Il TG1 aveva preparato un collegamento straordinario dal Quirinale. Quando Giuliano Amato si presentò per leggere la lista dei ministri, però, Raiuno lasciò proseguire il film. Su Raitre il TG3 rimase invece in onda e trasmise l’annuncio in diretta.
Domenica 28 giugno 1992 Giuliano Amato era al Quirinale per completare la formazione del suo primo governo. Nel pomeriggio avrebbe reso noti i nomi dei ministri; alle 18 era previsto il giuramento del nuovo esecutivo davanti al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.1
Per la televisione era uno di quegli appuntamenti che richiedevano elasticità. L’orario dell’annuncio dipendeva dalla conclusione dell’incontro al Quirinale e i telegiornali dovevano essere pronti a inserirsi nel normale palinsesto.
Quel pomeriggio, però, le due reti Rai coinvolte reagirono in maniera molto diversa.
Raiuno passa dal TG1 al film
Il TG1 delle 13.30 aveva avvertito i telespettatori che sarebbe seguito più tardi un collegamento straordinario con il Quirinale. Terminata l’edizione, Raiuno proseguì con la programmazione prevista e alle 14.15 avviò la messa in onda di Antonio e Cleopatra, il film diretto e interpretato da Charlton Heston.
Su Raitre la situazione era differente. Alle 14.10 era cominciata l’edizione pomeridiana del TG3; alle 14.25 era in palinsesto il film Number One, mentre più avanti nel pomeriggio era prevista la diretta del Campionato italiano di ciclismo.2
Quella differenza di pochi minuti nell’organizzazione dei due palinsesti sarebbe diventata decisiva.
Poco dopo le 14, dal Quirinale arrivò il momento atteso. Alla redazione del TG1 era stato comunicato che Amato non sarebbe uscito dall’incontro con Scalfaro prima di quell’ora. Il caporedattore di turno chiese quindi la linea per un’eventuale edizione straordinaria.
Alle 14.25 Amato era pronto a leggere la lista dei ministri.
Il TG1, però, non tornò in onda.
Le immagini provenienti dal Quirinale erano disponibili e i giornalisti potevano seguirle sui monitor interni. Dalla redazione continuarono le richieste per ottenere la linea, ma Raiuno non interruppe Antonio e Cleopatra. Contemporaneamente Raitre fece la scelta opposta: il TG3 delle 14.10 venne prolungato e la lettura della lista dei ministri fu trasmessa in diretta, facendo slittare il programma successivo.3
Raitre durante la lettura della lista dei ministri del nuovo governo, 28 giugno 1992.
Per alcuni minuti si produsse così una situazione singolare: su Raitre gli spettatori potevano assistere in diretta alla nascita del nuovo governo; su Raiuno continuava il film iniziato poco prima.
Perché Antonio e Cleopatra continuò?
Non c’era stato un guasto né mancava il collegamento con il Quirinale. La questione riguardava la decisione di interrompere o meno la programmazione della prima rete.
La vicenda esplose già nelle ore successive. Il Comitato di redazione del TG1 protestò per non avere potuto realizzare l’edizione straordinaria e indicò come motivazione opposta alla richiesta l’«inopportunità di interrompere l’ennesima replica» di Antonio e Cleopatra.
La stampa colse immediatamente il paradosso televisivo. Il Corriere della Sera titolò «Per la Rai meglio Cleopatra di Amato»; La Stampa scelse «Cleopatra batte Giuliano», precisando nel sottotitolo che al TG1 era stata negata la diretta dal Quirinale.
Anche il direttore generale della Rai Gianni Pasquarelli prese le distanze dalla scelta, dando ragione alla protesta della redazione. Il responsabile del coordinamento televisivo Giovanni Salvi sostenne invece di avere autorizzato una «finestra» nel palinsesto, che non sarebbe stata correttamente recepita nella successiva catena decisionale.4
Quando ormai la lettura dei ministri era terminata, venne prospettata al TG1 la possibilità di recuperare la notizia con un’edizione straordinaria in differita. La redazione decise di non farlo: trasmettere successivamente come straordinario ciò che Raitre aveva già mostrato in diretta avrebbe avuto ormai un significato televisivo molto diverso.
La polemica, quindi, non riguardava semplicemente la mancata trasmissione di una notizia. Il TG1 era pronto, il segnale era disponibile e la diretta era stata richiesta. Ciò che non avvenne fu il passaggio decisivo: sospendere il programma in onda su Raiuno e restituire lo schermo all’informazione.
Un problema già emerso dopo Capaci
L’episodio arrivava appena cinque settimane dopo un’altra controversia che aveva coinvolto la Rai sul rapporto fra informazione e programmazione.
La sera del 23 maggio 1992, dopo la strage di Capaci, all’interno dell’azienda erano sorte forti polemiche sulla gestione delle dirette straordinarie e sulla possibilità per i telegiornali di modificare i palinsesti delle reti. Nei giorni successivi il problema del coordinamento fra testate giornalistiche e programmazione era diventato oggetto di un confronto pubblico e interno alla Rai.5
I due avvenimenti erano naturalmente molto diversi. Ma sul piano televisivo ponevano una questione comune: fino a che punto una redazione giornalistica poteva intervenire sul palinsesto quando una notizia richiedeva una diretta non prevista?
Il 28 giugno il problema si presentò in una forma particolarmente evidente perché, questa volta, il confronto poteva essere osservato contemporaneamente su due canali della stessa azienda.
La stessa notizia, due scelte diverse
Raitre si trovava nella situazione più semplice: quando Amato apparve davanti alle telecamere il TG3 era già in onda. Bastò prolungare l’edizione delle 14.10 e rinviare l’inizio di Number One.
Per Raiuno sarebbe stato necessario compiere un gesto televisivamente più netto: interrompere un film iniziato appena dieci minuti prima, aprire una finestra informativa e poi decidere come riprendere il programma.
Fu proprio quel passaggio a non avvenire.
Ed è questo, più della curiosità rappresentata dalla presenza di Antonio e Cleopatra, a rendere significativo l’episodio. Nello stesso momento la Rai disponeva della medesima notizia e delle medesime immagini, ma le due reti la trattarono in maniera diversa: una modificò immediatamente il palinsesto, l’altra mantenne la programmazione prevista.
La vicenda rende visibile un aspetto della televisione dei primi anni Novanta che normalmente rimaneva dietro le quinte. Una diretta straordinaria non dipendeva soltanto dal lavoro del telegiornale o dalla disponibilità tecnica del collegamento: entravano in gioco anche la rete, il coordinamento della programmazione e la decisione di sacrificare ciò che in quel momento era già sullo schermo.
Quel pomeriggio del 28 giugno 1992 il TG3 rimase sulla notizia. Il TG1, pur essendo pronto a entrarvi, dovette aspettare mentre su Raiuno proseguiva Antonio e Cleopatra.
Presidenza della Repubblica, Diario storico, 28 giugno 1992, formazione e giuramento del I Governo Amato. Il Diario registra l’udienza di Amato per la proposta dei ministri e il giuramento delle ore 18. ↩︎
Redazione, palinsesti televisivi di domenica 28 giugno 1992, La Stampa, 28 giugno 1992, p. 25. ↩︎
Silvia Fumarola, “Il Tg snobbato da Raiuno”, la Repubblica, 30 giugno 1992, p. 33. ↩︎
Redazione, “Protestano al Tg1. «Per la Rai meglio Cleopatra di Amato»”, Corriere della Sera, 29 giugno 1992; Mario Tortello, “Cleopatra batte Giuliano. Negata al Tg1 la diretta dal Quirinale”, La Stampa, 29 giugno 1992, p. 2. ↩︎
Silvia Garambois, “La Rai «copre» la strage con il varietà. Polemiche per la decisione di non mandare in onda le dirette”, l’Unità, 25 maggio 1992, p. 9; Antonio Zollo, “Il «tradimento» di viale Mazzini. E la Fininvest dà una lezione al servizio pubblico”, l’Unità, 26 maggio 1992, p. 12. ↩︎
Mentre l’informazione cercava spazio nei palinsesti, Raiuno decise di mandare ugualmente in onda il varietà di Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci, interrompendolo soltanto per pochi minuti con un’edizione straordinaria del Tg1. La scelta provocò una polemica che coinvolse conduttori, giornalisti e vertici aziendali e mise in discussione la capacità della televisione pubblica di reagire a un’emergenza improvvisa.
Alle 17.58 di sabato 23 maggio 1992 l’esplosione sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, interrompe un normale pomeriggio televisivo. Nelle ore successive arriva la conferma della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
La televisione deve inseguire una notizia che cambia rapidamente mentre si avvicina la fascia più importante del palinsesto: la prima serata. E proprio il rapporto tra l’emergenza e un palinsesto già costruito diventerà uno dei temi centrali della vicenda.
Mariolina Sattanino conduce su Raitre il Tg3 delle 19 del 23 maggio 1992, con i primi aggiornamenti sulla strage di Capaci.
Un sabato sera già scritto
La programmazione pubblicata quella mattina non aveva naturalmente nulla di eccezionale. Alle 20.40 Raiuno avrebbe trasmesso l’ultima puntata stagionale di Scommettiamo che…?, il grande varietà condotto da Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci. Era uno dei programmi forti della rete, arrivato alla serata conclusiva dopo una stagione da circa otto milioni e mezzo di telespettatori medi. Tra gli ospiti annunciati figuravano Alain Delon, Monica Bellucci, Catherine Spaak, Gianni Morandi e Stefano Tacconi.
Su Raidue, alle 20.30, era previsto il film Sorveglianza mortale; su Raitre, alle 20.45, In nome di Dio di John Ford. Canale 5 annunciava alle 20.40 La Corrida di Corrado, mentre Italia 1 avrebbe proposto Flash.1
Era la normale offerta di un sabato di fine maggio. Il problema, da quel momento, diventava capire quanto quella griglia fosse ancora compatibile con ciò che stava accadendo.
La notizia cerca spazio
Nelle redazioni giornalistiche Rai l’attività aumenta rapidamente. Le edizioni ordinarie vengono integrate dagli aggiornamenti e dalle prime finestre straordinarie. Nella ricostruzione fornita successivamente dalla Rai al Parlamento, i servizi dedicati all’attentato vengono fatti risalire alle 20.24 sul Tg2 e alle 21.34 sul Tg1; altri spazi informativi seguiranno durante la serata.2
Ma non nasce una vera diretta unificata e continuativa.
È questo uno degli aspetti televisivamente più interessanti di quel 23 maggio: non manca l’informazione, ma manca inizialmente una gestione complessiva dell’emergenza capace di liberare stabilmente una rete dal palinsesto ordinario. Alessandro Curzi, direttore del Tg3, racconterà che la sua redazione aveva chiesto ripetutamente maggiore spazio, ottenendo soltanto brevi edizioni straordinarie. Anche il Tg1 era pronto ad ampliare la copertura.
Michele Cucuzza conduce su Raidue lo speciale del Tg2 Pegaso dedicato alla strage di Capaci, nella serata del 23 maggio 1992.
Nel frattempo, però, arriva l’ora della prima serata.
Alle 20.40 comincia Scommettiamo che…?
Raiuno sceglie di mantenere l’appuntamento previsto.
Alle 20.40 si apre dunque Scommettiamo che…?. Frizzi introduce la trasmissione con parole segnate da quanto è appena accaduto e il programma cerca di attenuare il consueto clima festoso. Ma la struttura rimane inevitabilmente quella del varietà: ospiti, prove, scommesse, applausi, spettacolo.
È proprio questo contrasto a rendere la serata difficile da gestire. Un programma costruito interamente sul gioco e sull’intrattenimento si trova improvvisamente inserito tra le immagini e le notizie di uno degli avvenimenti più gravi della cronaca italiana.
Poco più tardi arriva l’interruzione.
Poco dopo le 21.30, Raiuno interrompe Scommettiamo che…? per una breve edizione straordinaria del Tg1, condotta da Angela Buttiglione, della durata di circa quattro minuti. Vengono trasmesse le immagini arrivate da Palermo: l’autostrada devastata dall’esplosione, il grande cratere sull’asfalto, le automobili coinvolte e l’intervento dei soccorritori. Dopo l’aggiornamento, la linea torna al varietà.
Angela Buttiglione conduce su Raiuno l’edizione straordinaria del Tg1 trasmessa durante Scommettiamo che…?, con un’immagine di Giovanni Falcone sullo schermo.
L’intervento dura pochissimo. Restituendo la linea, la conduttrice spiega che «per mancanza di tempo» non è possibile trasmettere anche un’intervista realizzata a Palermo con un testimone oculare e rimanda al successivo appuntamento con Linea Notte, in programma al termine dello spettacolo.
Poi torna Scommettiamo che…?.
La brevità dell’intervento e il rapido ritorno al varietà finirono per concentrare proprio su quel passaggio gran parte delle polemiche delle ore successive.
Dieci milioni davanti all’edizione straordinaria
Anche i dati d’ascolto aiutano a comprendere il peso assunto dall’informazione.
Il Tg1 delle 20 era stato seguito da circa 7 milioni e 120 mila telespettatori, con il 40 per cento di share. Il Tg2 delle 19.45 aveva raccolto circa 2 milioni e 860 mila spettatori, il Tg3 2 milioni e 550 mila, mentre il Tg5 delle 20 era arrivato a circa 4 milioni e 396 mila.
Quando Raiuno interrompe Scommettiamo che…? per l’edizione straordinaria, davanti al Tg1 ci sono invece 10 milioni e 530 mila telespettatori, con il 43 per cento di share. Anche l’edizione notturna del Tg1 supererà i sei milioni di spettatori.3
Non è necessario trasformare questi numeri in un giudizio sulle scelte di programmazione. Il dato mostra però con immediatezza quanto forte fosse, in quelle ore, l’attenzione del pubblico verso gli aggiornamenti provenienti da Palermo.
Raidue e Raitre allargano l’informazione
La Rai, del resto, non reagisce ovunque nello stesso modo.
Su Raidue trova spazio uno speciale di Pegaso del Tg2. Il programma non figurava nel palinsesto pubblicato quella mattina, ma nasce nell’emergenza e viene fatto cominciare prima dell’orario inizialmente stabilito. La rubrica dura 63 minuti ed è condotta da Michele Cucuzza, con collegamenti con Palermo e con Alberto La Volpe e Arturo Gismondi in studio.4
Anche Raitre amplia progressivamente la copertura. Le richieste del Tg3 di aprire una lunga diretta non vengono inizialmente accolte, ma la redazione giornalistica ottiene nel corso della serata delle finestre straordinarie; più tardi il Tg3 delle 22.30 supera ampiamente i tempi programmati e prosegue «a oltranza».
A un certo punto i direttori delle tre testate giornalistiche Rai finiscono per coordinarsi direttamente tra loro, cercando di distribuire gli aggiornamenti sulle diverse reti. È un elemento importante perché mostra che il vero problema non era l’assenza delle redazioni o la mancanza di notizie: era soprattutto il rapporto tra informazione, reti e coordinamento del palinsesto.5
La stessa spiegazione fornita mesi dopo dalla Rai al Parlamento avrebbe utilizzato una formula particolarmente significativa: il palinsesto predisposto «non poteva essere alterato».6
Eppure, proprio quella sera, Raidue e Raitre dimostrarono che almeno una certa elasticità era possibile.
Canale 5: la Corrida salta, ma non per Capaci
Anche le reti Fininvest aprono spazi di informazione straordinaria.
Il Tg5 torna in onda nel corso della serata con un’edizione dedicata alla strage, mentre su Italia 1 anche Studio Aperto realizza una edizione straordinaria. Le immagini dell’autostrada vengono mostrate mentre Emilio Fede commenta in diretta uno scenario ormai chiaramente identificato come quello dell’attentato mortale a Falcone.7
Il caso di Canale 5 richiede però una precisazione importante.
Alle 20.40 era in palinsesto La Corrida. Il programma non va effettivamente in onda, ma la cancellazione non è conseguenza della strage di Capaci. Una protesta sindacale organizzata a Cinecittà impedisce l’ingresso del pubblico nello studio e rende impossibile realizzare la diretta. Al posto della trasmissione viene programmato il film …altrimenti ci arrabbiamo!.8
La coincidenza finisce per produrre una situazione televisiva particolare: mentre Raiuno deve decidere se interrompere o meno il proprio varietà, Canale 5 si ritrova già priva dello spettacolo previsto per ragioni completamente indipendenti dall’attentato.
Non sarebbe quindi corretto trasformare il confronto in una semplice opposizione tra una Rai che mantiene l’intrattenimento e una Fininvest che lo cancella per lasciare spazio alle notizie. Le reazioni furono più articolate: Tg5 e Studio Aperto aprirono finestre straordinarie, ma anche sulle reti commerciali la programmazione ordinaria non scomparve completamente.
Frizzi, il Tg1 e le responsabilità interne
La polemica esplode il giorno successivo.
Frizzi, arrivato a Milazzo per il Premio Regia Televisiva, non difende la scelta. Racconta di avere condotto la trasmissione «con il magone» e pronuncia la frase che resterà maggiormente legata a quella serata: «Mi sono vergognato». Spiega che la decisione di andare comunque in onda non era stata sua e che, a suo giudizio, sarebbe stato preferibile non trasmettere il programma.9
Fabrizio Frizzi in apertura di Scommettiamo che…? del 23 maggio 1992, mentre richiama la strage di Capaci prima dell’inizio del varietà.
Anche all’interno della redazione del Tg1 il dissenso è netto. Il comitato di redazione dà atto al direttore Bruno Vespa di essersi attivato con insistenza per ottenere più spazio e contesta la scelta di lasciare aperta soltanto una breve finestra informativa. L’Usigrai interviene a sua volta duramente.
Il caso, tuttavia, si complica quando dalla rete arrivano versioni diverse.
Il direttore di Raiuno Carlo Fuscagni precisa che Frizzi non aveva formalmente chiesto né al responsabile del programma Michele Maffucci né a Michele Guardì di cancellare la puntata. Guardì sostiene inoltre che Scommettiamo che…? si fosse reso disponibile a ospitare ulteriori edizioni straordinarie del Tg1 qualora la testata avesse nuovamente richiesto la linea.10
Le diverse ricostruzioni spostano così la discussione sulle responsabilità interne, ma non modificano il dato televisivo centrale: Raiuno mantenne il varietà e lo spazio riservato all’informazione si limitò a una breve interruzione.
È proprio questa scelta, più che il comportamento personale del conduttore, a diventare il centro del caso.
Un problema di palinsesto, prima ancora che di programmi
Nei giorni successivi la vicenda supera rapidamente Scommettiamo che…?.
Il presidente della Rai Walter Pedullà riconosce che la risposta della televisione pubblica non era stata adeguata alla situazione. Nel consiglio di amministrazione parla di una Rai non sufficientemente «in sintonia con il Paese» e la mancata modifica della programmazione del sabato sera viene riconosciuta come un errore.
Il problema che emerge non riguarda quindi soltanto un varietà. Riguarda la capacità di un sistema televisivo organizzato attorno a reti, programmi e orari molto definiti di reagire quando un avvenimento imprevisto rende improvvisamente insufficiente la normale successione del palinsesto.
Il caso di Capaci si inserisce così nel dibattito già aperto sull’informazione Rai e contribuisce ad accelerarlo. Nei giorni successivi vengono discusse formule che prevedono una distribuzione più continua delle notizie nell’arco della giornata, una maggiore agilità dei telegiornali e la possibilità di organizzare rapidamente appuntamenti straordinari davanti alle grandi emergenze.11
Non si tratta di attribuire a quella singola sera una trasformazione complessiva della televisione italiana. Ma il 23 maggio rese visibile un problema che fino ad allora poteva rimanere nascosto nella normale organizzazione delle reti: in una grande emergenza, chi decide quando il palinsesto deve fermarsi?
Il significato televisivo del 23 maggio
A distanza di tempo, la particolarità televisiva di quella sera non sta semplicemente nel fatto che Scommettiamo che…? andò ugualmente in onda.
Sta nel contrasto tra due televisioni che convivevano nello stesso sistema.
Da una parte c’era la televisione del palinsesto, costruita con settimane di anticipo attorno agli appuntamenti fissi, ai grandi spettacoli del sabato, ai film e alla competizione per gli ascolti. Dall’altra c’era la televisione dell’immediatezza, che davanti a un evento improvviso aveva bisogno di interrompere, collegarsi, aggiornare continuamente e restare aperta alla notizia.
Il 23 maggio 1992 queste due logiche si sovrapposero senza trovare immediatamente un equilibrio.
Su Raiuno il pubblico passò, nel giro di pochi minuti, dalle scommesse e dagli ospiti di un varietà alle immagini dell’autostrada squarciata, per poi tornare nuovamente allo spettacolo. Su Raidue Pegaso occupò uno spazio più ampio; su Raitre il Tg3 prolungò la propria presenza; Tg5 e Studio Aperto realizzarono edizioni straordinarie. Canale 5, per una coincidenza del tutto indipendente dai fatti di Palermo, aveva invece già dovuto rinunciare al proprio varietà di punta.
È in questa frammentazione che si comprende meglio la polemica successiva. Non fu soltanto una discussione sull’opportunità di mandare in onda un programma leggero poche ore dopo una strage. Fu anche una discussione su come la televisione dovesse comportarsi quando la realtà rompeva improvvisamente la programmazione prevista.
E proprio per questo, più di trent’anni dopo, quei quattro minuti di Tg1 durante Scommettiamo che…? restano uno dei frammenti televisivi più significativi di quel 23 maggio: il momento in cui, per pochi istanti, l’emergenza entrò nel grande varietà del sabato sera e mostrò quanto difficile fosse, allora, decidere se e quando lo spettacolo dovesse fermarsi.
Redazione, guida Radio & TV, l’Unità, 23 maggio 1992, p. 20. ↩︎
Camera dei Deputati, XI legislatura, Discussioni, seduta del 15 gennaio 1993, risposta all’interpellanza sulla copertura Rai della strage di Capaci. ↩︎
Redazione, “La strage vissuta al video”, Corriere della Sera, 25 maggio 1992 ↩︎
Tg2 Pegaso: la strage di Capaci, Rai, 23 maggio 1992, RaiPlay, durata 63 minuti. ↩︎
Silvia Garambois, “La Rai «copre» la strage con il varietà”, l’Unità, 25 maggio 1992, p. 9. ↩︎
Camera dei Deputati, XI legislatura, Discussioni, seduta del 15 gennaio 1993, risposta all’interpellanza sulla copertura Rai della strage di Capaci. ↩︎
Studio Aperto, edizione straordinaria, Italia 1, 23 maggio 1992; cfr. Antonio D’Oro, “La televisione italiana nella crisi del 1992”, Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, n. 49, 2022. ↩︎
Redazione, “Niente Corrida, c’è sciopero”, La Stampa, 24 maggio 1992, p. 25. ↩︎
Redazione, “Varietà anziché Tg. Rai Uno è tra le polemiche”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 maggio 1992, p. 6 ↩︎
Redazione, “Frizzi non ha chiesto di sospendere il varietà”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 26 maggio 1992, p. 9. ↩︎
Leandro Palestini, “La rivoluzione di Pedullà”, la Repubblica, 4 giugno 1992; Giuseppe Mazzarino, “Subito la riforma Rai, parola di Pedullà”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 1 giugno 1992, p. 2. ↩︎
Il 28 marzo Rai, Fininvest e Telemontecarlo si contesero exit poll, proiezioni e prime reazioni. Intanto le televisioni locali costruivano maratone proprie, dalle prefetture alle piazze.
La chiusura dei seggi era prevista per le 22 di lunedì 28 marzo 1994, al termine di due giornate di voto destinate a ridisegnare profondamente il Parlamento italiano. Era la prima elezione politica con il nuovo sistema prevalentemente maggioritario introdotto l’anno precedente; il quadro dei partiti era cambiato e tra i protagonisti c’era Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia e proprietario del principale gruppo televisivo privato nazionale.
Per la televisione, però, la notte elettorale era cominciata molto prima delle 22. Le reti avevano preparato lunghe dirette, studi diversi, collegamenti con le sedi dei partiti e con le piazze, ospiti, giochi, satira e soprattutto una complessa macchina di rilevazione del voto.
Gli exit poll non erano una novità assoluta: erano stati utilizzati anche nelle elezioni politiche del 1992. Due anni dopo, tuttavia, avevano assunto un peso diverso. Erano diventati il punto di partenza di una vera competizione fra reti, ciascuna intenzionata a fornire per prima il quadro più attendibile del risultato.
Tre reti, tre modi di aspettare il risultato
La Rai scelse di occupare la prima serata prima ancora della chiusura dei seggi, ma senza trasformare le tre reti in copie dello stesso programma.
Su Raiuno la serata cominciò alle 20.40. Aspettando i risultati metteva insieme informazione e spettacolo attraverso più studi e collegamenti: Mara Venier e Lilli Gruber, il Salone Margherita con il Bagaglino, gli interventi dei giornalisti e, progressivamente, il centro informativo del Tg1 a Saxa Rubra. Poco prima delle 22 il baricentro si spostava sempre più verso l’informazione, con Demetrio Volcic e Piero Badaloni impegnati nella lunga lettura dei dati, nei collegamenti con i partiti e nelle prime reazioni politiche.
Era una formula che conservava qualcosa della televisione generalista di quegli anni: l’attesa del voto non veniva separata nettamente dal varietà. Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta e Valeria Marini potevano comparire nello stesso contenitore che, pochi minuti dopo, avrebbe dovuto spiegare composizione del Parlamento e rapporti di forza fra le coalizioni.
La struttura della serata prevedeva alcuni passaggi comuni a tutta l’offerta Rai: alle 22 gli exit poll, più tardi le proiezioni del Senato, quindi nella parte finale della notte quelle della Camera. Su Raiuno il contenitore arrivava così fino alle ultime elaborazioni, prima del ritorno alla programmazione notturna.
Su Raidue il punto di partenza era invece I fatti vostri. Giancarlo Magalli continuava a presidiare la sua “piazza”, inizialmente con il consueto miscuglio di ospiti, musica e giochi. Con l’avvicinarsi delle 22 la linea veniva ceduta sempre più spesso alla redazione del Tg2 e agli studi informativi: Carmen Lasorella e Mimmo Liguoro da via Teulada, Mariolina Sattanino e Michele Cucuzza da Saxa Rubra. I risultati interrompevano il programma, poi la piazza riprendeva, fino al collegamento successivo. La notte del voto diventava così una continua alternanza fra intrattenimento e aggiornamento giornalistico. Gli speciali del Tg2 sarebbero proseguiti, con ulteriori finestre, fino alle prime ore del mattino.
La maratona di Raidue alternava lo studio ai collegamenti esterni e agli aggiornamenti sui risultati.
Raitre aveva scelto la formula più riconoscibile. Alle 20.30 partiva Scommettiamo sul rosso, sul nero o sullo zero?, con Michele Santoro alla conduzione. Un contenitore nato dall’incontro fra Il rosso e il nero, il Tg3 e l’universo di Quelli che il calcio. Federica Sciarelli seguiva la parte informativa, Fabio Fazio interveniva da Milano, mentre nello studio di Santoro si alternavano giornalisti, intellettuali e personaggi dello spettacolo.
C’era perfino un “Totovoto”: una schedina con tredici pronostici, uno sullo schieramento vincente e gli altri dedicati ad alcuni collegi uninominali. Il pubblico poteva telefonare e giocare indicando “1” per la destra, “X” per il centro e “2” per la sinistra. Era un modo quasi calcistico di accompagnare l’attesa, perfettamente coerente con una serata in cui informazione, spettacolo e partecipazione del pubblico si mescolavano continuamente.
Alle 22 scatta la gara dei numeri
Il vero spartiacque arrivò con la chiusura delle urne.
La Rai si affidava al Cirm per gli exit poll e ad Abacus per le proiezioni basate sulle sezioni già scrutinate. Canale 5 aveva invece scelto la Doxa. Telemontecarlo lavorava con Directa, che accanto alle successive elaborazioni aveva preparato anche un proprio sistema di rilevazione delle intenzioni di voto.
La sfida aveva anche un retroscena significativo: Doxa e Cirm si erano praticamente scambiati i rispettivi committenti. La Doxa, per circa vent’anni legata alla Rai, era passata al Tg5; il Cirm, utilizzato nelle precedenti elezioni dalla Fininvest, era approdato a Saxa Rubra. La competizione della sera del 28 marzo era quindi anche il confronto fra due istituti che avevano cambiato campo proprio alla vigilia del voto.1
Pochi minuti dopo le 22 gli schermi cominciarono a riempirsi di percentuali, forbici, stime dei seggi e prime interpretazioni. Il nuovo sistema elettorale rendeva particolarmente delicato il passaggio dalle percentuali alla composizione del Parlamento: una piccola differenza nei voti poteva produrre effetti molto più ampi nei collegi uninominali.
Le rilevazioni non coincidevano perfettamente, ma il vantaggio delle coalizioni di centrodestra apparve subito evidente. Da quel momento la gara non riguardò più soltanto il dato: contava anche conquistare per primi un leader, una dichiarazione, una reazione. Nel resoconto del giorno dopo Isabella Mazzitelli descrisse la serata come un «Capodanno in tivù», con le redazioni schierate in attesa del momento decisivo.2
Il ritmo era quello di una corsa. Prima gli exit poll, poi le stime dei seggi, quindi i dati reali dei collegi e le dichiarazioni. Fini e Bossi apparvero rapidamente nelle varie dirette; Berlusconi arrivò più tardi, dopo mezzanotte, e anche le sue prime apparizioni diventarono terreno di concorrenza fra giornalisti e reti.
Su Raiuno il conto alla rovescia verso le 22 e la diffusione dei primi exit poll.
Mentana, Fede e le diverse strategie Fininvest
Se la Rai aveva già trasformato tutta la propria prima serata in un grande contenitore elettorale, Fininvest adottò una strategia più differenziata.
Su Canale 5 Enrico Mentana partì alle 21.55 con il Tg5 Speciale elezioni politiche ’94. Qui non c’era più alternanza con programmi di intrattenimento: lo speciale era concepito come una trasmissione continuativa, destinata ad arrivare fino alle tre del mattino. Doxa forniva i primi dati e le successive elaborazioni, mentre Mentana passava rapidamente dalle percentuali alle interviste, ai collegamenti e al confronto fra gli ospiti.
Il Tg5 affrontava la serata con una forte identità competitiva. Non si trattava soltanto di commentare il risultato: bisognava arrivare prima. La rapidità con cui Mentana cercava dichiarazioni e ospiti faceva parte dello stesso confronto che opponeva Doxa a Cirm e Abacus.
Rete 4 adottava invece una scansione diversa. Alle 21.55 il Tg4 apriva una breve finestra elettorale, poi il palinsesto tornava per qualche minuto alla telenovela Milagros. Dalle 22.30 Emilio Fede prendeva definitivamente possesso della rete con Cosa hanno deciso gli italiani, lunga diretta con ospiti, commenti e collegamenti.
Il Tg4 durante la lunga copertura dei risultati delle elezioni politiche del 1994.
Su Italia 1, invece, l’informazione elettorale arrivava molto più tardi. La rete mantenne a lungo la propria programmazione di intrattenimento, tra Karaoke, Mai dire gol e il film Porky’s 2. Solo in seconda serata Studio Aperto, diretto da Paolo Liguori, entrò stabilmente nel racconto del voto.
La differenza con la Rai è significativa. Il servizio pubblico aveva trasformato contemporaneamente le tre reti in tre diversi modi di aspettare il risultato; Fininvest concentrava invece la competizione principale su Canale 5 e Tg4, lasciando Italia 1 più a lungo fuori dalla maratona.
Santoro vince la lunga distanza
La risposta del pubblico fu enorme. Nei minuti immediatamente successivi alla chiusura delle urne oltre 25 milioni di italiani risultavano davanti alla televisione, per uno share complessivo vicino al 90 per cento.
Alle 22 il Tg1 superava i 5,7 milioni di spettatori, il Tg5 era poco sopra i 5,5 milioni e Raitre intorno ai 5,4 milioni. Ma sulla durata complessiva della serata il risultato più significativo fu quello di Michele Santoro: Il rosso e il nero risultò il programma elettorale più seguito, con poco più di 4 milioni di spettatori medi e uno share vicino al 20 per cento.3
Il dato racconta bene il tipo di televisione che funzionò quella sera. Non soltanto un telegiornale prolungato, ma un programma capace di incorporare il risultato elettorale in un linguaggio più ampio: satira, piazze, ospiti, gioco, commento politico e collegamenti.
La competizione continuò anche dopo la chiusura delle dirette televisive. Cirm, Doxa e Directa confrontarono le proprie previsioni con i risultati effettivi, rivendicando ciascuna la precisione delle proprie stime. La “gara dei numeri”, cominciata prima delle 22, ebbe così un secondo tempo sui giornali.
Telemontecarlo e una rete costruita con le televisioni locali
Accanto al confronto Rai-Fininvest c’era però un terzo modello.
Telemontecarlo iniziava il proprio Speciale elezioni alle 21.30, con Sandro Curzi e le elaborazioni di Directa. La rete disponeva di una struttura nazionale più ridotta rispetto ai due grandi gruppi e costruì parte della propria copertura attraverso collegamenti con importanti televisioni regionali.
Fra queste comparivano Telelombardia, Telenorba e Telecapri, insieme ad altre emittenti locali. Era un sistema che permetteva a TMC di ricevere immagini, informazioni e reazioni dai territori senza dover disporre ovunque di una propria struttura.
Il rapporto con il gruppo Norba è particolarmente interessante. Telenorba e Teledue furono entrambe coinvolte nella copertura collegata a Telemontecarlo; Telenorba, in particolare, continuava nello stesso tempo a proporre una propria programmazione. Il modello consentiva così a TMC di appoggiarsi a emittenti fortemente radicate sul territorio senza trasformarle in semplici ripetitrici del proprio segnale.4
In Puglia la notte passa anche dalle prefetture
Il racconto locale non si esauriva però nel rapporto fra TMC e Telenorba.
Alle 21.45 del 28 marzo Antenna Sud avviò Pool ’94, una maratona costruita insieme a Studio 100 di Taranto, Teleblu e Teledauna di Foggia, Teleradiocittàbianca di Ostuni, Telerama di Lecce e TRM di Matera. Antenna Sud svolgeva il ruolo di studio centrale, mentre le altre emittenti contribuivano alla raccolta delle informazioni.
La non-stop era destinata a proseguire fino alla mezzanotte del giorno seguente. Il centro del programma non era naturalmente la composizione nazionale del Parlamento in senso astratto, ma la traduzione del voto sul territorio: collegamenti con le prefetture di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Matera, Potenza e Taranto, sedi dei partiti, candidati, risultati dei collegi, commenti, rassegne stampa e momenti di spettacolo.5
Era una copertura che svolgeva una funzione difficilmente sostituibile dalle reti nazionali. Mentre Rai, Fininvest e TMC potevano dire quale coalizione stesse vincendo, le televisioni locali erano in grado di seguire l’arrivo delle schede di un singolo comune, il risultato di un collegio o la reazione di un candidato direttamente dalla prefettura.
Non tutte scelsero di riunirsi in un unico circuito. Videolevante e Blustar, per esempio, seguirono lo scrutinio autonomamente. A Bari anche Oggi TV aveva in palinsesto uno Speciale elezioni 1994 già alle 21, mentre Delta TV programmava alle 23.45 una Non Stop elettorale in diretta dalla Prefettura.6
La dimensione locale non era quindi un semplice complemento della grande notte nazionale. Era un secondo livello dell’informazione elettorale, con tempi, fonti e priorità differenti. Il collegamento con la prefettura, più che il grande studio televisivo, diventava il luogo decisivo.
Un resoconto tarantino del giorno successivo descrisse quella notte come una lunga corsa nell’etere, fra televisioni collegate alle prefetture e ai centri di elaborazione, con inevitabili inconvenienti tecnici, cuffie che non funzionavano e perfino qualche momento di involontaria comicità. Era anche questo il volto delle dirette locali: meno costruite, più esposte agli imprevisti, ma molto vicine al luogo in cui i risultati prendevano materialmente forma.7
Il voto continua in televisione
Alle prime ore del mattino la maratona non era ancora davvero conclusa. Il 29 marzo gli speciali continuarono nei programmi del mattino: Unomattina Elezioni su Raiuno, nuove edizioni del Tg2 e del Tg3, finestre regionali, aggiornamenti del Tg5 e del Tg4.
La sera il racconto cambiò tono. Non era più necessario indovinare chi avesse vinto: bisognava mostrare la nuova geografia politica.
Su Raitre Milano, Italia preparò una scenografia basata su una grande carta del Paese colorata collegio per collegio e su un Parlamento composto da spicchi mobili. Su Canale 5 il Maurizio Costanzo Show dedicò una puntata speciale ai risultati, riportando nello studio televisivo molti dei protagonisti politici che poche ore prima erano stati inseguiti dalle telecamere nelle sedi dei partiti.8
La notte del 28 marzo aveva così lasciato in eredità immagini e numeri che la televisione avrebbe continuato a rielaborare per giorni.
Una notte elettorale sempre più televisiva
Il 1994 non inventò gli exit poll, né la lunga diretta elettorale. Entrambi appartenevano già alla televisione italiana. Ma quella sera alcuni elementi che esistevano separatamente apparvero con particolare evidenza nello stesso momento.
C’erano gli istituti demoscopici associati alle singole reti, la concorrenza per il dato più rapido, le proiezioni trasformate in spettacolo, gli studi collegati fra loro, i leader inseguiti da più emittenti. C’erano tre reti Rai che affrontavano lo stesso evento con linguaggi diversi e tre reti Fininvest che distribuivano diversamente informazione e intrattenimento. C’era Telemontecarlo che cercava una copertura nazionale attraverso le televisioni regionali. E c’erano le emittenti locali che costruivano proprie maratone, talvolta più lunghe di quelle dei network.
Rispetto al 1992, non era tanto cambiato lo strumento quanto il suo peso nel racconto. L’exit poll non era più soltanto uno dei passaggi immediatamente successivi alla chiusura dei seggi: alle 22 diventava il momento attorno al quale erano stati organizzati palinsesti, studi, ospiti e strategie editoriali.
Per milioni di telespettatori il risultato cominciò così a esistere sullo schermo prima ancora che lo scrutinio fosse davvero avanzato. Poi arrivarono le proiezioni, i dati reali, le dichiarazioni e, lentamente, il Parlamento effettivo.
Era ancora la lunga notte delle schede e delle prefetture. Ma era ormai anche una lunga notte di televisioni in competizione fra loro.
Redazione, “Scambio d’esperti. Cirm con la Rai, Doxa a Canale 5”, l’Unità, 19 marzo 1994, p. 7. ; Alessandra Longo, “Exit poll? Sarà un triplo salto mortale”, la Repubblica, 26 marzo 1994, p. 3. ↩︎
Isabella Mazzitelli, “Il Tg1 vince la corsa ai risultati”, la Repubblica, 29 marzo 1994, p. 14. ↩︎
Redazione, “La ‘diretta’ vince la sfida degli exit poll”, la Repubblica, 30 marzo 1994, p. 7. ↩︎
Radiocorriere TV, programmi di lunedì 28 marzo 1994, pp. TV 2-5. ; La Gazzetta del Mezzogiorno, palinsesti del 28 marzo 1994, p. 14. ↩︎
Redazione, spazio “Antenna Sud”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
La Gazzetta del Mezzogiorno, “TV locali”, 28 marzo 1994, p. 18. ↩︎
M. Com., “La lunga notte dell’etere fra le ‘dirette’ e… i moscerini”, La Gazzetta di Taranto, 30 marzo 1994, p. 55. ↩︎
La Gazzetta del Mezzogiorno, programmi e rubriche televisive del 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
Venticinque anni dopo, la ricostruzione di come Rai, Mediaset, La7 e televisioni locali modificarono programmi e palinsesti per raccontare in diretta l’attacco agli Stati Uniti.
Martedì 11 settembre 2001, poco prima delle tre del pomeriggio, la televisione italiana era ancora quella prevista dai palinsesti.
Su Raiuno era appena cominciato il film Accadde in paradiso. Raidue trasmetteva The Practice – Professione avvocati. Su Raitre il pomeriggio era dedicato ai più piccoli con La Melevisione. Rete 4 aveva avviato la messa in onda di Sentieri. Su Canale 5 era in onda Ally McBeal. Italia 1 proponeva lo speciale Non era la Rai. La7, nata da pochi mesi dalle ceneri di TMC, trasmetteva Oasi. MTV continuava la propria programmazione musicale.
Era la normale televisione di un martedì di fine estate.
Alle 14.46 italiane un aereo colpì la Torre Nord del World Trade Center. Per alcuni minuti non fu ancora chiaro se si trattasse di un incidente. Alle 15.03, quando un secondo aereo colpì la Torre Sud davanti alle telecamere di tutto il mondo, quella possibilità scomparve.
Da quel momento iniziò anche una trasformazione televisiva che, pur marginale rispetto alla portata degli eventi, aiuta oggi a ricostruire come milioni di italiani vissero quelle ore: la progressiva dissoluzione dei palinsesti.
Non avvenne in un unico istante. Alcune reti abbandonarono subito ogni programma; altre provarono a tornare alla programmazione dopo un primo aggiornamento; altre ancora alternarono per qualche tempo telefilm e notiziari.
Rete 4: alle 15.12 il palinsesto si ferma
Uno dei casi più lineari è quello di Rete 4.
Alle 15.00 era iniziata la soap opera Sentieri. Poco dopo, alle 15.12, la programmazione viene interrotta ed Emilio Fede apre un’edizione straordinaria del TG4, presentandosi in video indossando una giacca di renna, dettaglio spesso ricordato come segno della rapidità e della concitazione con cui la redazione fu costretta ad andare in onda.
Il tono delle prime parole restituisce bene l’incertezza di quei minuti: si parla ancora di una gravissima sciagura, mentre la natura e le dimensioni dell’attacco stanno appena diventando comprensibili.
A differenza di quanto avverrà inizialmente sulle altre reti Mediaset, Rete 4 non torna ai programmi. L’edizione straordinaria prosegue fino alle 20.24, per oltre cinque ore. Saltano quindi il resto di Sentieri, il film Giuro che ti amo, previsto alle 16.10, Sembra ieri, l’edizione ordinaria del TG4 delle 18.55 e gli appuntamenti del preserale.1
La durata della diretta assorbe anche il normale telegiornale serale. In alcuni passaggi Fede organizza apertamente davanti alle telecamere il lavoro della redazione e la preparazione dei servizi successivi: un elemento che rende visibile allo spettatore il carattere eccezionale e in parte improvvisato della copertura.
Alle 20.24 arriva un nuovo passaggio. Dopo aver ringraziato tecnici e collaboratori, Fede annuncia che il TG4 tornerà ad aggiornare gli spettatori «nel corso del film che sta per andare in onda». Il film previsto a seguire era I magnifici sette, in palinsesto alle 20.40.
Dopo oltre cinque ore di informazione continuativa, Rete 4 torna dunque verso la programmazione serale senza chiudere l’emergenza informativa: il film diventa lo spazio all’interno del quale il TG4 può continuare a intervenire con ulteriori aggiornamenti.
Rete 4 durante la lunga edizione straordinaria del pomeriggio dell’11 settembre 2001
Raidue: il TG interrompe The Practice, poi il telefilm riparte
Pochi minuti dopo l’intervento di Rete 4 arriva quello di Raidue.
Alle 15 era iniziato The Practice – Professione avvocati, episodio “Eutanasia”. Alle 15.16 il telefilm viene interrotto e parte un’edizione straordinaria del TG2 condotta da Sandro Petrone.
Lo stesso Petrone ha ricostruito quei minuti nel saggio NY anch’io, pubblicato nel volume Torri crollanti. Il giornalista racconta di essere stato informato del primo impatto alle 14.52, mentre stava entrando a Saxa Rubra. La notizia era ancora incerta: si ipotizzava persino che contro la torre potesse essersi schiantato un piccolo aereo, addirittura da turismo.
In redazione ci si chiede esplicitamente se vi siano già gli elementi sufficienti per interrompere le trasmissioni. Alle 15.03, davanti alle immagini del secondo aereo che colpisce l’altra torre, ogni dubbio viene meno. Petrone ricorda la reazione di un collega: non poteva più essere un incidente.
«Poco dopo sono in diretta», scrive. Quel “poco dopo” coincide con le 15.16.2
L’edizione straordinaria dura circa sedici minuti, poi termina. Raidue torna a The Practice e il telefilm riprende esattamente dal punto nel quale era stato interrotto. La scelta mostra che, in quel momento, la notizia viene ancora gestita come una parentesi straordinaria all’interno di un palinsesto che può proseguire.
Terminata la puntata di The Practice, Raidue torna nuovamente all’informazione con una lunga edizione straordinaria del TG2 condotta da Guido Barendson, che si protrae per oltre un’ora. Solo successivamente la rete lascia spazio a una lunga sequenza di documentari naturalistici della serie Eroi della natura.3
Tris di cuori salta, così come gran parte degli appuntamenti previsti nel pomeriggio. L’episodio “Lo zampognaro rosso”, che sarebbe dovuto andare in onda quel giorno, ricompare nel palinsesto di giovedì 13 settembre, quando Raidue recupera l’appuntamento rimasto fuori dalla programmazione del martedì precedente.
Poco prima delle 18 è in onda una puntata di Eroi della natura dedicata al mondo delle tarantole. Il documentario viene interrotto per il messaggio a reti unificate del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e, concluso l’intervento, riprende esattamente dal punto nel quale era stato sospeso.
Successivamente viene avviata un’altra puntata della stessa serie, Le tigri del Bengala. Anche questa volta il ritorno alla programmazione dura poco: il documentario resta in onda per poco più di 12 minuti, prima che Raidue torni nuovamente all’informazione poco prima delle 18.30. Intorno alle 18.29 Claudio Angelini interviene da New York; verso le 18.42 è invece in collegamento Paolo Longo da Gerusalemme. Restituita la linea allo studio, Guido Barendson dà anche notizia dell’atterraggio ad Atene del volo Saudi Arabian Roma-Gedda, interessato da un falso allarme bomba. L’aggiornamento si protrae per oltre venti minuti.4
Poco prima delle 20 Raidue torna ancora una volta alla programmazione con Zorro.
Alle 20.29 prende quindi avvio il lungo TG2 serale, che termina intorno alle 21.11. Anche la prima serata viene completamente ricostruita: va in onda uno speciale del TG2 Dossier dedicato a Osama Bin Laden, dal titolo Il principe del terrore, insieme a un episodio della serie Un caso per due. Nelle ore successive Raidue torna ancora all’informazione con una nuova edizione straordinaria del TG2 condotta da Barendson e Mariolina Sattanino. Più tardi, va in onda il TG2 Notte, anch’esso interamente dedicato alla cronaca della giornata.
Guido Barendson durante un’edizione straordinaria pomeridiana del TG2.
Italia 1: Sabrina alternata alle notizie
La gestione di Italia 1 segue una strada ancora diversa.
Alle 15 è in onda Non era la Rai, lo speciale celebrativo realizzato per il decennale dello storico programma di Gianni Boncompagni. La trasmissione, iniziata appena il giorno precedente, era prevista dalle 15 alle 15.30.
Alle 15.25 Studio Aperto interrompe il programma. Alla conduzione c’è Claudio Brachino.5
Il filmato conservato mostra, sui monitor dello studio, entrambe le Torri Gemelle ancora in piedi ma già in fiamme.
Dopo alcuni minuti Brachino si avvia chiaramente verso la conclusione dell’edizione: spiega che il tempo a disposizione è terminato e rimanda gli spettatori all’appuntamento ordinario delle 18.30, precisando che Studio Aperto sarebbe comunque tornato sui fatti nel corso del pomeriggio qualora vi fossero stati nuovi sviluppi. Proprio mentre sta per chiudere, riceve una telefonata sul telefono di servizio e aggiunge un’ultima informazione appena arrivata: gli aerei dirottati sarebbero partiti da Boston.
La sequenza chiarisce bene l’impostazione della rete in quel momento: quella delle 15.25 è una prima edizione straordinaria pensata per concludersi dopo pochi minuti e restituire la linea alla programmazione. Sarà l’evoluzione sempre più grave degli avvenimenti a spingere Italia 1 verso una copertura informativa più lunga.
Terminato il primo flash, infatti, Italia 1 torna ai programmi. Comincia Sabrina, vita da strega, episodio “I sogni si avverano”, previsto originariamente alle 15.30.
La puntata arriva alla normale pausa pubblicitaria di metà episodio. Terminati gli spot, Sabrina riprende, ma soltanto per pochi secondi: Studio Aperto interrompe nuovamente il telefilm.
Dopo questo secondo aggiornamento, Italia 1 torna ancora una volta a Sabrina. La sitcom viene portata a conclusione e soltanto allora parte una nuova edizione di Studio Aperto, questa volta molto più lunga.
Le interruzioni informative hanno nel frattempo accumulato diversi minuti di ritardo rispetto al palinsesto originario.
La conclusione di Sabrina può quindi essere collocata tra le 16.05 e le 16.10. È a quel punto che l’alternanza si chiude: dopo aver fatto convivere per un breve periodo la sitcom e gli aggiornamenti, Italia 1 passa alla lunga diretta informativa di Studio Aperto.
Studio Aperto durante gli aggiornamenti straordinari del pomeriggio.
Raiuno: dalle 15.27 non si torna più indietro
Molto più lineare il comportamento di Raiuno.
Alle 15 era iniziato il film Accadde in paradiso. Alle 15.27 il film viene interrotto e parte l’edizione straordinaria del TG1, inizialmente condotta da Ludovico Di Meo.
Da questo momento Raiuno non torna più alla normale programmazione. La prima lunga edizione straordinaria accompagna gli spettatori fino alle 18.00: saltano quindi il resto del film, La signora del West, il varietà delle 18 e Quiz Show con Amadeus, previsto alle 18.50.6
Alle 18.00 viene trasmesso a reti unificate il messaggio del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Subito dopo l’informazione riprende con una nuova lunga edizione straordinaria del TG1, condotta da Tiziana Ferrario, che prosegue fino alle 20.
Alle 20.00 parte il TG1 serale, interamente dedicato agli attentati e prolungato per quasi un’ora. Anche la prima serata viene così completamente riscritta: il palinsesto avrebbe previsto la seconda parte di Quiz Show alle 20.35 e, alle 20.50, la miniserie Tutto in quella notte.
Al loro posto, al termine del lungo telegiornale, Raiuno prosegue con uno speciale di Porta a Porta dedicato agli attacchi, in onda per oltre due ore e mezza. La copertura informativa continua poi nella notte con un’edizione straordinariamente lunga del TG1 Notte.
Su Raiuno, dunque, la rottura del palinsesto è definitiva già dal primo stacco delle 15.27: da quel momento la rete non utilizza più programmi di raccordo e rimane affidata all’informazione fino alla notte.
Ludovico Di Meo alla conduzione dell’edizione straordinaria del Tg1 iniziata alle 15,27
Canale 5: dai primi flash alla lunga diretta del TG5
Canale 5 offre la ricostruzione più complessa di quel pomeriggio.
Il palinsesto prevedeva alle 14.40 Ally McBeal, con l’episodio “Cambiamenti”; alle 15.30 Una bionda per papà, episodio “Un fantasma mascherato”; alle 16 il film tv I tre segreti. Nel tardo pomeriggio sarebbero dovuti andare in onda Verissimo, alle 18, e Passaparola, alle 18.40.
Fabio Tricoli ha ricostruito la rapidità con cui il TG5 si mobilitò. Dopo il secondo impatto delle 15.03, ricorda, non vi erano ormai più dubbi sulla natura dell’evento: bisognava interrompere i programmi, mentre Enrico Mentana raggiungeva in pochi minuti gli studi del Centro Palatino. La copertura del TG5 sarebbe poi proseguita, nelle parole dello stesso Tricoli, «quasi ininterrottamente» fino a notte fonda.7
Un primo flash straordinario del TG5 interrompe Ally McBeal. Terminato l’intervento informativo, Canale 5 torna temporaneamente ai programmi.
Canale 5 avvia quindi la messa in onda del film I tre segreti.
Durante il film compare anche un sottopancia che annuncia un’imminente edizione straordinaria del TG5: un particolare che indica come il nuovo appuntamento informativo fosse già stato predisposto mentre il film era ancora in corso.
Poco dopo il film viene interrotto e la linea torna a Enrico Mentana. Il direttore apre la nuova edizione con una frase significativa: «Forse lo sapete già…». Parole che acquistano un significato particolare alla luce del precedente flash e che si rivolgono a un pubblico già almeno in parte informato di quanto stava accadendo.
Una bionda per papà, prevista alle 15.30, salta: lo stesso episodio, Un fantasma mascherato, viene recuperato quattro giorni più tardi, sabato 15 settembre, alle 9.30 del mattino, in una collocazione inconsueta per la serie. Anche I tre segreti, interrotto nel pomeriggio dell’11 settembre, viene nuovamente programmato il successivo 3 ottobre.
Intorno alle 16 prende avvio la lunga diretta di Mentana, destinata a proseguire fino alle 22.48. Dopo il primo flash durante Ally McBeal, Canale 5 modifica quindi immediatamente la scaletta: accantona Una bionda per papà e anticipa I tre segreti rispetto all’orario previsto, utilizzando il film nello spazio rimasto disponibile prima della nuova edizione straordinaria.8
Il film assunse così, di fatto, la funzione di programma-ponte: un temporaneo ritorno alla programmazione mentre la redazione preparava una copertura informativa destinata a essere ben più lunga. Il sottopancia che scorre durante la pellicola, annunciando l’imminente edizione straordinaria del Tg5, rafforza questa lettura.
Con la successiva interruzione de I tre segreti cambia definitivamente la natura del pomeriggio di Canale 5. Da quel momento prende avvio la lunga diretta di Mentana e la possibilità di tornare alla normale programmazione viene abbandonata.
Nel corso della copertura lo stesso Mentana spiega agli spettatori che, per la gravità degli avvenimenti, non è possibile trasmettere Verissimo e Passaparola e che Canale 5 deve continuare a seguire quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Subito dopo compare Gerry Scotti, che conferma personalmente la mancata messa in onda di Passaparola, raccontando di aver appreso dei gravissimi fatti mentre si stava registrando la puntata.
È il passaggio definitivo: ciò che nelle prime fasi del pomeriggio era stato ancora gestito alternando informazione straordinaria e programmi si trasforma in una copertura continuativa dell’emergenza. Il palinsesto previsto per il resto della giornata viene accantonato.
Il TG5 nel corso della lunga diretta dedicata agli attentati.
Raitre: dalla Melevisione al palinsesto d’emergenza
L’interruzione rimasta più profondamente nella memoria collettiva è probabilmente quella di Raitre.
Alle 15.33 la rete sta trasmettendo in replica Tanti auguri a te, episodio 107 della terza stagione della Melevisione.
Prima dell’avvio del TG3 compare l’annunciatrice Peppi Franzelin, con un breve intervento che accompagna il passaggio dal programma destinato ai bambini alle immagini drammatiche provenienti dagli Stati Uniti.
Parte quindi un’edizione straordinaria del TG3, che prosegue per poco più di cinquanta minuti. Terminata la diretta, Franzelin torna in video e annuncia la messa in onda di Geo Magazine.
Il passaggio è significativo perché il palinsesto originario prevedeva alle 16 un lungo blocco di Rai Sport – Pomeriggio sportivo, con i Giochi del Mediterraneo e la Vuelta di Spagna, mentre Geo Magazine era in programma soltanto alle 17.30.
Raitre non torna quindi al programma interrotto e non riprende neppure il palinsesto dal punto nel quale avrebbe dovuto trovarsi. Al posto del pomeriggio sportivo costruisce una programmazione provvisoria, ricorrendo soprattutto a documentari e programmi di argomento naturalistico e geografico.9
Nel tardo pomeriggio il TG3 torna in onda attorno alle 17.20 con una nuova edizione straordinaria. Terminato l’aggiornamento, Raitre restituisce la linea a Geo Magazine. Alle 18.00 è proprio il programma documentaristico a essere sospeso per la messa in onda del messaggio a reti unificate del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Concluso l’intervento, Geo Magazine riprende.
Poco dopo, attorno alle 18.05, Raitre avvia l’episodio “Contare qualcosa” di Ai confini dell’Arizona. Il telefilm, però, dura poco meno di quindici minuti. alle 18.20 la puntata viene interrotta da una nuova edizione straordinaria del TG3. Intorno alle 18.27 Paola Sensini è in collegamento telefonico con Paolo Longo da Gerusalemme.
In coda all’edizione viene annunciato che Ai confini dell’Arizona non riprenderà. Raitre torna quindi a una programmazione documentaristica di raccordo prima del TG3 delle 19.10
Anche la fascia serale viene profondamente modificata. Il TG3 delle 19 si prolunga ben oltre la durata ordinaria e la programmazione prevista perde definitivamente la propria struttura: non vanno in onda né Blob né Un posto al sole.
Intorno alle 20 Raitre manda in onda un episodio di Matlock, “Tentazione”, previsto per il giorno successivo e anticipato come programma-ponte verso la prima serata.11
Alle 20.50 circa prende quindi il via uno speciale di TG3 Primo Piano, che occupa la prima serata per quasi due ore. La scelta sostituisce il film In fuga per tre e conferma il definitivo spostamento della rete verso un palinsesto costruito attorno all’emergenza.12
Più tardi, dopo alcuni brevi contenuti di raccordo, anche il TG3 Notte assume una durata eccezionale, proseguendo per quasi un’ora.
L’interruzione della Melevisione ebbe una particolarità ulteriore: portò improvvisamente le immagini dell’attacco in una fascia costruita per un pubblico infantile. Il brusco passaggio dai cartoni animati all’edizione straordinaria suscitò nei giorni successivi riflessioni e testimonianze sulla reazione dei bambini davanti a immagini che irrompevano senza mediazioni nel loro abituale spazio televisivo.13
La Stampa del 15 settembre, riportando una stima di Klaus Davi e Universal Media, riferì inoltre che l’edizione straordinaria del TG3 delle 15.33 era stata seguita da 266.354 bambini, con uno share del 25,83%. Il dato aiuta a spiegare perché quello stacco, più di molti altri, sia rimasto nella memoria di un’intera generazione.
Il TG3 durante la copertura degli attacchi al World Trade Center
Altre reti: La7 e MTV
Anche La7 modifica rapidamente il proprio pomeriggio. Il palinsesto prevedeva Oasi alle 15 e Lois & Clark alle 16, ma già alle 15.45 la normale programmazione ha lasciato spazio a un’edizione straordinaria del TG La7.
Alla conduzione c’è Damiano Ficoneri, affiancato in studio da Flavia Filippi e da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, chiamato a commentare quanto sta accadendo. Alle loro spalle scorrono le immagini della CNN, che diventano una delle principali fonti visive attraverso cui la rete segue in diretta gli attentati.
La copertura prosegue anche nelle ore successive e alle 18.00 La7 trasmette, come le altre reti nazionali, il messaggio del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.14
Per un’emittente nata da pochi mesi dalle ceneri di TMC e ancora alla ricerca di una propria identità, quella giornata assume anche un significato particolare sul piano editoriale. La lunga attenzione riservata alle notizie mostra infatti le potenzialità della rete sul terreno dell’informazione continua, proprio mentre si discuteva della possibilità di accentuarne la vocazione informativa fino a trasformarla in un canale all news.15
Sulle ex frequenze di TMC2 trasmetteva ormai MTV Italia. Il palinsesto prevedeva alle 15 Mad 4 Hits, quindi MTV Trip, Summer Hits e Web Chart; il primo normale spazio informativo, Flash, sarebbe arrivato soltanto alle 18.
Diverse testimonianze ricordano interventi informativi straordinari anche nel corso del pomeriggio, segno che la rottura della normale programmazione coinvolse anche una rete costruita soprattutto sulla musica e su un pubblico giovane.
Il messaggio del presidente Carlo Azeglio Ciampi trasmesso su La7 alle 18.00 dell’11 settembre 2001.
L’11 settembre sulle televisioni locali
L’emergenza coinvolse anche numerose televisioni locali e regionali.
Anche Telenorba dedica uno spazio informativo pomeridiano agli attentati. L’emittente partecipa al sistema di collaborazione informativa collegato a Stream News, che coinvolge alcune delle principali televisioni regionali italiane.
La lombarda Telenova segue gli attentati in diretta, con ampio utilizzo delle immagini CNN. Anche Telecapri riprende nel pomeriggio le immagini della rete americana; il gruppo dispone già di una struttura informativa dedicata attraverso Telecapri News.
Fra le emittenti collegate al circuito Stream News figuravano inoltre Primocanale, Videolina e Antenna 3 Lombardia.
La copertura in diretta non riguarda dunque soltanto le grandi reti nazionali: anche l’emittenza locale modifica i propri palinsesti e cerca accesso alle immagini internazionali per seguire l’emergenza.
Telenova rilancia le immagini della CNN durante la copertura dell’11 settembre 2001
L’onda lunga sui palinsesti
Lo sconvolgimento non si esaurì nella notte dell’11 settembre.
Il 12 settembre Raiuno propose ancora uno speciale di Porta a Porta; Raitre sostituì Turisti per caso con Una giornata particolare di Ettore Scola; Italia 1 cancellò nuovamente Festivalbar e Pressing Champions League, sostituendoli con film. Le finali del Festivalbar, inizialmente previste l’11 e il 12, sarebbero state rinviate al 17 e 18 settembre. Anche il debutto della seconda edizione del Grande Fratello, previsto su Canale 5 per giovedì 13, venne spostato al 20 settembre.
La7 il 12 settembre propose una lunga edizione del telegiornale dalle 18.30, seguita alle 21 da uno speciale di Gad Lerner; il giorno successivo Raidue affidò la prima serata a Michele Santoro con lo speciale Siamo tutti americani?.16
Venerdì 14 settembre, infine, la programmazione si fermò ancora a reti unificate a mezzogiorno per i tre minuti di silenzio proclamati in tutta Europa. L’11 settembre aveva dunque smontato i palinsesti in poche ore, ma la sua onda lunga continuò a ridisegnarli per diversi giorni.
Un palinsesto che cambiava in diretta
Venticinque anni dopo, la ricostruzione restituisce un’immagine meno schematica di quella fissata dalla memoria. Non ci fu un unico minuto nel quale tutte le reti “passarono all’11 settembre”: ci furono flash brevi, ritorni ai programmi, nuovi stacchi, trasmissioni anticipate, appuntamenti cancellati e, infine, lunghe dirette.
È nei dettagli che si vede meglio il cambiamento. The Practice riparte dal punto esatto in cui era stato fermato; Sabrina viene interrotta e poi ripresa; I tre segreti viene anticipato e diventa un programma-ponte verso il TG5; la Melevisione cede improvvisamente il posto alle immagini del TG3. Ogni rete impiega pochi minuti, e in modo diverso, per capire che le regole ordinarie del palinsesto non bastano più.
La ricostruzione delle tre reti Rai mostra con particolare evidenza questa diversità. Raiuno, dopo l’interruzione di Accadde in paradiso alle 15.27, sceglie la continuità informativa e non torna più alla normale programmazione fino alla notte. Raidue e Raitre seguono invece una strada differente: le edizioni straordinarie si alternano a programmi di raccordo, mantenendo il palinsesto in una condizione provvisoria e pronto a essere nuovamente interrotto.
Colpisce soprattutto il ricorso ai documentari. Su Raidue intere sequenze di programmi naturalistici prendono il posto dei telefilm previsti; su Raitre Geo Magazine e altri contenuti geografici e naturalistici occupano gli spazi lasciati liberi dal palinsesto saltato. Sono programmi già disponibili, modulari, facilmente sacrificabili e dal registro relativamente neutro: contenuti adatti a riempire l’attesa senza restituire allo spettatore l’impressione che la normale giornata televisiva fosse davvero ricominciata.
In quelle ore Raidue e Raitre costruiscono così un vero e proprio palinsesto d’emergenza: programmi-cuscinetto fra una finestra informativa e l’altra, mentre le redazioni restano pronte a riprendere la linea in presenza di nuovi sviluppi. La diversa organizzazione delle tre reti potrebbe aver risposto anche alla necessità di distribuire corrispondenti, collegamenti e risorse tecniche fra le diverse testate Rai, evitando una sovrapposizione continua delle stesse fonti informative.17
L’11 settembre, dunque, non interruppe semplicemente i palinsesti: per alcune ore ne modificò la stessa funzione. La programmazione non serviva più a scandire ordinatamente la giornata televisiva, ma diventava qualcosa di provvisorio, costruito e modificato quasi minuto per minuto in attesa della notizia successiva.
È questo che rende quelle registrazioni ancora così interessanti: non mostrano soltanto ciò che accadeva a New York, ma anche la televisione italiana mentre decideva, in tempo reale, come raccontare un evento per il quale nessun palinsesto era preparato. Il modo in cui quei programmi si fermarono, ripresero o scomparvero è diventato parte della memoria televisiva di quel giorno.
F. Fornario, «Mediaset a reti unificate», Film.it, 14 settembre 2001. ↩︎
S. Petrone, «NY anch’io», in M. Morcellini (a cura di), Torri crollanti. Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l’11 settembre, FrancoAngeli, Milano, 2003. ↩︎
Nella fascia pomeridiana vengono trasmesse diverse puntate della serie documentaristica Eroi della natura. La puntata Le tigri del Bengala risulta trasmessa per soli 12 minuti e 38 secondi, a differenza degli altri episodi utilizzati nel corso del pomeriggio. ↩︎
Uno zapping registrato quel pomeriggio, sincronizzato sul messaggio di Ciampi delle 18.00, consente inoltre di collocare Claudio Angelini su Raidue circa 28 minuti e 42 secondi più tardi e Paolo Longo da Gerusalemme intorno alle 18.42; in studio conduce Guido Barendson. ↩︎
M. Falcioni, «11 settembre 2001, il racconto di una giornata televisiva banale. Fino alle 14.46», TVBlog, 10 settembre 2021. ↩︎
La prima edizione straordinaria del TG1 dura 2 ore, 32 minuti e 24 secondi; la seconda, con Tiziana Ferrario, 1 ora, 59 minuti e 3 secondi. Il TG1 delle 20 dura 56 minuti e 27 secondi; lo speciale di Porta a Porta 2 ore, 36 minuti e 7 secondi; il successivo TG1 Notte 1 ora, 2 minuti e 52 secondi. ↩︎
F. Tricoli, «Edizione straordinaria: impatto redazionale e rappresentazione televisiva dell’evento», in M. Morcellini (a cura di), Torri crollanti. Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l’11 settembre, FrancoAngeli, Milano, 2003, pp. 295-308. ↩︎
La programmazione pomeridiana comprende diversi blocchi di Geo Magazine e altri prodotti documentaristici. ↩︎
L’episodio Contare viene trasmesso per una durata di appena 14 minuti e 46 secondi. Avviato attorno alle 18.05, viene interrotto intorno alle 18.20. ↩︎
Matlock – Tentazione ha una durata di circa 45 minuti e compare nella programmazione prevista di Raitre per il 12 settembre alle 13.10. La sua presenza nella serata precedente indica il recupero anticipato di un episodio già pronto per l’emissione, utilizzato come programma di raccordo nel palinsesto d’emergenza. ↩︎
[r. mas.], «Dirette non stop e siti Internet presi d’assalto», La Stampa, 12 settembre 2001, p. 14. ↩︎
O. Pagone, «Dopo i cartoni animati lo choc: “ma è un film?”», La Gazzetta del Mezzogiorno, 14 settembre 2001, p. 2; G. Barbiellini Amidei, «Il dolore mostrato ai bambini. Ma quella tragedia non è un gioco», Corriere della Sera, 15 settembre 2001. ↩︎
«Per il presidente in 12 mln davanti alla televisione», l’Unità, 13 settembre 2001, p. 15. ↩︎
N. Rangeri, «La violenza delle immagini e quella delle parole», il manifesto, 13 settembre 2001. ↩︎
A. Laffranchi, «Spazio ai Tg, fermi “Grande Fratello” e varietà», Corriere della Sera, 13 settembre 2001. ↩︎
L’ipotesi sulla distribuzione fra le tre reti di corrispondenti e risorse tecniche costituisce una lettura interpretativa della successione delle finestre informative. ↩︎
Poco dopo le 22.15 la normale programmazione televisiva italiana cominciò improvvisamente a cambiare. Partite, film e programmi lasciarono spazio alle edizioni straordinarie dei telegiornali in attesa di un messaggio del Presidente della Repubblica. Quasi venti minuti dopo, Oscar Luigi Scalfaro pronunciò in diretta il celebre «Io non ci sto». Ma cosa accadde realmente sui diversi canali quella sera?
La sera di mercoledì 3 novembre 1993 la televisione italiana aveva una forte impronta calcistica. Si giocavano le coppe europee e due reti generaliste erano impegnate nella trasmissione di altrettanti incontri: Raiuno mandava in onda Cagliari-Trabzonspor, ritorno dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA, mentre Italia 1 seguiva Aberdeen-Torino.
Era una normale serata televisiva d’autunno. Almeno fino a quando sui teleschermi cominciò a circolare la notizia che il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro avrebbe rivolto un messaggio straordinario agli italiani.
Quello che seguì è rimasto nella memoria soprattutto attraverso una formula: «Scalfaro interruppe una partita di calcio». Una ricostruzione sostanzialmente fondata, ma che comprime in un unico momento una sequenza televisiva assai più complessa.
La partita fu effettivamente interrotta. Il messaggio del Presidente, però, sarebbe cominciato soltanto diversi minuti dopo.
Un Paese nel pieno della crisi
Per comprendere quella sera bisogna tornare al clima dell’autunno del 1993.
L’Italia attraversava uno dei momenti più convulsi della propria storia repubblicana. Le inchieste di Tangentopoli avevano travolto buona parte del sistema politico della Prima Repubblica, mentre lo scandalo dei fondi riservati del Sisde, il servizio segreto civile, aveva aperto un nuovo e delicatissimo fronte.
Alcuni funzionari del servizio, coinvolti nelle indagini sull’utilizzo dei fondi riservati, avevano cominciato a chiamare in causa anche uomini politici e ministri dell’Interno. Il nome di Scalfaro, che tempo prima di salire al Quirinale aveva guidato il Viminale, finì a sua volta nelle dichiarazioni degli indagati.
Il 3 novembre le nuove accuse contribuirono a rendere ancora più incandescente la giornata. In serata il Presidente decise di rivolgersi direttamente al Paese.
«Il mio dovere primario è di non darla vinta a chi lavora allo sfascio», ha affermato Scalfaro davanti alle telecamere. E poi la frase destinata a entrare nella storia politica italiana: «A questo gioco al massacro, Io non ci sto!».
La stampa del giorno successivo descrisse l’intervento come un messaggio trasmesso a reti unificate.1
Ma prima che Scalfaro comparisse sugli schermi trascorsero diversi minuti. Ed è proprio in quel breve intervallo che i normali palinsesti televisivi vennero progressivamente smontati.
Il “palinsesto zero”: cosa sarebbe dovuto andare in onda
Per capire la portata della variazione è utile partire da quello che potremmo definire il “palinsesto zero”: la programmazione annunciata per quella sera prima che l’intervento del Presidente modificasse tutto.
Su Raiuno il programma centrale della serata era Cagliari-Trabzonspor, incontro di Coppa UEFA. Al termine della gara, iniziata intorno alle 20.30, sarebbe dovuto andare in onda il TG1 di mezza sera, quindi la differita di Milan-Copenaghen, partita di Coppa dei Campioni disputata quella stessa sera a San Siro.
Su Raidue era invece previsto un film della serie di Perry Mason, mentre Raitre proponeva I soliti ignoti e successivamente Milano, Italia.
Anche le reti Fininvest avevano una programmazione ordinaria ben definita. Canale 5 trasmetteva il film televisivo Vittima d’amore, al quale avrebbe dovuto fare seguito alle 22.30 Spazio 5, settimanale d’attualità curato da Enrico Mentana. Su Italia 1, dopo Aberdeen-Torino, era prevista la rubrica Visto da Sud. Rete 4, invece, proponeva la soap opera Cuore selvaggio e successivamente, alle 22.30, I vitelloni di Federico Fellini.2
Gran parte di quella fascia oraria non sarebbe però andata in onda esattamente come previsto.
Raiuno: la partita viene davvero interrotta
La documentazione video disponibile permette di ricostruire con particolare precisione ciò che avvenne su Raiuno.
Cagliari-Trabzonspor è ormai agli sgoccioli. Il telecronista Carlo Nesti segnala che sono trascorsi 44 minuti e 50 secondi del secondo tempo.
Poco dopo compare sullo schermo un sottopancia: «Alle 22.15 sarà trasmesso a reti unificate un messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro».
Il gioco continua. Si arriva al novantesimo e comincia il recupero. Poi, mentre la partita è ancora materialmente in corso, la diretta dallo stadio viene abbandonata. Lo schermo sfuma brevemente al nero.3
Il risultato di 0-0 stava ormai consegnando al Cagliari la qualificazione. Ma il pubblico televisivo di Raiuno non vide la conclusione ordinaria della diretta.
Dell’interruzione rimane anche il ricordo delle proteste di alcuni tifosi cagliaritani, considerando che la qualificazione al successivo turno di coppa non era ancora stata sancita dal triplice fischio.4
È quindi corretto affermare che Cagliari-Trabzonspor fu interrotta.
Occorre però aggiungere una precisazione importante: non fu il discorso di Scalfaro a interrompere direttamente la partita.
Il messaggio vero e proprio iniziò alle 22.32 e si concluse intorno alle 22.38. Tra l’abbandono della partita e l’apparizione del Presidente trascorse dunque un intervallo occupato dal TG1 e dall’attesa del collegamento con il Quirinale.
La memoria collettiva ha finito per fondere i due momenti: la partita venne interrotta per il messaggio del Presidente, ma non dal messaggio del Presidente.
Una fonte del giorno successivo precisa inoltre che su Raiuno, durante l’attesa, sarebbero stati trasmessi anche alcuni minuti di segnale orario: una circostanza che rese ancora meno comprensibile, agli occhi degli spettatori della partita, l’abbandono anticipato della diretta.5
I telegiornali si preparano al Quirinale
Mentre Raiuno abbandonava gli ultimi minuti della partita, nelle redazioni dei telegiornali era già iniziata una corsa per arrivare al Quirinale.
Uno dei protagonisti di quella fase fu Emilio Fede. Secondo una ricostruzione pubblicata da La Stampa il giorno successivo, il TG4 fu il primo telegiornale a collegarsi in video con la sala del Quirinale.
Erano immagini insolite. Il messaggio non era ancora iniziato: Scalfaro veniva ripreso durante i preparativi, mentre i tecnici sistemavano l’inquadratura e l’illuminazione. Comparvero persino le prove effettuate con un foglio bianco per verificare il riverbero delle luci.6
Fede decise di mandare in onda quel materiale e di commentarlo in diretta.
La scelta suscitò delle critiche perché rendeva pubbliche alcune fasi tecniche normalmente confinate dietro le quinte di una diretta istituzionale. Non era ancora il messaggio del Presidente, ma il segnale preparatorio proveniente dal Quirinale in bassa frequenza.
Michele Serra, sull’Unità, ironizzò duramente sull’operazione: ricordò le immagini della scrivania, delle prove delle luci e persino Scalfaro che si versava dell’acqua minerale, trasformate dal TG4 in una sorta di anticipazione esclusiva.7
La stessa sera si susseguirono rapidamente gli altri telegiornali. Secondo le cronache contemporanee, nel giro di pochi minuti le principali reti avevano modificato la propria programmazione per seguire l’avvicinarsi del messaggio.
C’è anche un curioso retroscena relativo a Fede. Quella sera il direttore del TG4 si trovava a San Siro, dove si disputava Milan-Copenaghen. Saputo dell’imminente intervento del Presidente, avrebbe lasciato lo stadio per raggiungere rapidamente in taxi la redazione.8
Canale 5: il film interrotto e Spazio 5 cancellato
Su Canale 5 l’intervento dell’informazione straordinaria produsse una modifica ancora più evidente.
Era in onda il film Vittima d’amore. Intorno alle 22.23 il TG5 prese la linea e il film venne sospeso quando mancava all’incirca un quarto d’ora alla sua conclusione.
Il TG5 accompagnò quindi gli spettatori verso il messaggio di Scalfaro. Terminato il collegamento con il Quirinale, Canale 5 tornò brevemente al film per trasmetterne la parte finale, prima di aprire una nuova lunga finestra informativa.
A farne le spese fu Spazio 5, il programma d’attualità di Enrico Mentana previsto alle 22.30, che quella sera non andò in onda.9
È uno degli esempi più chiari di come l’intervento straordinario non occupò soltanto i sei minuti del discorso presidenziale, ma ridisegnò per molto più tempo la programmazione delle reti.
Film, programmi e partite: reazioni diverse da rete a rete
Le altre reti reagirono in modo diverso.
Su Raidue il film venne interrotto soltanto a ridosso del messaggio. Il TG2 aprì il collegamento con un breve cappello introduttivo del conduttore. Scalfaro era già seduto e pronto a parlare e l’introduzione venne conclusa quando dalla regia arrivò il segnale che il Presidente poteva iniziare.10
Su Raitre, invece, il TG3 tenne a lungo la linea, modificando inevitabilmente la fascia nella quale sarebbe dovuto andare in onda Milano, Italia.11
Particolare il caso di Italia 1. Quella sera la rete trasmetteva Aberdeen-Torino, gara valida per il ritorno degli ottavi di finale Coppa delle Coppe. A differenza di Cagliari-Trabzonspor, con ogni probabilità Italia 1 è riuscita a portare a termine la partita, modificando soltanto la programmazione successiva.12
Le due partite rappresentano così due esempi opposti della stessa serata: su Raiuno il calcio viene sacrificato nei minuti di recupero, prevalendo le esigenze istituzionali del servizio pubblico, mentre, su Italia 1, con ogni probabilità, l’incontro si conclude normalmente prima del passaggio all’informazione straordinaria.
Alle 22.32 appare Scalfaro
Dopo quasi venti minuti di attesa, collegamenti, edizioni straordinarie e modifiche ai programmi, intorno alle 22.32 sui teleschermi compare finalmente Oscar Luigi Scalfaro.
Il Presidente parla per pochi minuti, ma la forza delle parole e il contesto nel quale vengono pronunciate trasformano immediatamente il messaggio in uno degli episodi televisivi e politici più ricordati degli anni Novanta.
La televisione, per alcuni minuti, perde la propria frammentazione: Rai, Fininvest e Telemontecarlo trasmettono contemporaneamente il messaggio proveniente dal Quirinale.
È l’immagine di una televisione generalista che nel 1993 conserva ancora la capacità di riunire nello stesso momento quasi l’intero pubblico nazionale.
Quasi 23 milioni davanti allo stesso messaggio
I dati d’ascolto rendono bene la dimensione dell’evento.
Le rilevazioni pubblicate nei giorni successivi indicano oltre 22 milioni di telespettatori, con uno share complessivo pari circa al 95 per cento del pubblico che in quel momento aveva il televisore acceso.13
Un risultato eccezionale persino per un messaggio del Presidente della Repubblica e superiore agli ascolti ottenuti dalle precedenti apparizioni straordinarie dal Quirinale.
Per pochi minuti quasi tutta la televisione italiana aveva mostrato la stessa immagine.
Una televisione unita e, allo stesso tempo, in competizione
Rivista oggi, la sera del 3 novembre 1993 racconta qualcosa di più del celebre «Io non ci sto».
Racconta innanzitutto come funzionava la televisione italiana di fronte a un’improvvisa emergenza istituzionale.
I palinsesti non vennero semplicemente sospesi alle 22.32 per sei minuti. Cominciarono a sgretolarsi molto prima. La diretta di una partita fu sospesa durante il recupero, un film venne fermato poco prima della conclusione, un programma d’attualità fu cancellato, altre trasmissioni slittarono. Nel frattempo i telegiornali aprivano le proprie edizioni straordinarie e cercavano di arrivare per primi al Quirinale.
Ed è proprio questo il secondo elemento interessante.
Quella sera la televisione fu contemporaneamente unificata e competitiva.
Unificata perché, quando Scalfaro cominciò a parlare, quasi tutte le grandi reti generaliste confluirono sullo stesso segnale.
Competitiva perché nei minuti precedenti ogni redazione cercò di anticipare le altre: chi aprendo prima l’edizione straordinaria, chi collegandosi immediatamente con il Quirinale, chi utilizzando le immagini delle prove tecniche.
È forse questa la fotografia televisivamente più significativa del 3 novembre 1993.
Non soltanto la sera in cui Scalfaro pronunciò la celebre frase: «Io non ci sto». Ma la sera in cui, per prepararsi ad ascoltarlo, i palinsesti italiani cominciarono uno dopo l’altro a fermarsi.
L’Unità, 4 novembre 1993, p. 1, «È gioco al massacro. Non ci sto» ↩︎
La Stampa, 3 novembre 1993, p. 23, «Programmi di oggi» ↩︎
Registrazione televisiva Raiuno, 3 novembre 1993, Cagliari-Trabzonspor, telecronaca di Carlo Nesti. Il filmato documenta il sottopancia relativo al messaggio presidenziale e l’interruzione della diretta durante il recupero. Link video (consultato il 13/08/2026): https://www.youtube.com/watch?v=dP3PTKRBhgU↩︎
Testimonianza orale raccolta dall’autore, agosto 2026. ↩︎
La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4»; Il Mattino, 5 novembre 1993, «Il messaggio in Tv sbanca l’Auditel. 22 milioni al video». ↩︎
La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
Michele Serra, L’Unità, 5 novembre 1993, corsivo in prima pagina ↩︎
Giorgio Dell’Arti, rubrica «Antenna», La Stampa, 6 novembre 1993, p. 19 ↩︎
Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
Dal filmato integrale della partita trasmessa da Italia 1 non emergono interruzioni della diretta sino al termine dell’incontro. ↩︎
Il Mattino, 5 novembre 1993, per il dato di 22.065.000 spettatori. ↩︎