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    Inghilterra-Italia 1997: la notte in cui TMC sfidò la Rai

    Diritti televisivi, frequenze, polemiche e oltre undici milioni di spettatori: la storia della trasmissione della sfida di Wembley del 12 febbraio 1997

    Il 12 febbraio 1997 l’Italia di Cesare Maldini vinse a Wembley grazie a un gol di Gianfranco Zola. È una partita rimasta nella storia della Nazionale, ma quella sera si giocò anche un’altra sfida, tutta televisiva.

    Fu una delle poche volte che la diretta degli azzurri non andò in onda sulla Rai. La diretta apparteneva a Telemontecarlo, che sotto la gestione Cecchi Gori stava cercando di ritagliarsi uno spazio da vero terzo polo televisivo nazionale. Il problema era che TMC, a differenza di Rai e Mediaset, non riusciva ancora a raggiungere con il proprio segnale tutto il territorio italiano.

    Così, nei giorni precedenti la partita, una grande esclusiva sportiva si trasformò in un caso nazionale. Si discussero i diritti degli spettatori, il ruolo del servizio pubblico, la distribuzione delle frequenze, le possibilità tecniche di utilizzare i ripetitori Rai e perfino l’intervento del governo. Per milioni di italiani la domanda non era più soltanto chi avrebbe vinto a Wembley, ma anche una molto più concreta: riusciremo a vedere la partita?

    Il colpo di Telemontecarlo

    L’operazione era cominciata quasi due mesi prima. Il 19 dicembre 1996 il gruppo Cecchi Gori annunciò di avere acquisito in esclusiva per l’Italia i diritti televisivi di Inghilterra-Italia.

    Non si trattava di un acquisto isolato. L’accordo con la tedesca UFA, appartenente al gruppo Bertelsmann, rientrava in una strategia più ampia che avrebbe consentito a TMC e TMC2 di trasmettere una serie di incontri internazionali legati alle qualificazioni ai Mondiali del 1998 e agli Europei del 2000.1

    Il calcio era uno degli strumenti sui quali Vittorio Cecchi Gori puntava per rafforzare le proprie televisioni. In quei mesi TMC aveva riconquistato anche spazi importanti nel mercato dei diritti della Serie A e la partita della Nazionale rappresentava un’occasione difficilmente ripetibile: una grande sfida internazionale, giocata a Wembley e determinante nel cammino verso Francia ’98.

    Le cifre raccontano la dimensione dell’affare. Secondo l’Unità, il pacchetto comprendente Inghilterra-Italia, la gara delle nazionali Under 21 e una cinquantina di altri incontri internazionali era costato circa 10 miliardi di lire. La raccolta pubblicitaria collegata all’evento aveva già superato i tre miliardi e mezzo. Considerando il mercato internazionale dei diritti, il giornale stimava in circa trenta miliardi il giro televisivo complessivo dell’operazione.

    TMC aveva dunque acquistato un evento pienamente nazionale. Ma mancava ancora qualcosa di fondamentale: una copertura altrettanto nazionale.

    Il problema delle frequenze

    Alla vigilia della partita le stime pubblicate dai quotidiani indicavano per TMC una copertura di circa il 78 per cento del territorio nazionale e per TMC2 intorno al 75 per cento.

    Le percentuali, però, raccontavano solo una parte del problema. La ricezione analogica dipendeva dalle postazioni, dall’orografia, dagli impianti e persino dall’orientamento delle antenne. Le zone maggiormente penalizzate si trovavano soprattutto nel Mezzogiorno, nelle isole e nelle aree montane.

    La cronaca locale permette di capire quanto la questione fosse concreta. A Napoli Il Mattino spiegava ai lettori persino da quale impianto avrebbero potuto ricevere la partita. Chi aveva l’antenna orientata verso il Faito non avrebbe avuto particolari difficoltà; per un’altra parte della città il segnale sarebbe arrivato dai Camaldoli attraverso il canale UHF 49, indicato dal quotidiano come «l’ultimo acquisto napoletano di Tmc2».

    È un dettaglio apparentemente tecnico, ma racconta bene la situazione della televisione italiana di quegli anni. TMC e TMC2 stavano costruendo la propria copertura nazionale anche attraverso l’acquisizione di nuove frequenze nei diversi mercati locali. La grande rete nazionale, insomma, si costruiva ancora una frequenza alla volta.

    E non sempre bastava. A Napoli lo stesso Fabio Cannavaro, alla vigilia del suo esordio da titolare con la Nazionale, raccontò che nella casa della sua famiglia Telemontecarlo non si riceveva: suo padre sarebbe andato direttamente a Wembley, mentre parenti e amici avrebbero dovuto spostarsi dove il segnale arrivava.2

    Mappa della copertura televisiva di TMC e TMC2 in Italia nel febbraio 1997, con le aree servite dai rispettivi ripetitori
    Mappa della copertura televisiva offerta da Tmc e Tmc2 nel febbraio 1997, da “La Gazzetta del  Mezzogiorno”

    «Un’Italia di serie A e una di serie B»

    Con l’avvicinarsi del 12 febbraio la questione uscì rapidamente dalle pagine sportive.

    Associazioni di consumatori e movimenti per i diritti degli utenti presentarono esposti e chiesero l’intervento del Garante, della Federcalcio, del Coni e del Ministero delle Poste. Il nodo era semplice: poteva una partita della Nazionale, potenzialmente non ricevibile da milioni di cittadini, rimanere esclusiva di una rete dalla copertura incompleta?

    Telemontecarlo replicava che i diritti erano stati regolarmente acquistati e che proprio il clamore suscitato dalla partita dimostrava un problema precedente e molto più ampio: la mancata disponibilità delle frequenze necessarie per competere ad armi pari con Rai e Mediaset.

    Vittorio Cecchi Gori lo disse apertamente in una lettera diffusa alla vigilia della gara. Parlò di un’Italia televisiva divisa tra una «serie A», nella quale era possibile scegliere tra più emittenti, e una «serie B» costretta a ricevere soltanto le reti dei due grandi gruppi dominanti. Chiese inoltre che venissero rispettati gli impegni parlamentari per consentire a Telemontecarlo di raggiungere una copertura realmente nazionale.3

    In poche ore, quindi, Inghilterra-Italia era diventata anche una discussione sul futuro assetto del sistema televisivo italiano.

    La difficile trattativa con la Rai

    A quel punto entrò in scena la Rai.

    Una trasmissione simultanea sull’intero territorio avrebbe sostanzialmente annullato il valore dell’esclusiva acquistata da TMC. Si cercò allora una soluzione che permettesse almeno agli spettatori delle zone non raggiunte dal segnale di vedere la partita.

    Non era la prima volta che Rai e Cecchi Gori si confrontavano sui diritti di una trasferta azzurra. TMC aveva inizialmente acquisito anche Polonia-Italia del 2 aprile 1997, ma già nel giugno dell’anno precedente i diritti erano passati alla Rai nell’ambito di un accordo più ampio fra i due gruppi, comprendente anche eventi UER, film e la Coppa delle Coppe della Fiorentina. Durante la trattativa per Wembley, TMC avrebbe ricordato quella precedente cessione sostenendo di aver venduto Polonia-Italia alla Rai a condizioni economiche sfavorevoli, per quattro miliardi di lire.4

    Telemontecarlo propose una possibilità singolare: utilizzare i ripetitori Rai soltanto nelle aree scoperte, facendo però arrivare il segnale della televisione di Cecchi Gori, completo di logo e pubblicità TMC.

    La Rai rispose che tecnicamente non era possibile delimitare con precisione la trasmissione alle sole zone non servite da Telemontecarlo. Orientare trasmettitori e ripetitori in quel modo avrebbe potuto produrre ampie sovrapposizioni e rendere la partita visibile contemporaneamente sulle due reti anche dove TMC era già presente.

    Fallita questa strada, rimaneva la differita.

    Ancora la mattina del 12 febbraio la trattativa sembrava bloccata su un curioso 4 a 2 che non aveva nulla a che vedere con il risultato della partita: quattro miliardi richiesti da TMC, due quelli che la Rai era disposta a offrire. A complicare ulteriormente l’accordo c’era l’orario. Cecchi Gori era disposto a concedere le immagini solo molto tardi, per non sottrarre pubblico alla propria diretta.

    Nelle trattative intervennero anche esponenti del governo, tra cui il vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni e il sottosegretario alle Poste Vincenzo Vita. Intanto la vicenda assumeva toni sempre più accesi: agli inviati di Rai e Mediaset era stato inizialmente negato persino l’accesso a Wembley prima della conclusione della partita.

    Alla fine il compromesso arrivò.5

    La diretta resta a TMC

    La sera del 12 febbraio Telemontecarlo trasformò Wembley nel proprio grande evento televisivo.

    La programmazione speciale cominciò già alle 18.30. Alle 18.55 venne trasmesso Inghilterra-Italia Under 21 da Bristol; alle 20.50 arrivò la diretta della Nazionale maggiore da Wembley, seguita alle 22.50 dallo speciale del dopopartita. Lo stesso incontro fu programmato contemporaneamente anche su TMC2.

    Al microfono c’erano Massimo Caputi e Giacomo Bulgarelli. Attorno a loro TMC costruì però un commento più ampio, coinvolgendo anche Gianluca Vialli e Roberto Mancini. La formula attirò l’attenzione della critica televisiva e nei giorni successivi ricevette giudizi generalmente positivi; persino la Gialappa’s Band sottolineò favorevolmente la presenza dei due calciatori nel racconto della partita.

    Anche alla radio la partita segnò una rottura con la tradizione. I diritti radiofonici erano usciti dall’orbita Rai e la diretta venne affidata a Radio Monte Carlo e Rete 105, che per l’occasione trasmisero a reti unificate. Da Wembley la radiocronaca fu affidata a Enzo Foglianese, storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto da poco in pensione dalla Rai, affiancato da José Altafini. Per ampliare ulteriormente la copertura, le due emittenti ricorsero anche alle onde medie. Mentre TMC raccontava Wembley in televisione con Caputi e Bulgarelli, la Nazionale rompeva così un altro monopolio storico: per la prima volta la sua radiocronaca integrale in diretta non passava dai microfoni di Radio Rai.6

    Per la televisione si dovette aspettare.

    Il compromesso finale prevedeva che Raiuno potesse trasmettere la partita dopo la mezzanotte, quando ormai la diretta TMC e gli speciali immediatamente successivi erano terminati. I due miliardi messi sul tavolo dalla Rai non sarebbero finiti nelle casse di Cecchi Gori: vennero destinati in beneficenza alla Pia Casa di Lavoro di Montedomini e all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

    La diretta, però, era rimasta interamente nelle mani di Telemontecarlo.

    Undici milioni davanti a TMC

    Alle 21 l’arbitro Sandor Puhl diede il via alla partita.

    Dopo diciannove minuti Gianfranco Zola segnò il gol che sarebbe rimasto l’unico dell’incontro. L’Italia difese il vantaggio fino alla fine e conquistò una vittoria destinata a entrare nella memoria sportiva del Paese.

    Per TMC fu contemporaneamente una delle serate più importanti della propria storia.

    Secondo i dati Auditel pubblicati nei giorni successivi, 11.271.000 spettatori seguirono mediamente la partita sulle televisioni di Cecchi Gori, con il 38,78 per cento di share. Nel primo tempo furono 11,346 milioni; nella ripresa 11,199 milioni. Quasi 17,85 milioni di persone videro almeno un minuto dell’incontro, mentre considerando anche gli speciali prima e dopo la gara i contatti complessivi salirono a 22,691 milioni.

    Numeri da grande rete nazionale, ottenuti paradossalmente proprio mentre l’intero Paese discuteva delle zone nelle quali quella rete non poteva essere ricevuta.

    La differita di Raiuno, iniziata pochi minuti dopo mezzanotte, con commento di Carlo Nesti, ebbe invece 527.000 spettatori e il 12,38 per cento di share.7

    La copertura della partita sembra essere stata ampliata, almeno in alcune zone non raggiunte direttamente dal segnale di TMC e TMC2, anche attraverso emittenti locali che avrebbero rilanciato le immagini delle reti di Cecchi Gori. Le testimonianze raccolte a distanza di anni non permettono di ricostruire in modo completo la rete di questi collegamenti, ma ne rimangono alcune tracce significative.

    Una riguarda l’emittente pugliese Teledue: un telespettatore lucano ricorda di aver seguito e registrato l’incontro nella zona di Pisticci proprio attraverso l’emittente, in un’area nella quale TMC non era normalmente ricevibile. Della registrazione VHS sopravvive un fotogramma in cui compaiono contemporaneamente i loghi di Teledue e TMC.8

    La sfida televisiva, almeno quella sera, l’aveva vinta nettamente Telemontecarlo.

    Fotogramma di Inghilterra-Italia del 12 febbraio 1997 con i loghi di Teledue e TMC
    Fotogramma della partita con i loghi di Teledue e TMC, tratto da una registrazione VHS dell’epoca

    Una partita che mostrò i limiti della televisione italiana

    Il giorno dopo rimaneva però una questione più grande del risultato Auditel.

    Inghilterra-Italia aveva dimostrato che esisteva ormai un mercato nel quale anche un’emittente diversa da Rai e Mediaset poteva acquistare uno dei più importanti eventi sportivi dell’anno e attirare davanti allo schermo oltre undici milioni di persone. Allo stesso tempo aveva mostrato quanto fosse difficile parlare di vera concorrenza nazionale quando le reti non disponevano della stessa possibilità di raggiungere il pubblico.

    Il dibattito toccava anche il significato stesso del servizio pubblico. Era compito della Rai garantire necessariamente la visione di una partita della Nazionale? Oppure era sufficiente che l’evento fosse disponibile gratuitamente, indipendentemente dall’emittente che ne aveva acquistato i diritti? E cosa accadeva quando quella televisione gratuita non poteva materialmente essere ricevuta in una parte del Paese?

    Sono domande che continuarono a essere discusse anche dopo Wembley. Enrico Menduni, sulle pagine de l’Unità, osservò come quella vicenda avesse messo in evidenza una nozione ormai problematica di servizio pubblico e la necessità di distinguere tra mercato dei diritti ed eventi considerati di particolare interesse collettivo.9

    Vista oggi, la sera del 12 febbraio 1997 appare così come una fotografia particolarmente nitida della televisione italiana alla fine degli anni Novanta.

    TMC aveva conquistato sul mercato una partita da grande rete nazionale. Il pubblico rispose con numeri eccezionali. Ma intorno a quella diretta emerse anche tutto ciò che ancora impediva a Telemontecarlo di competere pienamente, anche sul piano della copertura, con i due grandi poli televisivi nazionali: frequenze insufficienti, zone d’ombra, impianti da acquistare e una struttura distributiva ancora incompleta.

    Per novanta minuti, però, il centro della televisione italiana non fu a viale Mazzini né a Cologno Monzese.

    Fu a Wembley, con il logo giallo di TMC nell’angolo dello schermo.

    1. Roberto Beccantini, «Cecchi Gori: l’Italia è mia», La Stampa, 20 dicembre 1996; «Una partita da cinquanta miliardi», l’Unità, 7 febbraio 1997. ↩︎
    2. Il Mattino, 11 febbraio 1997; La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 febbraio 1997; l’Unità, 12 febbraio 1997. ↩︎
    3. Marcella Ciarnelli, «Rai, differita all’ultimo minuto?», l’Unità, 12 febbraio 1997 ↩︎
    4. «Calcio, Cecchi Gori fa la pace. “Coppa delle Coppe” alla Rai», Corriere della Sera, 14 giugno 1996; Paolo Conti, «La Rai paga due miliardi gli avanzi di Tmc», Corriere della Sera, 13 febbraio 1997 ↩︎
    5. Stefania Ulivi, «La diretta di Wembley spacca in due l’Italia», Corriere della Sera, 11 febbraio 1997; Paolo Conti, «Diretta tv, Cecchi Gori batte anche Veltroni», Corriere della Sera, 12 febbraio 1997; Marcella Ciarnelli, «Rai, differita all’ultimo minuto?», l’Unità, 12 febbraio 1997. ↩︎
    6. La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 febbraio 1997; La Stampa, 11 febbraio 1997; Paolo Del Forno, Francesco Perilli, La radio… che storia!, 1997; Maria Novella Oppo, «E la Gialappa’s la promuove. “Nomi giusti, meglio di Pizzul”», l’Unità, 14 febbraio 1997. ↩︎
    7. Giancarla Ghisi, «E Tmc dichiara la vittoria degli ascolti», Corriere della Sera, 14 febbraio 1997. ↩︎
    8. Un testimone, rintracciato nel corso della ricerca, riferisce che nella propria zona erano ricevibili due differenti frequenze di Teledue, non sempre caratterizzate dal medesimo materiale pubblicitario. Su una delle emissioni destinate all’area lucana venivano talvolta riproposti programmi di TMC, generalmente con uno scarto di circa mezz’ora. ↩︎
    9. Enrico Menduni, «Rai-Nazionale, la brutta figura aiuti a meditare», l’Unità, 14 febbraio 1997 ↩︎