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  • Elezioni 1994 in TV: exit poll, dirette e maratone elettorali

    Elezioni 1994 in TV: exit poll, dirette e maratone elettorali

    Il 28 marzo Rai, Fininvest e Telemontecarlo si contesero exit poll, proiezioni e prime reazioni. Intanto le televisioni locali costruivano maratone proprie, dalle prefetture alle piazze.

    La chiusura dei seggi era prevista per le 22 di lunedì 28 marzo 1994, al termine di due giornate di voto destinate a ridisegnare profondamente il Parlamento italiano. Era la prima elezione politica con il nuovo sistema prevalentemente maggioritario introdotto l’anno precedente; il quadro dei partiti era cambiato e tra i protagonisti c’era Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia e proprietario del principale gruppo televisivo privato nazionale.

    Per la televisione, però, la notte elettorale era cominciata molto prima delle 22. Le reti avevano preparato lunghe dirette, studi diversi, collegamenti con le sedi dei partiti e con le piazze, ospiti, giochi, satira e soprattutto una complessa macchina di rilevazione del voto.

    Gli exit poll non erano una novità assoluta: erano stati utilizzati anche nelle elezioni politiche del 1992. Due anni dopo, tuttavia, avevano assunto un peso diverso. Erano diventati il punto di partenza di una vera competizione fra reti, ciascuna intenzionata a fornire per prima il quadro più attendibile del risultato.

    Tre reti, tre modi di aspettare il risultato

    La Rai scelse di occupare la prima serata prima ancora della chiusura dei seggi, ma senza trasformare le tre reti in copie dello stesso programma.

    Su Raiuno la serata cominciò alle 20.40. Aspettando i risultati metteva insieme informazione e spettacolo attraverso più studi e collegamenti: Mara Venier e Lilli Gruber, il Salone Margherita con il Bagaglino, gli interventi dei giornalisti e, progressivamente, il centro informativo del Tg1 a Saxa Rubra. Poco prima delle 22 il baricentro si spostava sempre più verso l’informazione, con Demetrio Volcic e Piero Badaloni impegnati nella lunga lettura dei dati, nei collegamenti con i partiti e nelle prime reazioni politiche.

    Era una formula che conservava qualcosa della televisione generalista di quegli anni: l’attesa del voto non veniva separata nettamente dal varietà. Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta e Valeria Marini potevano comparire nello stesso contenitore che, pochi minuti dopo, avrebbe dovuto spiegare composizione del Parlamento e rapporti di forza fra le coalizioni.

    La struttura della serata prevedeva alcuni passaggi comuni a tutta l’offerta Rai: alle 22 gli exit poll, più tardi le proiezioni del Senato, quindi nella parte finale della notte quelle della Camera. Su Raiuno il contenitore arrivava così fino alle ultime elaborazioni, prima del ritorno alla programmazione notturna.

    Su Raidue il punto di partenza era invece I fatti vostri. Giancarlo Magalli continuava a presidiare la sua “piazza”, inizialmente con il consueto miscuglio di ospiti, musica e giochi. Con l’avvicinarsi delle 22 la linea veniva ceduta sempre più spesso alla redazione del Tg2 e agli studi informativi: Carmen Lasorella e Mimmo Liguoro da via Teulada, Mariolina Sattanino e Michele Cucuzza da Saxa Rubra. I risultati interrompevano il programma, poi la piazza riprendeva, fino al collegamento successivo. La notte del voto diventava così una continua alternanza fra intrattenimento e aggiornamento giornalistico. Gli speciali del Tg2 sarebbero proseguiti, con ulteriori finestre, fino alle prime ore del mattino.

    Studio di Raidue durante la serata elettorale del 28 marzo 1994, con due conduttori e un collegamento esterno visualizzato sul grande schermo.

    La maratona di Raidue alternava lo studio ai collegamenti esterni e agli aggiornamenti sui risultati.

    Raitre aveva scelto la formula più riconoscibile. Alle 20.30 partiva Scommettiamo sul rosso, sul nero o sullo zero?, con Michele Santoro alla conduzione. Un contenitore nato dall’incontro fra Il rosso e il nero, il Tg3 e l’universo di Quelli che il calcio. Federica Sciarelli seguiva la parte informativa, Fabio Fazio interveniva da Milano, mentre nello studio di Santoro si alternavano giornalisti, intellettuali e personaggi dello spettacolo.

    C’era perfino un “Totovoto”: una schedina con tredici pronostici, uno sullo schieramento vincente e gli altri dedicati ad alcuni collegi uninominali. Il pubblico poteva telefonare e giocare indicando “1” per la destra, “X” per il centro e “2” per la sinistra. Era un modo quasi calcistico di accompagnare l’attesa, perfettamente coerente con una serata in cui informazione, spettacolo e partecipazione del pubblico si mescolavano continuamente.

    Alle 22 scatta la gara dei numeri

    Il vero spartiacque arrivò con la chiusura delle urne.

    La Rai si affidava al Cirm per gli exit poll e ad Abacus per le proiezioni basate sulle sezioni già scrutinate. Canale 5 aveva invece scelto la Doxa. Telemontecarlo lavorava con Directa, che accanto alle successive elaborazioni aveva preparato anche un proprio sistema di rilevazione delle intenzioni di voto.

    La sfida aveva anche un retroscena significativo: Doxa e Cirm si erano praticamente scambiati i rispettivi committenti. La Doxa, per circa vent’anni legata alla Rai, era passata al Tg5; il Cirm, utilizzato nelle precedenti elezioni dalla Fininvest, era approdato a Saxa Rubra. La competizione della sera del 28 marzo era quindi anche il confronto fra due istituti che avevano cambiato campo proprio alla vigilia del voto.1

    Pochi minuti dopo le 22 gli schermi cominciarono a riempirsi di percentuali, forbici, stime dei seggi e prime interpretazioni. Il nuovo sistema elettorale rendeva particolarmente delicato il passaggio dalle percentuali alla composizione del Parlamento: una piccola differenza nei voti poteva produrre effetti molto più ampi nei collegi uninominali.

    Le rilevazioni non coincidevano perfettamente, ma il vantaggio delle coalizioni di centrodestra apparve subito evidente. Da quel momento la gara non riguardò più soltanto il dato: contava anche conquistare per primi un leader, una dichiarazione, una reazione. Nel resoconto del giorno dopo Isabella Mazzitelli descrisse la serata come un «Capodanno in tivù», con le redazioni schierate in attesa del momento decisivo.2

    Il ritmo era quello di una corsa. Prima gli exit poll, poi le stime dei seggi, quindi i dati reali dei collegi e le dichiarazioni. Fini e Bossi apparvero rapidamente nelle varie dirette; Berlusconi arrivò più tardi, dopo mezzanotte, e anche le sue prime apparizioni diventarono terreno di concorrenza fra giornalisti e reti.

    Due conduttori nello studio elettorale di Raiuno davanti a un grande orologio; in sovrimpressione la scritta “0:13 agli Exit poll”.
    Su Raiuno il conto alla rovescia verso le 22 e la diffusione dei primi exit poll.

    Mentana, Fede e le diverse strategie Fininvest

    Se la Rai aveva già trasformato tutta la propria prima serata in un grande contenitore elettorale, Fininvest adottò una strategia più differenziata.

    Su Canale 5 Enrico Mentana partì alle 21.55 con il Tg5 Speciale elezioni politiche ’94. Qui non c’era più alternanza con programmi di intrattenimento: lo speciale era concepito come una trasmissione continuativa, destinata ad arrivare fino alle tre del mattino. Doxa forniva i primi dati e le successive elaborazioni, mentre Mentana passava rapidamente dalle percentuali alle interviste, ai collegamenti e al confronto fra gli ospiti.

    Il Tg5 affrontava la serata con una forte identità competitiva. Non si trattava soltanto di commentare il risultato: bisognava arrivare prima. La rapidità con cui Mentana cercava dichiarazioni e ospiti faceva parte dello stesso confronto che opponeva Doxa a Cirm e Abacus.

    Rete 4 adottava invece una scansione diversa. Alle 21.55 il Tg4 apriva una breve finestra elettorale, poi il palinsesto tornava per qualche minuto alla telenovela Milagros. Dalle 22.30 Emilio Fede prendeva definitivamente possesso della rete con Cosa hanno deciso gli italiani, lunga diretta con ospiti, commenti e collegamenti.

    Emilio Fede nello studio del Tg4 durante lo speciale dedicato ai risultati delle elezioni politiche del marzo 1994.

    Il Tg4 durante la lunga copertura dei risultati delle elezioni politiche del 1994.

    Su Italia 1, invece, l’informazione elettorale arrivava molto più tardi. La rete mantenne a lungo la propria programmazione di intrattenimento, tra Karaoke, Mai dire gol e il film Porky’s 2. Solo in seconda serata Studio Aperto, diretto da Paolo Liguori, entrò stabilmente nel racconto del voto.

    La differenza con la Rai è significativa. Il servizio pubblico aveva trasformato contemporaneamente le tre reti in tre diversi modi di aspettare il risultato; Fininvest concentrava invece la competizione principale su Canale 5 e Tg4, lasciando Italia 1 più a lungo fuori dalla maratona.

    Santoro vince la lunga distanza

    La risposta del pubblico fu enorme. Nei minuti immediatamente successivi alla chiusura delle urne oltre 25 milioni di italiani risultavano davanti alla televisione, per uno share complessivo vicino al 90 per cento.

    Alle 22 il Tg1 superava i 5,7 milioni di spettatori, il Tg5 era poco sopra i 5,5 milioni e Raitre intorno ai 5,4 milioni. Ma sulla durata complessiva della serata il risultato più significativo fu quello di Michele Santoro: Il rosso e il nero risultò il programma elettorale più seguito, con poco più di 4 milioni di spettatori medi e uno share vicino al 20 per cento.3

    Il dato racconta bene il tipo di televisione che funzionò quella sera. Non soltanto un telegiornale prolungato, ma un programma capace di incorporare il risultato elettorale in un linguaggio più ampio: satira, piazze, ospiti, gioco, commento politico e collegamenti.

    La competizione continuò anche dopo la chiusura delle dirette televisive. Cirm, Doxa e Directa confrontarono le proprie previsioni con i risultati effettivi, rivendicando ciascuna la precisione delle proprie stime. La “gara dei numeri”, cominciata prima delle 22, ebbe così un secondo tempo sui giornali.

    Telemontecarlo e una rete costruita con le televisioni locali

    Accanto al confronto Rai-Fininvest c’era però un terzo modello.

    Telemontecarlo iniziava il proprio Speciale elezioni alle 21.30, con Sandro Curzi e le elaborazioni di Directa. La rete disponeva di una struttura nazionale più ridotta rispetto ai due grandi gruppi e costruì parte della propria copertura attraverso collegamenti con importanti televisioni regionali.

    Fra queste comparivano Telelombardia, Telenorba e Telecapri, insieme ad altre emittenti locali. Era un sistema che permetteva a TMC di ricevere immagini, informazioni e reazioni dai territori senza dover disporre ovunque di una propria struttura.

    Il rapporto con il gruppo Norba è particolarmente interessante. Telenorba e Teledue furono entrambe coinvolte nella copertura collegata a Telemontecarlo; Telenorba, in particolare, continuava nello stesso tempo a proporre una propria programmazione. Il modello consentiva così a TMC di appoggiarsi a emittenti fortemente radicate sul territorio senza trasformarle in semplici ripetitrici del proprio segnale.4

    In Puglia la notte passa anche dalle prefetture

    Il racconto locale non si esauriva però nel rapporto fra TMC e Telenorba.

    Alle 21.45 del 28 marzo Antenna Sud avviò Pool ’94, una maratona costruita insieme a Studio 100 di Taranto, Teleblu e Teledauna di Foggia, Teleradiocittàbianca di Ostuni, Telerama di Lecce e TRM di Matera. Antenna Sud svolgeva il ruolo di studio centrale, mentre le altre emittenti contribuivano alla raccolta delle informazioni.

    La non-stop era destinata a proseguire fino alla mezzanotte del giorno seguente. Il centro del programma non era naturalmente la composizione nazionale del Parlamento in senso astratto, ma la traduzione del voto sul territorio: collegamenti con le prefetture di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Matera, Potenza e Taranto, sedi dei partiti, candidati, risultati dei collegi, commenti, rassegne stampa e momenti di spettacolo.5

    Era una copertura che svolgeva una funzione difficilmente sostituibile dalle reti nazionali. Mentre Rai, Fininvest e TMC potevano dire quale coalizione stesse vincendo, le televisioni locali erano in grado di seguire l’arrivo delle schede di un singolo comune, il risultato di un collegio o la reazione di un candidato direttamente dalla prefettura.

    Non tutte scelsero di riunirsi in un unico circuito. Videolevante e Blustar, per esempio, seguirono lo scrutinio autonomamente. A Bari anche Oggi TV aveva in palinsesto uno Speciale elezioni 1994 già alle 21, mentre Delta TV programmava alle 23.45 una Non Stop elettorale in diretta dalla Prefettura.6

    La dimensione locale non era quindi un semplice complemento della grande notte nazionale. Era un secondo livello dell’informazione elettorale, con tempi, fonti e priorità differenti. Il collegamento con la prefettura, più che il grande studio televisivo, diventava il luogo decisivo.

    Un resoconto tarantino del giorno successivo descrisse quella notte come una lunga corsa nell’etere, fra televisioni collegate alle prefetture e ai centri di elaborazione, con inevitabili inconvenienti tecnici, cuffie che non funzionavano e perfino qualche momento di involontaria comicità. Era anche questo il volto delle dirette locali: meno costruite, più esposte agli imprevisti, ma molto vicine al luogo in cui i risultati prendevano materialmente forma.7

    Il voto continua in televisione

    Alle prime ore del mattino la maratona non era ancora davvero conclusa. Il 29 marzo gli speciali continuarono nei programmi del mattino: Unomattina Elezioni su Raiuno, nuove edizioni del Tg2 e del Tg3, finestre regionali, aggiornamenti del Tg5 e del Tg4.

    La sera il racconto cambiò tono. Non era più necessario indovinare chi avesse vinto: bisognava mostrare la nuova geografia politica.

    Su Raitre Milano, Italia preparò una scenografia basata su una grande carta del Paese colorata collegio per collegio e su un Parlamento composto da spicchi mobili. Su Canale 5 il Maurizio Costanzo Show dedicò una puntata speciale ai risultati, riportando nello studio televisivo molti dei protagonisti politici che poche ore prima erano stati inseguiti dalle telecamere nelle sedi dei partiti.8

    La notte del 28 marzo aveva così lasciato in eredità immagini e numeri che la televisione avrebbe continuato a rielaborare per giorni.

    Una notte elettorale sempre più televisiva

    Il 1994 non inventò gli exit poll, né la lunga diretta elettorale. Entrambi appartenevano già alla televisione italiana. Ma quella sera alcuni elementi che esistevano separatamente apparvero con particolare evidenza nello stesso momento.

    C’erano gli istituti demoscopici associati alle singole reti, la concorrenza per il dato più rapido, le proiezioni trasformate in spettacolo, gli studi collegati fra loro, i leader inseguiti da più emittenti. C’erano tre reti Rai che affrontavano lo stesso evento con linguaggi diversi e tre reti Fininvest che distribuivano diversamente informazione e intrattenimento. C’era Telemontecarlo che cercava una copertura nazionale attraverso le televisioni regionali. E c’erano le emittenti locali che costruivano proprie maratone, talvolta più lunghe di quelle dei network.

    Rispetto al 1992, non era tanto cambiato lo strumento quanto il suo peso nel racconto. L’exit poll non era più soltanto uno dei passaggi immediatamente successivi alla chiusura dei seggi: alle 22 diventava il momento attorno al quale erano stati organizzati palinsesti, studi, ospiti e strategie editoriali.

    Per milioni di telespettatori il risultato cominciò così a esistere sullo schermo prima ancora che lo scrutinio fosse davvero avanzato. Poi arrivarono le proiezioni, i dati reali, le dichiarazioni e, lentamente, il Parlamento effettivo.

    Era ancora la lunga notte delle schede e delle prefetture. Ma era ormai anche una lunga notte di televisioni in competizione fra loro.

    1. Redazione, “Scambio d’esperti. Cirm con la Rai, Doxa a Canale 5”, l’Unità, 19 marzo 1994, p. 7. ; Alessandra Longo, “Exit poll? Sarà un triplo salto mortale”, la Repubblica, 26 marzo 1994, p. 3. ↩︎
    2. Isabella Mazzitelli, “Il Tg1 vince la corsa ai risultati”, la Repubblica, 29 marzo 1994, p. 14. ↩︎
    3. Redazione, “La ‘diretta’ vince la sfida degli exit poll”, la Repubblica, 30 marzo 1994, p. 7. ↩︎
    4. Radiocorriere TV, programmi di lunedì 28 marzo 1994, pp. TV 2-5. ; La Gazzetta del Mezzogiorno, palinsesti del 28 marzo 1994, p. 14. ↩︎
    5. Redazione, spazio “Antenna Sud”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
    6. La Gazzetta del Mezzogiorno, “TV locali”, 28 marzo 1994, p. 18. ↩︎
    7. M. Com., “La lunga notte dell’etere fra le ‘dirette’ e… i moscerini”, La Gazzetta di Taranto, 30 marzo 1994, p. 55. ↩︎
    8. La Gazzetta del Mezzogiorno, programmi e rubriche televisive del 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
  • 16 settembre 1987. Real Madrid-Napoli: la contesa per la diretta televisiva

    16 settembre 1987. Real Madrid-Napoli: la contesa per la diretta televisiva

    Nel settembre 1987 la sfida di Coppa dei Campioni al Bernabéu diventò anche una partita televisiva. Rai, Fininvest e la neonata Odeon si contesero i diritti; a spuntarla fu Odeon, che però cedette proprio Real Madrid-Napoli alla Rai. Dietro quel passaggio c’era uno dei paradossi della televisione privata italiana degli anni Ottanta: reti ormai nazionali nei palinsesti, ma non ancora nella diretta.

    Il 16 settembre 1987 il Napoli campione d’Italia debuttava in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Il sorteggio aveva riservato subito alla squadra di Maradona uno degli avversari più difficili e la partita d’andata presentava una particolarità destinata ad accrescerne ulteriormente l’interesse televisivo: il Santiago Bernabéu era squalificato e l’incontro si sarebbe disputato a porte chiuse.

    Per molti tifosi, in Spagna come in Italia, la televisione non era quindi soltanto il modo più comodo per seguire la partita. Era l’unico.

    Ma prima ancora che Real Madrid e Napoli scendessero in campo, attorno a quelle immagini si giocò un’altra sfida. E coinvolse la Rai, Silvio Berlusconi e un network che aveva cominciato ufficialmente a trasmettere appena pochi giorni prima: Odeon TV.

    Una partita contesa fra Rai, Berlusconi e Odeon

    All’inizio di settembre la trasmissione italiana di Real Madrid-Napoli era tutt’altro che definita.

    Berlusconi aveva già avviato durante l’estate una trattativa con il presidente del Real Ramón Mendoza per un pacchetto di partite del Real. Per Fininvest sarebbe stato un altro passo nella politica di acquisizione dei grandi eventi sportivi internazionali; per la Rai, invece, Real-Napoli rappresentava un appuntamento difficilmente rinunciabile, anche per l’eccezionale interesse suscitato dal debutto europeo della squadra campione d’Italia.

    Nei primi giorni di settembre Mendoza arrivò a Milano e incontrò gli interlocutori delle diverse televisioni. Quella che inizialmente appariva come una contesa soprattutto fra Rai e Fininvest vide scendere in campo improvvisamente un terzo protagonista.1

    Odeon TV aveva inaugurato le proprie trasmissioni il 6 settembre 1987. Nata attorno a una rete di emittenti locali, si presentava sul mercato con ambizioni nazionali. Nella società aveva un ruolo importante Callisto Tanzi, proprietario della Parmalat, che era anche sponsor del Real Madrid. Il rapporto commerciale fra Tanzi e il club spagnolo favorì l’ingresso del nuovo circuito nella trattativa.2

    Il risultato arrivò rapidamente. Tra la sera dell’8 e la mattina del 9 settembre Odeon concluse l’accordo con Mendoza: il network si assicurò in esclusiva Real Madrid-Napoli e altre diciannove partite casalinghe del Real Madrid da scegliere nel corso della stagione. La Rai, almeno formalmente, era stata battuta sul terreno dell’acquisizione dei diritti.3

    La situazione, però, si rovesciò quasi immediatamente.

    Nazionale nei programmi, non nella diretta

    Il problema era nella particolare struttura della televisione privata italiana di quegli anni.

    Canale 5, Italia 1, Retequattro e le nuove syndication potevano ormai proporre lo stesso palinsesto in gran parte del Paese attraverso una rete di emittenti locali. La cosiddetta interconnessione funzionale consentiva di distribuire programmi preregistrati alle diverse stazioni e di mandarli in onda contemporaneamente, o con uno sfasamento minimo.

    La diretta nazionale era un’altra cosa.

    La legislazione continuava a riservare allo Stato la diffusione televisiva su scala nazionale e il sistema adottato dai privati si reggeva proprio sulla registrazione preventiva del programma. La differenza poteva essere quasi impercettibile per chi guardava un telefilm, un varietà o un quiz; diventava decisiva quando si trattava di collegarsi in tempo reale con uno stadio all’estero. La stessa Corte costituzionale, ricostruendo poco dopo quel sistema, avrebbe distinto la diffusione contemporanea di programmi preregistrati dalla vera interconnessione in diretta.4

    Real Madrid-Napoli mise quel limite sotto gli occhi di tutti.

    Durante la trattativa fu presa in considerazione anche una soluzione territoriale: trasmettere la partita in diretta in Campania attraverso Telecapri e proporla successivamente nel resto d’Italia. Era un modo per sfruttare i diritti senza trasformare il circuito Odeon in una rete nazionale interconnessa in diretta.

    Ma per un evento di quella portata era una soluzione debole. Il pubblico potenziale era nazionale e il Real Madrid aveva a sua volta bisogno che il ritorno del 30 settembre a Napoli potesse essere visto regolarmente in Spagna.

    Qui la Rai conservava un vantaggio decisivo.

    La strada della Rai

    Sul versante internazionale le immagini transitavano attraverso i rapporti fra le televisioni pubbliche e la rete Eurovision. Anche la normativa spagnola assegnava a TVE un ruolo centrale nell’esportazione televisiva degli avvenimenti disputati nel Paese. Per il Real Madrid contava quindi non soltanto vendere l’andata, ma assicurarsi la possibilità di ricevere dalla Rai anche le immagini della partita di ritorno al San Paolo.

    Mendoza spiegò la scelta con grande chiarezza: con il Bernabéu vuoto era indispensabile che l’andata fosse trasmessa, ma era altrettanto importante garantire la reciprocità televisiva per il ritorno. La televisione pubblica offriva entrambe le condizioni.5

    Poche ore dopo l’acquisto dei diritti da parte di Odeon arrivò dunque l’accordo decisivo.

    Odeon cedette alla Rai i diritti italiani di Real Madrid-Napoli. Il comunicato diffuso dalla televisione pubblica il 10 settembre formalizzava il passaggio: la partita del 16 settembre sarebbe stata trasmessa in diretta dalla Rai, mentre restava a Odeon il più ampio pacchetto delle altre gare casalinghe del Real Madrid.

    Le cifre circolate in quei giorni furono diverse e non sempre coincidenti. Anche il valore attribuito alla singola Real-Napoli risultava difficile da separare da un contratto che comprendeva altre diciannove partite e si intrecciava con i rapporti commerciali fra Parmalat e il club spagnolo. Lo stesso Mendoza non rese pubblico l’importo complessivo dell’accordo.

    Più del prezzo, però, conta il meccanismo televisivo: Odeon aveva conquistato la partita sul mercato, ma la Rai era ancora il soggetto capace di trasformare quei diritti in una diretta effettivamente nazionale.

    La competizione fra i gruppi non si esaurì con l’accordo. Pochi giorni dopo, la stampa riferì che Berlusconi aveva vietato ai giocatori del Milan di partecipare alle trasmissioni del nuovo network Odeon. La vicenda Real Madrid-Napoli aveva lasciato qualche strascico anche fuori dal campo.

    Il 16 settembre: una serata di calcio su Raiuno

    Mercoledì 16 settembre la Rai costruì attorno alle coppe europee una vera maratona calcistica. Le sei squadre italiane impegnate nelle tre competizioni trovarono spazio, in diretta o in differita, sulle reti pubbliche.

    Su Raiuno la serata prevedeva prima Sporting Gijón-Milan, con collegamento dalle 20.25, e poi Real Madrid-Napoli, fissata alle 21.45 e annunciata nel palinsesto televisivo a partire dalle 21.40.

    Le due partite si sarebbero sovrapposte per circa mezz’ora. La soluzione annunciata dalla Rai era particolarmente interessante dal punto di vista televisivo: non una rigida separazione fra i due incontri, ma una sorta di staffetta delle immagini, passando da una partita all’altra in funzione di ciò che accadeva sui campi e mantenendo informato il pubblico sull’incontro temporaneamente lasciato. Le cronache dell’epoca descrissero anche l’impiego di un riquadro sullo schermo per conservare le immagini dell’altra gara.6

    Era un modo di affrontare un problema oggi ordinario — due eventi sportivi contemporanei — con gli strumenti e la regia televisiva disponibili nel 1987.

    Il Napoli giocò così il suo primo incontro di Coppa dei Campioni davanti a un Bernabéu deserto ma a un pubblico televisivo vastissimo. In campo il Real Madrid vinse 2-0; davanti ai televisori italiani, invece, si concludeva una vicenda cominciata una settimana prima negli uffici delle emittenti e nei colloqui con Ramón Mendoza.

    Odeon non aveva perso il Real Madrid

    Il passaggio di Real-Napoli alla Rai potrebbe far pensare che l’acquisto di Odeon fosse rimasto senza seguito. Accadde esattamente il contrario.

    Già il giorno successivo alla partita, Antenna Sud, emittente pugliese del circuito Odeon, programmò alle 19.30 La prima volta del Napoli, uno speciale dedicato alla trasferta di Madrid.7

    Soprattutto, le altre partite comprese nell’accordo con il Real cominciarono a comparire nei palinsesti delle emittenti affiliate.

    Il 21 ottobre, in occasione di Real Madrid-Porto di Coppa dei Campioni, La Gazzetta del Mezzogiorno annunciava per il giorno seguente la differita alle 20.30 su Odeon-Antenna Sud. Un mese più tardi, il 12 novembre, lo stesso palinsesto proponeva alle 23.05 Real Madrid-Atletico Madrid.8

    Le immagini circolavano anche attraverso altre televisioni locali. In Basilicata, il 7 gennaio 1988, TP1 – Tele Pretoria Uno di Potenza inserì alle 22.50 nel proprio palinsesto Odeon Sport: Real Madrid-Barcellona.

    Il caso forse più eloquente arrivò nel marzo successivo. Per Real Madrid-Bayern Monaco, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni, Odeon organizzò una diretta limitata alla Lombardia e una differita per il giorno seguente nel resto d’Italia; in Puglia la partita sarebbe arrivata attraverso Antenna Sud.9

    Era, in pratica, la dimostrazione di ciò che nel settembre precedente aveva condizionato Real-Napoli. Odeon possedeva contenuti di valore internazionale e una rete di televisioni distribuite sul territorio, ma doveva adattarne la trasmissione alla particolare architettura dell’emittenza privata italiana: dirette circoscritte a un’area, differite nelle altre regioni, programmi comuni distribuiti attraverso le affiliate.

    Una partita che racconta la televisione del 1987

    Real Madrid-Napoli rimase naturalmente nella memoria soprattutto per ciò che accadde sul campo. Ma la vicenda dei suoi diritti racconta anche un passaggio preciso della storia televisiva italiana.

    Nel settembre 1987 la concorrenza privata era già in grado di contendere alla Rai un grande evento internazionale. Una syndication appena nata come Odeon poteva presentarsi a Madrid, superare Fininvest nella trattativa e acquistare un pacchetto di partite di uno dei club più importanti d’Europa.

    Il problema cominciava un istante dopo l’acquisto.

    Possedere le immagini non significava ancora poterle mandare in diretta, nello stesso momento, a tutta l’Italia. Su quel terreno la Rai conservava un vantaggio che non dipendeva soltanto dalla forza economica: aveva una rete realmente nazionale, l’accesso ai collegamenti internazionali dell’Eurovisione e una struttura capace di gestire in diretta una lunga giornata di calcio europeo passando da uno stadio all’altro.

    Odeon, però, non rimase ai margini. Le successive partite del Real Madrid dimostrarono che il circuito sapeva utilizzare i propri diritti attraverso Antenna Sud, TP1 e le altre emittenti locali, alternando dirette territoriali e differite nazionali.

    Per questo Real Madrid-Napoli del 1987 è interessante anche senza trasformarla nel simbolo di una svolta epocale. Basta osservare ciò che accadde: la partita fu comprata da una televisione privata, trasmessa in diretta dalla Rai e poi seguita da un’intera stagione di calcio del Real Madrid sulle televisioni locali di Odeon.

    In pochi giorni, dentro un unico evento, si vedevano convivere le diverse forme della televisione italiana di allora.


    1. Franco Esposito, “Rissa via etere. La RAI favorita su Berlusconi”, Il Mattino, 9 settembre 1987; Redazione, “Oggi sapremo chi potrà teletrasmettere Real-Madrid-Napoli. Dopo Rai e Berlusconi ora è in corsa anche Odeon Tv”, Corriere della Sera, 9 settembre 1987. ↩︎
    2. Massimo Emanuelli, Storia delle TV private italiane. TV locali, TV straniere in lingua italiana, Syndication, Network, Gammarò, 2026, sezione dedicata a Odeon TV. ↩︎
    3. Fabio Monti, “La Rai conquista Real-Napoli. Diretta dal deserto Bernabeu”, Corriere della Sera, 10 settembre 1987; Redazione, “Real-Napoli alla Rai grazie a Odeon-tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 10 settembre 1987, p. 20. ↩︎
    4. Corte costituzionale, sentenza n. 826/1988, ricostruzione della disciplina dell’interconnessione funzionale e della riserva delle trasmissioni televisive su scala nazionale. ↩︎
    5. “La cadena privada Odeón y la RAI compran los derechos”, El País, 10 settembre 1987. ↩︎
    6. Redazione, palinsesti e programmazione sportiva del 16 settembre 1987; “La RAI ofreció nueve horas de fútbol europeo”, El País, 17 settembre 1987. ↩︎
    7. Redazione, palinsesto Odeon-Antenna Sud, La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 settembre 1987, p. 27. ↩︎
    8. Redazione, “C’è una finale anticipata: Real Madrid-Porto”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 ottobre 1987, p. 13; palinsesto Odeon-Antenna Sud, 12 novembre 1987, p. 21. ↩︎
    9. Palinsesto TP1, La Gazzetta del Mezzogiorno, 7 gennaio 1988, p. 14; “Real-Bayern che notte a Madrid!”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 16 marzo 1988, p. 18. ↩︎
  • Elezioni 1992 in TV: la corsa al primo risultato

    Elezioni 1992 in TV: la corsa al primo risultato

    Doxa contro Abacus, Rai contro Fininvest: exit poll, proiezioni, maratone e televisioni locali nel lunedì dello scrutinio

    Il 5 e 6 aprile 1992 gli italiani tornarono alle urne per rinnovare la Camera e il Senato, a cinque anni dalle precedenti elezioni politiche. Il risultato avrebbe modificato profondamente gli equilibri parlamentari, indebolendo i partiti che avevano governato fino ad allora e aprendo una fase di crescente frammentazione del quadro politico.

    Ma mentre cominciava lo spoglio delle schede, un’altra competizione era già in corso davanti ai televisori.

    Per la prima volta Canale 5 e Italia 1 entravano direttamente nella grande sfida dei risultati elettorali, contendendo alla Rai il terreno delle proiezioni, dei collegamenti e dei commenti in tempo reale. Doxa contro Abacus, Bruno Vespa contro Enrico Mentana, servizio pubblico contro Fininvest: il lunedì dello scrutinio si trasformò così in una lunga corsa televisiva nella quale anche pochi minuti di anticipo potevano assumere il valore di una vittoria.1

    La giornata televisiva comincia prima delle 14

    Le urne sarebbero rimaste aperte fino alle 14, ma i programmi elettorali cominciarono prima.

    Alle 13.20 Canale 5 trasmise Vincitori e vinti, lo speciale del TG5 diretto da Enrico Mentana. Alle 13.45 partì su Raiuno lo Speciale elezioni politiche ’92 del TG1, guidato da Bruno Vespa. Alle 14 si aggiunsero Elezioni sul Tre, condotto da Italo Moretti, e lo speciale di Studio Aperto su Italia 1, con Emilio Fede e Gianfranco Funari.2

    Raidue affidò a Mimmo Liguoro la parte centrale della propria copertura, inserita all’interno di Detto tra noi, mentre Raitre costruì un racconto più articolato, nel quale convivevano informazione, satira e approfondimento. In serata Andrea Barbato e Gad Lerner avrebbero condotto Voto dopo voto, seguito da una seconda parte dello speciale e da una nuova finestra notturna di Elezioni sul Tre.

    La maratona non comportò però la completa cancellazione dei normali palinsesti. Raiuno trasmise in prima serata il film Il caso Justin; Raidue mantenne L’ispettore Derrick; Canale 5 lasciò spazio nel pomeriggio a Bim Bum Bam, alle 19 alla Ruota della fortuna e, in prima serata, al film C’era un castello con 40 cani.

    La “non-stop” annunciata dai giornali non coincideva dunque sempre con una diretta ininterrotta. Le elezioni diventavano piuttosto la struttura portante della giornata: riapparivano nei telegiornali, interrompevano o affiancavano i programmi ordinari e tornavano in primo piano ogni volta che arrivava un nuovo dato.3

    Bruno Vespa durante Elezioni Uno ’92, in collegamento con Pier Ferdinando Casini dalla sede della Democrazia cristiana
    Bruno Vespa durante “Elezioni Uno ’92”, in collegamento con Pier Ferdinando Casini dalla sede della Democrazia cristiana

    Il debutto dell’exit poll nella diretta elettorale

    Per gran parte del pubblico italiano, le politiche del 1992 rappresentarono il primo incontro con uno strumento ancora sconosciuto: il sondaggio realizzato all’uscita dai seggi, destinato a diventare familiare con il nome di exit poll.

    Il meccanismo era diverso da quello delle tradizionali proiezioni. Agli elettori veniva consegnata una scheda simile a quella appena utilizzata nell’urna, da compilare anonimamente e depositare in una busta sigillata. La rilevazione della Doxa coinvolse circa quindicimila persone e fu presentata come un esperimento: l’obiettivo era ottenere una prima indicazione sugli orientamenti dell’elettorato senza attendere lo scrutinio delle schede reali.4

    La gara televisiva cominciò addirittura a ridosso della chiusura dei seggi. Alle 13.50 la Doxa decise di diffondere il proprio sondaggio sperimentale, anticipando il momento nel quale sarebbero cominciate le operazioni di spoglio. Le prime percentuali arrivarono quindi sui teleschermi quando la competizione per le proiezioni non era ancora formalmente iniziata.5

    Raiuno presenta il sondaggio Doxa all’uscita dai seggi alle 14.01 del 6 aprile 1992, confrontando le stime con i risultati della Camera del 1987
    Alle 14.01 Raiuno presenta il sondaggio Doxa all’uscita dai seggi, confrontando le stime con i risultati della Camera del 1987.

    La rilevazione, commissionata dal TG1, indicava immediatamente alcune tendenze destinate a trovare conferma nelle ore successive: il forte arretramento della Democrazia cristiana, la crescita della Lega Nord e l’assenza di una maggioranza per il quadripartito.

    Le politiche del 1992 segnarono così l’ingresso dell’exit poll nella grande diretta elettorale italiana. Era ancora uno strumento sperimentale, accolto con prudenza dagli stessi conduttori, ma consentiva alla televisione di mostrare una prima immagine del voto in attesa dell’arrivo dei risultati effettivi.

    Exit poll e proiezioni: due strumenti diversi

    L’exit poll ricostruiva il voto attraverso le dichiarazioni degli elettori. Le proiezioni, invece, partivano dalle schede realmente scrutinate in un campione di sezioni selezionate perché ritenute rappresentative del Paese.

    Per le elezioni del 1992 furono individuate circa seicento sezioni sulle 88.654 presenti in tutta Italia. I risultati venivano comunicati telefonicamente alle centrali di elaborazione, corretti in base alla provenienza geografica e progressivamente aggiornati mentre procedeva lo spoglio.

    La Rai si affidava alla Doxa, mentre le reti Fininvest ricevevano le proprie elaborazioni dall’Abacus. Su questo terreno la sfida diventò una vera gara al cronometro.

    Poco dopo le 15 cominciò a circolare una proiezione Doxa sul Senato contrassegnata dall’orario delle 15.09. Alle 15.14 il dato apparve su Raitre e, pochi secondi più tardi, anche sulle altre due reti Rai. Enrico Mentana dovette invece aspettare fino alle 15.25 per ricevere la prima proiezione dell’Abacus.6

    Il vantaggio iniziale della Rai fu quindi di circa dieci minuti. Fininvest riuscì successivamente a recuperare, precedendo la concorrente nella diffusione di alcune proiezioni relative alla Camera. Non esisteva un unico traguardo: ogni aggiornamento apriva una nuova sfida e consentiva alle reti di rivendicare, almeno per qualche minuto, di essere arrivate per prime.

    I risultati raccontati come una partita

    Il giorno successivo Aldo Grasso individuò nelle trasmissioni elettorali uno «stile calcistico».7 L’accostamento descrive efficacemente il modo in cui le reti costruirono il racconto.

    Le percentuali apparivano come risultati su un tabellone. I segretari dei partiti commentavano vittorie, sconfitte e recuperi come allenatori al termine di una partita. I collegamenti passavano dagli studi televisivi alle sedi politiche con un ritmo simile a quello delle trasmissioni sportive della domenica. Doxa e Abacus diventavano il vero “campo centrale” dal quale poteva arrivare, in qualsiasi momento, un nuovo risultato.

    Anche il linguaggio dei conduttori contribuiva a trasformare lo scrutinio in una competizione. Mentana sollecitava ripetutamente l’Abacus, chiedendo quanto mancasse all’arrivo delle prime proiezioni. Emilio Fede annunciava di voler giocare tutto «sul tempo, sui minuti». Vespa sincronizzava gli orologi con i collaboratori della Doxa.

    La concorrenza non riguardava soltanto la rapidità. Contavano gli ospiti, la capacità di ottenere un collegamento con il protagonista del momento e la possibilità di offrire qualcosa di diverso rispetto alle altre reti.

    Giorgio Forattini preparava vignette per il TG5. Raitre coinvolgeva Sergio Staino, Ellekappa e i protagonisti di Avanzi. Italia 1 affidava la prima serata a Giuliano Ferrara con uno speciale de L’Istruttoria. Nella notte Canale 5 trasferiva il racconto delle elezioni al teatro Parioli con il Maurizio Costanzo Show.

    Politici, giornalisti e commentatori passavano inoltre da una rete all’altra: Ferrara compariva con Mentana e con Fede, Mentana interveniva da Ferrara, esponenti della Rai partecipavano ai programmi Fininvest e gli ospiti finivano poi per ritrovarsi da Costanzo. Nel complesso, le principali reti superarono le cinquanta ore di programmazione elettorale.8

    La maratona mescolava così informazione, dibattito, satira e spettacolo. Il risultato non era più soltanto una cifra comunicata dal telegiornale, ma un racconto costruito in diretta e continuamente rilanciato dalla concorrenza.

    Quando la diretta sfugge al copione

    La tensione della giornata produsse anche alcuni momenti destinati a dominare le cronache televisive del giorno successivo.

    Intorno alle 19 Raiuno si collegò con la sede del Partito repubblicano per raccogliere il commento di Giorgio La Malfa. Il segretario del PRI accusò il TG1 e il TG2 di avere marginalizzato durante la campagna elettorale i repubblicani, la Lega e La Rete. Bruno Vespa reagì ricordando il sistema di lottizzazione della Rai e il confronto si trasformò rapidamente in una lite, con le voci sovrapposte e La Malfa che arrivò a chiedere implicitamente le dimissioni del direttore del TG1.9

    L’episodio ebbe una seconda vita televisiva poche ore dopo. Durante L’Istruttoria, Giuliano Ferrara mandò in onda il replay dello scontro avvenuto sulla rete concorrente. Era una televisione che non si limitava più a raccontare la politica: osservava, riproponeva e commentava in tempo quasi reale ciò che stava accadendo sugli altri canali.

    Ma anche lo studio di Italia 1 finì fuori copione. Gianfranco Funari, che avrebbe dovuto affiancare Ferrara, contestò lo spazio riservato al proprio gruppo di ospiti. Dopo un breve battibecco annunciò che se ne sarebbe andato e abbandonò platealmente la trasmissione, seguito dalle persone che erano con lui.

    In una giornata nata come gara tra percentuali, furono così due scontri verbali a diventare alcuni dei momenti televisivi più ricordati.

    Quattrocentocinquanta pagine di Televideo

    La diretta non era l’unico modo per seguire lo scrutinio.

    Per quelle elezioni la Rai predispose oltre 450 pagine di Televideo, aggiornate dalle 14 del 6 aprile fino alle 20 del giorno successivo. L’indice generale dello speciale si trovava a pagina 303; le pagine 101 e 102 raccoglievano le ultime notizie, mentre altre sezioni erano riservate alle proiezioni, ai dati regionali, alle circoscrizioni e agli eletti.10

    Televideo consentiva allo spettatore di sottrarsi momentaneamente ai tempi decisi dai conduttori. Bastava digitare il numero di una pagina per cercare una regione, un collegio o una percentuale che in quel momento non trovava spazio nella trasmissione.

    Nel 1992 la consultazione dei risultati passava dunque anche attraverso quello schermo silenzioso fatto di caratteri colorati, pagine numerate e aggiornamenti attesi davanti al televisore.

    Telemontecarlo e lo scrutinio fuori dalla sfida principale

    Anche Telemontecarlo seguì le elezioni, pur senza trasformare l’intero palinsesto in una maratona.

    La rete predispose aggiornamenti all’interno di TMC News, collegamenti con il Viminale e con le sedi dei partiti e una serie di brevi flash di cinque minuti distribuiti nel pomeriggio e nella serata. Era una copertura meno invasiva, inserita all’interno della programmazione ordinaria e concentrata sui momenti nei quali arrivavano nuovi dati.11

    Ma la mobilitazione televisiva non si fermò alle reti nazionali.

    Lo scrutinio sotto casa: le televisioni locali

    Mentre Rai e Fininvest si contendevano la prima percentuale nazionale, le emittenti locali potevano avvicinare lo spettatore allo scrutinio del proprio territorio.

    In Piemonte, GRP programmò tre appuntamenti con i risultati, alle 20, alle 21 e alle 23, collegandosi in diretta con la Sala Marmi del Comune di Torino. Quartarete propose uno Speciale elezioni alle 20, mentre Videogruppo proseguì fino a notte con Elezioni in diretta alle 0.30.12

    In Valle d’Aosta la sede regionale della Rai ottenne tre spazi in diretta su Raitre. Il primo, tra le 18 e le 18.52, seguì l’arrivo dei dati provvisori dei 74 comuni valdostani dalla sala stampa allestita nel palazzo regionale. Un secondo collegamento cominciò alle 19.30; l’ultimo, tra le 23.30 e mezzanotte, fu dedicato ai risultati definitivi e ai primi commenti. La sede di Aosta fu l’unica struttura regionale della Rai a ottenere una diretta specificamente dedicata alle elezioni politiche.13

    Anche a Bari lo scrutinio mobilitò diverse emittenti, con formule molto diverse.

    Telebari mandò in onda Elettoshock dalle 17 alle 24, coinvolgendo l’intera redazione, i comici Tati e Tata e il pubblico attraverso un quiz a premi. Oggi TV cominciò invece già alle 13.45 con una puntata di Oggi Informazione, trasmessa contemporaneamente su Radio Primo Piano. La diretta prevedeva collegamenti con le prefetture di Bari e Foggia, giornalisti, politologi e commentatori in studio e sarebbe proseguita fino alla disponibilità dei risultati definitivi.14

    A queste esperienze si aggiungeva l’emittente VideoEmme affiliata al circuito Cinquestelle. Alle 16 era in programma Puglia Vota, una diretta non-stop sull’andamento elettorale dei candidati pugliesi. La trasmissione aveva una dimensione dichiaratamente regionale.15

    Inserzione di Cinquestelle VideoEmme per Puglia Vota, diretta elettorale del 6 aprile 1992 dedicata ai candidati pugliesi
    L’inserzione di Cinquestelle VideoEmme per “Puglia vota”, la diretta elettorale del 6 aprile 1992 dedicata ai candidati pugliesi. La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 19

    Telebari, Oggi TV e VideoEmme rappresentavano tre modi diversi di raccontare lo stesso evento. Telebari sceglieva una formula popolare, nella quale lo scrutinio si mescolava con comicità e partecipazione del pubblico. Oggi TV puntava invece sulla raccolta dei dati e sul collegamento diretto con gli uffici territoriali. VideoEmme concentrava lo sguardo sulla dimensione regionale del voto e sui candidati pugliesi.

    La funzione delle televisioni locali emergeva proprio da questa differenza. Le reti nazionali cercavano di anticipare il risultato complessivo; le emittenti cittadine e regionali potevano seguire lo spoglio più vicino agli spettatori, comune per comune e prefettura per prefettura.

    Il 6 aprile 1992 non fu quindi una grande giornata televisiva soltanto negli studi di Roma e Milano. La corsa ai risultati coinvolse anche redazioni regionali e locali, ciascuna con risorse, linguaggi e pubblici differenti.

    L’ultima gara si gioca sull’Auditel

    Il giorno successivo la competizione si spostò dalle proiezioni agli ascolti.

    Tra le 14 e le 20.30 le tre reti Rai ottennero complessivamente una media di 6 milioni e 795 mila spettatori, con il 49,83% di share. Le tre reti Fininvest raggiunsero, nella stessa fascia, 4 milioni e 923 mila spettatori e il 36,10%.16

    Lo speciale di Raiuno condotto da Vespa, distribuito su 347 minuti, registrò una media di 2 milioni e 370 mila spettatori e il 18,55% di share. Canale 5 replicò però allargando il confronto alla fascia compresa tra le 14 e le 2 di notte: in quell’intervallo risultò davanti a Raiuno con il 19,44% contro il 18,76%.

    Nella notte il Maurizio Costanzo Show raggiunse il risultato più vistoso: le tre ore di diretta dal Parioli dedicate alle elezioni ottennero il 31,34% di share.

    Anche l’Auditel permetteva quindi letture differenti. La Rai prevaleva nel confronto complessivo del pomeriggio; Canale 5 rivendicava la vittoria sulla fascia più lunga; Costanzo dominava la parte notturna. Come era già accaduto per le proiezioni, ciascuna rete poteva scegliere il proprio traguardo e dichiararsi vincitrice.

    Una nuova competizione televisiva

    Riguardata oggi, la giornata del 6 aprile 1992 mostra un sistema televisivo nel quale convivevano abitudini consolidate e nuovi elementi di competizione.

    La Rai conservava la propria tradizione nelle grandi dirette elettorali, ma non era più sola. Il TG5, nato da pochi mesi, e Studio Aperto consentivano a Fininvest di disputare al servizio pubblico il terreno dell’informazione in tempo reale. L’exit poll anticipava la ricerca immediata del risultato; le proiezioni diventavano una corsa al minuto; gli ospiti attraversavano studi concorrenti; Televideo permetteva di consultare centinaia di pagine di dati; le televisioni locali portavano lo scrutinio nei comuni e nelle prefetture.

    Quella del 6 aprile 1992 fu una giornata nella quale il risultato elettorale smise definitivamente di essere soltanto una notizia da comunicare.

    Divenne una lunga narrazione in diretta, costruita attraverso velocità, concorrenza, immagini, scontri e spettacolo. Una partita televisiva parallela a quella delle urne, combattuta fino a notte fonda per conquistare il primo dato e, insieme, l’attenzione degli spettatori.

    1. Redazione, “Proiezioni voto, una tele-guerra”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 aprile 1992, p. 2. ↩︎
    2. G. C., “Scorpacciata elettorale in Tv”, Corriere della Sera, 6 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    3. Gianna Besson, “Rai contro Fininvest. Il bello del voto in diretta”, Il Mattino, 4 aprile 1992. ↩︎
    4. Liliana Madeo, “Sorpresa, gli italiani sono sinceri”, La Stampa, 7 aprile 1992, p. 8. ↩︎
    5. Antonio Ferrari, “Guerra a chi acchiappa risultati”, Corriere della Sera, 7 aprile 1992. ↩︎
    6. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    7. Aldo Grasso, “Stile calcistico nelle trasmissioni elettorali”, Corriere della Sera, 7 aprile 1992, p. 11. ↩︎
    8. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    9. Loredana Bartoletti, “La Malfa processa Vespa in diretta”, la Repubblica, 7 aprile 1992, p. 15; “Non stop elezioni”, registrazione audio e trascrizione automatica, Radio Radicale, 6 aprile 1992. ↩︎
    10. G. C., “Scorpacciata elettorale in Tv”, Corriere della Sera, 6 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    11. Redazione, “Proiezioni voto, una tele-guerra”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 aprile 1992, p. 2 ↩︎
    12. Redazione, “Oggi in TV”, Stampa Sera, 6 aprile 1992, p. 20. ↩︎
    13. S. A. B., “Tre dirette tv per i risultati delle elezioni”, La Stampa, 5 aprile 1992, p. 40. ↩︎
    14. Redazione, “Speciale elettorale in Tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 14. ↩︎
    15. Inserzione promozionale, “Puglia Vota”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 aprile 1992, p. 19. ↩︎
    16. Franzi De Palma, “La Rai ha vinto la maratona tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 aprile 1992, p. 3. ↩︎