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  • Katia e Mara verso Oriente: il temporale, il segnale orario e il caso Auditel

    Katia e Mara verso Oriente: il temporale, il segnale orario e il caso Auditel

    Il 15 luglio 2000 la diretta di Raiuno da Piazza Duomo a Lecce durò soltanto pochi minuti. Un violento acquazzone costrinse la rete a riempire il vuoto: prima un cartello di attesa, poi il segnale orario, Braccio di Ferro e infine un film. Il giorno successivo, proprio l’ascolto registrato durante quei minuti trasformò l’incidente di palinsesto in un caso Auditel.

    Sabato 15 luglio 2000 la prima serata di Raiuno era affidata a Katia e Mara… verso Oriente, uno spettacolo in diretta da Piazza Duomo a Lecce condotto da Katia Ricciarelli e Mara Venier.

    La serata, della durata prevista di oltre due ore, riuniva musica e spettacolo intorno al tema delle tradizioni dell’Europa orientale e dei loro rapporti con la Puglia. Sul palco c’erano l’Orchestra sinfonica della Provincia di Lecce, diretta da Pippo Caruso e Vito Clemente, e numerosi ospiti, tra cui Lucio Dalla, Gigi D’Alessio, i Neri per Caso, Tosca, Mariella Nava e Goran Bregovic.1

    Per Mara Venier era anche una serata particolare. Dopo l’esperienza sulle reti Mediaset, lo spettacolo di Lecce segnava il suo ritorno in prima serata su Raiuno, in attesa del successivo impegno autunnale con Fantastica italiana.

    La diretta, però, ebbe una durata molto diversa da quella prevista.

    Pochi minuti, poi la pioggia

    La Venier e la Ricciarelli avevano appena raggiunto il centro del palco quando un improvviso e violentissimo acquazzone investì Piazza Duomo. Le immagini mostrano in pochi istanti il passaggio dalla conduzione dello spettacolo al disordine: alle spalle delle due presentatrici gli orchestrali abbandonano le proprie postazioni e cercano di mettere al riparo strumenti e spartiti, mentre il pubblico lascia rapidamente le sedie.

    «In questa bellissima cornice barocca…» furono tra le pochissime parole che Mara Venier riuscì a pronunciare prima che la serata cambiasse completamente volto.2

    La conduttrice provò ancora per qualche momento a proseguire. In seguito raccontò di non essersi accorta immediatamente che il collegamento televisivo era già stato interrotto. Per il pubblico a casa, intanto, cominciava un’altra trasmissione, del tutto involontaria: quella dell’emergenza di palinsesto.

    Mara Venier e Katia Ricciarelli sul palco di Piazza Duomo a Lecce durante la diretta Raiuno di Katia e Mara verso Oriente del 15 luglio 2000.
    Mara Venier e Katia Ricciarelli sul palco di Piazza Duomo a Lecce nei primi minuti di Katia e Mara… verso Oriente, poco prima dell’interruzione della diretta per il violento acquazzone. Raiuno, 15 luglio 2000. Fotogramma da registrazione VHS.

    Raiuno sostituì le immagini da Lecce con un cartello blu sul quale campeggiava la scritta:

    «LA TRASMISSIONE SARÀ RIPRESA IL PIÙ PRESTO POSSIBILE»

    Il messaggio rimase sullo schermo per diversi minuti. Ma da Piazza Duomo non arrivavano le condizioni per riprendere la diretta.

    Cartello di Raiuno con la scritta “La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile”, trasmesso dopo l’interruzione della diretta da Lecce il 15 luglio 2000.
    Il cartello trasmesso da Raiuno dopo l’interruzione del collegamento da Lecce: «La trasmissione sarà ripresa il più presto possibile». 15 luglio 2000. Fotogramma da registrazione VHS.

    A quel punto il cartello lasciò il posto a una delle immagini più familiari della Rai di quegli anni: il segnale orario, con il grande orologio analogico sul fondo blu.

    Un quarto d’ora di orologio

    Il segnale orario occupò Raiuno per circa un quarto d’ora. La fascia che sarebbe poi entrata nella polemica sugli ascolti venne indicata tra le 21.03 e le 21.18.3

    Segnale orario di Raiuno trasmesso durante l’interruzione di Katia e Mara verso Oriente nella serata del 15 luglio 2000.
    Il segnale orario di Raiuno mandato in onda durante l’emergenza di palinsesto seguita all’interruzione di Katia e Mara… verso Oriente. 15 luglio 2000. Fotogramma da registrazione VHS.

    Era una soluzione elementare, quasi estranea alla logica della prima serata: nessun programma sostitutivo ancora pronto, soltanto l’orologio Rai e la sua musica di accompagnamento.

    Ma anche quella situazione non poteva durare a lungo.

    Terminato il segnale orario, Raiuno mandò in onda Braccio di Ferro. Seguì una sequenza pubblicitaria, quindi comparve l’annunciatrice della rete per informare il pubblico che lo spettacolo da Lecce non sarebbe ripreso.

    La soluzione definitiva fu un film: La pistola nella borsetta.

    Fotogramma del film La pistola nella borsetta, trasmesso da Raiuno in sostituzione dello spettacolo interrotto a Lecce il 15 luglio 2000.
    Un fotogramma de La pistola nella borsetta, il film trasmesso da Raiuno in sostituzione dello spettacolo interrotto a Lecce. 15 luglio 2000. Fotogramma da registrazione VHS.

    Nel giro di poco più di mezz’ora la prima serata di Raiuno aveva così attraversato una successione difficilmente immaginabile al momento della pubblicazione dei palinsesti.

    Katia e Mara sul palco di Lecce, il cartello di sospensione, il segnale orario, Braccio di Ferro, la pubblicità, l’annuncio della variazione e infine un film.4

    Una vera programmazione d’emergenza costruita mentre la trasmissione era già in corso.

    «Errore e scuse»

    Il giorno seguente la gestione dell’incidente provocò inevitabili polemiche. Non era naturalmente contestata la decisione di interrompere uno spettacolo all’aperto investito da un nubifragio, quanto il tempo necessario a Raiuno per trovare una programmazione alternativa.

    Il presidente della Rai Roberto Zaccaria sintetizzò la posizione dell’azienda con due parole: «errore e scuse».

    All’interno della stessa Rai si discusse anche delle precauzioni adottate prima della diretta. Il capostruttura di Raiuno Giampiero Raveggi ricordò di avere segnalato già in precedenza la presenza di nuvole e la necessità di tenere pronto un programma alternativo. L’incidente mostrava così un problema molto concreto della televisione in diretta: non tanto l’imprevedibilità del temporale, quanto la necessità di sostituire in pochi minuti una prima serata nazionale improvvisamente venuta meno.5

    La vicenda, però, avrebbe assunto un significato diverso quando furono resi noti gli ascolti.

    I tre milioni del segnale orario

    L’orologio di Raiuno aveva avuto un pubblico. E non un pubblico trascurabile.

    Per quel segmento furono indicati 3 milioni e 335 mila spettatori, con uno share intorno al 15 per cento.6 Un risultato che appariva ancora più sorprendente se confrontato con quello ottenuto dal programma scelto successivamente per riempire la serata: La pistola nella borsetta si fermò al 9,35 per cento di share, con 1 milione e 685 mila spettatori.7

    Il paradosso era perfetto: l’orologio sembrava essere stato seguito da più persone del film mandato in onda per sostituirlo.

    Il dato prese rapidamente una vita propria. Il 18 luglio Michele Serra dedicò alla vicenda la sua Amaca, intitolandola significativamente “Evviva i fanatici del segnale orario”.8

    L’ironia colpiva uno dei cardini della televisione commerciale e generalista di quegli anni: l’idea che Audience e Share potessero restituire, attraverso un numero, il successo di ciò che appariva sullo schermo. Quella sera il meccanismo aveva prodotto un risultato singolare. Un contenuto nato soltanto per occupare il vuoto determinato dall’interruzione della diretta poteva presentarsi, il mattino successivo, con un proprio dato d’ascolto.

    Da qui nacque una formula destinata a essere ripetuta a lungo: più di tre milioni di italiani erano rimasti a guardare il segnale orario.

    Ma il significato di quel numero era meno semplice.

    Che cosa stava misurando Auditel

    Auditel intervenne per chiarire il dato.

    Walter Pancini, allora direttore generale della società, spiegò che l’andamento minuto per minuto mostrava un «vivace zapping» e un progressivo calo degli ascolti. Una parte del pubblico era rimasta sintonizzata su Raiuno nell’attesa di capire se la trasmissione sarebbe ripresa; contemporaneamente altri spettatori si sintonizzavano su Raiuno, cambiando canale dopo pochissimo tempo.

    Il dato non descriveva quindi tre milioni di persone rimaste immobili davanti all’orologio per quindici minuti. Misurava l’ascolto attribuito a Raiuno durante quella fascia, con un pubblico che continuava a muoversi fra attesa per la ripresa del programma e zapping.

    La precisazione non cancellava il paradosso. Semmai aiutava a comprenderlo.

    Auditel aveva registrato ciò che il sistema era chiamato a registrare: la presenza del pubblico davanti a una determinata rete. Non poteva stabilire, attraverso quel numero, perché ciascuno spettatore fosse rimasto sintonizzato, quanto attentamente stesse osservando lo schermo o se aspettasse semplicemente che accadesse qualcosa.

    Serra tornò sull’argomento il giorno successivo e chiarì a sua volta il senso della propria ironia. Il bersaglio non era la capacità tecnica di Auditel di registrare l’ascolto, ma una televisione che rischiava di assumere il rilevatore elettronico come «unica guida» culturale, artistica e persino creativa.9

    L’incidente di Lecce aveva insomma prodotto, quasi accidentalmente, un piccolo esperimento televisivo: separare per alcuni minuti il contenuto dall’ascolto.

    Sul primo canale nazionale non c’era uno spettacolo, una partita, un telegiornale o un film. C’era un orologio che serviva a prendere tempo.

    Anche quell’orologio, però, aveva un’audience.

    La seconda serata di Katia e Mara

    A Lecce, nel frattempo, la pioggia cessò.

    Intorno alle 23 il pubblico tornò in Piazza Duomo e Katia Ricciarelli e Mara Venier ripresero lo spettacolo. Questa volta non più in diretta: Katia e Mara… verso Oriente venne registrato fino a notte inoltrata. La serata poté così svolgersi quasi interamente secondo il programma originario, pur con alcune modifiche al cast.10

    Per vederla in televisione si dovette attendere quasi un mese.

    Sabato 12 agosto 2000 Raiuno trasmise finalmente la registrazione di Katia e Mara… verso Oriente in prima serata.11

    Ma il programma aveva ormai lasciato dietro di sé un altro ricordo televisivo.

    Il 15 luglio 2000 non era rimasto nella memoria televisiva collettiva soltanto per lo spettacolo interrotto dalla pioggia, ma anche per un cartello blu, per un orologio Rai, per un cartone animato utilizzato per guadagnare qualche altro minuto e per un film recuperato in emergenza.

    E soprattutto era rimasta una domanda che quell’imprevisto aveva reso insolitamente evidente: che cosa significa davvero “guardare” qualcosa quando la televisione trasforma ogni minuto di permanenza davanti a un canale in un dato d’ascolto?


    1. Redazione, “Ricciarelli-Venier insieme per Lecce porta d’Oriente”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 14 luglio 2000, p. 23; “Katia e Mara insieme guardano a… Oriente”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 14 luglio 2000. ↩︎
    2. Redazione, “Acquazzone su Lecce, annullato lo spettacolo. ‘Salta’ la diretta Raiuno con Venier e Ricciarelli”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 16 luglio 2000, p. 28. ↩︎
    3. L’intervallo 21.03-21.18 è riportato, con riferimento ai dati Auditel del 15 luglio 2000, nell’atto di sindacato ispettivo n. 4-03837 della XVI legislatura, Senato della Repubblica. ↩︎
    4. Registrazione VHS della programmazione di Raiuno del 15 luglio 2000. La registrazione documenta la successione cartello di sospensione → segnale orario → Braccio di Ferro → pubblicità → annuncio della variazione → La pistola nella borsetta. La stampa del giorno successivo conferma il ricorso al cartone animato e al film sostitutivo. ↩︎
    5. Silvia Fumarola, “Per il black-out di Mara arrivano le scuse Rai”, la Repubblica, 17 luglio 2000; Giuseppe Mazzarino, “Lecce, ‘naufragio’ della diretta tv: dopo il diluvio piovono le polemiche”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 luglio 2000. ↩︎
    6. Aldo Grasso, “Mara e Katia, gocce di pioggia sulla Rai”, Corriere della Sera, 17 luglio 2000. Grasso indica 3.335.000 spettatori per il segmento del segnale orario. ↩︎
    7. Giuseppe Mazzarino, “Lecce, ‘naufragio’ della diretta tv: dopo il diluvio piovono le polemiche”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 luglio 2000. ↩︎
    8. Michele Serra, “Evviva i fanatici del segnale orario”, la Repubblica, 18 luglio 2000, p. 15. ↩︎
    9. Walter Pancini, “L’Auditel e il segnale orario”, la Repubblica, 19 luglio 2000; replica di Michele Serra nella stessa pagina ↩︎
    10. Giuseppe Mazzarino, “Lecce, ‘naufragio’ della diretta tv: dopo il diluvio piovono le polemiche”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 luglio 2000: la registrazione iniziò intorno alle 23 e proseguì fino alle 2. ↩︎
    11. La Stampa, palinsesto televisivo del 12 agosto 2000; La Stampa, 13 agosto 2000. ↩︎

  • 27 Agosto 2002. Inter–Sporting Lisbona: la Champions sul circuito delle tv locali

    27 Agosto 2002. Inter–Sporting Lisbona: la Champions sul circuito delle tv locali

    Il 27 agosto 2002 Telelombardia acquistò i diritti del preliminare dell’Inter e costruì in appena 48 ore una rete di emittenti regionali. In Puglia, Basilicata e Molise la diretta fu affidata a Telenorba. Il risultato Auditel trasformò quella partita in un piccolo caso televisivo.

    La sera del 27 agosto 2002 l’Inter si giocava a San Siro l’accesso alla fase a gironi della Champions League. L’andata contro lo Sporting Lisbona era terminata 0-0 e il ritorno arrivava in un momento delicato per la squadra di Héctor Cúper, segnato anche dal caso Ronaldo e dalla sua ormai imminente partenza da Milano.

    Ma intorno alla partita c’era un’altra storia, tutta televisiva. Un incontro di grande richiamo, decisivo per una delle principali squadre italiane, non sarebbe stato proposto da una delle tradizionali reti nazionali. A trasmetterlo fu invece un circuito costruito intorno a Telelombardia e formato da una ventina di televisioni locali: emittenti autonome che, ciascuna nella propria area, riuscivano insieme a coprire l’intero territorio nazionale.

    Alle 21 l’Inter scese in campo; Di Biagio e Recoba segnarono nel primo tempo e i nerazzurri vinsero 2-0, conquistando la qualificazione. Ma mentre a San Siro si decideva il passaggio del turno, davanti ai televisori stava riuscendo un esperimento che avrebbe attirato, il giorno dopo, l’attenzione della stampa nazionale.

    Una partita fuori dai grandi network

    L’operazione nacque a Milano a ridosso dell’incontro. Massimo Moratti mise a disposizione i diritti della partita e Telelombardia, guidata dall’editore Sandro Parenzo, li acquistò, approfittando dell’incertezza delle grandi reti.

    Parenzo riassunse la genesi dell’operazione spiegando che Telelombardia si era inserita «nelle indecisioni della Rai»: aveva comprato l’esclusiva da Moratti e cercato poi altre televisioni con cui distribuirla sul territorio. L’investimento complessivo fu indicato in circa 260 mila euro, comprese le spese di produzione.

    Il problema, a quel punto, non era soltanto possedere i diritti: bisognava trasformare una televisione regionale lombarda in qualcosa capace di raggiungere gli spettatori del resto d’Italia.

    L’operazione fu costruita in appena 48 ore. Telelombardia curò la ripresa dell’incontro e organizzò una rete di emittenti che ricevevano il prodotto per trasmetterlo nelle rispettive aree. Tra le televisioni coinvolte figuravano, oltre alla stessa Telelombardia, Rete 7 in Piemonte, E-TV in Emilia-Romagna, TV Centro Marche, Canale 10 in Toscana, Umbria TV, T9 nel Lazio, Telenorba, Videocalabria e Videolina in Sardegna, insieme ad altre stazioni regionali. Sommando segnali diversi, il circuito arrivava così a coprire l’intero territorio nazionale.1

    Era un modello molto diverso da quello di un normale network. Non esisteva un’unica emittente nazionale con decine di ripetitori: erano televisioni autonome che, per uno specifico evento, diventavano parti dello stesso circuito.

    E la partita dell’Inter arrivava nel momento giusto per dimostrarne le possibilità. Nell’estate del 2002 il rapporto fra calcio e televisione attraversava una fase particolarmente agitata, fra costi dei diritti, trattative con le pay tv e società ancora prive di accordi per il campionato. Una partita prestigiosa rimasta fuori dalla programmazione dei grandi network poteva quindi diventare il banco di prova per un sistema alternativo.

    In Puglia, Basilicata e Molise la partita era su Telenorba

    All’interno di quella rete, Telenorba ottenne l’esclusiva per Puglia, Basilicata e Molise. L’appuntamento era fissato alle 20.55, pochi minuti prima del calcio d’inizio. La telecronaca venne affidata a Michele Salomone, con Stefano Pizzirani al commento tecnico.2

    Il dettaglio è particolarmente interessante perché permette di capire che il circuito non funzionava necessariamente come una semplice catena di ripetitori.

    Su Telelombardia la partita aveva infatti una propria veste editoriale. La telecronaca era affidata a Gian Luca Rossi, con Evaristo Beccalossi al commento tecnico. Aldo Grasso, tornando sulla trasmissione due giorni dopo, ne sottolineò proprio il carattere dichiaratamente vicino al pubblico interista, osservando come Beccalossi parlasse dei giocatori utilizzando spesso il «noi».3

    La stessa partita poteva dunque viaggiare attraverso una rete comune mantenendo, almeno in alcuni territori, una voce locale diversa. È uno degli aspetti più interessanti dell’esperimento: alla capacità di ottenere una copertura ampia non corrispondeva necessariamente la cancellazione dell’identità delle singole televisioni.

    Per lo spettatore pugliese, lucano o molisano, nter–Sporting non era una semplice ritrasmissione integrale del programma di Telelombardia: Telenorba proponeva l’incontro con i propri commentatori, all’interno dell’accordo che aveva reso disponibile l’evento.

    Fotogramma della diretta Telenorba di Inter–Sporting Lisbona del 27 agosto 2002, con il risultato di 1-0, il cronometro del primo tempo e il logo dell’emittente in basso a destra.
    Inter–Sporting Lisbona del 27 agosto 2002 durante la diretta di Telenorba. In basso a destra è visibile il logo dell’emittente

    Quasi quattro milioni nella voce «Altre»

    Il giorno successivo fu l’Auditel a trasformare l’operazione in una notizia nazionale.

    Il dato va però letto per quello che effettivamente misurava nel 2002. Le televisioni locali che avevano trasmesso Inter–Sporting non comparivano tutte separatamente nelle classifiche: molte confluivano nella categoria Auditel «Altre». Proprio quella voce, nella fascia compresa fra le 20.30 e le 22.30, raggiunse 3.949.000 spettatori e il 18,19% di share.

    Nello stesso intervallo Raiuno registrava 3.553.000 spettatori e Canale 5 3.922.000.

    Il confronto, quindi, non significava che una singola televisione locale avesse improvvisamente superato le due ammiraglie nazionali. Era il dato aggregato della voce “Altre”, nella quale rientravano Telelombardia e diverse emittenti del circuito, a raggiungere un livello fino ad allora inconsueto.

    Il fenomeno proseguì anche nella fascia 22.30-23.00, che comprendeva la parte conclusiva della partita: le televisioni locali arrivarono a 1.531.000 spettatori e al 19,22%, contro 1.099.000 di Raiuno e 1.240.000 di Canale 5.4

    Il risultato ebbe immediata risonanza perché, nella fascia della partita, la voce Auditel che comprendeva le televisioni locali aveva superato, prese singolarmente, Raiuno e Canale 5.5

    Anche fuori dalla Lombardia arrivavano segnali della forza dell’evento. In Sicilia, per esempio, Telecolor dichiarò uno share regionale del 10%, con punte del 13%, leggendo quel risultato come la dimostrazione che le televisioni locali potevano assumere un ruolo rilevante anche su eventi di interesse nazionale.6

    Una stessa diretta, tante televisioni

    Il successo di Inter–Sporting mostrava qualcosa che gli ascolti, da soli, non spiegavano completamente.

    Per decenni l’emittenza locale italiana aveva costruito il proprio rapporto con il pubblico soprattutto sulla prossimità: informazione territoriale, sport regionale, televendite, talk show, programmi legati alla comunità di riferimento. Il circuito del 27 agosto utilizzava quella stessa rete di antenne in modo diverso: un contenuto nazionale veniva distribuito attraverso una struttura territorialmente frammentata.

    Non era la nascita improvvisa di una nuova rete nazionale. Le televisioni rimanevano indipendenti, con marchi, palinsesti e pubblici diversi. Ma per alcune ore il telespettatore poteva seguire lo stesso grande evento a Torino, Milano, Bologna, Roma, Bari, in Calabria o in Sardegna sintonizzandosi ogni volta su un’emittente differente.

    Persino la telecronaca poteva cambiare.

    È proprio questo elemento a distinguere l’esperimento da una normale syndication costruita intorno a un programma identico. Il circuito metteva in comune l’evento senza necessariamente uniformare completamente il modo di raccontarlo.

    In Lombardia il tono della telecronaca di Telelombardia era dichiaratamente vicino all’Inter. Nel territorio di Telenorba entravano invece in scena Michele Salomone e Stefano Pizzirani. Un grande incontro europeo diventava così, contemporaneamente, un prodotto nazionale per diffusione e locale per linguaggio.

    La «terza via» delle tv locali

    Il significato televisivo dell’operazione fu colto subito anche sul piano critico.

    Aldo Grasso intitolò il suo intervento sul Corriere della Sera «Telecronache: la terza via». Non era soltanto un giudizio sulla qualità della partita trasmessa: quella definizione indicava la possibilità che fra il servizio pubblico e i grandi gruppi commerciali nazionali potesse esistere uno spazio diverso, costruito attraverso l’aggregazione delle televisioni regionali.7

    Anche Enrico Mentana, allora direttore del TG5, parlò di un «esperimento positivo», osservando che nelle televisioni locali si percepivano spesso maggiore calore e minore necessità di adottare i codici più compassati delle grandi reti.8

    Parenzo guardava già oltre quella singola serata. Il risultato dimostrava che le antenne esistevano e che potevano essere coordinate. Nelle settimane successive il collegamento fra emittenti locali sarebbe stato nuovamente utilizzato per altri contenuti e l’editore di Telelombardia avrebbe continuato a ragionare sulla possibilità di costruire un network capace di offrire sport, informazione e intrattenimento, mantenendo però l’autonomia delle stazioni coinvolte.9

    L’esperimento di Inter–Sporting non si trasformò automaticamente in un terzo grande network televisivo nazionale. Ma mostrò concretamente ciò che fino ad allora poteva apparire soprattutto una possibilità teorica: diverse televisioni locali, coordinate intorno a uno stesso contenuto e agli stessi diritti, potevano per alcune ore comportarsi come una rete di dimensione nazionale.

    Una diretta nazionale, ma senza un canale nazionale

    La sera del 27 agosto 2002 l’Inter superò il preliminare battendo lo Sporting e conquistò l’accesso alla fase a gironi della Champions League. Per la storia della televisione italiana, però, il risultato più curioso arrivò il giorno dopo.

    Nella fascia della partita la voce Auditel “Altre”, che comprendeva Telelombardia e diverse televisioni locali, aveva sfiorato i quattro milioni di spettatori, mentre un grande evento calcistico attraversava l’Italia senza avere un unico canale nazionale di riferimento.

    A Milano si vedeva Telelombardia. In altre regioni Rete 7, E-TV, T9, Videocalabria, Videolina e altre emittenti del circuito. In Puglia, Basilicata e Molise l’evento veniva proposto da Telenorba, con Michele Salomone al microfono.

    Per una sera la dimensione nazionale della televisione non dipese quindi dalla grandezza di una singola rete, ma dalla somma di molte televisioni regionali.

    È forse questa l’immagine più interessante lasciata da Inter–Sporting: non la nascita di un nuovo polo televisivo, come qualcuno immaginò nelle ore successive, ma la dimostrazione che l’emittenza locale italiana poteva, quando diritti, tecnologia e interesse del pubblico coincidevano, uscire dai propri confini territoriali senza rinunciare del tutto alla propria identità.

    Note

    1. Paolo Conti, “In 4 milioni per l’Inter. Il «terzo polo» di tv locali batte Rai e Mediaset”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002; Maria Grazia Bruzzone, “Telelombardia e il «miracolo» targato Inter”, La Stampa, 29 agosto 2002, p. 31. ↩︎
    2. Redazione, “Inter-Sporting su Telenorba”, la Repubblica, 27 agosto 2002; Redazione, “L’Inter non può fallire il primo traguardo”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 2002, p. 21. ↩︎
    3. Aldo Grasso, “Telecronache: la terza via”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    4. Paolo Conti, “In 4 milioni per l’Inter. Il «terzo polo» di tv locali batte Rai e Mediaset”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    5. Carlo Farra, “Con l’Inter le tv locali battono Rai e Mediaset”, Il Mattino, 29 agosto 2002; Maria Grazia Bruzzone, “Telelombardia e il «miracolo» targato Inter”, La Stampa, 29 agosto 2002, p. 31. ↩︎
    6. Redazione, “Tv locali, «botto» grazie all’Inter”, l’Unità, 30 agosto 2002, p. 20. ↩︎
    7. Aldo Grasso, “Telecronache: la terza via”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    8. Carlo Farra, “Con l’Inter le tv locali battono Rai e Mediaset”, Il Mattino, 29 agosto 2002. ↩︎
    9. Natalia Lombardo, “Il giornalista ha già un contratto, non con me”, l’Unità, 29 settembre 2002, p. 7. ↩︎