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  • Raiuno, Cleopatra e il governo Amato: la diretta mancata del 28 giugno 1992

    Raiuno, Cleopatra e il governo Amato: la diretta mancata del 28 giugno 1992

    Il TG1 aveva preparato un collegamento straordinario dal Quirinale. Quando Giuliano Amato si presentò per leggere la lista dei ministri, però, Raiuno lasciò proseguire il film. Su Raitre il TG3 rimase invece in onda e trasmise l’annuncio in diretta.

    Domenica 28 giugno 1992 Giuliano Amato era al Quirinale per completare la formazione del suo primo governo. Nel pomeriggio avrebbe reso noti i nomi dei ministri; alle 18 era previsto il giuramento del nuovo esecutivo davanti al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.1

    Per la televisione era uno di quegli appuntamenti che richiedevano elasticità. L’orario dell’annuncio dipendeva dalla conclusione dell’incontro al Quirinale e i telegiornali dovevano essere pronti a inserirsi nel normale palinsesto.

    Quel pomeriggio, però, le due reti Rai coinvolte reagirono in maniera molto diversa.

    Raiuno passa dal TG1 al film

    Il TG1 delle 13.30 aveva avvertito i telespettatori che sarebbe seguito più tardi un collegamento straordinario con il Quirinale. Terminata l’edizione, Raiuno proseguì con la programmazione prevista e alle 14.15 avviò la messa in onda di Antonio e Cleopatra, il film diretto e interpretato da Charlton Heston.

    Su Raitre la situazione era differente. Alle 14.10 era cominciata l’edizione pomeridiana del TG3; alle 14.25 era in palinsesto il film Number One, mentre più avanti nel pomeriggio era prevista la diretta del Campionato italiano di ciclismo.2

    Quella differenza di pochi minuti nell’organizzazione dei due palinsesti sarebbe diventata decisiva.

    Poco dopo le 14, dal Quirinale arrivò il momento atteso. Alla redazione del TG1 era stato comunicato che Amato non sarebbe uscito dall’incontro con Scalfaro prima di quell’ora. Il caporedattore di turno chiese quindi la linea per un’eventuale edizione straordinaria.

    Alle 14.25 Amato era pronto a leggere la lista dei ministri.

    Il TG1, però, non tornò in onda.

    Le immagini provenienti dal Quirinale erano disponibili e i giornalisti potevano seguirle sui monitor interni. Dalla redazione continuarono le richieste per ottenere la linea, ma Raiuno non interruppe Antonio e Cleopatra. Contemporaneamente Raitre fece la scelta opposta: il TG3 delle 14.10 venne prolungato e la lettura della lista dei ministri fu trasmessa in diretta, facendo slittare il programma successivo.3

    Fotogramma di Raitre del 28 giugno 1992 durante la lettura della lista dei ministri al Quirinale, con il logo RAITRE visibile in basso a destra.
    Raitre durante la lettura della lista dei ministri del nuovo governo, 28 giugno 1992.

    Per alcuni minuti si produsse così una situazione singolare: su Raitre gli spettatori potevano assistere in diretta alla nascita del nuovo governo; su Raiuno continuava il film iniziato poco prima.

    Perché Antonio e Cleopatra continuò?

    Non c’era stato un guasto né mancava il collegamento con il Quirinale. La questione riguardava la decisione di interrompere o meno la programmazione della prima rete.

    La vicenda esplose già nelle ore successive. Il Comitato di redazione del TG1 protestò per non avere potuto realizzare l’edizione straordinaria e indicò come motivazione opposta alla richiesta l’«inopportunità di interrompere l’ennesima replica» di Antonio e Cleopatra.

    La stampa colse immediatamente il paradosso televisivo. Il Corriere della Sera titolò «Per la Rai meglio Cleopatra di Amato»; La Stampa scelse «Cleopatra batte Giuliano», precisando nel sottotitolo che al TG1 era stata negata la diretta dal Quirinale.

    Anche il direttore generale della Rai Gianni Pasquarelli prese le distanze dalla scelta, dando ragione alla protesta della redazione. Il responsabile del coordinamento televisivo Giovanni Salvi sostenne invece di avere autorizzato una «finestra» nel palinsesto, che non sarebbe stata correttamente recepita nella successiva catena decisionale.4

    Quando ormai la lettura dei ministri era terminata, venne prospettata al TG1 la possibilità di recuperare la notizia con un’edizione straordinaria in differita. La redazione decise di non farlo: trasmettere successivamente come straordinario ciò che Raitre aveva già mostrato in diretta avrebbe avuto ormai un significato televisivo molto diverso.

    La polemica, quindi, non riguardava semplicemente la mancata trasmissione di una notizia. Il TG1 era pronto, il segnale era disponibile e la diretta era stata richiesta. Ciò che non avvenne fu il passaggio decisivo: sospendere il programma in onda su Raiuno e restituire lo schermo all’informazione.

    Un problema già emerso dopo Capaci

    L’episodio arrivava appena cinque settimane dopo un’altra controversia che aveva coinvolto la Rai sul rapporto fra informazione e programmazione.

    La sera del 23 maggio 1992, dopo la strage di Capaci, all’interno dell’azienda erano sorte forti polemiche sulla gestione delle dirette straordinarie e sulla possibilità per i telegiornali di modificare i palinsesti delle reti. Nei giorni successivi il problema del coordinamento fra testate giornalistiche e programmazione era diventato oggetto di un confronto pubblico e interno alla Rai.5

    I due avvenimenti erano naturalmente molto diversi. Ma sul piano televisivo ponevano una questione comune: fino a che punto una redazione giornalistica poteva intervenire sul palinsesto quando una notizia richiedeva una diretta non prevista?

    Il 28 giugno il problema si presentò in una forma particolarmente evidente perché, questa volta, il confronto poteva essere osservato contemporaneamente su due canali della stessa azienda.

    La stessa notizia, due scelte diverse

    Raitre si trovava nella situazione più semplice: quando Amato apparve davanti alle telecamere il TG3 era già in onda. Bastò prolungare l’edizione delle 14.10 e rinviare l’inizio di Number One.

    Per Raiuno sarebbe stato necessario compiere un gesto televisivamente più netto: interrompere un film iniziato appena dieci minuti prima, aprire una finestra informativa e poi decidere come riprendere il programma.

    Fu proprio quel passaggio a non avvenire.

    Ed è questo, più della curiosità rappresentata dalla presenza di Antonio e Cleopatra, a rendere significativo l’episodio. Nello stesso momento la Rai disponeva della medesima notizia e delle medesime immagini, ma le due reti la trattarono in maniera diversa: una modificò immediatamente il palinsesto, l’altra mantenne la programmazione prevista.

    La vicenda rende visibile un aspetto della televisione dei primi anni Novanta che normalmente rimaneva dietro le quinte. Una diretta straordinaria non dipendeva soltanto dal lavoro del telegiornale o dalla disponibilità tecnica del collegamento: entravano in gioco anche la rete, il coordinamento della programmazione e la decisione di sacrificare ciò che in quel momento era già sullo schermo.

    Quel pomeriggio del 28 giugno 1992 il TG3 rimase sulla notizia. Il TG1, pur essendo pronto a entrarvi, dovette aspettare mentre su Raiuno proseguiva Antonio e Cleopatra.

    1. Presidenza della Repubblica, Diario storico, 28 giugno 1992, formazione e giuramento del I Governo Amato. Il Diario registra l’udienza di Amato per la proposta dei ministri e il giuramento delle ore 18. ↩︎
    2. Redazione, palinsesti televisivi di domenica 28 giugno 1992, La Stampa, 28 giugno 1992, p. 25. ↩︎
    3. Silvia Fumarola, “Il Tg snobbato da Raiuno”, la Repubblica, 30 giugno 1992, p. 33. ↩︎
    4. Redazione, “Protestano al Tg1. «Per la Rai meglio Cleopatra di Amato»”, Corriere della Sera, 29 giugno 1992; Mario Tortello, “Cleopatra batte Giuliano. Negata al Tg1 la diretta dal Quirinale”, La Stampa, 29 giugno 1992, p. 2. ↩︎
    5. Silvia Garambois, “La Rai «copre» la strage con il varietà. Polemiche per la decisione di non mandare in onda le dirette”, l’Unità, 25 maggio 1992, p. 9; Antonio Zollo, “Il «tradimento» di viale Mazzini. E la Fininvest dà una lezione al servizio pubblico”, l’Unità, 26 maggio 1992, p. 12. ↩︎
  • Scalfaro a reti unificate: cosa accadde in TV il 3 novembre 1993

    Scalfaro a reti unificate: cosa accadde in TV il 3 novembre 1993

    Poco dopo le 22.15 la normale programmazione televisiva italiana cominciò improvvisamente a cambiare. Partite, film e programmi lasciarono spazio alle edizioni straordinarie dei telegiornali in attesa di un messaggio del Presidente della Repubblica. Quasi venti minuti dopo, Oscar Luigi Scalfaro pronunciò in diretta il celebre «Io non ci sto». Ma cosa accadde realmente sui diversi canali quella sera?

    La sera di mercoledì 3 novembre 1993 la televisione italiana aveva una forte impronta calcistica. Si giocavano le coppe europee e due reti generaliste erano impegnate nella trasmissione di altrettanti incontri: Raiuno mandava in onda Cagliari-Trabzonspor, ritorno dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA, mentre Italia 1 seguiva Aberdeen-Torino.

    Era una normale serata televisiva d’autunno. Almeno fino a quando sui teleschermi cominciò a circolare la notizia che il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro avrebbe rivolto un messaggio straordinario agli italiani.

    Quello che seguì è rimasto nella memoria soprattutto attraverso una formula: «Scalfaro interruppe una partita di calcio». Una ricostruzione sostanzialmente fondata, ma che comprime in un unico momento una sequenza televisiva assai più complessa.

    La partita fu effettivamente interrotta. Il messaggio del Presidente, però, sarebbe cominciato soltanto diversi minuti dopo.

    Un Paese nel pieno della crisi

    Per comprendere quella sera bisogna tornare al clima dell’autunno del 1993.

    L’Italia attraversava uno dei momenti più convulsi della propria storia repubblicana. Le inchieste di Tangentopoli avevano travolto buona parte del sistema politico della Prima Repubblica, mentre lo scandalo dei fondi riservati del Sisde, il servizio segreto civile, aveva aperto un nuovo e delicatissimo fronte.

    Alcuni funzionari del servizio, coinvolti nelle indagini sull’utilizzo dei fondi riservati, avevano cominciato a chiamare in causa anche uomini politici e ministri dell’Interno. Il nome di Scalfaro, che tempo prima di salire al Quirinale aveva guidato il Viminale, finì a sua volta nelle dichiarazioni degli indagati.

    Il 3 novembre le nuove accuse contribuirono a rendere ancora più incandescente la giornata. In serata il Presidente decise di rivolgersi direttamente al Paese.

    «Il mio dovere primario è di non darla vinta a chi lavora allo sfascio», ha affermato Scalfaro davanti alle telecamere. E poi la frase destinata a entrare nella storia politica italiana: «A questo gioco al massacro, Io non ci sto!».

    La stampa del giorno successivo descrisse l’intervento come un messaggio trasmesso a reti unificate.1

    Ma prima che Scalfaro comparisse sugli schermi trascorsero diversi minuti. Ed è proprio in quel breve intervallo che i normali palinsesti televisivi vennero progressivamente smontati.

    Il “palinsesto zero”: cosa sarebbe dovuto andare in onda

    Per capire la portata della variazione è utile partire da quello che potremmo definire il “palinsesto zero”: la programmazione annunciata per quella sera prima che l’intervento del Presidente modificasse tutto.

    Su Raiuno il programma centrale della serata era Cagliari-Trabzonspor, incontro di Coppa UEFA. Al termine della gara, iniziata intorno alle 20.30, sarebbe dovuto andare in onda il TG1 di mezza sera, quindi la differita di Milan-Copenaghen, partita di Coppa dei Campioni disputata quella stessa sera a San Siro.

    Su Raidue era invece previsto un film della serie di Perry Mason, mentre Raitre proponeva I soliti ignoti e successivamente Milano, Italia.

    Anche le reti Fininvest avevano una programmazione ordinaria ben definita. Canale 5 trasmetteva il film televisivo Vittima d’amore, al quale avrebbe dovuto fare seguito alle 22.30 Spazio 5, settimanale d’attualità curato da Enrico Mentana. Su Italia 1, dopo Aberdeen-Torino, era prevista la rubrica Visto da Sud. Rete 4, invece, proponeva la soap opera Cuore selvaggio e successivamente, alle 22.30, I vitelloni di Federico Fellini.2

    Gran parte di quella fascia oraria non sarebbe però andata in onda esattamente come previsto.

    Raiuno: la partita viene davvero interrotta

    La documentazione video disponibile permette di ricostruire con particolare precisione ciò che avvenne su Raiuno.

    Cagliari-Trabzonspor è ormai agli sgoccioli. Il telecronista Carlo Nesti segnala che sono trascorsi 44 minuti e 50 secondi del secondo tempo.

    Poco dopo compare sullo schermo un sottopancia: «Alle 22.15 sarà trasmesso a reti unificate un messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro».

    Il gioco continua. Si arriva al novantesimo e comincia il recupero. Poi, mentre la partita è ancora materialmente in corso, la diretta dallo stadio viene abbandonata. Lo schermo sfuma brevemente al nero.3

    Il risultato di 0-0 stava ormai consegnando al Cagliari la qualificazione. Ma il pubblico televisivo di Raiuno non vide la conclusione ordinaria della diretta.

    Dell’interruzione rimane anche il ricordo delle proteste di alcuni tifosi cagliaritani, considerando che la qualificazione al successivo turno di coppa non era ancora stata sancita dal triplice fischio.4

    È quindi corretto affermare che Cagliari-Trabzonspor fu interrotta.

    Occorre però aggiungere una precisazione importante: non fu il discorso di Scalfaro a interrompere direttamente la partita.

    Il messaggio vero e proprio iniziò alle 22.32 e si concluse intorno alle 22.38. Tra l’abbandono della partita e l’apparizione del Presidente trascorse dunque un intervallo occupato dal TG1 e dall’attesa del collegamento con il Quirinale.

    La memoria collettiva ha finito per fondere i due momenti: la partita venne interrotta per il messaggio del Presidente, ma non dal messaggio del Presidente.

    Una fonte del giorno successivo precisa inoltre che su Raiuno, durante l’attesa, sarebbero stati trasmessi anche alcuni minuti di segnale orario: una circostanza che rese ancora meno comprensibile, agli occhi degli spettatori della partita, l’abbandono anticipato della diretta.5

    I telegiornali si preparano al Quirinale

    Mentre Raiuno abbandonava gli ultimi minuti della partita, nelle redazioni dei telegiornali era già iniziata una corsa per arrivare al Quirinale.

    Uno dei protagonisti di quella fase fu Emilio Fede. Secondo una ricostruzione pubblicata da La Stampa il giorno successivo, il TG4 fu il primo telegiornale a collegarsi in video con la sala del Quirinale.

    Erano immagini insolite. Il messaggio non era ancora iniziato: Scalfaro veniva ripreso durante i preparativi, mentre i tecnici sistemavano l’inquadratura e l’illuminazione. Comparvero persino le prove effettuate con un foglio bianco per verificare il riverbero delle luci.6

    Fede decise di mandare in onda quel materiale e di commentarlo in diretta.

    La scelta suscitò delle critiche perché rendeva pubbliche alcune fasi tecniche normalmente confinate dietro le quinte di una diretta istituzionale. Non era ancora il messaggio del Presidente, ma il segnale preparatorio proveniente dal Quirinale in bassa frequenza.

    Michele Serra, sull’Unità, ironizzò duramente sull’operazione: ricordò le immagini della scrivania, delle prove delle luci e persino Scalfaro che si versava dell’acqua minerale, trasformate dal TG4 in una sorta di anticipazione esclusiva.7

    La stessa sera si susseguirono rapidamente gli altri telegiornali. Secondo le cronache contemporanee, nel giro di pochi minuti le principali reti avevano modificato la propria programmazione per seguire l’avvicinarsi del messaggio.

    C’è anche un curioso retroscena relativo a Fede. Quella sera il direttore del TG4 si trovava a San Siro, dove si disputava Milan-Copenaghen. Saputo dell’imminente intervento del Presidente, avrebbe lasciato lo stadio per raggiungere rapidamente in taxi la redazione.8

    Canale 5: il film interrotto e Spazio 5 cancellato

    Su Canale 5 l’intervento dell’informazione straordinaria produsse una modifica ancora più evidente.

    Era in onda il film Vittima d’amore. Intorno alle 22.23 il TG5 prese la linea e il film venne sospeso quando mancava all’incirca un quarto d’ora alla sua conclusione.

    Il TG5 accompagnò quindi gli spettatori verso il messaggio di Scalfaro. Terminato il collegamento con il Quirinale, Canale 5 tornò brevemente al film per trasmetterne la parte finale, prima di aprire una nuova lunga finestra informativa.

    A farne le spese fu Spazio 5, il programma d’attualità di Enrico Mentana previsto alle 22.30, che quella sera non andò in onda.9

    È uno degli esempi più chiari di come l’intervento straordinario non occupò soltanto i sei minuti del discorso presidenziale, ma ridisegnò per molto più tempo la programmazione delle reti.

    Film, programmi e partite: reazioni diverse da rete a rete

    Le altre reti reagirono in modo diverso.

    Su Raidue il film venne interrotto soltanto a ridosso del messaggio. Il TG2 aprì il collegamento con un breve cappello introduttivo del conduttore. Scalfaro era già seduto e pronto a parlare e l’introduzione venne conclusa quando dalla regia arrivò il segnale che il Presidente poteva iniziare.10

    Su Raitre, invece, il TG3 tenne a lungo la linea, modificando inevitabilmente la fascia nella quale sarebbe dovuto andare in onda Milano, Italia.11

    Particolare il caso di Italia 1. Quella sera la rete trasmetteva Aberdeen-Torino, gara valida per il ritorno degli ottavi di finale Coppa delle Coppe. A differenza di Cagliari-Trabzonspor, con ogni probabilità Italia 1 è riuscita a portare a termine la partita, modificando soltanto la programmazione successiva.12

    Le due partite rappresentano così due esempi opposti della stessa serata: su Raiuno il calcio viene sacrificato nei minuti di recupero, prevalendo le esigenze istituzionali del servizio pubblico, mentre, su Italia 1, con ogni probabilità, l’incontro si conclude normalmente prima del passaggio all’informazione straordinaria.

    Alle 22.32 appare Scalfaro

    Dopo quasi venti minuti di attesa, collegamenti, edizioni straordinarie e modifiche ai programmi, intorno alle 22.32 sui teleschermi compare finalmente Oscar Luigi Scalfaro.

    Il Presidente parla per pochi minuti, ma la forza delle parole e il contesto nel quale vengono pronunciate trasformano immediatamente il messaggio in uno degli episodi televisivi e politici più ricordati degli anni Novanta.

    La televisione, per alcuni minuti, perde la propria frammentazione: Rai, Fininvest e Telemontecarlo trasmettono contemporaneamente il messaggio proveniente dal Quirinale.

    È l’immagine di una televisione generalista che nel 1993 conserva ancora la capacità di riunire nello stesso momento quasi l’intero pubblico nazionale.

    Quasi 23 milioni davanti allo stesso messaggio

    I dati d’ascolto rendono bene la dimensione dell’evento.

    Le rilevazioni pubblicate nei giorni successivi indicano oltre 22 milioni di telespettatori, con uno share complessivo pari circa al 95 per cento del pubblico che in quel momento aveva il televisore acceso.13

    Un risultato eccezionale persino per un messaggio del Presidente della Repubblica e superiore agli ascolti ottenuti dalle precedenti apparizioni straordinarie dal Quirinale.

    Per pochi minuti quasi tutta la televisione italiana aveva mostrato la stessa immagine.

    Una televisione unita e, allo stesso tempo, in competizione

    Rivista oggi, la sera del 3 novembre 1993 racconta qualcosa di più del celebre «Io non ci sto».

    Racconta innanzitutto come funzionava la televisione italiana di fronte a un’improvvisa emergenza istituzionale.

    I palinsesti non vennero semplicemente sospesi alle 22.32 per sei minuti. Cominciarono a sgretolarsi molto prima. La diretta di una partita fu sospesa durante il recupero, un film venne fermato poco prima della conclusione, un programma d’attualità fu cancellato, altre trasmissioni slittarono. Nel frattempo i telegiornali aprivano le proprie edizioni straordinarie e cercavano di arrivare per primi al Quirinale.

    Ed è proprio questo il secondo elemento interessante.

    Quella sera la televisione fu contemporaneamente unificata e competitiva.

    Unificata perché, quando Scalfaro cominciò a parlare, quasi tutte le grandi reti generaliste confluirono sullo stesso segnale.

    Competitiva perché nei minuti precedenti ogni redazione cercò di anticipare le altre: chi aprendo prima l’edizione straordinaria, chi collegandosi immediatamente con il Quirinale, chi utilizzando le immagini delle prove tecniche.

    È forse questa la fotografia televisivamente più significativa del 3 novembre 1993.

    Non soltanto la sera in cui Scalfaro pronunciò la celebre frase: «Io non ci sto». Ma la sera in cui, per prepararsi ad ascoltarlo, i palinsesti italiani cominciarono uno dopo l’altro a fermarsi.

    1. L’Unità, 4 novembre 1993, p. 1, «È gioco al massacro. Non ci sto» ↩︎
    2. La Stampa, 3 novembre 1993, p. 23, «Programmi di oggi» ↩︎
    3. Registrazione televisiva Raiuno, 3 novembre 1993, Cagliari-Trabzonspor, telecronaca di Carlo Nesti. Il filmato documenta il sottopancia relativo al messaggio presidenziale e l’interruzione della diretta durante il recupero. Link video (consultato il 13/08/2026): https://www.youtube.com/watch?v=dP3PTKRBhgU ↩︎
    4. Testimonianza orale raccolta dall’autore, agosto 2026. ↩︎
    5. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4»; Il Mattino, 5 novembre 1993, «Il messaggio in Tv sbanca l’Auditel. 22 milioni al video». ↩︎
    6. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
    7. Michele Serra, L’Unità, 5 novembre 1993, corsivo in prima pagina ↩︎
    8. Giorgio Dell’Arti, rubrica «Antenna», La Stampa, 6 novembre 1993, p. 19 ↩︎
    9. Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
    10. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
    11. Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
    12. Dal filmato integrale della partita trasmessa da Italia 1 non emergono interruzioni della diretta sino al termine dell’incontro. ↩︎
    13. Il Mattino, 5 novembre 1993, per il dato di 22.065.000 spettatori. ↩︎