrica Visto da Sud. Rete 4, invece, proponeva la soap opera Cuore selvaggio e successivamente, alle 22.30, I vitelloni di Federico Fellini.2

    Gran parte di quella fascia oraria non sarebbe però andata in onda esattamente come previsto.

    Raiuno: la partita viene davvero interrotta

    La documentazione video disponibile permette di ricostruire con particolare precisione ciò che avvenne su Raiuno.

    Cagliari-Trabzonspor è ormai agli sgoccioli. Il telecronista Carlo Nesti segnala che sono trascorsi 44 minuti e 50 secondi del secondo tempo.

    Poco dopo compare sullo schermo un sottopancia: «Alle 22.15 sarà trasmesso a reti unificate un messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro».

    Il gioco continua. Si arriva al novantesimo e comincia il recupero. Poi, mentre la partita è ancora materialmente in corso, la diretta dallo stadio viene abbandonata. Lo schermo sfuma brevemente al nero.3

    Il risultato di 0-0 stava ormai consegnando al Cagliari la qualificazione. Ma il pubblico televisivo di Raiuno non vide la conclusione ordinaria della diretta.

    Dell’interruzione rimane anche il ricordo delle proteste di alcuni tifosi cagliaritani, considerando che la qualificazione al successivo turno di coppa non era ancora stata sancita dal triplice fischio.4

    È quindi corretto affermare che Cagliari-Trabzonspor fu interrotta.

    Occorre però aggiungere una precisazione importante: non fu il discorso di Scalfaro a interrompere direttamente la partita.

    Il messaggio vero e proprio iniziò alle 22.32 e si concluse intorno alle 22.38. Tra l’abbandono della partita e l’apparizione del Presidente trascorse dunque un intervallo occupato dal TG1 e dall’attesa del collegamento con il Quirinale.

    La memoria collettiva ha finito per fondere i due momenti: la partita venne interrotta per il messaggio del Presidente, ma non dal messaggio del Presidente.

    Una fonte del giorno successivo precisa inoltre che su Raiuno, durante l’attesa, sarebbero stati trasmessi anche alcuni minuti di segnale orario: una circostanza che rese ancora meno comprensibile, agli occhi degli spettatori della partita, l’abbandono anticipato della diretta.5

    I telegiornali si preparano al Quirinale

    Mentre Raiuno abbandonava gli ultimi minuti della partita, nelle redazioni dei telegiornali era già iniziata una corsa per arrivare al Quirinale.

    Uno dei protagonisti di quella fase fu Emilio Fede. Secondo una ricostruzione pubblicata da La Stampa il giorno successivo, il TG4 fu il primo telegiornale a collegarsi in video con la sala del Quirinale.

    Erano immagini insolite. Il messaggio non era ancora iniziato: Scalfaro veniva ripreso durante i preparativi, mentre i tecnici sistemavano l’inquadratura e l’illuminazione. Comparvero persino le prove effettuate con un foglio bianco per verificare il riverbero delle luci.6

    Fede decise di mandare in onda quel materiale e di commentarlo in diretta.

    La scelta suscitò delle critiche perché rendeva pubbliche alcune fasi tecniche normalmente confinate dietro le quinte di una diretta istituzionale. Non era ancora il messaggio del Presidente, ma il segnale preparatorio proveniente dal Quirinale in bassa frequenza.

    Michele Serra, sull’Unità, ironizzò duramente sull’operazione: ricordò le immagini della scrivania, delle prove delle luci e persino Scalfaro che si versava dell’acqua minerale, trasformate dal TG4 in una sorta di anticipazione esclusiva.7

    La stessa sera si susseguirono rapidamente gli altri telegiornali. Secondo le cronache contemporanee, nel giro di pochi minuti le principali reti avevano modificato la propria programmazione per seguire l’avvicinarsi del messaggio.

    C’è anche un curioso retroscena relativo a Fede. Quella sera il direttore del TG4 si trovava a San Siro, dove si disputava Milan-Copenaghen. Saputo dell’imminente intervento del Presidente, avrebbe lasciato lo stadio per raggiungere rapidamente in taxi la redazione.8

    Canale 5: il film interrotto e Spazio 5 cancellato

    Su Canale 5 l’intervento dell’informazione straordinaria produsse una modifica ancora più evidente.

    Era in onda il film Vittima d’amore. Intorno alle 22.23 il TG5 prese la linea e il film venne sospeso quando mancava all’incirca un quarto d’ora alla sua conclusione.

    Il TG5 accompagnò quindi gli spettatori verso il messaggio di Scalfaro. Terminato il collegamento con il Quirinale, Canale 5 tornò brevemente al film per trasmetterne la parte finale, prima di aprire una nuova lunga finestra informativa.

    A farne le spese fu Spazio 5, il programma d’attualità di Enrico Mentana previsto alle 22.30, che quella sera non andò in onda.9

    È uno degli esempi più chiari di come l’intervento straordinario non occupò soltanto i sei minuti del discorso presidenziale, ma ridisegnò per molto più tempo la programmazione delle reti.

    Film, programmi e partite: reazioni diverse da rete a rete

    Le altre reti reagirono in modo diverso.

    Su Raidue il film venne interrotto soltanto a ridosso del messaggio. Il TG2 aprì il collegamento con un breve cappello introduttivo del conduttore. Scalfaro era già seduto e pronto a parlare e l’introduzione venne conclusa quando dalla regia arrivò il segnale che il Presidente poteva iniziare.10

    Su Raitre, invece, il TG3 tenne a lungo la linea, modificando inevitabilmente la fascia nella quale sarebbe dovuto andare in onda Milano, Italia.11

    Particolare il caso di Italia 1. Quella sera la rete trasmetteva Aberdeen-Torino, gara valida per il ritorno degli ottavi di finale Coppa delle Coppe. A differenza di Cagliari-Trabzonspor, con ogni probabilità Italia 1 è riuscita a portare a termine la partita, modificando soltanto la programmazione successiva.12

    Le due partite rappresentano così due esempi opposti della stessa serata: su Raiuno il calcio viene sacrificato nei minuti di recupero, prevalendo le esigenze istituzionali del servizio pubblico, mentre, su Italia 1, con ogni probabilità, l’incontro si conclude normalmente prima del passaggio all’informazione straordinaria.

    Alle 22.32 appare Scalfaro

    Dopo quasi venti minuti di attesa, collegamenti, edizioni straordinarie e modifiche ai programmi, intorno alle 22.32 sui teleschermi compare finalmente Oscar Luigi Scalfaro.

    Il Presidente parla per pochi minuti, ma la forza delle parole e il contesto nel quale vengono pronunciate trasformano immediatamente il messaggio in uno degli episodi televisivi e politici più ricordati degli anni Novanta.

    La televisione, per alcuni minuti, perde la propria frammentazione: Rai, Fininvest e Telemontecarlo trasmettono contemporaneamente il messaggio proveniente dal Quirinale.

    È l’immagine di una televisione generalista che nel 1993 conserva ancora la capacità di riunire nello stesso momento quasi l’intero pubblico nazionale.

    Quasi 23 milioni davanti allo stesso messaggio

    I dati d’ascolto rendono bene la dimensione dell’evento.

    Le rilevazioni pubblicate nei giorni successivi indicano oltre 22 milioni di telespettatori, con uno share complessivo pari circa al 95 per cento del pubblico che in quel momento aveva il televisore acceso.13

    Un risultato eccezionale persino per un messaggio del Presidente della Repubblica e superiore agli ascolti ottenuti dalle precedenti apparizioni straordinarie dal Quirinale.

    Per pochi minuti quasi tutta la televisione italiana aveva mostrato la stessa immagine.

    Una televisione unita e, allo stesso tempo, in competizione

    Rivista oggi, la sera del 3 novembre 1993 racconta qualcosa di più del celebre «Io non ci sto».

    Racconta innanzitutto come funzionava la televisione italiana di fronte a un’improvvisa emergenza istituzionale.

    I palinsesti non vennero semplicemente sospesi alle 22.32 per sei minuti. Cominciarono a sgretolarsi molto prima. La diretta di una partita fu sospesa durante il recupero, un film venne fermato poco prima della conclusione, un programma d’attualità fu cancellato, altre trasmissioni slittarono. Nel frattempo i telegiornali aprivano le proprie edizioni straordinarie e cercavano di arrivare per primi al Quirinale.

    Ed è proprio questo il secondo elemento interessante.

    Quella sera la televisione fu contemporaneamente unificata e competitiva.

    Unificata perché, quando Scalfaro cominciò a parlare, quasi tutte le grandi reti generaliste confluirono sullo stesso segnale.

    Competitiva perché nei minuti precedenti ogni redazione cercò di anticipare le altre: chi aprendo prima l’edizione straordinaria, chi collegandosi immediatamente con il Quirinale, chi utilizzando le immagini delle prove tecniche.

    È forse questa la fotografia televisivamente più significativa del 3 novembre 1993.

    Non soltanto la sera in cui Scalfaro pronunciò la celebre frase: «Io non ci sto». Ma la sera in cui, per prepararsi ad ascoltarlo, i palinsesti italiani cominciarono uno dopo l’altro a fermarsi.

    1. L’Unità, 4 novembre 1993, p. 1, «È gioco al massacro. Non ci sto» ↩︎
    2. La Stampa, 3 novembre 1993, p. 23, «Programmi di oggi» ↩︎
    3. Registrazione televisiva Raiuno, 3 novembre 1993, Cagliari-Trabzonspor, telecronaca di Carlo Nesti. Il filmato documenta il sottopancia relativo al messaggio presidenziale e l’interruzione della diretta durante il recupero. Link video (consultato il 13/08/2026): https://www.youtube.com/watch?v=dP3PTKRBhgU ↩︎
    4. Testimonianza orale raccolta dall’autore, agosto 2026. ↩︎
    5. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4»; Il Mattino, 5 novembre 1993, «Il messaggio in Tv sbanca l’Auditel. 22 milioni al video». ↩︎
    6. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
    7. Michele Serra, L’Unità, 5 novembre 1993, corsivo in prima pagina ↩︎
    8. Giorgio Dell’Arti, rubrica «Antenna», La Stampa, 6 novembre 1993, p. 19 ↩︎
    9. Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
    10. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
    11. Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
    12. Dal filmato integrale della partita trasmessa da Italia 1 non emergono interruzioni della diretta sino al termine dell’incontro. ↩︎
    13. Il Mattino, 5 novembre 1993, per il dato di 22.065.000 spettatori. ↩︎