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  • Elezioni 1994 in TV: exit poll, dirette e maratone elettorali

    Elezioni 1994 in TV: exit poll, dirette e maratone elettorali

    Il 28 marzo Rai, Fininvest e Telemontecarlo si contesero exit poll, proiezioni e prime reazioni. Intanto le televisioni locali costruivano maratone proprie, dalle prefetture alle piazze.

    La chiusura dei seggi era prevista per le 22 di lunedì 28 marzo 1994, al termine di due giornate di voto destinate a ridisegnare profondamente il Parlamento italiano. Era la prima elezione politica con il nuovo sistema prevalentemente maggioritario introdotto l’anno precedente; il quadro dei partiti era cambiato e tra i protagonisti c’era Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia e proprietario del principale gruppo televisivo privato nazionale.

    Per la televisione, però, la notte elettorale era cominciata molto prima delle 22. Le reti avevano preparato lunghe dirette, studi diversi, collegamenti con le sedi dei partiti e con le piazze, ospiti, giochi, satira e soprattutto una complessa macchina di rilevazione del voto.

    Gli exit poll non erano una novità assoluta: erano stati utilizzati anche nelle elezioni politiche del 1992. Due anni dopo, tuttavia, avevano assunto un peso diverso. Erano diventati il punto di partenza di una vera competizione fra reti, ciascuna intenzionata a fornire per prima il quadro più attendibile del risultato.

    Tre reti, tre modi di aspettare il risultato

    La Rai scelse di occupare la prima serata prima ancora della chiusura dei seggi, ma senza trasformare le tre reti in copie dello stesso programma.

    Su Raiuno la serata cominciò alle 20.40. Aspettando i risultati metteva insieme informazione e spettacolo attraverso più studi e collegamenti: Mara Venier e Lilli Gruber, il Salone Margherita con il Bagaglino, gli interventi dei giornalisti e, progressivamente, il centro informativo del Tg1 a Saxa Rubra. Poco prima delle 22 il baricentro si spostava sempre più verso l’informazione, con Demetrio Volcic e Piero Badaloni impegnati nella lunga lettura dei dati, nei collegamenti con i partiti e nelle prime reazioni politiche.

    Era una formula che conservava qualcosa della televisione generalista di quegli anni: l’attesa del voto non veniva separata nettamente dal varietà. Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta e Valeria Marini potevano comparire nello stesso contenitore che, pochi minuti dopo, avrebbe dovuto spiegare composizione del Parlamento e rapporti di forza fra le coalizioni.

    La struttura della serata prevedeva alcuni passaggi comuni a tutta l’offerta Rai: alle 22 gli exit poll, più tardi le proiezioni del Senato, quindi nella parte finale della notte quelle della Camera. Su Raiuno il contenitore arrivava così fino alle ultime elaborazioni, prima del ritorno alla programmazione notturna.

    Su Raidue il punto di partenza era invece I fatti vostri. Giancarlo Magalli continuava a presidiare la sua “piazza”, inizialmente con il consueto miscuglio di ospiti, musica e giochi. Con l’avvicinarsi delle 22 la linea veniva ceduta sempre più spesso alla redazione del Tg2 e agli studi informativi: Carmen Lasorella e Mimmo Liguoro da via Teulada, Mariolina Sattanino e Michele Cucuzza da Saxa Rubra. I risultati interrompevano il programma, poi la piazza riprendeva, fino al collegamento successivo. La notte del voto diventava così una continua alternanza fra intrattenimento e aggiornamento giornalistico. Gli speciali del Tg2 sarebbero proseguiti, con ulteriori finestre, fino alle prime ore del mattino.

    Studio di Raidue durante la serata elettorale del 28 marzo 1994, con due conduttori e un collegamento esterno visualizzato sul grande schermo.

    La maratona di Raidue alternava lo studio ai collegamenti esterni e agli aggiornamenti sui risultati.

    Raitre aveva scelto la formula più riconoscibile. Alle 20.30 partiva Scommettiamo sul rosso, sul nero o sullo zero?, con Michele Santoro alla conduzione. Un contenitore nato dall’incontro fra Il rosso e il nero, il Tg3 e l’universo di Quelli che il calcio. Federica Sciarelli seguiva la parte informativa, Fabio Fazio interveniva da Milano, mentre nello studio di Santoro si alternavano giornalisti, intellettuali e personaggi dello spettacolo.

    C’era perfino un “Totovoto”: una schedina con tredici pronostici, uno sullo schieramento vincente e gli altri dedicati ad alcuni collegi uninominali. Il pubblico poteva telefonare e giocare indicando “1” per la destra, “X” per il centro e “2” per la sinistra. Era un modo quasi calcistico di accompagnare l’attesa, perfettamente coerente con una serata in cui informazione, spettacolo e partecipazione del pubblico si mescolavano continuamente.

    Alle 22 scatta la gara dei numeri

    Il vero spartiacque arrivò con la chiusura delle urne.

    La Rai si affidava al Cirm per gli exit poll e ad Abacus per le proiezioni basate sulle sezioni già scrutinate. Canale 5 aveva invece scelto la Doxa. Telemontecarlo lavorava con Directa, che accanto alle successive elaborazioni aveva preparato anche un proprio sistema di rilevazione delle intenzioni di voto.

    La sfida aveva anche un retroscena significativo: Doxa e Cirm si erano praticamente scambiati i rispettivi committenti. La Doxa, per circa vent’anni legata alla Rai, era passata al Tg5; il Cirm, utilizzato nelle precedenti elezioni dalla Fininvest, era approdato a Saxa Rubra. La competizione della sera del 28 marzo era quindi anche il confronto fra due istituti che avevano cambiato campo proprio alla vigilia del voto.1

    Pochi minuti dopo le 22 gli schermi cominciarono a riempirsi di percentuali, forbici, stime dei seggi e prime interpretazioni. Il nuovo sistema elettorale rendeva particolarmente delicato il passaggio dalle percentuali alla composizione del Parlamento: una piccola differenza nei voti poteva produrre effetti molto più ampi nei collegi uninominali.

    Le rilevazioni non coincidevano perfettamente, ma il vantaggio delle coalizioni di centrodestra apparve subito evidente. Da quel momento la gara non riguardò più soltanto il dato: contava anche conquistare per primi un leader, una dichiarazione, una reazione. Nel resoconto del giorno dopo Isabella Mazzitelli descrisse la serata come un «Capodanno in tivù», con le redazioni schierate in attesa del momento decisivo.2

    Il ritmo era quello di una corsa. Prima gli exit poll, poi le stime dei seggi, quindi i dati reali dei collegi e le dichiarazioni. Fini e Bossi apparvero rapidamente nelle varie dirette; Berlusconi arrivò più tardi, dopo mezzanotte, e anche le sue prime apparizioni diventarono terreno di concorrenza fra giornalisti e reti.

    Due conduttori nello studio elettorale di Raiuno davanti a un grande orologio; in sovrimpressione la scritta “0:13 agli Exit poll”.
    Su Raiuno il conto alla rovescia verso le 22 e la diffusione dei primi exit poll.

    Mentana, Fede e le diverse strategie Fininvest

    Se la Rai aveva già trasformato tutta la propria prima serata in un grande contenitore elettorale, Fininvest adottò una strategia più differenziata.

    Su Canale 5 Enrico Mentana partì alle 21.55 con il Tg5 Speciale elezioni politiche ’94. Qui non c’era più alternanza con programmi di intrattenimento: lo speciale era concepito come una trasmissione continuativa, destinata ad arrivare fino alle tre del mattino. Doxa forniva i primi dati e le successive elaborazioni, mentre Mentana passava rapidamente dalle percentuali alle interviste, ai collegamenti e al confronto fra gli ospiti.

    Il Tg5 affrontava la serata con una forte identità competitiva. Non si trattava soltanto di commentare il risultato: bisognava arrivare prima. La rapidità con cui Mentana cercava dichiarazioni e ospiti faceva parte dello stesso confronto che opponeva Doxa a Cirm e Abacus.

    Rete 4 adottava invece una scansione diversa. Alle 21.55 il Tg4 apriva una breve finestra elettorale, poi il palinsesto tornava per qualche minuto alla telenovela Milagros. Dalle 22.30 Emilio Fede prendeva definitivamente possesso della rete con Cosa hanno deciso gli italiani, lunga diretta con ospiti, commenti e collegamenti.

    Emilio Fede nello studio del Tg4 durante lo speciale dedicato ai risultati delle elezioni politiche del marzo 1994.

    Il Tg4 durante la lunga copertura dei risultati delle elezioni politiche del 1994.

    Su Italia 1, invece, l’informazione elettorale arrivava molto più tardi. La rete mantenne a lungo la propria programmazione di intrattenimento, tra Karaoke, Mai dire gol e il film Porky’s 2. Solo in seconda serata Studio Aperto, diretto da Paolo Liguori, entrò stabilmente nel racconto del voto.

    La differenza con la Rai è significativa. Il servizio pubblico aveva trasformato contemporaneamente le tre reti in tre diversi modi di aspettare il risultato; Fininvest concentrava invece la competizione principale su Canale 5 e Tg4, lasciando Italia 1 più a lungo fuori dalla maratona.

    Santoro vince la lunga distanza

    La risposta del pubblico fu enorme. Nei minuti immediatamente successivi alla chiusura delle urne oltre 25 milioni di italiani risultavano davanti alla televisione, per uno share complessivo vicino al 90 per cento.

    Alle 22 il Tg1 superava i 5,7 milioni di spettatori, il Tg5 era poco sopra i 5,5 milioni e Raitre intorno ai 5,4 milioni. Ma sulla durata complessiva della serata il risultato più significativo fu quello di Michele Santoro: Il rosso e il nero risultò il programma elettorale più seguito, con poco più di 4 milioni di spettatori medi e uno share vicino al 20 per cento.3

    Il dato racconta bene il tipo di televisione che funzionò quella sera. Non soltanto un telegiornale prolungato, ma un programma capace di incorporare il risultato elettorale in un linguaggio più ampio: satira, piazze, ospiti, gioco, commento politico e collegamenti.

    La competizione continuò anche dopo la chiusura delle dirette televisive. Cirm, Doxa e Directa confrontarono le proprie previsioni con i risultati effettivi, rivendicando ciascuna la precisione delle proprie stime. La “gara dei numeri”, cominciata prima delle 22, ebbe così un secondo tempo sui giornali.

    Telemontecarlo e una rete costruita con le televisioni locali

    Accanto al confronto Rai-Fininvest c’era però un terzo modello.

    Telemontecarlo iniziava il proprio Speciale elezioni alle 21.30, con Sandro Curzi e le elaborazioni di Directa. La rete disponeva di una struttura nazionale più ridotta rispetto ai due grandi gruppi e costruì parte della propria copertura attraverso collegamenti con importanti televisioni regionali.

    Fra queste comparivano Telelombardia, Telenorba e Telecapri, insieme ad altre emittenti locali. Era un sistema che permetteva a TMC di ricevere immagini, informazioni e reazioni dai territori senza dover disporre ovunque di una propria struttura.

    Il rapporto con il gruppo Norba è particolarmente interessante. Telenorba e Teledue furono entrambe coinvolte nella copertura collegata a Telemontecarlo; Telenorba, in particolare, continuava nello stesso tempo a proporre una propria programmazione. Il modello consentiva così a TMC di appoggiarsi a emittenti fortemente radicate sul territorio senza trasformarle in semplici ripetitrici del proprio segnale.4

    In Puglia la notte passa anche dalle prefetture

    Il racconto locale non si esauriva però nel rapporto fra TMC e Telenorba.

    Alle 21.45 del 28 marzo Antenna Sud avviò Pool ’94, una maratona costruita insieme a Studio 100 di Taranto, Teleblu e Teledauna di Foggia, Teleradiocittàbianca di Ostuni, Telerama di Lecce e TRM di Matera. Antenna Sud svolgeva il ruolo di studio centrale, mentre le altre emittenti contribuivano alla raccolta delle informazioni.

    La non-stop era destinata a proseguire fino alla mezzanotte del giorno seguente. Il centro del programma non era naturalmente la composizione nazionale del Parlamento in senso astratto, ma la traduzione del voto sul territorio: collegamenti con le prefetture di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Matera, Potenza e Taranto, sedi dei partiti, candidati, risultati dei collegi, commenti, rassegne stampa e momenti di spettacolo.5

    Era una copertura che svolgeva una funzione difficilmente sostituibile dalle reti nazionali. Mentre Rai, Fininvest e TMC potevano dire quale coalizione stesse vincendo, le televisioni locali erano in grado di seguire l’arrivo delle schede di un singolo comune, il risultato di un collegio o la reazione di un candidato direttamente dalla prefettura.

    Non tutte scelsero di riunirsi in un unico circuito. Videolevante e Blustar, per esempio, seguirono lo scrutinio autonomamente. A Bari anche Oggi TV aveva in palinsesto uno Speciale elezioni 1994 già alle 21, mentre Delta TV programmava alle 23.45 una Non Stop elettorale in diretta dalla Prefettura.6

    La dimensione locale non era quindi un semplice complemento della grande notte nazionale. Era un secondo livello dell’informazione elettorale, con tempi, fonti e priorità differenti. Il collegamento con la prefettura, più che il grande studio televisivo, diventava il luogo decisivo.

    Un resoconto tarantino del giorno successivo descrisse quella notte come una lunga corsa nell’etere, fra televisioni collegate alle prefetture e ai centri di elaborazione, con inevitabili inconvenienti tecnici, cuffie che non funzionavano e perfino qualche momento di involontaria comicità. Era anche questo il volto delle dirette locali: meno costruite, più esposte agli imprevisti, ma molto vicine al luogo in cui i risultati prendevano materialmente forma.7

    Il voto continua in televisione

    Alle prime ore del mattino la maratona non era ancora davvero conclusa. Il 29 marzo gli speciali continuarono nei programmi del mattino: Unomattina Elezioni su Raiuno, nuove edizioni del Tg2 e del Tg3, finestre regionali, aggiornamenti del Tg5 e del Tg4.

    La sera il racconto cambiò tono. Non era più necessario indovinare chi avesse vinto: bisognava mostrare la nuova geografia politica.

    Su Raitre Milano, Italia preparò una scenografia basata su una grande carta del Paese colorata collegio per collegio e su un Parlamento composto da spicchi mobili. Su Canale 5 il Maurizio Costanzo Show dedicò una puntata speciale ai risultati, riportando nello studio televisivo molti dei protagonisti politici che poche ore prima erano stati inseguiti dalle telecamere nelle sedi dei partiti.8

    La notte del 28 marzo aveva così lasciato in eredità immagini e numeri che la televisione avrebbe continuato a rielaborare per giorni.

    Una notte elettorale sempre più televisiva

    Il 1994 non inventò gli exit poll, né la lunga diretta elettorale. Entrambi appartenevano già alla televisione italiana. Ma quella sera alcuni elementi che esistevano separatamente apparvero con particolare evidenza nello stesso momento.

    C’erano gli istituti demoscopici associati alle singole reti, la concorrenza per il dato più rapido, le proiezioni trasformate in spettacolo, gli studi collegati fra loro, i leader inseguiti da più emittenti. C’erano tre reti Rai che affrontavano lo stesso evento con linguaggi diversi e tre reti Fininvest che distribuivano diversamente informazione e intrattenimento. C’era Telemontecarlo che cercava una copertura nazionale attraverso le televisioni regionali. E c’erano le emittenti locali che costruivano proprie maratone, talvolta più lunghe di quelle dei network.

    Rispetto al 1992, non era tanto cambiato lo strumento quanto il suo peso nel racconto. L’exit poll non era più soltanto uno dei passaggi immediatamente successivi alla chiusura dei seggi: alle 22 diventava il momento attorno al quale erano stati organizzati palinsesti, studi, ospiti e strategie editoriali.

    Per milioni di telespettatori il risultato cominciò così a esistere sullo schermo prima ancora che lo scrutinio fosse davvero avanzato. Poi arrivarono le proiezioni, i dati reali, le dichiarazioni e, lentamente, il Parlamento effettivo.

    Era ancora la lunga notte delle schede e delle prefetture. Ma era ormai anche una lunga notte di televisioni in competizione fra loro.

    1. Redazione, “Scambio d’esperti. Cirm con la Rai, Doxa a Canale 5”, l’Unità, 19 marzo 1994, p. 7. ; Alessandra Longo, “Exit poll? Sarà un triplo salto mortale”, la Repubblica, 26 marzo 1994, p. 3. ↩︎
    2. Isabella Mazzitelli, “Il Tg1 vince la corsa ai risultati”, la Repubblica, 29 marzo 1994, p. 14. ↩︎
    3. Redazione, “La ‘diretta’ vince la sfida degli exit poll”, la Repubblica, 30 marzo 1994, p. 7. ↩︎
    4. Radiocorriere TV, programmi di lunedì 28 marzo 1994, pp. TV 2-5. ; La Gazzetta del Mezzogiorno, palinsesti del 28 marzo 1994, p. 14. ↩︎
    5. Redazione, spazio “Antenna Sud”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
    6. La Gazzetta del Mezzogiorno, “TV locali”, 28 marzo 1994, p. 18. ↩︎
    7. M. Com., “La lunga notte dell’etere fra le ‘dirette’ e… i moscerini”, La Gazzetta di Taranto, 30 marzo 1994, p. 55. ↩︎
    8. La Gazzetta del Mezzogiorno, programmi e rubriche televisive del 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
  • 27 Agosto 2002. Inter–Sporting Lisbona: la Champions sul circuito delle tv locali

    27 Agosto 2002. Inter–Sporting Lisbona: la Champions sul circuito delle tv locali

    Il 27 agosto 2002 Telelombardia acquistò i diritti del preliminare dell’Inter e costruì in appena 48 ore una rete di emittenti regionali. In Puglia, Basilicata e Molise la diretta fu affidata a Telenorba. Il risultato Auditel trasformò quella partita in un piccolo caso televisivo.

    La sera del 27 agosto 2002 l’Inter si giocava a San Siro l’accesso alla fase a gironi della Champions League. L’andata contro lo Sporting Lisbona era terminata 0-0 e il ritorno arrivava in un momento delicato per la squadra di Héctor Cúper, segnato anche dal caso Ronaldo e dalla sua ormai imminente partenza da Milano.

    Ma intorno alla partita c’era un’altra storia, tutta televisiva. Un incontro di grande richiamo, decisivo per una delle principali squadre italiane, non sarebbe stato proposto da una delle tradizionali reti nazionali. A trasmetterlo fu invece un circuito costruito intorno a Telelombardia e formato da una ventina di televisioni locali: emittenti autonome che, ciascuna nella propria area, riuscivano insieme a coprire l’intero territorio nazionale.

    Alle 21 l’Inter scese in campo; Di Biagio e Recoba segnarono nel primo tempo e i nerazzurri vinsero 2-0, conquistando la qualificazione. Ma mentre a San Siro si decideva il passaggio del turno, davanti ai televisori stava riuscendo un esperimento che avrebbe attirato, il giorno dopo, l’attenzione della stampa nazionale.

    Una partita fuori dai grandi network

    L’operazione nacque a Milano a ridosso dell’incontro. Massimo Moratti mise a disposizione i diritti della partita e Telelombardia, guidata dall’editore Sandro Parenzo, li acquistò, approfittando dell’incertezza delle grandi reti.

    Parenzo riassunse la genesi dell’operazione spiegando che Telelombardia si era inserita «nelle indecisioni della Rai»: aveva comprato l’esclusiva da Moratti e cercato poi altre televisioni con cui distribuirla sul territorio. L’investimento complessivo fu indicato in circa 260 mila euro, comprese le spese di produzione.

    Il problema, a quel punto, non era soltanto possedere i diritti: bisognava trasformare una televisione regionale lombarda in qualcosa capace di raggiungere gli spettatori del resto d’Italia.

    L’operazione fu costruita in appena 48 ore. Telelombardia curò la ripresa dell’incontro e organizzò una rete di emittenti che ricevevano il prodotto per trasmetterlo nelle rispettive aree. Tra le televisioni coinvolte figuravano, oltre alla stessa Telelombardia, Rete 7 in Piemonte, E-TV in Emilia-Romagna, TV Centro Marche, Canale 10 in Toscana, Umbria TV, T9 nel Lazio, Telenorba, Videocalabria e Videolina in Sardegna, insieme ad altre stazioni regionali. Sommando segnali diversi, il circuito arrivava così a coprire l’intero territorio nazionale.1

    Era un modello molto diverso da quello di un normale network. Non esisteva un’unica emittente nazionale con decine di ripetitori: erano televisioni autonome che, per uno specifico evento, diventavano parti dello stesso circuito.

    E la partita dell’Inter arrivava nel momento giusto per dimostrarne le possibilità. Nell’estate del 2002 il rapporto fra calcio e televisione attraversava una fase particolarmente agitata, fra costi dei diritti, trattative con le pay tv e società ancora prive di accordi per il campionato. Una partita prestigiosa rimasta fuori dalla programmazione dei grandi network poteva quindi diventare il banco di prova per un sistema alternativo.

    In Puglia, Basilicata e Molise la partita era su Telenorba

    All’interno di quella rete, Telenorba ottenne l’esclusiva per Puglia, Basilicata e Molise. L’appuntamento era fissato alle 20.55, pochi minuti prima del calcio d’inizio. La telecronaca venne affidata a Michele Salomone, con Stefano Pizzirani al commento tecnico.2

    Il dettaglio è particolarmente interessante perché permette di capire che il circuito non funzionava necessariamente come una semplice catena di ripetitori.

    Su Telelombardia la partita aveva infatti una propria veste editoriale. La telecronaca era affidata a Gian Luca Rossi, con Evaristo Beccalossi al commento tecnico. Aldo Grasso, tornando sulla trasmissione due giorni dopo, ne sottolineò proprio il carattere dichiaratamente vicino al pubblico interista, osservando come Beccalossi parlasse dei giocatori utilizzando spesso il «noi».3

    La stessa partita poteva dunque viaggiare attraverso una rete comune mantenendo, almeno in alcuni territori, una voce locale diversa. È uno degli aspetti più interessanti dell’esperimento: alla capacità di ottenere una copertura ampia non corrispondeva necessariamente la cancellazione dell’identità delle singole televisioni.

    Per lo spettatore pugliese, lucano o molisano, nter–Sporting non era una semplice ritrasmissione integrale del programma di Telelombardia: Telenorba proponeva l’incontro con i propri commentatori, all’interno dell’accordo che aveva reso disponibile l’evento.

    Fotogramma della diretta Telenorba di Inter–Sporting Lisbona del 27 agosto 2002, con il risultato di 1-0, il cronometro del primo tempo e il logo dell’emittente in basso a destra.
    Inter–Sporting Lisbona del 27 agosto 2002 durante la diretta di Telenorba. In basso a destra è visibile il logo dell’emittente

    Quasi quattro milioni nella voce «Altre»

    Il giorno successivo fu l’Auditel a trasformare l’operazione in una notizia nazionale.

    Il dato va però letto per quello che effettivamente misurava nel 2002. Le televisioni locali che avevano trasmesso Inter–Sporting non comparivano tutte separatamente nelle classifiche: molte confluivano nella categoria Auditel «Altre». Proprio quella voce, nella fascia compresa fra le 20.30 e le 22.30, raggiunse 3.949.000 spettatori e il 18,19% di share.

    Nello stesso intervallo Raiuno registrava 3.553.000 spettatori e Canale 5 3.922.000.

    Il confronto, quindi, non significava che una singola televisione locale avesse improvvisamente superato le due ammiraglie nazionali. Era il dato aggregato della voce “Altre”, nella quale rientravano Telelombardia e diverse emittenti del circuito, a raggiungere un livello fino ad allora inconsueto.

    Il fenomeno proseguì anche nella fascia 22.30-23.00, che comprendeva la parte conclusiva della partita: le televisioni locali arrivarono a 1.531.000 spettatori e al 19,22%, contro 1.099.000 di Raiuno e 1.240.000 di Canale 5.4

    Il risultato ebbe immediata risonanza perché, nella fascia della partita, la voce Auditel che comprendeva le televisioni locali aveva superato, prese singolarmente, Raiuno e Canale 5.5

    Anche fuori dalla Lombardia arrivavano segnali della forza dell’evento. In Sicilia, per esempio, Telecolor dichiarò uno share regionale del 10%, con punte del 13%, leggendo quel risultato come la dimostrazione che le televisioni locali potevano assumere un ruolo rilevante anche su eventi di interesse nazionale.6

    Una stessa diretta, tante televisioni

    Il successo di Inter–Sporting mostrava qualcosa che gli ascolti, da soli, non spiegavano completamente.

    Per decenni l’emittenza locale italiana aveva costruito il proprio rapporto con il pubblico soprattutto sulla prossimità: informazione territoriale, sport regionale, televendite, talk show, programmi legati alla comunità di riferimento. Il circuito del 27 agosto utilizzava quella stessa rete di antenne in modo diverso: un contenuto nazionale veniva distribuito attraverso una struttura territorialmente frammentata.

    Non era la nascita improvvisa di una nuova rete nazionale. Le televisioni rimanevano indipendenti, con marchi, palinsesti e pubblici diversi. Ma per alcune ore il telespettatore poteva seguire lo stesso grande evento a Torino, Milano, Bologna, Roma, Bari, in Calabria o in Sardegna sintonizzandosi ogni volta su un’emittente differente.

    Persino la telecronaca poteva cambiare.

    È proprio questo elemento a distinguere l’esperimento da una normale syndication costruita intorno a un programma identico. Il circuito metteva in comune l’evento senza necessariamente uniformare completamente il modo di raccontarlo.

    In Lombardia il tono della telecronaca di Telelombardia era dichiaratamente vicino all’Inter. Nel territorio di Telenorba entravano invece in scena Michele Salomone e Stefano Pizzirani. Un grande incontro europeo diventava così, contemporaneamente, un prodotto nazionale per diffusione e locale per linguaggio.

    La «terza via» delle tv locali

    Il significato televisivo dell’operazione fu colto subito anche sul piano critico.

    Aldo Grasso intitolò il suo intervento sul Corriere della Sera «Telecronache: la terza via». Non era soltanto un giudizio sulla qualità della partita trasmessa: quella definizione indicava la possibilità che fra il servizio pubblico e i grandi gruppi commerciali nazionali potesse esistere uno spazio diverso, costruito attraverso l’aggregazione delle televisioni regionali.7

    Anche Enrico Mentana, allora direttore del TG5, parlò di un «esperimento positivo», osservando che nelle televisioni locali si percepivano spesso maggiore calore e minore necessità di adottare i codici più compassati delle grandi reti.8

    Parenzo guardava già oltre quella singola serata. Il risultato dimostrava che le antenne esistevano e che potevano essere coordinate. Nelle settimane successive il collegamento fra emittenti locali sarebbe stato nuovamente utilizzato per altri contenuti e l’editore di Telelombardia avrebbe continuato a ragionare sulla possibilità di costruire un network capace di offrire sport, informazione e intrattenimento, mantenendo però l’autonomia delle stazioni coinvolte.9

    L’esperimento di Inter–Sporting non si trasformò automaticamente in un terzo grande network televisivo nazionale. Ma mostrò concretamente ciò che fino ad allora poteva apparire soprattutto una possibilità teorica: diverse televisioni locali, coordinate intorno a uno stesso contenuto e agli stessi diritti, potevano per alcune ore comportarsi come una rete di dimensione nazionale.

    Una diretta nazionale, ma senza un canale nazionale

    La sera del 27 agosto 2002 l’Inter superò il preliminare battendo lo Sporting e conquistò l’accesso alla fase a gironi della Champions League. Per la storia della televisione italiana, però, il risultato più curioso arrivò il giorno dopo.

    Nella fascia della partita la voce Auditel “Altre”, che comprendeva Telelombardia e diverse televisioni locali, aveva sfiorato i quattro milioni di spettatori, mentre un grande evento calcistico attraversava l’Italia senza avere un unico canale nazionale di riferimento.

    A Milano si vedeva Telelombardia. In altre regioni Rete 7, E-TV, T9, Videocalabria, Videolina e altre emittenti del circuito. In Puglia, Basilicata e Molise l’evento veniva proposto da Telenorba, con Michele Salomone al microfono.

    Per una sera la dimensione nazionale della televisione non dipese quindi dalla grandezza di una singola rete, ma dalla somma di molte televisioni regionali.

    È forse questa l’immagine più interessante lasciata da Inter–Sporting: non la nascita di un nuovo polo televisivo, come qualcuno immaginò nelle ore successive, ma la dimostrazione che l’emittenza locale italiana poteva, quando diritti, tecnologia e interesse del pubblico coincidevano, uscire dai propri confini territoriali senza rinunciare del tutto alla propria identità.

    Note

    1. Paolo Conti, “In 4 milioni per l’Inter. Il «terzo polo» di tv locali batte Rai e Mediaset”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002; Maria Grazia Bruzzone, “Telelombardia e il «miracolo» targato Inter”, La Stampa, 29 agosto 2002, p. 31. ↩︎
    2. Redazione, “Inter-Sporting su Telenorba”, la Repubblica, 27 agosto 2002; Redazione, “L’Inter non può fallire il primo traguardo”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 2002, p. 21. ↩︎
    3. Aldo Grasso, “Telecronache: la terza via”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    4. Paolo Conti, “In 4 milioni per l’Inter. Il «terzo polo» di tv locali batte Rai e Mediaset”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    5. Carlo Farra, “Con l’Inter le tv locali battono Rai e Mediaset”, Il Mattino, 29 agosto 2002; Maria Grazia Bruzzone, “Telelombardia e il «miracolo» targato Inter”, La Stampa, 29 agosto 2002, p. 31. ↩︎
    6. Redazione, “Tv locali, «botto» grazie all’Inter”, l’Unità, 30 agosto 2002, p. 20. ↩︎
    7. Aldo Grasso, “Telecronache: la terza via”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    8. Carlo Farra, “Con l’Inter le tv locali battono Rai e Mediaset”, Il Mattino, 29 agosto 2002. ↩︎
    9. Natalia Lombardo, “Il giornalista ha già un contratto, non con me”, l’Unità, 29 settembre 2002, p. 7. ↩︎