La sera di domenica 29 agosto 1993, allo stadio Olimpico di Roma, Lazio e Foggia inaugurarono il loro campionato con uno 0-0. Sul campo non accadde nulla che sarebbe rimasto nella storia del calcio italiano. Davanti ai televisori, invece, quella partita segnò l’inizio di qualcosa destinato a cambiare profondamente le abitudini degli appassionati.
Per la prima volta una gara di Serie A era stata sottratta alla tradizionale contemporaneità della domenica pomeriggio e collocata stabilmente in prima serata per essere trasmessa in diretta da una televisione a pagamento. A mostrarla era TELE+2, il canale sportivo della piattaforma Telepiù.
Non era la prima volta che il pubblico italiano vedeva una partita del massimo campionato in diretta televisiva. La Rai aveva già trasmesso integralmente recuperi di gare rinviate, incontri collocati eccezionalmente fuori dal calendario ordinario e spareggi di fine stagione. Le partite della domenica, inoltre, venivano normalmente riprese per ricavarne immagini destinate a 90° minuto, alla Domenica Sportiva, alle sintesi e alle successive utilizzazioni televisive. La novità dell’estate 1993 era diversa: la diretta non nasceva più da un’eccezione del calendario, ma era il calendario a essere modificato appositamente per la televisione.1
Un’estate che cambiò la domenica calcistica
La svolta aveva preso forma durante le trattative per i diritti televisivi del campionato 1993-94. Nel nuovo assetto la Rai conservava il grande patrimonio del calcio in chiaro, mentre TELE+ otteneva un pacchetto di incontri destinati esclusivamente agli abbonati: 28 partite di Serie A e 32 di Serie B.
Per il calcio italiano significava introdurre due nuovi appuntamenti regolari: l’anticipo di Serie B al sabato sera e il posticipo di Serie A alla domenica. Le ultime sei giornate restavano escluse dall’esperimento, così da conservare la contemporaneità degli incontri nella fase decisiva del campionato.
L’accordo valeva circa 44 miliardi e 800 milioni di lire a stagione per tre anni. 2 Non si trattava ancora della pay-per-view che qualche anno più tardi avrebbe consentito di acquistare la singola partita: per vedere gli incontri di TELE+2 era necessario essere abbonati alla rete e possedere il decoder capace di decriptarne il segnale.3
L’ingresso della pay-TV nel campionato fu accolto con curiosità ma anche con molte resistenze. Dirigenti, tifosi e osservatori si interrogavano sulle conseguenze per gli stadi, sul costo dell’abbonamento e sulla trasformazione di una domenica calcistica costruita per decenni intorno alle partite giocate tutte alla stessa ora. Anche all’interno della Rai la cessione di un pacchetto di dirette a un concorrente venne letta da alcuni come una rinuncia strategica.
Il calcio italiano si avviava comunque nella stessa direzione già intrapresa da altri grandi campionati europei, dove anticipi, posticipi e televisioni a pagamento stavano progressivamente modificando gli orari delle partite.4
Quale sarebbe stata la prima?
La scelta della gara destinata a inaugurare la nuova epoca non fu immediata.
Alla fine di luglio la stampa indicava diverse possibilità. Per la Serie B si parlava inizialmente di Palermo-Fiorentina; per la Serie A circolarono i nomi di Lecce-Milan e Napoli-Sampdoria.5 Il problema non era soltanto sportivo: bisognava costruire un calendario capace di distribuire le apparizioni fra le squadre, garantire incontri appetibili agli abbonati e nello stesso tempo evitare che le società più importanti monopolizzassero l’offerta.
Il programma definitivo assegnò alla Serie B il primo appuntamento: sabato 28 agosto TELE+2 trasmise Monza-Padova. La sera successiva sarebbe toccato alla Serie A con Lazio-Foggia.
È quindi necessario distinguere due primati: Monza-Padova inaugurò il nuovo ciclo delle dirette a pagamento dei campionati italiani; Lazio-Foggia fu la prima partita di Serie A trasmessa in diretta a pagamento e il primo posticipo televisivo programmato della massima serie.6
La scelta aveva anche una particolarità tecnica e promozionale. L’inizio della trasmissione e i primi minuti dell’incontro sarebbero stati visibili in chiaro. Poi il segnale sarebbe stato criptato, lasciando le immagini soltanto agli abbonati.7
Per molti telespettatori italiani il confine fra la vecchia e la nuova televisione calcistica sarebbe apparso materialmente sullo schermo.
TELE+2 costruisce la sua domenica
La guida televisiva del 29 agosto permette di vedere quanto l’operazione fosse più ambiziosa della semplice trasmissione di novanta minuti di calcio.
TELE+2 proponeva alle 20 uno Speciale Serie A ed alle 20.30 la diretta di Lazio-Foggia. Dopo la partita erano previsti un nuovo Speciale Serie A e Studio Calcio.
La partita diventava dunque il centro di una vera serata televisiva, con un prima e un dopo costruiti appositamente per il nuovo pubblico pagante.
Anche la produzione delle immagini puntava a distinguersi. Quando la struttura dello stadio lo permetteva, TELE+2 utilizzava fino a dodici telecamere. Piccole telecamere grandangolari potevano essere installate all’interno delle porte, mentre altre apparecchiature mobili venivano collocate dietro la linea di fondo per offrire punti di vista diversi, in particolare sulle punizioni.
Il calcio a pagamento cercava quindi di vendere non soltanto l’esclusiva della partita, ma anche una realizzazione televisiva più ricca.
Il costo rende bene la portata della novità. Nell’agosto 1993 un decoder era in commercio a 149 mila lire; l’abbonamento a TELE+2 costava 38 mila lire al mese, mentre quello congiunto a TELE+1 e TELE+2 a 46 mila.8
Per vedere Lazio-Foggia dopo la criptazione bisognava dunque aver già scelto di entrare nel nuovo mondo della televisione a pagamento.

Due telecronache per una partita
TELE+2 aveva preparato anche un’altra novità.
Accanto alla telecronaca tradizionale affidata a Massimo Marianella, l’abbonato poteva scegliere un secondo commento: quello della Gialappa’s Band.
La soluzione sfruttava il doppio canale audio già utilizzato da TELE+1 per consentire la scelta fra la versione italiana e quella originale dei film. Attivando il comando normalmente destinato alla lingua alternativa, il telespettatore poteva quindi passare dalla telecronaca sportiva al commento satirico di Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci.9
L’idea, annunciata all’inizio di agosto, provocò però una delle polemiche più singolari della vigilia.
La Lega Calcio, e in particolare il presidente Luciano Nizzola, manifestò preoccupazione per una telecronaca definita dalla stampa perfino «demenziale»: si temeva che arbitri e dirigenti potessero diventare bersaglio delle battute del trio. Per alcuni giorni si parlò apertamente di censura preventiva.
La Gialappa’s reagì minacciando di abbandonare TELE+2. Se non fosse stata lasciata libera di commentare la partita secondo il proprio stile, avrebbe trasferito la telecronaca su Radio Deejay.10
A poche ore dal debutto la crisi rientrò. Dopo gli incontri fra i rappresentanti della pay-TV, la Lega e i componenti del gruppo, arrivò il via libera.11
Così la prima serata pay della Serie A portò con sé anche un piccolo esperimento linguistico: la stessa partita poteva essere raccontata contemporaneamente in due modi completamente differenti.
Il campionato parte con mezz’ora di ritardo
Anche l’orario della prima partita ebbe una storia particolare.
Il programma originario prevedeva Lazio-Foggia alle 20.30. Ma proprio nella giornata inaugurale del campionato i calciatori aderirono ad una protesta che prevedeva l’inizio degli incontri con trenta minuti di ritardo.
La stampa della mattina aveva già previsto entrambe le possibilità: diretta alle 20.30, oppure alle 21 in caso di conferma dello sciopero. La protesta non rientrò e Lazio-Foggia cominciò quindi alle 21.
La protesta regalò involontariamente a TELE+2 mezz’ora supplementare per presentare il suo primo posticipo di Serie A. Aldo Biscardi e lo studio continuarono il prepartita, alternando commenti e collegamenti con l’Olimpico fino al calcio d’inizio delle 21.12
Nel frattempo chi non possedeva un abbonamento poteva comunque seguire l’incontro attraverso la radio. La Rai continuava infatti a raccontare il campionato in diretta radiofonica: quella sera la radiocronaca accompagnava gli ascoltatori mentre le immagini integrali restavano patrimonio degli abbonati TELE+2.13
Era una fotografia perfetta di un sistema televisivo in trasformazione: il calcio continuava a essere un rito collettivo, ma non tutti potevano più vedere le stesse cose.
«Alle 21 si ferma la città»
A Foggia la novità assunse immediatamente una dimensione concreta.
La Gazzetta del Mezzogiorno raccontò l’attesa per la partita con un titolo efficace: «Alle 21 si ferma la città».
Secondo il quotidiano, a Foggia erano già circa un migliaio gli abbonati. Ma il decoder non significava necessariamente una visione domestica e individuale. Alcuni ristoranti avevano organizzato menu a prezzo contenuto con la partita proiettata su grande schermo; in altri casi erano state predisposte iniziative per assistere collettivamente alla diretta.14
La pay-TV, nata come servizio riservato a chi poteva permettersi un abbonamento, produceva così quasi subito nuove forme di visione condivisa.
Era una situazione paradossale: la partita diventava tecnicamente più esclusiva e nello stesso tempo poteva spingere gli spettatori a riunirsi in locali pubblici per aggirare, almeno socialmente, quella nuova separazione.
Uno 0-0 che cambiò molto
Lazio-Foggia terminò senza reti.
La Lazio di Dino Zoff, priva di Giuseppe Signori, non riuscì a superare il Foggia di Zdeněk Zeman. Il risultato sportivo sarebbe rimasto uno dei tanti 0-0 della stagione.
La vera notizia era ormai altrove.
Per decenni la televisione italiana aveva raccontato il campionato soprattutto dopo che le partite erano finite: i gol di 90° minuto, le immagini della Domenica Sportiva, la cronaca registrata di un tempo, le sintesi e le differite. Le dirette integrali erano esistite, ma come eccezioni legate a recuperi, spareggi o particolari collocazioni del calendario.
Dal 29 agosto 1993 il rapporto cominciò a rovesciarsi.
Una partita veniva scelta settimane prima, spostata dalla domenica pomeriggio, collocata in prima serata e trasformata nel centro di un programma televisivo destinato esclusivamente agli abbonati. Intorno ad essa si costruivano uno studio, un prepartita, un post-partita, una produzione tecnica dedicata e perfino la possibilità di scegliere la telecronaca.
Il sabato sera con la Serie B e la domenica sera con la Serie A aprivano così una nuova fase.
Negli anni successivi gli anticipi e i posticipi si sarebbero moltiplicati, sarebbero arrivati la pay-per-view, le piattaforme satellitari e infine lo streaming. La contemporaneità della domenica pomeriggio avrebbe progressivamente perso la centralità che aveva avuto per generazioni.
Nell’agosto del 1993 tutto questo era ancora all’inizio.
E forse proprio per questo Lazio-Foggia, una partita senza gol, resta un momento importante nella storia della televisione italiana: non perché quella sera la Serie A apparve per la prima volta in diretta su uno schermo, ma perché per la prima volta il calendario della Serie A venne costruito per trasmettere una partita, la domenica sera, attraverso il segnale criptato di una pay-TV.
- Pier Augusto Stagi, «Replica con la griffe del made in Italy», l’Unità, 25 aprile 1990, p. 31; Redazione, «Milan-Sampdoria, thrilling per l’Uefa», l’Unità, 23 maggio 1987, p. 22. ↩︎
- Roberto Beccantini, «La pay-Tv ha fatto gol. Ogni domenica sera una gara di A», La Stampa, 2 luglio 1993, p. 31. ↩︎
- Marcello Berengo Gardin, «Pago, dunque vedo la tv», l’Unità, 9 settembre 1996, p. 7. ↩︎
- Aurelio Benigno, «Juve e Toro in pay-tv? No, grazie», La Stampa, 30 luglio 1993, p. 42; Fabio Monti, «I posticipi criptati fanno scandalo ma sono un’abitudine europea», Corriere della Sera, 23 agosto 1993. ↩︎
- F. Mo., «Palermo-Fiorentina e forse Napoli-Samp inaugurano la pay-Tv», Corriere della Sera, 30 luglio 1993. ↩︎
- Redazione, «La Lega delude Telepiù. Lazio-Foggia è la prima», Corriere della Sera, 31 luglio 1993, p. 27. ↩︎
- La stampa, alla presentazione del telecalendario, annunciava che sarebbero rimasti in chiaro i primi tre minuti della partita. ↩︎
- Redazione, «I programmi di oggi in TV», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21; Giorgio Dell’Arti, «Telepiù», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
- Redazione, «Biscardi ingaggia la Gialappa’s», Corriere della Sera, 5 agosto 1993; Giorgio Dell’Arti, «Telepiù», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
- Alberto Costa, «Gialappa’s, scatta la censura preventiva», Corriere della Sera, 25 agosto 1993, p. 29; Redazione, «Gialappa’s – In onda come vogliamo o ce ne andiamo», La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 1993, p. 21. ↩︎
- Alberto Costa, «Sì alla Gialappa: “Nizzola è il nostro vero sponsor”», Corriere della Sera, 28 agosto 1993. ↩︎
- Nino De Feudis, «Foggia, esordio sotto le stelle», La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 agosto 1993, p. 21; Carlo Grandini, «“Negro lo chiameremo Di Colore”: cronaca di un’abbuffata di video-sport», Corriere della Sera, 30 agosto 1993. ↩︎
- Redazione, «I programmi di oggi in TV», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
- Ernesto Tardivo, «Alle 21 si ferma la città», La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎