Tele+2 acquistò i diritti della partita e annunciò che l’avrebbe trasmessa in chiaro. Poi la Rai cercò di rientrare in gioco e prese forma una soluzione inattesa: diretta criptata sulla pay-tv e differita sul servizio pubblico. Alla fine, il 18 novembre, la stessa partita andò in onda contemporaneamente su entrambe le reti.
Nell’autunno del 1992 la televisione sportiva italiana stava cambiando più rapidamente di quanto fosse ancora possibile misurare. Tele+2, primo canale italiano interamente dedicato allo sport, trasmetteva parte della propria programmazione in forma criptata e cercava di allargare la base degli abbonati; Rai e Fininvest continuavano intanto a contendersi un mercato dei diritti che diventava sempre più costoso.
In questo scenario entrò quasi all’improvviso Scozia-Italia, seconda partita degli azzurri nelle qualificazioni ai Mondiali di USA ’94, in programma a Glasgow il 18 novembre.
Il risultato sportivo sarebbe stato uno 0-0. La storia televisiva della partita, invece, era cominciata quasi due mesi prima.
Una partita che la Rai lasciò andare
Il 25 settembre 1992 Tele+2 si aggiudicò i diritti italiani dell’incontro. La richiesta iniziale per l’esclusiva era di un miliardo e 200 milioni di lire. La Rai, che aveva cercato di ottenere una riduzione della cifra, non accettò quelle condizioni; Tele+2 si dichiarò invece disponibile e concluse l’operazione.
Era un fatto insolito. Una partita ufficiale della Nazionale sfuggiva al tradizionale controllo televisivo della Rai e finiva nelle mani di una rete nata da poco più di un anno.
Ma l’elemento che permette di leggere correttamente ciò che accadde dopo è un altro. Quando la notizia divenne pubblica, Tele+2 annunciò che Scozia-Italia sarebbe stata trasmessa in chiaro. Il canale avrebbe avuto la possibilità di riservarla ai propri abbonati, ma scelse inizialmente di renderla visibile anche senza decoder. «Potevamo farlo», spiegavano i dirigenti della rete riferendosi alla possibilità di criptare il segnale, ma si era deciso di offrire la partita a tutti gli spettatori.1
L’operazione aveva comunque un evidente valore promozionale. Il 7 ottobre, quando la diretta su Tele+2 appariva ormai probabile, la programmazione prevista intorno all’incontro veniva descritta con pochi spot commerciali e molta promozione degli abbonamenti alla pay-tv. Era quindi possibile utilizzare un grande evento gratuito come vetrina per mostrare il canale a un pubblico molto più vasto di quello abituale.2
Per alcune settimane, dunque, il problema non fu quello di una Nazionale visibile soltanto a pagamento. La vera novità era che la diretta sarebbe stata offerta da una televisione diversa dalla Rai.
La Rai rientra nella partita
La situazione cambiò alla fine di ottobre.
La questione non riguardava soltanto il prestigio dell’emittente pubblica. C’era anche un problema molto concreto di copertura del territorio. Tele+2 utilizzava una rete terrestre che non raggiungeva l’intera popolazione italiana e, in alcune zone, la ricezione poteva richiedere interventi sull’antenna. Il ministro delle Poste Maurizio Pagani sollevò pubblicamente il problema: una partita della Nazionale, pur trasmessa in chiaro, rischiava comunque di non essere materialmente ricevibile da una parte degli spettatori. Lo stesso problema si sarebbe riproposto qualche anno dopo, quando Telemontecarlo acquisì i diritti per trasmettere Inghilterra-Italia.
Le valutazioni sulla copertura erano contrastanti. Da parte governativa si parlava di una possibilità teorica di ricezione intorno al 75 per cento degli utenti, mentre Tele+2 rivendicava una copertura superiore all’85 per cento. Dietro le percentuali c’era però una questione che la televisione generalista aveva fino ad allora reso quasi invisibile: essere “in chiaro” non significava automaticamente essere ricevibili ovunque.
La Rai cominciò così a trattare con Tele+2 per recuperare la partita.
All’inizio di novembre l’ipotesi più accreditata era ancora quella di una cessione dei diritti al servizio pubblico. La Rai faceva valere anche il proprio contratto con la Federcalcio, nel quale era prevista una clausola che impegnava la Federazione a impedire la diffusione in Italia delle partite della Nazionale su canali diversi da quelli Rai. L’8 novembre le trattative con Tele+2 venivano definite già «spedite», e all’interno della TGS si riteneva ancora possibile riportare l’incontro integralmente sulla televisione pubblica.3
Non sarebbe andata così.
La diretta diventa a pagamento
Nei giorni successivi prese forma un compromesso del tutto diverso.
Tele+2 avrebbe mantenuto la diretta, ma l’avrebbe criptata per i propri abbonati. La Rai avrebbe trasmesso la stessa partita in chiaro con circa mezz’ora di ritardo.
Era una soluzione che preservava il valore commerciale dell’acquisto effettuato da Tele+2: chi aveva il decoder avrebbe visto Scozia-Italia mentre si giocava; tutti gli altri avrebbero potuto seguirla gratuitamente poco dopo sulla Rai.
Ed è in questo passaggio che, per alcuni giorni, nacque davvero la possibilità di una Nazionale in diretta soltanto a pagamento.
È un dettaglio importante, perché quell’ipotesi non coincideva con il progetto annunciato quando Tele+2 aveva acquistato i diritti. A settembre la rete aveva previsto una diretta in chiaro; il criptato comparve invece all’interno della successiva trattativa con la Rai. La ricerca di un compromesso fra le due televisioni aveva quindi prodotto una soluzione più restrittiva, almeno per quanto riguardava la contemporaneità dell’evento.
Il problema esplose immediatamente.
L’11 e il 12 novembre il consiglio di amministrazione della Rai discusse a lungo la questione. La differita venne considerata insufficiente per un incontro della Nazionale di quella rilevanza. La linea che finì per prevalere fu sostanzialmente una: diretta oppure niente. L’accordo con Tele+2 fu rimesso in discussione e la trattativa ripartì.
A quel punto Scozia-Italia non era più soltanto una partita acquistata da una televisione privata. La vicenda era diventata un confronto sul ruolo della Rai, sulla legittimità della pay-tv e persino su quali eventi sportivi dovessero restare accessibili contemporaneamente a tutti.
Il compromesso finale: due dirette, entrambe in chiaro
La soluzione arrivò il 12 novembre e fu resa pubblica il giorno successivo.
La Rai avrebbe trasmesso Scozia-Italia in diretta. Tele+2 avrebbe conservato a sua volta la propria diretta, rinunciando però, per quella sera, al criptato: anche il suo segnale sarebbe stato in chiaro.
Il costo complessivo dell’operazione rimaneva intorno a 1,2 miliardi di lire: circa 800 milioni a carico della Rai e 400 milioni a carico di Tele+2. Un ruolo decisivo nella mediazione fu svolto dal presidente federale Antonio Matarrese. Il compromesso consentiva alla Rai di non rinunciare alla contemporaneità dell’evento e a Tele+2 di mantenere un diritto che aveva acquistato regolarmente sul mercato.
Ne usciva una situazione che poche settimane prima sarebbe apparsa altrettanto inconsueta dell’esclusiva Tele+: la stessa partita della Nazionale sarebbe stata trasmessa in diretta da due televisioni concorrenti.4
La battaglia sui diritti era conclusa. Cominciava quella sul programma.
Raiuno e Tele+2 preparano due partite diverse
Una volta recuperata la diretta, la Rai non si limitò ai novanta minuti.
Su Raiuno il collegamento sarebbe cominciato alle 20.43, con Gianni Cerqueti in studio. Bruno Pizzul avrebbe introdotto l’atmosfera dell’Ibrox Park, mentre il prepartita comprendeva servizi sull’Italia e sulla Scozia e materiali dedicati ai precedenti incontri tra le due Nazionali. Durante l’intervallo erano previsti sei minuti di pubblicità, le immagini principali del primo tempo e un servizio sulla partita disputata nel pomeriggio dalla Nazionale Under 21.
La telecronaca era affidata a Bruno Pizzul, in quegli anni la voce ormai immediatamente riconoscibile della Nazionale.
Tele+2 costruì una copertura ancora più lunga, dalle ore 20 fino al dopopartita. Lo studio era a Milano, con Giorgio Porra, Daniele Massaro e Franco Causio; a Glasgow operava Rino Tommasi, affiancato da ospiti e inviati. La telecronaca venne affidata a Massimo Marianella, giovane voce specializzata soprattutto nel calcio inglese, chiamato a raccontare la partita da solo.
Persino alcuni dettagli organizzativi mostravano le conseguenze della diversa storia con cui le due emittenti erano arrivate all’appuntamento. Tele+2, titolare dei diritti da settembre, aveva avuto il tempo di prenotare postazioni sul campo e in tribuna stampa; la Rai, rientrata nella diretta soltanto negli ultimi giorni, disponeva di una struttura più improvvisata per alcune attività a bordo campo.
Il 18 novembre non ci sarebbe stata quindi una semplice duplicazione del segnale. Raiuno e Tele+2 costruirono due programmi intorno alle stesse immagini, con studi, inviati, commentatori e linguaggi differenti.5

Pizzul e Marianella, due modi di raccontare la stessa partita
Poco prima delle nove di sera le due telecronache arrivarono contemporaneamente nelle case italiane.
Alle 20.55 Bruno Pizzul salutava gli spettatori di Raiuno da Glasgow. Pochi minuti dopo, su Tele+2, Massimo Marianella apriva la propria cronaca. La partita della Nazionale italiana veniva così raccontata nello stesso momento da Raiuno e Tele+2, con due telecronache differenti.
Il confronto divenne inevitabile.
Il giorno successivo Aldo Grasso sul Corriere della Sera intitolò il suo commento “L’azzurro diviso a metà” e osservò che, già durante gli ultimi Mondiali, la stessa partita poteva essere vista contemporaneamente su Rai e Telemontecarlo; quella sera, però, la situazione aveva un significato diverso, perché a confrontarsi erano il servizio pubblico e una televisione sportiva nata anche intorno al modello della pay-tv.
Grasso sintetizzò l’anomalia con una formula efficace: «l’Italia si sdoppia».6
Le differenze erano percepibili soprattutto nel commento. Pizzul manteneva il registro familiare che aveva accompagnato per anni le partite degli azzurri, con maggiore partecipazione nelle azioni italiane. Marianella adottava un tono più controllato, frasi brevi e un ritmo vicino alla telecronaca britannica.
Antonio Dipollina, su la Repubblica, notò anche un curioso effetto della contemporaneità: davanti alla stessa azione i due cronisti finivano talvolta per pronunciare quasi nello stesso istante parole molto simili. Ma proprio da quella inevitabile sovrapposizione emergevano meglio le differenze di stile. Non erano soltanto due canali che mostravano la stessa partita: erano due modi di costruire televisivamente lo stesso evento.7
Sul campo, Scozia e Italia chiusero 0-0. Sullo schermo, il confronto era stato molto meno equilibrato nei numeri.
Dodici milioni contro una televisione ancora senza Auditel
La diretta di Raiuno raccolse una media di circa 12 milioni e mezzo di telespettatori, con il 42,87 per cento di share. Il picco arrivò tra le 22.40 e le 22.45, quando davanti a Raiuno furono stimati 13 milioni e 484 mila spettatori.
Tele+2 non veniva rilevata direttamente dall’Auditel. Una stima costruita attraverso l’aumento della voce “altre televisioni” collocò il pubblico della rete tra 400 e 500 mila persone.8 Non era un confronto numerico realmente competitivo: Raiuno conservava una forza di penetrazione incomparabilmente superiore.
Ma il significato televisivo della serata non stava principalmente nel risultato degli ascolti.
Tele+2 era riuscita a comprare autonomamente un incontro ufficiale della Nazionale, aveva costretto la Rai a negoziare per recuperarlo e, alla fine, aveva trasmesso la stessa partita nello stesso momento del servizio pubblico. Per una sera lo spettatore che riceveva entrambe le reti poteva persino scegliere quale telecronaca ascoltare.
Pochi mesi prima sarebbe stato difficile immaginare una simile alternativa intorno agli azzurri.
Una partita, tre possibili televisioni
La storia di Scozia-Italia del 1992 è interessante soprattutto perché, nell’arco di meno di due mesi, la stessa partita assunse tre diverse configurazioni televisive.
All’inizio doveva essere una diretta esclusiva di Tele+2, ma in chiaro: una grande vetrina per far conoscere il nuovo canale sportivo.
Poi, quando la Rai cercò di rientrare nell’evento, prese forma la soluzione più controversa: Tele+2 in diretta criptata per gli abbonati e Rai in differita.
Infine arrivò il compromesso che gli spettatori videro davvero il 18 novembre: due dirette contemporanee, entrambe in chiaro.
Non fu dunque la prima partita della Nazionale riservata a una pay-tv: quella possibilità rimase soltanto una fase, breve ma molto discussa, della trattativa. Fu invece uno dei primi casi in cui apparve con grande evidenza che i diritti di un evento fino ad allora quasi automaticamente associato alla Rai potevano essere acquistati da un altro soggetto e costringere il servizio pubblico a confrontarsi con un mercato televisivo ormai diverso.
E quando il pallone cominciò a rotolare sull’erba dell’Ibrox Park, quella trasformazione diventò visibile nel modo più semplice possibile: lo stesso azzurro, nello stesso momento, su due canali diversi.
- Redazione, “Sarà in «chiaro». La Scozia e l’Italia su Tele+2”, La Stampa, 26 settembre 1992, p. 28. ↩︎
- Redazione, “Scozia-Italia andrà su Tele+2”, La Stampa, 7 ottobre 1992, p. 31. ↩︎
- Redazione, “Lo sci tutto sulla Rai. Forse anche Scozia-Italia”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 novembre 1992, p. 30. ↩︎
- Eugenio Capodacqua, “Calma, vedrete tutti l’Italia”, la Repubblica, 13 novembre 1992, p. 25; Massimo Fabbricini, “La Rai paga: Scozia-Italia in diretta”, Corriere della Sera, 13 novembre 1992, p. 41. ↩︎
- Massimo Fabbricini, “La Rai gioca d’anticipo per combattere la pay-tv”, Corriere della Sera, 18 novembre 1992. ↩︎
- Aldo Grasso, “L’azzurro diviso a metà”, Corriere della Sera, 19 novembre 1992. ↩︎
- Antonio Dipollina, “Rai contro Tele+, questione di toni”, la Repubblica, 19 novembre 1992, p. 25. ↩︎
- Redazione, “Rai contro Tele+2, per ora non c’è gara”, la Repubblica, 20 novembre 1992, p. 25. ↩︎
