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  • 18 novembre 1992. Scozia-Italia: la Nazionale tra Rai e Tele+2

    18 novembre 1992. Scozia-Italia: la Nazionale tra Rai e Tele+2

    Tele+2 acquistò i diritti della partita e annunciò che l’avrebbe trasmessa in chiaro. Poi la Rai cercò di rientrare in gioco e prese forma una soluzione inattesa: diretta criptata sulla pay-tv e differita sul servizio pubblico. Alla fine, il 18 novembre, la stessa partita andò in onda contemporaneamente su entrambe le reti.

    Nell’autunno del 1992 la televisione sportiva italiana stava cambiando più rapidamente di quanto fosse ancora possibile misurare. Tele+2, primo canale italiano interamente dedicato allo sport, trasmetteva parte della propria programmazione in forma criptata e cercava di allargare la base degli abbonati; Rai e Fininvest continuavano intanto a contendersi un mercato dei diritti che diventava sempre più costoso.

    In questo scenario entrò quasi all’improvviso Scozia-Italia, seconda partita degli azzurri nelle qualificazioni ai Mondiali di USA ’94, in programma a Glasgow il 18 novembre.

    Il risultato sportivo sarebbe stato uno 0-0. La storia televisiva della partita, invece, era cominciata quasi due mesi prima.

    Una partita che la Rai lasciò andare

    Il 25 settembre 1992 Tele+2 si aggiudicò i diritti italiani dell’incontro. La richiesta iniziale per l’esclusiva era di un miliardo e 200 milioni di lire. La Rai, che aveva cercato di ottenere una riduzione della cifra, non accettò quelle condizioni; Tele+2 si dichiarò invece disponibile e concluse l’operazione.

    Era un fatto insolito. Una partita ufficiale della Nazionale sfuggiva al tradizionale controllo televisivo della Rai e finiva nelle mani di una rete nata da poco più di un anno.

    Ma l’elemento che permette di leggere correttamente ciò che accadde dopo è un altro. Quando la notizia divenne pubblica, Tele+2 annunciò che Scozia-Italia sarebbe stata trasmessa in chiaro. Il canale avrebbe avuto la possibilità di riservarla ai propri abbonati, ma scelse inizialmente di renderla visibile anche senza decoder. «Potevamo farlo», spiegavano i dirigenti della rete riferendosi alla possibilità di criptare il segnale, ma si era deciso di offrire la partita a tutti gli spettatori.1

    L’operazione aveva comunque un evidente valore promozionale. Il 7 ottobre, quando la diretta su Tele+2 appariva ormai probabile, la programmazione prevista intorno all’incontro veniva descritta con pochi spot commerciali e molta promozione degli abbonamenti alla pay-tv. Era quindi possibile utilizzare un grande evento gratuito come vetrina per mostrare il canale a un pubblico molto più vasto di quello abituale.2

    Per alcune settimane, dunque, il problema non fu quello di una Nazionale visibile soltanto a pagamento. La vera novità era che la diretta sarebbe stata offerta da una televisione diversa dalla Rai.

    La Rai rientra nella partita

    La situazione cambiò alla fine di ottobre.

    La questione non riguardava soltanto il prestigio dell’emittente pubblica. C’era anche un problema molto concreto di copertura del territorio. Tele+2 utilizzava una rete terrestre che non raggiungeva l’intera popolazione italiana e, in alcune zone, la ricezione poteva richiedere interventi sull’antenna. Il ministro delle Poste Maurizio Pagani sollevò pubblicamente il problema: una partita della Nazionale, pur trasmessa in chiaro, rischiava comunque di non essere materialmente ricevibile da una parte degli spettatori. Lo stesso problema si sarebbe riproposto qualche anno dopo, quando Telemontecarlo acquisì i diritti per trasmettere Inghilterra-Italia.

    Le valutazioni sulla copertura erano contrastanti. Da parte governativa si parlava di una possibilità teorica di ricezione intorno al 75 per cento degli utenti, mentre Tele+2 rivendicava una copertura superiore all’85 per cento. Dietro le percentuali c’era però una questione che la televisione generalista aveva fino ad allora reso quasi invisibile: essere “in chiaro” non significava automaticamente essere ricevibili ovunque.

    La Rai cominciò così a trattare con Tele+2 per recuperare la partita.

    All’inizio di novembre l’ipotesi più accreditata era ancora quella di una cessione dei diritti al servizio pubblico. La Rai faceva valere anche il proprio contratto con la Federcalcio, nel quale era prevista una clausola che impegnava la Federazione a impedire la diffusione in Italia delle partite della Nazionale su canali diversi da quelli Rai. L’8 novembre le trattative con Tele+2 venivano definite già «spedite», e all’interno della TGS si riteneva ancora possibile riportare l’incontro integralmente sulla televisione pubblica.3

    Non sarebbe andata così.

    La diretta diventa a pagamento

    Nei giorni successivi prese forma un compromesso del tutto diverso.

    Tele+2 avrebbe mantenuto la diretta, ma l’avrebbe criptata per i propri abbonati. La Rai avrebbe trasmesso la stessa partita in chiaro con circa mezz’ora di ritardo.

    Era una soluzione che preservava il valore commerciale dell’acquisto effettuato da Tele+2: chi aveva il decoder avrebbe visto Scozia-Italia mentre si giocava; tutti gli altri avrebbero potuto seguirla gratuitamente poco dopo sulla Rai.

    Ed è in questo passaggio che, per alcuni giorni, nacque davvero la possibilità di una Nazionale in diretta soltanto a pagamento.

    È un dettaglio importante, perché quell’ipotesi non coincideva con il progetto annunciato quando Tele+2 aveva acquistato i diritti. A settembre la rete aveva previsto una diretta in chiaro; il criptato comparve invece all’interno della successiva trattativa con la Rai. La ricerca di un compromesso fra le due televisioni aveva quindi prodotto una soluzione più restrittiva, almeno per quanto riguardava la contemporaneità dell’evento.

    Il problema esplose immediatamente.

    L’11 e il 12 novembre il consiglio di amministrazione della Rai discusse a lungo la questione. La differita venne considerata insufficiente per un incontro della Nazionale di quella rilevanza. La linea che finì per prevalere fu sostanzialmente una: diretta oppure niente. L’accordo con Tele+2 fu rimesso in discussione e la trattativa ripartì.

    A quel punto Scozia-Italia non era più soltanto una partita acquistata da una televisione privata. La vicenda era diventata un confronto sul ruolo della Rai, sulla legittimità della pay-tv e persino su quali eventi sportivi dovessero restare accessibili contemporaneamente a tutti.

    Il compromesso finale: due dirette, entrambe in chiaro

    La soluzione arrivò il 12 novembre e fu resa pubblica il giorno successivo.

    La Rai avrebbe trasmesso Scozia-Italia in diretta. Tele+2 avrebbe conservato a sua volta la propria diretta, rinunciando però, per quella sera, al criptato: anche il suo segnale sarebbe stato in chiaro.

    Il costo complessivo dell’operazione rimaneva intorno a 1,2 miliardi di lire: circa 800 milioni a carico della Rai e 400 milioni a carico di Tele+2. Un ruolo decisivo nella mediazione fu svolto dal presidente federale Antonio Matarrese. Il compromesso consentiva alla Rai di non rinunciare alla contemporaneità dell’evento e a Tele+2 di mantenere un diritto che aveva acquistato regolarmente sul mercato.

    Ne usciva una situazione che poche settimane prima sarebbe apparsa altrettanto inconsueta dell’esclusiva Tele+: la stessa partita della Nazionale sarebbe stata trasmessa in diretta da due televisioni concorrenti.4

    La battaglia sui diritti era conclusa. Cominciava quella sul programma.

    Raiuno e Tele+2 preparano due partite diverse

    Una volta recuperata la diretta, la Rai non si limitò ai novanta minuti.

    Su Raiuno il collegamento sarebbe cominciato alle 20.43, con Gianni Cerqueti in studio. Bruno Pizzul avrebbe introdotto l’atmosfera dell’Ibrox Park, mentre il prepartita comprendeva servizi sull’Italia e sulla Scozia e materiali dedicati ai precedenti incontri tra le due Nazionali. Durante l’intervallo erano previsti sei minuti di pubblicità, le immagini principali del primo tempo e un servizio sulla partita disputata nel pomeriggio dalla Nazionale Under 21.

    La telecronaca era affidata a Bruno Pizzul, in quegli anni la voce ormai immediatamente riconoscibile della Nazionale.

    Tele+2 costruì una copertura ancora più lunga, dalle ore 20 fino al dopopartita. Lo studio era a Milano, con Giorgio Porra, Daniele Massaro e Franco Causio; a Glasgow operava Rino Tommasi, affiancato da ospiti e inviati. La telecronaca venne affidata a Massimo Marianella, giovane voce specializzata soprattutto nel calcio inglese, chiamato a raccontare la partita da solo.

    Persino alcuni dettagli organizzativi mostravano le conseguenze della diversa storia con cui le due emittenti erano arrivate all’appuntamento. Tele+2, titolare dei diritti da settembre, aveva avuto il tempo di prenotare postazioni sul campo e in tribuna stampa; la Rai, rientrata nella diretta soltanto negli ultimi giorni, disponeva di una struttura più improvvisata per alcune attività a bordo campo.

    Il 18 novembre non ci sarebbe stata quindi una semplice duplicazione del segnale. Raiuno e Tele+2 costruirono due programmi intorno alle stesse immagini, con studi, inviati, commentatori e linguaggi differenti.5

    Fotogramma della diretta Tele+2 di Scozia-Italia del 18 novembre 1992, con il logo Tele+2 e la scritta “DIRETTA” in sovrimpressione.
    Un fotogramma della diretta di Scozia-Italia trasmessa da Tele+2 il 18 novembre 1992, tratto da una registrazione VHS.

    Pizzul e Marianella, due modi di raccontare la stessa partita

    Poco prima delle nove di sera le due telecronache arrivarono contemporaneamente nelle case italiane.

    Alle 20.55 Bruno Pizzul salutava gli spettatori di Raiuno da Glasgow. Pochi minuti dopo, su Tele+2, Massimo Marianella apriva la propria cronaca. La partita della Nazionale italiana veniva così raccontata nello stesso momento da Raiuno e Tele+2, con due telecronache differenti.

    Il confronto divenne inevitabile.

    Il giorno successivo Aldo Grasso sul Corriere della Sera intitolò il suo commento “L’azzurro diviso a metà” e osservò che, già durante gli ultimi Mondiali, la stessa partita poteva essere vista contemporaneamente su Rai e Telemontecarlo; quella sera, però, la situazione aveva un significato diverso, perché a confrontarsi erano il servizio pubblico e una televisione sportiva nata anche intorno al modello della pay-tv.

    Grasso sintetizzò l’anomalia con una formula efficace: «l’Italia si sdoppia».6

    Le differenze erano percepibili soprattutto nel commento. Pizzul manteneva il registro familiare che aveva accompagnato per anni le partite degli azzurri, con maggiore partecipazione nelle azioni italiane. Marianella adottava un tono più controllato, frasi brevi e un ritmo vicino alla telecronaca britannica.

    Antonio Dipollina, su la Repubblica, notò anche un curioso effetto della contemporaneità: davanti alla stessa azione i due cronisti finivano talvolta per pronunciare quasi nello stesso istante parole molto simili. Ma proprio da quella inevitabile sovrapposizione emergevano meglio le differenze di stile. Non erano soltanto due canali che mostravano la stessa partita: erano due modi di costruire televisivamente lo stesso evento.7

    Sul campo, Scozia e Italia chiusero 0-0. Sullo schermo, il confronto era stato molto meno equilibrato nei numeri.

    Dodici milioni contro una televisione ancora senza Auditel

    La diretta di Raiuno raccolse una media di circa 12 milioni e mezzo di telespettatori, con il 42,87 per cento di share. Il picco arrivò tra le 22.40 e le 22.45, quando davanti a Raiuno furono stimati 13 milioni e 484 mila spettatori.

    Tele+2 non veniva rilevata direttamente dall’Auditel. Una stima costruita attraverso l’aumento della voce “altre televisioni” collocò il pubblico della rete tra 400 e 500 mila persone.8 Non era un confronto numerico realmente competitivo: Raiuno conservava una forza di penetrazione incomparabilmente superiore.

    Ma il significato televisivo della serata non stava principalmente nel risultato degli ascolti.

    Tele+2 era riuscita a comprare autonomamente un incontro ufficiale della Nazionale, aveva costretto la Rai a negoziare per recuperarlo e, alla fine, aveva trasmesso la stessa partita nello stesso momento del servizio pubblico. Per una sera lo spettatore che riceveva entrambe le reti poteva persino scegliere quale telecronaca ascoltare.

    Pochi mesi prima sarebbe stato difficile immaginare una simile alternativa intorno agli azzurri.

    Una partita, tre possibili televisioni

    La storia di Scozia-Italia del 1992 è interessante soprattutto perché, nell’arco di meno di due mesi, la stessa partita assunse tre diverse configurazioni televisive.

    All’inizio doveva essere una diretta esclusiva di Tele+2, ma in chiaro: una grande vetrina per far conoscere il nuovo canale sportivo.

    Poi, quando la Rai cercò di rientrare nell’evento, prese forma la soluzione più controversa: Tele+2 in diretta criptata per gli abbonati e Rai in differita.

    Infine arrivò il compromesso che gli spettatori videro davvero il 18 novembre: due dirette contemporanee, entrambe in chiaro.

    Non fu dunque la prima partita della Nazionale riservata a una pay-tv: quella possibilità rimase soltanto una fase, breve ma molto discussa, della trattativa. Fu invece uno dei primi casi in cui apparve con grande evidenza che i diritti di un evento fino ad allora quasi automaticamente associato alla Rai potevano essere acquistati da un altro soggetto e costringere il servizio pubblico a confrontarsi con un mercato televisivo ormai diverso.

    E quando il pallone cominciò a rotolare sull’erba dell’Ibrox Park, quella trasformazione diventò visibile nel modo più semplice possibile: lo stesso azzurro, nello stesso momento, su due canali diversi.


    1. Redazione, “Sarà in «chiaro». La Scozia e l’Italia su Tele+2”, La Stampa, 26 settembre 1992, p. 28. ↩︎
    2. Redazione, “Scozia-Italia andrà su Tele+2”, La Stampa, 7 ottobre 1992, p. 31. ↩︎
    3. Redazione, “Lo sci tutto sulla Rai. Forse anche Scozia-Italia”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 novembre 1992, p. 30. ↩︎
    4. Eugenio Capodacqua, “Calma, vedrete tutti l’Italia”, la Repubblica, 13 novembre 1992, p. 25; Massimo Fabbricini, “La Rai paga: Scozia-Italia in diretta”, Corriere della Sera, 13 novembre 1992, p. 41. ↩︎
    5. Massimo Fabbricini, “La Rai gioca d’anticipo per combattere la pay-tv”, Corriere della Sera, 18 novembre 1992. ↩︎
    6. Aldo Grasso, “L’azzurro diviso a metà”, Corriere della Sera, 19 novembre 1992. ↩︎
    7. Antonio Dipollina, “Rai contro Tele+, questione di toni”, la Repubblica, 19 novembre 1992, p. 25. ↩︎
    8. Redazione, “Rai contro Tele+2, per ora non c’è gara”, la Repubblica, 20 novembre 1992, p. 25. ↩︎
  • 29 agosto 1993. Lazio-Foggia: il debutto della Serie A in pay-TV

    29 agosto 1993. Lazio-Foggia: il debutto della Serie A in pay-TV

    La sera di domenica 29 agosto 1993, allo stadio Olimpico di Roma, Lazio e Foggia inaugurarono il loro campionato con uno 0-0. Sul campo non accadde nulla che sarebbe rimasto nella storia del calcio italiano. Davanti ai televisori, invece, quella partita segnò l’inizio di qualcosa destinato a cambiare profondamente le abitudini degli appassionati.

    Per la prima volta una gara di Serie A era stata sottratta alla tradizionale contemporaneità della domenica pomeriggio e collocata stabilmente in prima serata per essere trasmessa in diretta da una televisione a pagamento. A mostrarla era TELE+2, il canale sportivo della piattaforma Telepiù.

    Non era la prima volta che il pubblico italiano vedeva una partita del massimo campionato in diretta televisiva. La Rai aveva già trasmesso integralmente recuperi di gare rinviate, incontri collocati eccezionalmente fuori dal calendario ordinario e spareggi di fine stagione. Le partite della domenica, inoltre, venivano normalmente riprese per ricavarne immagini destinate a 90° minuto, alla Domenica Sportiva, alle sintesi e alle successive utilizzazioni televisive. La novità dell’estate 1993 era diversa: la diretta non nasceva più da un’eccezione del calendario, ma era il calendario a essere modificato appositamente per la televisione.1

    Un’estate che cambiò la domenica calcistica

    La svolta aveva preso forma durante le trattative per i diritti televisivi del campionato 1993-94. Nel nuovo assetto la Rai conservava il grande patrimonio del calcio in chiaro, mentre TELE+ otteneva un pacchetto di incontri destinati esclusivamente agli abbonati: 28 partite di Serie A e 32 di Serie B.

    Per il calcio italiano significava introdurre due nuovi appuntamenti regolari: l’anticipo di Serie B al sabato sera e il posticipo di Serie A alla domenica. Le ultime sei giornate restavano escluse dall’esperimento, così da conservare la contemporaneità degli incontri nella fase decisiva del campionato.

    L’accordo valeva circa 44 miliardi e 800 milioni di lire a stagione per tre anni. 2 Non si trattava ancora della pay-per-view che qualche anno più tardi avrebbe consentito di acquistare la singola partita: per vedere gli incontri di TELE+2 era necessario essere abbonati alla rete e possedere il decoder capace di decriptarne il segnale.3

    L’ingresso della pay-TV nel campionato fu accolto con curiosità ma anche con molte resistenze. Dirigenti, tifosi e osservatori si interrogavano sulle conseguenze per gli stadi, sul costo dell’abbonamento e sulla trasformazione di una domenica calcistica costruita per decenni intorno alle partite giocate tutte alla stessa ora. Anche all’interno della Rai la cessione di un pacchetto di dirette a un concorrente venne letta da alcuni come una rinuncia strategica.

    Il calcio italiano si avviava comunque nella stessa direzione già intrapresa da altri grandi campionati europei, dove anticipi, posticipi e televisioni a pagamento stavano progressivamente modificando gli orari delle partite.4

    Quale sarebbe stata la prima?

    La scelta della gara destinata a inaugurare la nuova epoca non fu immediata.

    Alla fine di luglio la stampa indicava diverse possibilità. Per la Serie B si parlava inizialmente di Palermo-Fiorentina; per la Serie A circolarono i nomi di Lecce-Milan e Napoli-Sampdoria.5 Il problema non era soltanto sportivo: bisognava costruire un calendario capace di distribuire le apparizioni fra le squadre, garantire incontri appetibili agli abbonati e nello stesso tempo evitare che le società più importanti monopolizzassero l’offerta.

    Il programma definitivo assegnò alla Serie B il primo appuntamento: sabato 28 agosto TELE+2 trasmise Monza-Padova. La sera successiva sarebbe toccato alla Serie A con Lazio-Foggia.

    È quindi necessario distinguere due primati: Monza-Padova inaugurò il nuovo ciclo delle dirette a pagamento dei campionati italiani; Lazio-Foggia fu la prima partita di Serie A trasmessa in diretta a pagamento e il primo posticipo televisivo programmato della massima serie.6

    La scelta aveva anche una particolarità tecnica e promozionale. L’inizio della trasmissione e i primi minuti dell’incontro sarebbero stati visibili in chiaro. Poi il segnale sarebbe stato criptato, lasciando le immagini soltanto agli abbonati.7

    Per molti telespettatori italiani il confine fra la vecchia e la nuova televisione calcistica sarebbe apparso materialmente sullo schermo.

    TELE+2 costruisce la sua domenica

    La guida televisiva del 29 agosto permette di vedere quanto l’operazione fosse più ambiziosa della semplice trasmissione di novanta minuti di calcio.

    TELE+2 proponeva alle 20 uno Speciale Serie A ed alle 20.30 la diretta di Lazio-Foggia. Dopo la partita erano previsti un nuovo Speciale Serie A e Studio Calcio.

    La partita diventava dunque il centro di una vera serata televisiva, con un prima e un dopo costruiti appositamente per il nuovo pubblico pagante.

    Anche la produzione delle immagini puntava a distinguersi. Quando la struttura dello stadio lo permetteva, TELE+2 utilizzava fino a dodici telecamere. Piccole telecamere grandangolari potevano essere installate all’interno delle porte, mentre altre apparecchiature mobili venivano collocate dietro la linea di fondo per offrire punti di vista diversi, in particolare sulle punizioni.

    Il calcio a pagamento cercava quindi di vendere non soltanto l’esclusiva della partita, ma anche una realizzazione televisiva più ricca.

    Il costo rende bene la portata della novità. Nell’agosto 1993 un decoder era in commercio a 149 mila lire; l’abbonamento a TELE+2 costava 38 mila lire al mese, mentre quello congiunto a TELE+1 e TELE+2 a 46 mila.8

    Per vedere Lazio-Foggia dopo la criptazione bisognava dunque aver già scelto di entrare nel nuovo mondo della televisione a pagamento.

    Fotogramma della diretta TELE+2 di Lazio-Foggia del 29 agosto 1993, con i giocatori in campo e il logo “TELE+2 DIRETTA” in alto a destra.
    Lazio-Foggia del 29 agosto 1993, primo posticipo di Serie A trasmesso in diretta a pagamento su TELE+2.

    Due telecronache per una partita

    TELE+2 aveva preparato anche un’altra novità.

    Accanto alla telecronaca tradizionale affidata a Massimo Marianella, l’abbonato poteva scegliere un secondo commento: quello della Gialappa’s Band.

    La soluzione sfruttava il doppio canale audio già utilizzato da TELE+1 per consentire la scelta fra la versione italiana e quella originale dei film. Attivando il comando normalmente destinato alla lingua alternativa, il telespettatore poteva quindi passare dalla telecronaca sportiva al commento satirico di Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci.9

    L’idea, annunciata all’inizio di agosto, provocò però una delle polemiche più singolari della vigilia.

    La Lega Calcio, e in particolare il presidente Luciano Nizzola, manifestò preoccupazione per una telecronaca definita dalla stampa perfino «demenziale»: si temeva che arbitri e dirigenti potessero diventare bersaglio delle battute del trio. Per alcuni giorni si parlò apertamente di censura preventiva.

    La Gialappa’s reagì minacciando di abbandonare TELE+2. Se non fosse stata lasciata libera di commentare la partita secondo il proprio stile, avrebbe trasferito la telecronaca su Radio Deejay.10

    A poche ore dal debutto la crisi rientrò. Dopo gli incontri fra i rappresentanti della pay-TV, la Lega e i componenti del gruppo, arrivò il via libera.11

    Così la prima serata pay della Serie A portò con sé anche un piccolo esperimento linguistico: la stessa partita poteva essere raccontata contemporaneamente in due modi completamente differenti.

    Il campionato parte con mezz’ora di ritardo

    Anche l’orario della prima partita ebbe una storia particolare.

    Il programma originario prevedeva Lazio-Foggia alle 20.30. Ma proprio nella giornata inaugurale del campionato i calciatori aderirono ad una protesta che prevedeva l’inizio degli incontri con trenta minuti di ritardo.

    La stampa della mattina aveva già previsto entrambe le possibilità: diretta alle 20.30, oppure alle 21 in caso di conferma dello sciopero. La protesta non rientrò e Lazio-Foggia cominciò quindi alle 21.

    La protesta regalò involontariamente a TELE+2 mezz’ora supplementare per presentare il suo primo posticipo di Serie A. Aldo Biscardi e lo studio continuarono il prepartita, alternando commenti e collegamenti con l’Olimpico fino al calcio d’inizio delle 21.12

    Nel frattempo chi non possedeva un abbonamento poteva comunque seguire l’incontro attraverso la radio. La Rai continuava infatti a raccontare il campionato in diretta radiofonica: quella sera la radiocronaca accompagnava gli ascoltatori mentre le immagini integrali restavano patrimonio degli abbonati TELE+2.13

    Era una fotografia perfetta di un sistema televisivo in trasformazione: il calcio continuava a essere un rito collettivo, ma non tutti potevano più vedere le stesse cose.

    «Alle 21 si ferma la città»

    A Foggia la novità assunse immediatamente una dimensione concreta.

    La Gazzetta del Mezzogiorno raccontò l’attesa per la partita con un titolo efficace: «Alle 21 si ferma la città».

    Secondo il quotidiano, a Foggia erano già circa un migliaio gli abbonati. Ma il decoder non significava necessariamente una visione domestica e individuale. Alcuni ristoranti avevano organizzato menu a prezzo contenuto con la partita proiettata su grande schermo; in altri casi erano state predisposte iniziative per assistere collettivamente alla diretta.14

    La pay-TV, nata come servizio riservato a chi poteva permettersi un abbonamento, produceva così quasi subito nuove forme di visione condivisa.

    Era una situazione paradossale: la partita diventava tecnicamente più esclusiva e nello stesso tempo poteva spingere gli spettatori a riunirsi in locali pubblici per aggirare, almeno socialmente, quella nuova separazione.

    Uno 0-0 che cambiò molto

    Lazio-Foggia terminò senza reti.

    La Lazio di Dino Zoff, priva di Giuseppe Signori, non riuscì a superare il Foggia di Zdeněk Zeman. Il risultato sportivo sarebbe rimasto uno dei tanti 0-0 della stagione.

    La vera notizia era ormai altrove.

    Per decenni la televisione italiana aveva raccontato il campionato soprattutto dopo che le partite erano finite: i gol di 90° minuto, le immagini della Domenica Sportiva, la cronaca registrata di un tempo, le sintesi e le differite. Le dirette integrali erano esistite, ma come eccezioni legate a recuperi, spareggi o particolari collocazioni del calendario.

    Dal 29 agosto 1993 il rapporto cominciò a rovesciarsi.

    Una partita veniva scelta settimane prima, spostata dalla domenica pomeriggio, collocata in prima serata e trasformata nel centro di un programma televisivo destinato esclusivamente agli abbonati. Intorno ad essa si costruivano uno studio, un prepartita, un post-partita, una produzione tecnica dedicata e perfino la possibilità di scegliere la telecronaca.

    Il sabato sera con la Serie B e la domenica sera con la Serie A aprivano così una nuova fase.

    Negli anni successivi gli anticipi e i posticipi si sarebbero moltiplicati, sarebbero arrivati la pay-per-view, le piattaforme satellitari e infine lo streaming. La contemporaneità della domenica pomeriggio avrebbe progressivamente perso la centralità che aveva avuto per generazioni.

    Nell’agosto del 1993 tutto questo era ancora all’inizio.

    E forse proprio per questo Lazio-Foggia, una partita senza gol, resta un momento importante nella storia della televisione italiana: non perché quella sera la Serie A apparve per la prima volta in diretta su uno schermo, ma perché per la prima volta il calendario della Serie A venne costruito per trasmettere una partita, la domenica sera, attraverso il segnale criptato di una pay-TV.


    1. Pier Augusto Stagi, «Replica con la griffe del made in Italy», l’Unità, 25 aprile 1990, p. 31; Redazione, «Milan-Sampdoria, thrilling per l’Uefa», l’Unità, 23 maggio 1987, p. 22. ↩︎
    2. Roberto Beccantini, «La pay-Tv ha fatto gol. Ogni domenica sera una gara di A», La Stampa, 2 luglio 1993, p. 31. ↩︎
    3. Marcello Berengo Gardin, «Pago, dunque vedo la tv», l’Unità, 9 settembre 1996, p. 7. ↩︎
    4. Aurelio Benigno, «Juve e Toro in pay-tv? No, grazie», La Stampa, 30 luglio 1993, p. 42; Fabio Monti, «I posticipi criptati fanno scandalo ma sono un’abitudine europea», Corriere della Sera, 23 agosto 1993. ↩︎
    5. F. Mo., «Palermo-Fiorentina e forse Napoli-Samp inaugurano la pay-Tv», Corriere della Sera, 30 luglio 1993. ↩︎
    6. Redazione, «La Lega delude Telepiù. Lazio-Foggia è la prima», Corriere della Sera, 31 luglio 1993, p. 27. ↩︎
    7. La stampa, alla presentazione del telecalendario, annunciava che sarebbero rimasti in chiaro i primi tre minuti della partita. ↩︎
    8. Redazione, «I programmi di oggi in TV», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21; Giorgio Dell’Arti, «Telepiù», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    9. Redazione, «Biscardi ingaggia la Gialappa’s», Corriere della Sera, 5 agosto 1993; Giorgio Dell’Arti, «Telepiù», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    10. Alberto Costa, «Gialappa’s, scatta la censura preventiva», Corriere della Sera, 25 agosto 1993, p. 29; Redazione, «Gialappa’s – In onda come vogliamo o ce ne andiamo», La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    11. Alberto Costa, «Sì alla Gialappa: “Nizzola è il nostro vero sponsor”», Corriere della Sera, 28 agosto 1993. ↩︎
    12. Nino De Feudis, «Foggia, esordio sotto le stelle», La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 agosto 1993, p. 21; Carlo Grandini, «“Negro lo chiameremo Di Colore”: cronaca di un’abbuffata di video-sport», Corriere della Sera, 30 agosto 1993. ↩︎
    13. Redazione, «I programmi di oggi in TV», La Stampa, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎
    14. Ernesto Tardivo, «Alle 21 si ferma la città», La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 agosto 1993, p. 21. ↩︎