Tag: televideo

  • Elezioni 1992 in TV: la corsa al primo risultato

    Elezioni 1992 in TV: la corsa al primo risultato

    Doxa contro Abacus, Rai contro Fininvest: exit poll, proiezioni, maratone e televisioni locali nel lunedì dello scrutinio

    Il 5 e 6 aprile 1992 gli italiani tornarono alle urne per rinnovare la Camera e il Senato, a cinque anni dalle precedenti elezioni politiche. Il risultato avrebbe modificato profondamente gli equilibri parlamentari, indebolendo i partiti che avevano governato fino ad allora e aprendo una fase di crescente frammentazione del quadro politico.

    Ma mentre cominciava lo spoglio delle schede, un’altra competizione era già in corso davanti ai televisori.

    Per la prima volta Canale 5 e Italia 1 entravano direttamente nella grande sfida dei risultati elettorali, contendendo alla Rai il terreno delle proiezioni, dei collegamenti e dei commenti in tempo reale. Doxa contro Abacus, Bruno Vespa contro Enrico Mentana, servizio pubblico contro Fininvest: il lunedì dello scrutinio si trasformò così in una lunga corsa televisiva nella quale anche pochi minuti di anticipo potevano assumere il valore di una vittoria.1

    La giornata televisiva comincia prima delle 14

    Le urne sarebbero rimaste aperte fino alle 14, ma i programmi elettorali cominciarono prima.

    Alle 13.20 Canale 5 trasmise Vincitori e vinti, lo speciale del TG5 diretto da Enrico Mentana. Alle 13.45 partì su Raiuno lo Speciale elezioni politiche ’92 del TG1, guidato da Bruno Vespa. Alle 14 si aggiunsero Elezioni sul Tre, condotto da Italo Moretti, e lo speciale di Studio Aperto su Italia 1, con Emilio Fede e Gianfranco Funari.2

    Raidue affidò a Mimmo Liguoro la parte centrale della propria copertura, inserita all’interno di Detto tra noi, mentre Raitre costruì un racconto più articolato, nel quale convivevano informazione, satira e approfondimento. In serata Andrea Barbato e Gad Lerner avrebbero condotto Voto dopo voto, seguito da una seconda parte dello speciale e da una nuova finestra notturna di Elezioni sul Tre.

    La maratona non comportò però la completa cancellazione dei normali palinsesti. Raiuno trasmise in prima serata il film Il caso Justin; Raidue mantenne L’ispettore Derrick; Canale 5 lasciò spazio nel pomeriggio a Bim Bum Bam, alle 19 alla Ruota della fortuna e, in prima serata, al film C’era un castello con 40 cani.

    La “non-stop” annunciata dai giornali non coincideva dunque sempre con una diretta ininterrotta. Le elezioni diventavano piuttosto la struttura portante della giornata: riapparivano nei telegiornali, interrompevano o affiancavano i programmi ordinari e tornavano in primo piano ogni volta che arrivava un nuovo dato.3

    Bruno Vespa durante Elezioni Uno ’92, in collegamento con Pier Ferdinando Casini dalla sede della Democrazia cristiana
    Bruno Vespa durante “Elezioni Uno ’92”, in collegamento con Pier Ferdinando Casini dalla sede della Democrazia cristiana

    Il debutto dell’exit poll nella diretta elettorale

    Per gran parte del pubblico italiano, le politiche del 1992 rappresentarono il primo incontro con uno strumento ancora sconosciuto: il sondaggio realizzato all’uscita dai seggi, destinato a diventare familiare con il nome di exit poll.

    Il meccanismo era diverso da quello delle tradizionali proiezioni. Agli elettori veniva consegnata una scheda simile a quella appena utilizzata nell’urna, da compilare anonimamente e depositare in una busta sigillata. La rilevazione della Doxa coinvolse circa quindicimila persone e fu presentata come un esperimento: l’obiettivo era ottenere una prima indicazione sugli orientamenti dell’elettorato senza attendere lo scrutinio delle schede reali.4

    La gara televisiva cominciò addirittura a ridosso della chiusura dei seggi. Alle 13.50 la Doxa decise di diffondere il proprio sondaggio sperimentale, anticipando il momento nel quale sarebbero cominciate le operazioni di spoglio. Le prime percentuali arrivarono quindi sui teleschermi quando la competizione per le proiezioni non era ancora formalmente iniziata.5

    Raiuno presenta il sondaggio Doxa all’uscita dai seggi alle 14.01 del 6 aprile 1992, confrontando le stime con i risultati della Camera del 1987
    Alle 14.01 Raiuno presenta il sondaggio Doxa all’uscita dai seggi, confrontando le stime con i risultati della Camera del 1987.

    La rilevazione, commissionata dal TG1, indicava immediatamente alcune tendenze destinate a trovare conferma nelle ore successive: il forte arretramento della Democrazia cristiana, la crescita della Lega Nord e l’assenza di una maggioranza per il quadripartito.

    Le politiche del 1992 segnarono così l’ingresso dell’exit poll nella grande diretta elettorale italiana. Era ancora uno strumento sperimentale, accolto con prudenza dagli stessi conduttori, ma consentiva alla televisione di mostrare una prima immagine del voto in attesa dell’arrivo dei risultati effettivi.

    Exit poll e proiezioni: due strumenti diversi

    L’exit poll ricostruiva il voto attraverso le dichiarazioni degli elettori. Le proiezioni, invece, partivano dalle schede realmente scrutinate in un campione di sezioni selezionate perché ritenute rappresentative del Paese.

    Per le elezioni del 1992 furono individuate circa seicento sezioni sulle 88.654 presenti in tutta Italia. I risultati venivano comunicati telefonicamente alle centrali di elaborazione, corretti in base alla provenienza geografica e progressivamente aggiornati mentre procedeva lo spoglio.

    La Rai si affidava alla Doxa, mentre le reti Fininvest ricevevano le proprie elaborazioni dall’Abacus. Su questo terreno la sfida diventò una vera gara al cronometro.

    Poco dopo le 15 cominciò a circolare una proiezione Doxa sul Senato contrassegnata dall’orario delle 15.09. Alle 15.14 il dato apparve su Raitre e, pochi secondi più tardi, anche sulle altre due reti Rai. Enrico Mentana dovette invece aspettare fino alle 15.25 per ricevere la prima proiezione dell’Abacus.6

    Il vantaggio iniziale della Rai fu quindi di circa dieci minuti. Fininvest riuscì successivamente a recuperare, precedendo la concorrente nella diffusione di alcune proiezioni relative alla Camera. Non esisteva un unico traguardo: ogni aggiornamento apriva una nuova sfida e consentiva alle reti di rivendicare, almeno per qualche minuto, di essere arrivate per prime.

    I risultati raccontati come una partita

    Il giorno successivo Aldo Grasso individuò nelle trasmissioni elettorali uno «stile calcistico».7 L’accostamento descrive efficacemente il modo in cui le reti costruirono il racconto.

    Le percentuali apparivano come risultati su un tabellone. I segretari dei partiti commentavano vittorie, sconfitte e recuperi come allenatori al termine di una partita. I collegamenti passavano dagli studi televisivi alle sedi politiche con un ritmo simile a quello delle trasmissioni sportive della domenica. Doxa e Abacus diventavano il vero “campo centrale” dal quale poteva arrivare, in qualsiasi momento, un nuovo risultato.

    Anche il linguaggio dei conduttori contribuiva a trasformare lo scrutinio in una competizione. Mentana sollecitava ripetutamente l’Abacus, chiedendo quanto mancasse all’arrivo delle prime proiezioni. Emilio Fede annunciava di voler giocare tutto «sul tempo, sui minuti». Vespa sincronizzava gli orologi con i collaboratori della Doxa.

    La concorrenza non riguardava soltanto la rapidità. Contavano gli ospiti, la capacità di ottenere un collegamento con il protagonista del momento e la possibilità di offrire qualcosa di diverso rispetto alle altre reti.

    Giorgio Forattini preparava vignette per il TG5. Raitre coinvolgeva Sergio Staino, Ellekappa e i protagonisti di Avanzi. Italia 1 affidava la prima serata a Giuliano Ferrara con uno speciale de L’Istruttoria. Nella notte Canale 5 trasferiva il racconto delle elezioni al teatro Parioli con il Maurizio Costanzo Show.

    Politici, giornalisti e commentatori passavano inoltre da una rete all’altra: Ferrara compariva con Mentana e con Fede, Mentana interveniva da Ferrara, esponenti della Rai partecipavano ai programmi Fininvest e gli ospiti finivano poi per ritrovarsi da Costanzo. Nel complesso, le principali reti superarono le cinquanta ore di programmazione elettorale.8

    La maratona mescolava così informazione, dibattito, satira e spettacolo. Il risultato non era più soltanto una cifra comunicata dal telegiornale, ma un racconto costruito in diretta e continuamente rilanciato dalla concorrenza.

    Quando la diretta sfugge al copione

    La tensione della giornata produsse anche alcuni momenti destinati a dominare le cronache televisive del giorno successivo.

    Intorno alle 19 Raiuno si collegò con la sede del Partito repubblicano per raccogliere il commento di Giorgio La Malfa. Il segretario del PRI accusò il TG1 e il TG2 di avere marginalizzato durante la campagna elettorale i repubblicani, la Lega e La Rete. Bruno Vespa reagì ricordando il sistema di lottizzazione della Rai e il confronto si trasformò rapidamente in una lite, con le voci sovrapposte e La Malfa che arrivò a chiedere implicitamente le dimissioni del direttore del TG1.9

    L’episodio ebbe una seconda vita televisiva poche ore dopo. Durante L’Istruttoria, Giuliano Ferrara mandò in onda il replay dello scontro avvenuto sulla rete concorrente. Era una televisione che non si limitava più a raccontare la politica: osservava, riproponeva e commentava in tempo quasi reale ciò che stava accadendo sugli altri canali.

    Ma anche lo studio di Italia 1 finì fuori copione. Gianfranco Funari, che avrebbe dovuto affiancare Ferrara, contestò lo spazio riservato al proprio gruppo di ospiti. Dopo un breve battibecco annunciò che se ne sarebbe andato e abbandonò platealmente la trasmissione, seguito dalle persone che erano con lui.

    In una giornata nata come gara tra percentuali, furono così due scontri verbali a diventare alcuni dei momenti televisivi più ricordati.

    Quattrocentocinquanta pagine di Televideo

    La diretta non era l’unico modo per seguire lo scrutinio.

    Per quelle elezioni la Rai predispose oltre 450 pagine di Televideo, aggiornate dalle 14 del 6 aprile fino alle 20 del giorno successivo. L’indice generale dello speciale si trovava a pagina 303; le pagine 101 e 102 raccoglievano le ultime notizie, mentre altre sezioni erano riservate alle proiezioni, ai dati regionali, alle circoscrizioni e agli eletti.10

    Televideo consentiva allo spettatore di sottrarsi momentaneamente ai tempi decisi dai conduttori. Bastava digitare il numero di una pagina per cercare una regione, un collegio o una percentuale che in quel momento non trovava spazio nella trasmissione.

    Nel 1992 la consultazione dei risultati passava dunque anche attraverso quello schermo silenzioso fatto di caratteri colorati, pagine numerate e aggiornamenti attesi davanti al televisore.

    Telemontecarlo e lo scrutinio fuori dalla sfida principale

    Anche Telemontecarlo seguì le elezioni, pur senza trasformare l’intero palinsesto in una maratona.

    La rete predispose aggiornamenti all’interno di TMC News, collegamenti con il Viminale e con le sedi dei partiti e una serie di brevi flash di cinque minuti distribuiti nel pomeriggio e nella serata. Era una copertura meno invasiva, inserita all’interno della programmazione ordinaria e concentrata sui momenti nei quali arrivavano nuovi dati.11

    Ma la mobilitazione televisiva non si fermò alle reti nazionali.

    Lo scrutinio sotto casa: le televisioni locali

    Mentre Rai e Fininvest si contendevano la prima percentuale nazionale, le emittenti locali potevano avvicinare lo spettatore allo scrutinio del proprio territorio.

    In Piemonte, GRP programmò tre appuntamenti con i risultati, alle 20, alle 21 e alle 23, collegandosi in diretta con la Sala Marmi del Comune di Torino. Quartarete propose uno Speciale elezioni alle 20, mentre Videogruppo proseguì fino a notte con Elezioni in diretta alle 0.30.12

    In Valle d’Aosta la sede regionale della Rai ottenne tre spazi in diretta su Raitre. Il primo, tra le 18 e le 18.52, seguì l’arrivo dei dati provvisori dei 74 comuni valdostani dalla sala stampa allestita nel palazzo regionale. Un secondo collegamento cominciò alle 19.30; l’ultimo, tra le 23.30 e mezzanotte, fu dedicato ai risultati definitivi e ai primi commenti. La sede di Aosta fu l’unica struttura regionale della Rai a ottenere una diretta specificamente dedicata alle elezioni politiche.13

    Anche a Bari lo scrutinio mobilitò diverse emittenti, con formule molto diverse.

    Telebari mandò in onda Elettoshock dalle 17 alle 24, coinvolgendo l’intera redazione, i comici Tati e Tata e il pubblico attraverso un quiz a premi. Oggi TV cominciò invece già alle 13.45 con una puntata di Oggi Informazione, trasmessa contemporaneamente su Radio Primo Piano. La diretta prevedeva collegamenti con le prefetture di Bari e Foggia, giornalisti, politologi e commentatori in studio e sarebbe proseguita fino alla disponibilità dei risultati definitivi.14

    A queste esperienze si aggiungeva l’emittente VideoEmme affiliata al circuito Cinquestelle. Alle 16 era in programma Puglia Vota, una diretta non-stop sull’andamento elettorale dei candidati pugliesi. La trasmissione aveva una dimensione dichiaratamente regionale.15

    Inserzione di Cinquestelle VideoEmme per Puglia Vota, diretta elettorale del 6 aprile 1992 dedicata ai candidati pugliesi
    L’inserzione di Cinquestelle VideoEmme per “Puglia vota”, la diretta elettorale del 6 aprile 1992 dedicata ai candidati pugliesi. La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 19

    Telebari, Oggi TV e VideoEmme rappresentavano tre modi diversi di raccontare lo stesso evento. Telebari sceglieva una formula popolare, nella quale lo scrutinio si mescolava con comicità e partecipazione del pubblico. Oggi TV puntava invece sulla raccolta dei dati e sul collegamento diretto con gli uffici territoriali. VideoEmme concentrava lo sguardo sulla dimensione regionale del voto e sui candidati pugliesi.

    La funzione delle televisioni locali emergeva proprio da questa differenza. Le reti nazionali cercavano di anticipare il risultato complessivo; le emittenti cittadine e regionali potevano seguire lo spoglio più vicino agli spettatori, comune per comune e prefettura per prefettura.

    Il 6 aprile 1992 non fu quindi una grande giornata televisiva soltanto negli studi di Roma e Milano. La corsa ai risultati coinvolse anche redazioni regionali e locali, ciascuna con risorse, linguaggi e pubblici differenti.

    L’ultima gara si gioca sull’Auditel

    Il giorno successivo la competizione si spostò dalle proiezioni agli ascolti.

    Tra le 14 e le 20.30 le tre reti Rai ottennero complessivamente una media di 6 milioni e 795 mila spettatori, con il 49,83% di share. Le tre reti Fininvest raggiunsero, nella stessa fascia, 4 milioni e 923 mila spettatori e il 36,10%.16

    Lo speciale di Raiuno condotto da Vespa, distribuito su 347 minuti, registrò una media di 2 milioni e 370 mila spettatori e il 18,55% di share. Canale 5 replicò però allargando il confronto alla fascia compresa tra le 14 e le 2 di notte: in quell’intervallo risultò davanti a Raiuno con il 19,44% contro il 18,76%.

    Nella notte il Maurizio Costanzo Show raggiunse il risultato più vistoso: le tre ore di diretta dal Parioli dedicate alle elezioni ottennero il 31,34% di share.

    Anche l’Auditel permetteva quindi letture differenti. La Rai prevaleva nel confronto complessivo del pomeriggio; Canale 5 rivendicava la vittoria sulla fascia più lunga; Costanzo dominava la parte notturna. Come era già accaduto per le proiezioni, ciascuna rete poteva scegliere il proprio traguardo e dichiararsi vincitrice.

    Una nuova competizione televisiva

    Riguardata oggi, la giornata del 6 aprile 1992 mostra un sistema televisivo nel quale convivevano abitudini consolidate e nuovi elementi di competizione.

    La Rai conservava la propria tradizione nelle grandi dirette elettorali, ma non era più sola. Il TG5, nato da pochi mesi, e Studio Aperto consentivano a Fininvest di disputare al servizio pubblico il terreno dell’informazione in tempo reale. L’exit poll anticipava la ricerca immediata del risultato; le proiezioni diventavano una corsa al minuto; gli ospiti attraversavano studi concorrenti; Televideo permetteva di consultare centinaia di pagine di dati; le televisioni locali portavano lo scrutinio nei comuni e nelle prefetture.

    Quella del 6 aprile 1992 fu una giornata nella quale il risultato elettorale smise definitivamente di essere soltanto una notizia da comunicare.

    Divenne una lunga narrazione in diretta, costruita attraverso velocità, concorrenza, immagini, scontri e spettacolo. Una partita televisiva parallela a quella delle urne, combattuta fino a notte fonda per conquistare il primo dato e, insieme, l’attenzione degli spettatori.

    1. Redazione, “Proiezioni voto, una tele-guerra”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 aprile 1992, p. 2. ↩︎
    2. G. C., “Scorpacciata elettorale in Tv”, Corriere della Sera, 6 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    3. Gianna Besson, “Rai contro Fininvest. Il bello del voto in diretta”, Il Mattino, 4 aprile 1992. ↩︎
    4. Liliana Madeo, “Sorpresa, gli italiani sono sinceri”, La Stampa, 7 aprile 1992, p. 8. ↩︎
    5. Antonio Ferrari, “Guerra a chi acchiappa risultati”, Corriere della Sera, 7 aprile 1992. ↩︎
    6. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    7. Aldo Grasso, “Stile calcistico nelle trasmissioni elettorali”, Corriere della Sera, 7 aprile 1992, p. 11. ↩︎
    8. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    9. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    10. G. C., “Scorpacciata elettorale in Tv”, Corriere della Sera, 6 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    11. Redazione, “Proiezioni voto, una tele-guerra”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    12. Redazione, “Oggi in TV”, Stampa Sera, 6 aprile 1992, p. 20. ↩︎
    13. S. A. B., “Tre dirette tv per i risultati delle elezioni”, La Stampa, 5 aprile 1992, p. 40. ↩︎
    14. Redazione, “Speciale elettorale in Tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 14. ↩︎
    15. Inserzione promozionale, “Puglia Vota”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 19. ↩︎
    16. Franzi De Palma, “La Rai ha vinto la maratona tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 aprile 1992, p. 3. ↩︎

  • Il Lotto nella televisione italiana. Quando la Rai dava i numeri

    Il Lotto nella televisione italiana. Quando la Rai dava i numeri

    Dal bollettino letto in pochi minuti al Televideo, fino alle estrazioni in diretta e a Il Lotto alle Otto: per decenni anche i numeri del Lotto hanno avuto un loro posto nel palinsesto televisivo.

    Per molto tempo, per conoscere i numeri del Lotto non bastava prendere in mano uno smartphone. Bisognava aspettare. Attendere il giornale, passare dalla ricevitoria oppure accendere la televisione e aspettare che la Rai desse, letteralmente, i numeri.

    Quello delle “Estrazioni del Lotto” è stato per decenni uno dei più piccoli e longevi appuntamenti di servizio della televisione italiana. Pochi minuti, talvolta pochi secondi: una sigla, una tabella con le dieci ruote e le voci degli speaker Rai — Roberto Di Palma e Piero Bernacchi tra quelle più riconoscibili, insieme negli anni ad altri annunciatori come Augusto Lombardi — che scandivano una dopo l’altra le cinquine estratte.1

    Dietro quella presenza apparentemente marginale si nasconde però una curiosa storia televisiva, fatta di Monopoli di Stato, Televideo, cambi d’orario, grafiche diventate familiari e, alla fine degli anni Novanta, perfino di un vero programma costruito attorno all’estrazione.

    Il Lotto, un gioco dello Stato

    Il rapporto fra Lotto e televisione nasce anzitutto dalla particolare natura del gioco. Il Lotto non era una lotteria privata: il suo esercizio era riservato allo Stato e faceva capo all’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.

    La comunicazione dei risultati aveva quindi una evidente funzione pubblica. L’ufficialità delle estrazioni non dipendeva dalla televisione — esistevano appositi bollettini ufficiali — ma la Rai permetteva di portare rapidamente quei numeri nelle case di milioni di italiani.

    Quelle brevi trasmissioni sono da considerare come una delle forme con cui il servizio pubblico radiotelevisivo diffondeva un’informazione di interesse generale.2

    E per generazioni di telespettatori quell’informazione divenne anche una piccola abitudine settimanale.

    Quando la Rai “dava i numeri”

    Il Lotto compare nei palinsesti televisivi Rai già negli anni Cinquanta. In alcune epoche la comunicazione era accostata direttamente al Telegiornale; in altre aveva uno spazio autonomo di pochissimi minuti.

    Per molti anni l’estrazione avveniva il sabato intorno a mezzogiorno, mentre la televisione comunicava i risultati più tardi. Negli anni Sessanta poteva capitare di trovarli nel tardo pomeriggio o in preserale; negli anni Ottanta e Novanta la Rai arrivò persino a ripetere i numeri più volte nel corso della stessa giornata.

    Quando nelle vecchie guide televisive compare la dicitura Estrazioni del Lotto, non significa necessariamente che il telespettatore stesse assistendo all’estrazione in diretta, ma si trattava semplicemente della lettura del bollettino.

    In alcuni sabati degli anni Novanta, per esempio, la stessa estrazione poteva essere comunicata una prima volta all’ora di pranzo su Raiuno e poi riproposta nel pomeriggio su Raidue.

    Anche la grafica contribuì a rendere familiare quell’appuntamento. Tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta si consolidò un’immagine facilmente riconoscibile: sfondo blu, cornucopia nell’angolo, dieci ruote ordinate in una griglia e cinquanta numeri già visibili sullo schermo.

    Una grafica essenziale, quasi istituzionale. Non doveva intrattenere: doveva semplicemente informare.

    Prima di Internet c’era il Televideo

    Dal 1984 alla televisione lineare si affiancò però un concorrente molto particolare: il Televideo.

    Per chi disponeva di un televisore adatto non era più indispensabile aspettare l’orario stabilito dal palinsesto. Bastava richiamare la pagina dedicata alle estrazioni e verificare se i risultati fossero già stati aggiornati.3

    Era, per certi versi, una piccola anticipazione delle abitudini odierne: l’informazione non arrivava più soltanto quando la televisione decideva di trasmetterla, ma poteva essere cercata dal telespettatore nel momento desiderato.

    Il rapporto fra Lotto e Televideo sarebbe durato a lungo, sopravvivendo perfino all’arrivo di Internet. Ancora molti anni dopo, le pagine dedicate a Lotto e lotterie continuavano a registrare milioni di consultazioni.

    1997: il Lotto cambia orario

    La vera svolta arriva nel 1997.

    Fino a quel momento esisteva una sola estrazione settimanale, il sabato. Con la riforma viene introdotta anche quella del mercoledì con un radicale cambio di orario: la raccolta delle giocate viene prolungata fino alle 19.30 e le operazioni di estrazione possono iniziare soltanto dopo le 20.30.

    La prima estrazione serale e infrasettimanale della storia del Lotto si tiene il 12 marzo 1997.4 La stampa dell’epoca presenta il raddoppio anche come un’operazione destinata a incrementare gli introiti dello Stato e a finanziare interventi sul patrimonio artistico.

    Il Lotto è diventato serale. Ma non è ancora pienamente televisivo.

    Nei primi mesi della nuova formula, infatti, la Rai continua spesso a comunicare i risultati molto più tardi: il mercoledì intorno alle 22.30, il sabato anche verso le 23. In pratica potevano trascorrere oltre due ore fra l’inizio delle operazioni e la lettura televisiva.

    È proprio in questa fase che si distinguono anche due diverse grafiche. Su Raiuno rimane un’impostazione dominata dal blu e, in alcuni periodi, i numeri vengono mostrati progressivamente mentre lo speaker legge le varie ruote. Su Raidue compare invece una grafica più asciutta, dominata da grigio e rosso, con tutte le cinquine già raccolte nella griglia.

    Piccoli dettagli, ma sufficienti a rendere riconoscibile anche visivamente il Lotto delle due reti.

    Schermata delle Estrazioni del Lotto su Raidue del 16 aprile 1997, con grafica grigia e rossa e i numeri delle ruote
    La grafica delle Estrazioni del Lotto su Raidue, 16 aprile 1997

    1998: l’estrazione entra davvero in televisione

    Appena un anno dopo avviene il passaggio decisivo.

    Nel febbraio 1998 il Corriere della Sera annuncia con un titolo curioso: «Il Lotto debutta in tv». In realtà i numeri del Lotto erano presenti sulla Rai da decenni. La novità era un’altra: per la prima volta sarebbe stata mostrata regolarmente l’estrazione in diretta.

    Il progetto prevedeva un appuntamento su Raidue dalle 20 alle 20.30. Il mercoledì e il sabato il programma avrebbe seguito direttamente le operazioni di estrazione; negli altri giorni avrebbe proposto giochi, curiosità e racconti legati alla tradizione del Lotto.5

    Alla fine di marzo nasce così Il Lotto alle Otto.

    La coincidenza con l’organizzazione delle estrazioni è significativa. Dal 1º aprile 1998 l’orario ufficiale viene anticipato dalle 20.30 alle 20.00. Il nuovo programma debutta il 30 marzo e, due giorni dopo, può già ospitare la prima estrazione del mercoledì nel nuovo orario.6

    La televisione e il Lotto, fino a quel momento separati da ore di attesa, finiscono finalmente per incontrarsi.

    Il Lotto alle Otto: quando il bollettino diventa spettacolo

    Con Il Lotto alle Otto cambia completamente il linguaggio.

    Non c’è più soltanto una tabella da leggere. Il Lotto diventa un piccolo spettacolo televisivo fatto di Smorfia, cabala, tradizioni popolari, curiosità sui numeri e giochi per il pubblico.

    La prima edizione è condotta da Massimo Giletti, con Francesco Salvi e Stefania Orlando, sotto la guida di Michele Guardì.

    Nei giorni di estrazione arriva il momento più atteso: il collegamento con la sala in cui vengono estratti i numeri. È ancora l’epoca delle urne, dei bussolotti e del tradizionale rituale del bambino bendato chiamato a scegliere le sfere.

    Anche dietro la nascita del programma c’è una storia interessante. Per l’assegnazione televisiva delle estrazioni fu organizzata una gara da Lottomatica: oltre alla Rai partecipò Telemontecarlo, che aveva immaginato un programma con Rita Forte. La proposta Rai fu giudicata più adatta a valorizzare la tradizione del gioco.

    E il Lotto diventò perfino un piccolo caso di concorrenza interna alla televisione pubblica.

    La collocazione immediatamente precedente al TG2 rendeva infatti l’estrazione un possibile traino per il telegiornale. Sulla stampa dell’epoca comparvero perfino le preoccupazioni per l’effetto che quei minuti di suspense avrebbero potuto avere sul pubblico del contemporaneo TG1.

    Difficile immaginare oggi che cinque numeri estratti da un’urna potessero entrare nelle strategie della sfida fra telegiornali Rai.

    Gli anni Duemila

    Il Lotto alle Otto prosegue negli anni successivi restando legato a Raidue, andando in onda immediatamente prima del TG2 delle 20.30.

    Nei primi anni Duemila la sua durata si riduce e l’appuntamento compare spesso intorno alle 20.20, conservando la funzione di breve traino al telegiornale.

    Su Raiuno continuano invece a comparire, in seconda o terza serata, i bollettini delle “Estrazioni del Lotto”.

    Intanto cambia lo stesso Lotto.

    Dal 2005, le estrazioni diventano più frequenti, le procedure vengono progressivamente automatizzate e alla televisione si affiancano strumenti sempre più rapidi: prima il Televideo, poi Internet, i siti ufficiali e infine le applicazioni per smartphone.

    Anche la necessità del vecchio bollettino televisivo comincia così a diminuire.

    La Rai continuerà comunque a ospitare, in varie forme, appuntamenti dedicati alle estrazioni. Nel 2010 Il Lotto alle Otto torna su Raidue con Tiberio Timperi e con collegamenti dalle sale dei Monopoli.7

    Ma il rapporto è ormai cambiato. Quella che per decenni era stata un’informazione da aspettare davanti al televisore è diventata un dato disponibile quasi immediatamente attraverso molti canali differenti.

    Numeri, feste e piccole curiosità

    La lunga storia televisiva del Lotto è fatta anche di eccezioni.

    Quando il giorno dell’estrazione coincideva con una festività civile, il concorso poteva essere spostato al primo giorno feriale successivo. La regola è ricordata esplicitamente anche dalla stampa nel 1997.

    Diverso il caso della vigilia di Natale o di San Silvestro, che non sono festività civili: in alcune epoche l’estrazione si svolgeva regolarmente, talvolta in anticipo rispetto al consueto orario.

    E non mancarono situazioni ancora più particolari. Nel marzo 1997 la prima estrazione serale rischiò, per esempio, di coincidere con uno sciopero dei dipendenti dei Monopoli.

    Poi ci sono le immagini.

    La cornucopia dorata degli anni Novanta, il fondo blu di Raiuno, la griglia rossa e grigia di Raidue, la voce dello speaker che scandiva «Bari… Cagliari… Firenze…», fino alla sigla tridimensionale di Estrazioni del Lotto: una grafica povera rispetto agli standard odierni, ma capace di diventare immediatamente riconoscibile.

    Perché anche questo era televisione.

    Oggi conoscere i numeri estratti richiede pochi secondi. Per molti anni, invece, il Lotto aveva un suo tempo e un suo piccolo rito: l’estrazione, l’attesa, il telecomando, il Televideo oppure quella breve interruzione del palinsesto in cui la Rai dava finalmente i numeri.

    Un appuntamento quasi scomparso, ma che per decenni ha fatto parte della quotidianità televisiva italiana.

    1. La presenza delle estrazioni nei palinsesti Rai è documentata già negli anni Cinquanta: ad esempio, l’Unità, 12 dicembre 1959, p. 7, indica “Estrazioni del Lotto” alle 18.50, dopo il Telegiornale pomeridiano. Tra gli speaker Rai che nel corso degli anni prestarono la voce alla lettura delle estrazioni figurano, tra gli altri, Roberto Di Palma, Piero Bernacchi e Augusto Lombardi. ↩︎
    2. Legge 2 agosto 1982, n. 528, Ordinamento del gioco del lotto e misure per il personale del lotto, art. 1. Per la qualificazione televisiva del Lotto come contenuto di servizio, cfr. anche Rai, Composizione dell’offerta TV – Contratto di servizio 2010-2012, dove le “Estrazioni Lotto” di Rai 2 sono comprese tra i “Programmi e rubriche di servizio”. ↩︎
    3. Nuova Elettronica, n. 99, febbraio 1985, p. 104, nell’articolo dedicato al nuovo servizio Televideo, cita espressamente tra le informazioni consultabili sul televisore “la schedina del totocalcio o i numeri del lotto”. ↩︎
    4. Decreto del Ministero delle Finanze 30 gennaio 1997, Calendario delle estrazioni del gioco del lotto, G.U. n. 40 del 18 febbraio 1997. La prima estrazione della nuova formula serale e infrasettimanale si svolse mercoledì 12 marzo 1997. Cfr. anche La Stampa, 20 febbraio, 11 e 12 marzo 1997. ↩︎
    5. Sul debutto televisivo delle estrazioni in diretta: Corriere della Sera, 25 febbraio e 28 marzo 1998; La Stampa, 28 marzo 1998. Il Lotto alle Otto debuttò su Rai 2 il 30 marzo 1998. ↩︎
    6. Con decreto del 26 marzo 1998, G.U. n. 74 del 30 marzo, l’inizio delle operazioni di estrazione fu anticipato dalle 20.30 alle 20.00, con decorrenza dal 1º aprile 1998 ↩︎
    7. Rai, Il Lotto alle Otto, documentazione dell’edizione 2010: il programma tornò su Rai 2 dall’8 febbraio 2010, con Tiberio Timperi e collegamenti in diretta dalle sale dei Monopoli di Milano, Napoli e Roma. ↩︎