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  • Il 23 maggio 1992 in TV: Capaci, i Tg e “Scommettiamo che…?”

    Il 23 maggio 1992 in TV: Capaci, i Tg e “Scommettiamo che…?”

    Mentre l’informazione cercava spazio nei palinsesti, Raiuno decise di mandare ugualmente in onda il varietà di Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci, interrompendolo soltanto per pochi minuti con un’edizione straordinaria del Tg1. La scelta provocò una polemica che coinvolse conduttori, giornalisti e vertici aziendali e mise in discussione la capacità della televisione pubblica di reagire a un’emergenza improvvisa.

    Alle 17.58 di sabato 23 maggio 1992 l’esplosione sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, interrompe un normale pomeriggio televisivo. Nelle ore successive arriva la conferma della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

    La televisione deve inseguire una notizia che cambia rapidamente mentre si avvicina la fascia più importante del palinsesto: la prima serata. E proprio il rapporto tra l’emergenza e un palinsesto già costruito diventerà uno dei temi centrali della vicenda.

    Mariolina Sattanino conduce il Tg3 delle 19 su Raitre il 23 maggio 1992 durante gli aggiornamenti sulla strage di Capaci.
    Mariolina Sattanino conduce su Raitre il Tg3 delle 19 del 23 maggio 1992, con i primi aggiornamenti sulla strage di Capaci.

    Un sabato sera già scritto

    La programmazione pubblicata quella mattina non aveva naturalmente nulla di eccezionale. Alle 20.40 Raiuno avrebbe trasmesso l’ultima puntata stagionale di Scommettiamo che…?, il grande varietà condotto da Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci. Era uno dei programmi forti della rete, arrivato alla serata conclusiva dopo una stagione da circa otto milioni e mezzo di telespettatori medi. Tra gli ospiti annunciati figuravano Alain Delon, Monica Bellucci, Catherine Spaak, Gianni Morandi e Stefano Tacconi.

    Su Raidue, alle 20.30, era previsto il film Sorveglianza mortale; su Raitre, alle 20.45, In nome di Dio di John Ford. Canale 5 annunciava alle 20.40 La Corrida di Corrado, mentre Italia 1 avrebbe proposto Flash.1

    Era la normale offerta di un sabato di fine maggio. Il problema, da quel momento, diventava capire quanto quella griglia fosse ancora compatibile con ciò che stava accadendo.

    La notizia cerca spazio

    Nelle redazioni giornalistiche Rai l’attività aumenta rapidamente. Le edizioni ordinarie vengono integrate dagli aggiornamenti e dalle prime finestre straordinarie. Nella ricostruzione fornita successivamente dalla Rai al Parlamento, i servizi dedicati all’attentato vengono fatti risalire alle 20.24 sul Tg2 e alle 21.34 sul Tg1; altri spazi informativi seguiranno durante la serata.2

    Ma non nasce una vera diretta unificata e continuativa.

    È questo uno degli aspetti televisivamente più interessanti di quel 23 maggio: non manca l’informazione, ma manca inizialmente una gestione complessiva dell’emergenza capace di liberare stabilmente una rete dal palinsesto ordinario. Alessandro Curzi, direttore del Tg3, racconterà che la sua redazione aveva chiesto ripetutamente maggiore spazio, ottenendo soltanto brevi edizioni straordinarie. Anche il Tg1 era pronto ad ampliare la copertura.

    Michele Cucuzza nello studio di Pegaso su Raidue durante lo speciale del Tg2 dedicato alla strage di Capaci del 23 maggio 1992.
    Michele Cucuzza conduce su Raidue lo speciale del Tg2 Pegaso dedicato alla strage di Capaci, nella serata del 23 maggio 1992.

    Nel frattempo, però, arriva l’ora della prima serata.

    Alle 20.40 comincia Scommettiamo che…?

    Raiuno sceglie di mantenere l’appuntamento previsto.

    Alle 20.40 si apre dunque Scommettiamo che…?. Frizzi introduce la trasmissione con parole segnate da quanto è appena accaduto e il programma cerca di attenuare il consueto clima festoso. Ma la struttura rimane inevitabilmente quella del varietà: ospiti, prove, scommesse, applausi, spettacolo.

    È proprio questo contrasto a rendere la serata difficile da gestire. Un programma costruito interamente sul gioco e sull’intrattenimento si trova improvvisamente inserito tra le immagini e le notizie di uno degli avvenimenti più gravi della cronaca italiana.

    Poco più tardi arriva l’interruzione.

    Poco dopo le 21.30, Raiuno interrompe Scommettiamo che…? per una breve edizione straordinaria del Tg1, condotta da Angela Buttiglione, della durata di circa quattro minuti. Vengono trasmesse le immagini arrivate da Palermo: l’autostrada devastata dall’esplosione, il grande cratere sull’asfalto, le automobili coinvolte e l’intervento dei soccorritori. Dopo l’aggiornamento, la linea torna al varietà.

    Angela Buttiglione conduce l’edizione straordinaria del Tg1 del 23 maggio 1992 su Raiuno, con una fotografia di Giovanni Falcone sullo schermo.
    Angela Buttiglione conduce su Raiuno l’edizione straordinaria del Tg1 trasmessa durante Scommettiamo che…?, con un’immagine di Giovanni Falcone sullo schermo.

    L’intervento dura pochissimo. Restituendo la linea, la conduttrice spiega che «per mancanza di tempo» non è possibile trasmettere anche un’intervista realizzata a Palermo con un testimone oculare e rimanda al successivo appuntamento con Linea Notte, in programma al termine dello spettacolo.

    Poi torna Scommettiamo che…?.

    La brevità dell’intervento e il rapido ritorno al varietà finirono per concentrare proprio su quel passaggio gran parte delle polemiche delle ore successive.

    Dieci milioni davanti all’edizione straordinaria

    Anche i dati d’ascolto aiutano a comprendere il peso assunto dall’informazione.

    Il Tg1 delle 20 era stato seguito da circa 7 milioni e 120 mila telespettatori, con il 40 per cento di share. Il Tg2 delle 19.45 aveva raccolto circa 2 milioni e 860 mila spettatori, il Tg3 2 milioni e 550 mila, mentre il Tg5 delle 20 era arrivato a circa 4 milioni e 396 mila.

    Quando Raiuno interrompe Scommettiamo che…? per l’edizione straordinaria, davanti al Tg1 ci sono invece 10 milioni e 530 mila telespettatori, con il 43 per cento di share. Anche l’edizione notturna del Tg1 supererà i sei milioni di spettatori.3

    Non è necessario trasformare questi numeri in un giudizio sulle scelte di programmazione. Il dato mostra però con immediatezza quanto forte fosse, in quelle ore, l’attenzione del pubblico verso gli aggiornamenti provenienti da Palermo.

    Raidue e Raitre allargano l’informazione

    La Rai, del resto, non reagisce ovunque nello stesso modo.

    Su Raidue trova spazio uno speciale di Pegaso del Tg2. Il programma non figurava nel palinsesto pubblicato quella mattina, ma nasce nell’emergenza e viene fatto cominciare prima dell’orario inizialmente stabilito. La rubrica dura 63 minuti ed è condotta da Michele Cucuzza, con collegamenti con Palermo e con Alberto La Volpe e Arturo Gismondi in studio.4

    Anche Raitre amplia progressivamente la copertura. Le richieste del Tg3 di aprire una lunga diretta non vengono inizialmente accolte, ma la redazione giornalistica ottiene nel corso della serata delle finestre straordinarie; più tardi il Tg3 delle 22.30 supera ampiamente i tempi programmati e prosegue «a oltranza».

    A un certo punto i direttori delle tre testate giornalistiche Rai finiscono per coordinarsi direttamente tra loro, cercando di distribuire gli aggiornamenti sulle diverse reti. È un elemento importante perché mostra che il vero problema non era l’assenza delle redazioni o la mancanza di notizie: era soprattutto il rapporto tra informazione, reti e coordinamento del palinsesto.5

    La stessa spiegazione fornita mesi dopo dalla Rai al Parlamento avrebbe utilizzato una formula particolarmente significativa: il palinsesto predisposto «non poteva essere alterato».6

    Eppure, proprio quella sera, Raidue e Raitre dimostrarono che almeno una certa elasticità era possibile.

    Canale 5: la Corrida salta, ma non per Capaci

    Anche le reti Fininvest aprono spazi di informazione straordinaria.

    Il Tg5 torna in onda nel corso della serata con un’edizione dedicata alla strage, mentre su Italia 1 anche Studio Aperto realizza una edizione straordinaria. Le immagini dell’autostrada vengono mostrate mentre Emilio Fede commenta in diretta uno scenario ormai chiaramente identificato come quello dell’attentato mortale a Falcone.7

    Il caso di Canale 5 richiede però una precisazione importante.

    Alle 20.40 era in palinsesto La Corrida. Il programma non va effettivamente in onda, ma la cancellazione non è conseguenza della strage di Capaci. Una protesta sindacale organizzata a Cinecittà impedisce l’ingresso del pubblico nello studio e rende impossibile realizzare la diretta. Al posto della trasmissione viene programmato il film …altrimenti ci arrabbiamo!.8

    La coincidenza finisce per produrre una situazione televisiva particolare: mentre Raiuno deve decidere se interrompere o meno il proprio varietà, Canale 5 si ritrova già priva dello spettacolo previsto per ragioni completamente indipendenti dall’attentato.

    Non sarebbe quindi corretto trasformare il confronto in una semplice opposizione tra una Rai che mantiene l’intrattenimento e una Fininvest che lo cancella per lasciare spazio alle notizie. Le reazioni furono più articolate: Tg5 e Studio Aperto aprirono finestre straordinarie, ma anche sulle reti commerciali la programmazione ordinaria non scomparve completamente.

    Frizzi, il Tg1 e le responsabilità interne

    La polemica esplode il giorno successivo.

    Frizzi, arrivato a Milazzo per il Premio Regia Televisiva, non difende la scelta. Racconta di avere condotto la trasmissione «con il magone» e pronuncia la frase che resterà maggiormente legata a quella serata: «Mi sono vergognato». Spiega che la decisione di andare comunque in onda non era stata sua e che, a suo giudizio, sarebbe stato preferibile non trasmettere il programma.9

    Fabrizio Frizzi durante l’apertura di Scommettiamo che...? su Raiuno il 23 maggio 1992, mentre parla della strage di Capaci.
    Fabrizio Frizzi in apertura di Scommettiamo che…? del 23 maggio 1992, mentre richiama la strage di Capaci prima dell’inizio del varietà.

    Anche all’interno della redazione del Tg1 il dissenso è netto. Il comitato di redazione dà atto al direttore Bruno Vespa di essersi attivato con insistenza per ottenere più spazio e contesta la scelta di lasciare aperta soltanto una breve finestra informativa. L’Usigrai interviene a sua volta duramente.

    Il caso, tuttavia, si complica quando dalla rete arrivano versioni diverse.

    Il direttore di Raiuno Carlo Fuscagni precisa che Frizzi non aveva formalmente chiesto né al responsabile del programma Michele Maffucci né a Michele Guardì di cancellare la puntata. Guardì sostiene inoltre che Scommettiamo che…? si fosse reso disponibile a ospitare ulteriori edizioni straordinarie del Tg1 qualora la testata avesse nuovamente richiesto la linea.10

    Le diverse ricostruzioni spostano così la discussione sulle responsabilità interne, ma non modificano il dato televisivo centrale: Raiuno mantenne il varietà e lo spazio riservato all’informazione si limitò a una breve interruzione.

    È proprio questa scelta, più che il comportamento personale del conduttore, a diventare il centro del caso.

    Un problema di palinsesto, prima ancora che di programmi

    Nei giorni successivi la vicenda supera rapidamente Scommettiamo che…?.

    Il presidente della Rai Walter Pedullà riconosce che la risposta della televisione pubblica non era stata adeguata alla situazione. Nel consiglio di amministrazione parla di una Rai non sufficientemente «in sintonia con il Paese» e la mancata modifica della programmazione del sabato sera viene riconosciuta come un errore.

    Il problema che emerge non riguarda quindi soltanto un varietà. Riguarda la capacità di un sistema televisivo organizzato attorno a reti, programmi e orari molto definiti di reagire quando un avvenimento imprevisto rende improvvisamente insufficiente la normale successione del palinsesto.

    Il caso di Capaci si inserisce così nel dibattito già aperto sull’informazione Rai e contribuisce ad accelerarlo. Nei giorni successivi vengono discusse formule che prevedono una distribuzione più continua delle notizie nell’arco della giornata, una maggiore agilità dei telegiornali e la possibilità di organizzare rapidamente appuntamenti straordinari davanti alle grandi emergenze.11

    Non si tratta di attribuire a quella singola sera una trasformazione complessiva della televisione italiana. Ma il 23 maggio rese visibile un problema che fino ad allora poteva rimanere nascosto nella normale organizzazione delle reti: in una grande emergenza, chi decide quando il palinsesto deve fermarsi?

    Il significato televisivo del 23 maggio

    A distanza di tempo, la particolarità televisiva di quella sera non sta semplicemente nel fatto che Scommettiamo che…? andò ugualmente in onda.

    Sta nel contrasto tra due televisioni che convivevano nello stesso sistema.

    Da una parte c’era la televisione del palinsesto, costruita con settimane di anticipo attorno agli appuntamenti fissi, ai grandi spettacoli del sabato, ai film e alla competizione per gli ascolti. Dall’altra c’era la televisione dell’immediatezza, che davanti a un evento improvviso aveva bisogno di interrompere, collegarsi, aggiornare continuamente e restare aperta alla notizia.

    Il 23 maggio 1992 queste due logiche si sovrapposero senza trovare immediatamente un equilibrio.

    Su Raiuno il pubblico passò, nel giro di pochi minuti, dalle scommesse e dagli ospiti di un varietà alle immagini dell’autostrada squarciata, per poi tornare nuovamente allo spettacolo. Su Raidue Pegaso occupò uno spazio più ampio; su Raitre il Tg3 prolungò la propria presenza; Tg5 e Studio Aperto realizzarono edizioni straordinarie. Canale 5, per una coincidenza del tutto indipendente dai fatti di Palermo, aveva invece già dovuto rinunciare al proprio varietà di punta.

    È in questa frammentazione che si comprende meglio la polemica successiva. Non fu soltanto una discussione sull’opportunità di mandare in onda un programma leggero poche ore dopo una strage. Fu anche una discussione su come la televisione dovesse comportarsi quando la realtà rompeva improvvisamente la programmazione prevista.

    E proprio per questo, più di trent’anni dopo, quei quattro minuti di Tg1 durante Scommettiamo che…? restano uno dei frammenti televisivi più significativi di quel 23 maggio: il momento in cui, per pochi istanti, l’emergenza entrò nel grande varietà del sabato sera e mostrò quanto difficile fosse, allora, decidere se e quando lo spettacolo dovesse fermarsi.

    1. Redazione, guida Radio & TV, l’Unità, 23 maggio 1992, p. 20. ↩︎
    2. Camera dei Deputati, XI legislatura, Discussioni, seduta del 15 gennaio 1993, risposta all’interpellanza sulla copertura Rai della strage di Capaci. ↩︎
    3. Redazione, “La strage vissuta al video”, Corriere della Sera, 25 maggio 1992 ↩︎
    4. Tg2 Pegaso: la strage di Capaci, Rai, 23 maggio 1992, RaiPlay, durata 63 minuti. ↩︎
    5. Silvia Garambois, “La Rai «copre» la strage con il varietà”, l’Unità, 25 maggio 1992, p. 9. ↩︎
    6. Camera dei Deputati, XI legislatura, Discussioni, seduta del 15 gennaio 1993, risposta all’interpellanza sulla copertura Rai della strage di Capaci. ↩︎
    7. Studio Aperto, edizione straordinaria, Italia 1, 23 maggio 1992; cfr. Antonio D’Oro, “La televisione italiana nella crisi del 1992”, Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, n. 49, 2022. ↩︎
    8. Redazione, “Niente Corrida, c’è sciopero”, La Stampa, 24 maggio 1992, p. 25. ↩︎
    9. Redazione, “Varietà anziché Tg. Rai Uno è tra le polemiche”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 maggio 1992, p. 6 ↩︎
    10. Redazione, “Frizzi non ha chiesto di sospendere il varietà”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 26 maggio 1992, p. 9. ↩︎
    11. Leandro Palestini, “La rivoluzione di Pedullà”, la Repubblica, 4 giugno 1992; Giuseppe Mazzarino, “Subito la riforma Rai, parola di Pedullà”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 1 giugno 1992, p. 2. ↩︎