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  • Scalfaro a reti unificate: cosa accadde in TV il 3 novembre 1993

    Scalfaro a reti unificate: cosa accadde in TV il 3 novembre 1993

    Poco dopo le 22.15 la normale programmazione televisiva italiana cominciò improvvisamente a cambiare. Partite, film e programmi lasciarono spazio alle edizioni straordinarie dei telegiornali in attesa di un messaggio del Presidente della Repubblica. Quasi venti minuti dopo, Oscar Luigi Scalfaro pronunciò in diretta il celebre «Io non ci sto». Ma cosa accadde realmente sui diversi canali quella sera?

    La sera di mercoledì 3 novembre 1993 la televisione italiana aveva una forte impronta calcistica. Si giocavano le coppe europee e due reti generaliste erano impegnate nella trasmissione di altrettanti incontri: Raiuno mandava in onda Cagliari-Trabzonspor, ritorno dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA, mentre Italia 1 seguiva Aberdeen-Torino.

    Era una normale serata televisiva d’autunno. Almeno fino a quando sui teleschermi cominciò a circolare la notizia che il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro avrebbe rivolto un messaggio straordinario agli italiani.

    Quello che seguì è rimasto nella memoria soprattutto attraverso una formula: «Scalfaro interruppe una partita di calcio». Una ricostruzione sostanzialmente fondata, ma che comprime in un unico momento una sequenza televisiva assai più complessa.

    La partita fu effettivamente interrotta. Il messaggio del Presidente, però, sarebbe cominciato soltanto diversi minuti dopo.

    Un Paese nel pieno della crisi

    Per comprendere quella sera bisogna tornare al clima dell’autunno del 1993.

    L’Italia attraversava uno dei momenti più convulsi della propria storia repubblicana. Le inchieste di Tangentopoli avevano travolto buona parte del sistema politico della Prima Repubblica, mentre lo scandalo dei fondi riservati del Sisde, il servizio segreto civile, aveva aperto un nuovo e delicatissimo fronte.

    Alcuni funzionari del servizio, coinvolti nelle indagini sull’utilizzo dei fondi riservati, avevano cominciato a chiamare in causa anche uomini politici e ministri dell’Interno. Il nome di Scalfaro, che tempo prima di salire al Quirinale aveva guidato il Viminale, finì a sua volta nelle dichiarazioni degli indagati.

    Il 3 novembre le nuove accuse contribuirono a rendere ancora più incandescente la giornata. In serata il Presidente decise di rivolgersi direttamente al Paese.

    «Il mio dovere primario è di non darla vinta a chi lavora allo sfascio», ha affermato Scalfaro davanti alle telecamere. E poi la frase destinata a entrare nella storia politica italiana: «A questo gioco al massacro, Io non ci sto!».

    La stampa del giorno successivo descrisse l’intervento come un messaggio trasmesso a reti unificate.1

    Ma prima che Scalfaro comparisse sugli schermi trascorsero diversi minuti. Ed è proprio in quel breve intervallo che i normali palinsesti televisivi vennero progressivamente smontati.

    Il “palinsesto zero”: cosa sarebbe dovuto andare in onda

    Per capire la portata della variazione è utile partire da quello che potremmo definire il “palinsesto zero”: la programmazione annunciata per quella sera prima che l’intervento del Presidente modificasse tutto.

    Su Raiuno il programma centrale della serata era Cagliari-Trabzonspor, incontro di Coppa UEFA. Al termine della gara, iniziata intorno alle 20.30, sarebbe dovuto andare in onda il TG1 di mezza sera, quindi la differita di Milan-Copenaghen, partita di Coppa dei Campioni disputata quella stessa sera a San Siro.

    Su Raidue era invece previsto un film della serie di Perry Mason, mentre Raitre proponeva I soliti ignoti e successivamente Milano, Italia.

    Anche le reti Fininvest avevano una programmazione ordinaria ben definita. Canale 5 trasmetteva il film televisivo Vittima d’amore, al quale avrebbe dovuto fare seguito alle 22.30 Spazio 5, settimanale d’attualità curato da Enrico Mentana. Su Italia 1, dopo Aberdeen-Torino, era prevista la rubrica Visto da Sud. Rete 4, invece, proponeva la soap opera Cuore selvaggio e successivamente, alle 22.30, I vitelloni di Federico Fellini.2

    Gran parte di quella fascia oraria non sarebbe però andata in onda esattamente come previsto.

    Raiuno: la partita viene davvero interrotta

    La documentazione video disponibile permette di ricostruire con particolare precisione ciò che avvenne su Raiuno.

    Cagliari-Trabzonspor è ormai agli sgoccioli. Il telecronista Carlo Nesti segnala che sono trascorsi 44 minuti e 50 secondi del secondo tempo.

    Poco dopo compare sullo schermo un sottopancia: «Alle 22.15 sarà trasmesso a reti unificate un messaggio del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro».

    Il gioco continua. Si arriva al novantesimo e comincia il recupero. Poi, mentre la partita è ancora materialmente in corso, la diretta dallo stadio viene abbandonata. Lo schermo sfuma brevemente al nero.3

    Il risultato di 0-0 stava ormai consegnando al Cagliari la qualificazione. Ma il pubblico televisivo di Raiuno non vide la conclusione ordinaria della diretta.

    Dell’interruzione rimane anche il ricordo delle proteste di alcuni tifosi cagliaritani, considerando che la qualificazione al successivo turno di coppa non era ancora stata sancita dal triplice fischio.4

    È quindi corretto affermare che Cagliari-Trabzonspor fu interrotta.

    Occorre però aggiungere una precisazione importante: non fu il discorso di Scalfaro a interrompere direttamente la partita.

    Il messaggio vero e proprio iniziò alle 22.32 e si concluse intorno alle 22.38. Tra l’abbandono della partita e l’apparizione del Presidente trascorse dunque un intervallo occupato dal TG1 e dall’attesa del collegamento con il Quirinale.

    La memoria collettiva ha finito per fondere i due momenti: la partita venne interrotta per il messaggio del Presidente, ma non dal messaggio del Presidente.

    Una fonte del giorno successivo precisa inoltre che su Raiuno, durante l’attesa, sarebbero stati trasmessi anche alcuni minuti di segnale orario: una circostanza che rese ancora meno comprensibile, agli occhi degli spettatori della partita, l’abbandono anticipato della diretta.5

    I telegiornali si preparano al Quirinale

    Mentre Raiuno abbandonava gli ultimi minuti della partita, nelle redazioni dei telegiornali era già iniziata una corsa per arrivare al Quirinale.

    Uno dei protagonisti di quella fase fu Emilio Fede. Secondo una ricostruzione pubblicata da La Stampa il giorno successivo, il TG4 fu il primo telegiornale a collegarsi in video con la sala del Quirinale.

    Erano immagini insolite. Il messaggio non era ancora iniziato: Scalfaro veniva ripreso durante i preparativi, mentre i tecnici sistemavano l’inquadratura e l’illuminazione. Comparvero persino le prove effettuate con un foglio bianco per verificare il riverbero delle luci.6

    Fede decise di mandare in onda quel materiale e di commentarlo in diretta.

    La scelta suscitò delle critiche perché rendeva pubbliche alcune fasi tecniche normalmente confinate dietro le quinte di una diretta istituzionale. Non era ancora il messaggio del Presidente, ma il segnale preparatorio proveniente dal Quirinale in bassa frequenza.

    Michele Serra, sull’Unità, ironizzò duramente sull’operazione: ricordò le immagini della scrivania, delle prove delle luci e persino Scalfaro che si versava dell’acqua minerale, trasformate dal TG4 in una sorta di anticipazione esclusiva.7

    La stessa sera si susseguirono rapidamente gli altri telegiornali. Secondo le cronache contemporanee, nel giro di pochi minuti le principali reti avevano modificato la propria programmazione per seguire l’avvicinarsi del messaggio.

    C’è anche un curioso retroscena relativo a Fede. Quella sera il direttore del TG4 si trovava a San Siro, dove si disputava Milan-Copenaghen. Saputo dell’imminente intervento del Presidente, avrebbe lasciato lo stadio per raggiungere rapidamente in taxi la redazione.8

    Canale 5: il film interrotto e Spazio 5 cancellato

    Su Canale 5 l’intervento dell’informazione straordinaria produsse una modifica ancora più evidente.

    Era in onda il film Vittima d’amore. Intorno alle 22.23 il TG5 prese la linea e il film venne sospeso quando mancava all’incirca un quarto d’ora alla sua conclusione.

    Il TG5 accompagnò quindi gli spettatori verso il messaggio di Scalfaro. Terminato il collegamento con il Quirinale, Canale 5 tornò brevemente al film per trasmetterne la parte finale, prima di aprire una nuova lunga finestra informativa.

    A farne le spese fu Spazio 5, il programma d’attualità di Enrico Mentana previsto alle 22.30, che quella sera non andò in onda.9

    È uno degli esempi più chiari di come l’intervento straordinario non occupò soltanto i sei minuti del discorso presidenziale, ma ridisegnò per molto più tempo la programmazione delle reti.

    Film, programmi e partite: reazioni diverse da rete a rete

    Le altre reti reagirono in modo diverso.

    Su Raidue il film venne interrotto soltanto a ridosso del messaggio. Il TG2 aprì il collegamento con un breve cappello introduttivo del conduttore. Scalfaro era già seduto e pronto a parlare e l’introduzione venne conclusa quando dalla regia arrivò il segnale che il Presidente poteva iniziare.10

    Su Raitre, invece, il TG3 tenne a lungo la linea, modificando inevitabilmente la fascia nella quale sarebbe dovuto andare in onda Milano, Italia.11

    Particolare il caso di Italia 1. Quella sera la rete trasmetteva Aberdeen-Torino, gara valida per il ritorno degli ottavi di finale Coppa delle Coppe. A differenza di Cagliari-Trabzonspor, con ogni probabilità Italia 1 è riuscita a portare a termine la partita, modificando soltanto la programmazione successiva.12

    Le due partite rappresentano così due esempi opposti della stessa serata: su Raiuno il calcio viene sacrificato nei minuti di recupero, prevalendo le esigenze istituzionali del servizio pubblico, mentre, su Italia 1, con ogni probabilità, l’incontro si conclude normalmente prima del passaggio all’informazione straordinaria.

    Alle 22.32 appare Scalfaro

    Dopo quasi venti minuti di attesa, collegamenti, edizioni straordinarie e modifiche ai programmi, intorno alle 22.32 sui teleschermi compare finalmente Oscar Luigi Scalfaro.

    Il Presidente parla per pochi minuti, ma la forza delle parole e il contesto nel quale vengono pronunciate trasformano immediatamente il messaggio in uno degli episodi televisivi e politici più ricordati degli anni Novanta.

    La televisione, per alcuni minuti, perde la propria frammentazione: Rai, Fininvest e Telemontecarlo trasmettono contemporaneamente il messaggio proveniente dal Quirinale.

    È l’immagine di una televisione generalista che nel 1993 conserva ancora la capacità di riunire nello stesso momento quasi l’intero pubblico nazionale.

    Quasi 23 milioni davanti allo stesso messaggio

    I dati d’ascolto rendono bene la dimensione dell’evento.

    Le rilevazioni pubblicate nei giorni successivi indicano oltre 22 milioni di telespettatori, con uno share complessivo pari circa al 95 per cento del pubblico che in quel momento aveva il televisore acceso.13

    Un risultato eccezionale persino per un messaggio del Presidente della Repubblica e superiore agli ascolti ottenuti dalle precedenti apparizioni straordinarie dal Quirinale.

    Per pochi minuti quasi tutta la televisione italiana aveva mostrato la stessa immagine.

    Una televisione unita e, allo stesso tempo, in competizione

    Rivista oggi, la sera del 3 novembre 1993 racconta qualcosa di più del celebre «Io non ci sto».

    Racconta innanzitutto come funzionava la televisione italiana di fronte a un’improvvisa emergenza istituzionale.

    I palinsesti non vennero semplicemente sospesi alle 22.32 per sei minuti. Cominciarono a sgretolarsi molto prima. La diretta di una partita fu sospesa durante il recupero, un film venne fermato poco prima della conclusione, un programma d’attualità fu cancellato, altre trasmissioni slittarono. Nel frattempo i telegiornali aprivano le proprie edizioni straordinarie e cercavano di arrivare per primi al Quirinale.

    Ed è proprio questo il secondo elemento interessante.

    Quella sera la televisione fu contemporaneamente unificata e competitiva.

    Unificata perché, quando Scalfaro cominciò a parlare, quasi tutte le grandi reti generaliste confluirono sullo stesso segnale.

    Competitiva perché nei minuti precedenti ogni redazione cercò di anticipare le altre: chi aprendo prima l’edizione straordinaria, chi collegandosi immediatamente con il Quirinale, chi utilizzando le immagini delle prove tecniche.

    È forse questa la fotografia televisivamente più significativa del 3 novembre 1993.

    Non soltanto la sera in cui Scalfaro pronunciò la celebre frase: «Io non ci sto». Ma la sera in cui, per prepararsi ad ascoltarlo, i palinsesti italiani cominciarono uno dopo l’altro a fermarsi.

    1. L’Unità, 4 novembre 1993, p. 1, «È gioco al massacro. Non ci sto» ↩︎
    2. La Stampa, 3 novembre 1993, p. 23, «Programmi di oggi» ↩︎
    3. Registrazione televisiva Raiuno, 3 novembre 1993, Cagliari-Trabzonspor, telecronaca di Carlo Nesti. Il filmato documenta il sottopancia relativo al messaggio presidenziale e l’interruzione della diretta durante il recupero. Link video (consultato il 13/08/2026): https://www.youtube.com/watch?v=dP3PTKRBhgU ↩︎
    4. Testimonianza orale raccolta dall’autore, agosto 2026. ↩︎
    5. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4»; Il Mattino, 5 novembre 1993, «Il messaggio in Tv sbanca l’Auditel. 22 milioni al video». ↩︎
    6. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
    7. Michele Serra, L’Unità, 5 novembre 1993, corsivo in prima pagina ↩︎
    8. Giorgio Dell’Arti, rubrica «Antenna», La Stampa, 6 novembre 1993, p. 19 ↩︎
    9. Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
    10. La Stampa, 4 novembre 1993, p. 3, «La gara in tv. Il primo è stato il Tg4». ↩︎
    11. Davide Frattini, «Record: 23 milioni davanti alla Tv. Messaggio chiaro per 2 italiani su 3», Corriere della Sera, 5 novembre 1993 ↩︎
    12. Dal filmato integrale della partita trasmessa da Italia 1 non emergono interruzioni della diretta sino al termine dell’incontro. ↩︎
    13. Il Mattino, 5 novembre 1993, per il dato di 22.065.000 spettatori. ↩︎