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  • Elezioni 1994 in TV: exit poll, dirette e maratone elettorali

    Elezioni 1994 in TV: exit poll, dirette e maratone elettorali

    Il 28 marzo Rai, Fininvest e Telemontecarlo si contesero exit poll, proiezioni e prime reazioni. Intanto le televisioni locali costruivano maratone proprie, dalle prefetture alle piazze.

    La chiusura dei seggi era prevista per le 22 di lunedì 28 marzo 1994, al termine di due giornate di voto destinate a ridisegnare profondamente il Parlamento italiano. Era la prima elezione politica con il nuovo sistema prevalentemente maggioritario introdotto l’anno precedente; il quadro dei partiti era cambiato e tra i protagonisti c’era Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia e proprietario del principale gruppo televisivo privato nazionale.

    Per la televisione, però, la notte elettorale era cominciata molto prima delle 22. Le reti avevano preparato lunghe dirette, studi diversi, collegamenti con le sedi dei partiti e con le piazze, ospiti, giochi, satira e soprattutto una complessa macchina di rilevazione del voto.

    Gli exit poll non erano una novità assoluta: erano stati utilizzati anche nelle elezioni politiche del 1992. Due anni dopo, tuttavia, avevano assunto un peso diverso. Erano diventati il punto di partenza di una vera competizione fra reti, ciascuna intenzionata a fornire per prima il quadro più attendibile del risultato.

    Tre reti, tre modi di aspettare il risultato

    La Rai scelse di occupare la prima serata prima ancora della chiusura dei seggi, ma senza trasformare le tre reti in copie dello stesso programma.

    Su Raiuno la serata cominciò alle 20.40. Aspettando i risultati metteva insieme informazione e spettacolo attraverso più studi e collegamenti: Mara Venier e Lilli Gruber, il Salone Margherita con il Bagaglino, gli interventi dei giornalisti e, progressivamente, il centro informativo del Tg1 a Saxa Rubra. Poco prima delle 22 il baricentro si spostava sempre più verso l’informazione, con Demetrio Volcic e Piero Badaloni impegnati nella lunga lettura dei dati, nei collegamenti con i partiti e nelle prime reazioni politiche.

    Era una formula che conservava qualcosa della televisione generalista di quegli anni: l’attesa del voto non veniva separata nettamente dal varietà. Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta e Valeria Marini potevano comparire nello stesso contenitore che, pochi minuti dopo, avrebbe dovuto spiegare composizione del Parlamento e rapporti di forza fra le coalizioni.

    La struttura della serata prevedeva alcuni passaggi comuni a tutta l’offerta Rai: alle 22 gli exit poll, più tardi le proiezioni del Senato, quindi nella parte finale della notte quelle della Camera. Su Raiuno il contenitore arrivava così fino alle ultime elaborazioni, prima del ritorno alla programmazione notturna.

    Su Raidue il punto di partenza era invece I fatti vostri. Giancarlo Magalli continuava a presidiare la sua “piazza”, inizialmente con il consueto miscuglio di ospiti, musica e giochi. Con l’avvicinarsi delle 22 la linea veniva ceduta sempre più spesso alla redazione del Tg2 e agli studi informativi: Carmen Lasorella e Mimmo Liguoro da via Teulada, Mariolina Sattanino e Michele Cucuzza da Saxa Rubra. I risultati interrompevano il programma, poi la piazza riprendeva, fino al collegamento successivo. La notte del voto diventava così una continua alternanza fra intrattenimento e aggiornamento giornalistico. Gli speciali del Tg2 sarebbero proseguiti, con ulteriori finestre, fino alle prime ore del mattino.

    Studio di Raidue durante la serata elettorale del 28 marzo 1994, con due conduttori e un collegamento esterno visualizzato sul grande schermo.

    La maratona di Raidue alternava lo studio ai collegamenti esterni e agli aggiornamenti sui risultati.

    Raitre aveva scelto la formula più riconoscibile. Alle 20.30 partiva Scommettiamo sul rosso, sul nero o sullo zero?, con Michele Santoro alla conduzione. Un contenitore nato dall’incontro fra Il rosso e il nero, il Tg3 e l’universo di Quelli che il calcio. Federica Sciarelli seguiva la parte informativa, Fabio Fazio interveniva da Milano, mentre nello studio di Santoro si alternavano giornalisti, intellettuali e personaggi dello spettacolo.

    C’era perfino un “Totovoto”: una schedina con tredici pronostici, uno sullo schieramento vincente e gli altri dedicati ad alcuni collegi uninominali. Il pubblico poteva telefonare e giocare indicando “1” per la destra, “X” per il centro e “2” per la sinistra. Era un modo quasi calcistico di accompagnare l’attesa, perfettamente coerente con una serata in cui informazione, spettacolo e partecipazione del pubblico si mescolavano continuamente.

    Alle 22 scatta la gara dei numeri

    Il vero spartiacque arrivò con la chiusura delle urne.

    La Rai si affidava al Cirm per gli exit poll e ad Abacus per le proiezioni basate sulle sezioni già scrutinate. Canale 5 aveva invece scelto la Doxa. Telemontecarlo lavorava con Directa, che accanto alle successive elaborazioni aveva preparato anche un proprio sistema di rilevazione delle intenzioni di voto.

    La sfida aveva anche un retroscena significativo: Doxa e Cirm si erano praticamente scambiati i rispettivi committenti. La Doxa, per circa vent’anni legata alla Rai, era passata al Tg5; il Cirm, utilizzato nelle precedenti elezioni dalla Fininvest, era approdato a Saxa Rubra. La competizione della sera del 28 marzo era quindi anche il confronto fra due istituti che avevano cambiato campo proprio alla vigilia del voto.1

    Pochi minuti dopo le 22 gli schermi cominciarono a riempirsi di percentuali, forbici, stime dei seggi e prime interpretazioni. Il nuovo sistema elettorale rendeva particolarmente delicato il passaggio dalle percentuali alla composizione del Parlamento: una piccola differenza nei voti poteva produrre effetti molto più ampi nei collegi uninominali.

    Le rilevazioni non coincidevano perfettamente, ma il vantaggio delle coalizioni di centrodestra apparve subito evidente. Da quel momento la gara non riguardò più soltanto il dato: contava anche conquistare per primi un leader, una dichiarazione, una reazione. Nel resoconto del giorno dopo Isabella Mazzitelli descrisse la serata come un «Capodanno in tivù», con le redazioni schierate in attesa del momento decisivo.2

    Il ritmo era quello di una corsa. Prima gli exit poll, poi le stime dei seggi, quindi i dati reali dei collegi e le dichiarazioni. Fini e Bossi apparvero rapidamente nelle varie dirette; Berlusconi arrivò più tardi, dopo mezzanotte, e anche le sue prime apparizioni diventarono terreno di concorrenza fra giornalisti e reti.

    Due conduttori nello studio elettorale di Raiuno davanti a un grande orologio; in sovrimpressione la scritta “0:13 agli Exit poll”.
    Su Raiuno il conto alla rovescia verso le 22 e la diffusione dei primi exit poll.

    Mentana, Fede e le diverse strategie Fininvest

    Se la Rai aveva già trasformato tutta la propria prima serata in un grande contenitore elettorale, Fininvest adottò una strategia più differenziata.

    Su Canale 5 Enrico Mentana partì alle 21.55 con il Tg5 Speciale elezioni politiche ’94. Qui non c’era più alternanza con programmi di intrattenimento: lo speciale era concepito come una trasmissione continuativa, destinata ad arrivare fino alle tre del mattino. Doxa forniva i primi dati e le successive elaborazioni, mentre Mentana passava rapidamente dalle percentuali alle interviste, ai collegamenti e al confronto fra gli ospiti.

    Il Tg5 affrontava la serata con una forte identità competitiva. Non si trattava soltanto di commentare il risultato: bisognava arrivare prima. La rapidità con cui Mentana cercava dichiarazioni e ospiti faceva parte dello stesso confronto che opponeva Doxa a Cirm e Abacus.

    Rete 4 adottava invece una scansione diversa. Alle 21.55 il Tg4 apriva una breve finestra elettorale, poi il palinsesto tornava per qualche minuto alla telenovela Milagros. Dalle 22.30 Emilio Fede prendeva definitivamente possesso della rete con Cosa hanno deciso gli italiani, lunga diretta con ospiti, commenti e collegamenti.

    Emilio Fede nello studio del Tg4 durante lo speciale dedicato ai risultati delle elezioni politiche del marzo 1994.

    Il Tg4 durante la lunga copertura dei risultati delle elezioni politiche del 1994.

    Su Italia 1, invece, l’informazione elettorale arrivava molto più tardi. La rete mantenne a lungo la propria programmazione di intrattenimento, tra Karaoke, Mai dire gol e il film Porky’s 2. Solo in seconda serata Studio Aperto, diretto da Paolo Liguori, entrò stabilmente nel racconto del voto.

    La differenza con la Rai è significativa. Il servizio pubblico aveva trasformato contemporaneamente le tre reti in tre diversi modi di aspettare il risultato; Fininvest concentrava invece la competizione principale su Canale 5 e Tg4, lasciando Italia 1 più a lungo fuori dalla maratona.

    Santoro vince la lunga distanza

    La risposta del pubblico fu enorme. Nei minuti immediatamente successivi alla chiusura delle urne oltre 25 milioni di italiani risultavano davanti alla televisione, per uno share complessivo vicino al 90 per cento.

    Alle 22 il Tg1 superava i 5,7 milioni di spettatori, il Tg5 era poco sopra i 5,5 milioni e Raitre intorno ai 5,4 milioni. Ma sulla durata complessiva della serata il risultato più significativo fu quello di Michele Santoro: Il rosso e il nero risultò il programma elettorale più seguito, con poco più di 4 milioni di spettatori medi e uno share vicino al 20 per cento.3

    Il dato racconta bene il tipo di televisione che funzionò quella sera. Non soltanto un telegiornale prolungato, ma un programma capace di incorporare il risultato elettorale in un linguaggio più ampio: satira, piazze, ospiti, gioco, commento politico e collegamenti.

    La competizione continuò anche dopo la chiusura delle dirette televisive. Cirm, Doxa e Directa confrontarono le proprie previsioni con i risultati effettivi, rivendicando ciascuna la precisione delle proprie stime. La “gara dei numeri”, cominciata prima delle 22, ebbe così un secondo tempo sui giornali.

    Telemontecarlo e una rete costruita con le televisioni locali

    Accanto al confronto Rai-Fininvest c’era però un terzo modello.

    Telemontecarlo iniziava il proprio Speciale elezioni alle 21.30, con Sandro Curzi e le elaborazioni di Directa. La rete disponeva di una struttura nazionale più ridotta rispetto ai due grandi gruppi e costruì parte della propria copertura attraverso collegamenti con importanti televisioni regionali.

    Fra queste comparivano Telelombardia, Telenorba e Telecapri, insieme ad altre emittenti locali. Era un sistema che permetteva a TMC di ricevere immagini, informazioni e reazioni dai territori senza dover disporre ovunque di una propria struttura.

    Il rapporto con il gruppo Norba è particolarmente interessante. Telenorba e Teledue furono entrambe coinvolte nella copertura collegata a Telemontecarlo; Telenorba, in particolare, continuava nello stesso tempo a proporre una propria programmazione. Il modello consentiva così a TMC di appoggiarsi a emittenti fortemente radicate sul territorio senza trasformarle in semplici ripetitrici del proprio segnale.4

    In Puglia la notte passa anche dalle prefetture

    Il racconto locale non si esauriva però nel rapporto fra TMC e Telenorba.

    Alle 21.45 del 28 marzo Antenna Sud avviò Pool ’94, una maratona costruita insieme a Studio 100 di Taranto, Teleblu e Teledauna di Foggia, Teleradiocittàbianca di Ostuni, Telerama di Lecce e TRM di Matera. Antenna Sud svolgeva il ruolo di studio centrale, mentre le altre emittenti contribuivano alla raccolta delle informazioni.

    La non-stop era destinata a proseguire fino alla mezzanotte del giorno seguente. Il centro del programma non era naturalmente la composizione nazionale del Parlamento in senso astratto, ma la traduzione del voto sul territorio: collegamenti con le prefetture di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Matera, Potenza e Taranto, sedi dei partiti, candidati, risultati dei collegi, commenti, rassegne stampa e momenti di spettacolo.5

    Era una copertura che svolgeva una funzione difficilmente sostituibile dalle reti nazionali. Mentre Rai, Fininvest e TMC potevano dire quale coalizione stesse vincendo, le televisioni locali erano in grado di seguire l’arrivo delle schede di un singolo comune, il risultato di un collegio o la reazione di un candidato direttamente dalla prefettura.

    Non tutte scelsero di riunirsi in un unico circuito. Videolevante e Blustar, per esempio, seguirono lo scrutinio autonomamente. A Bari anche Oggi TV aveva in palinsesto uno Speciale elezioni 1994 già alle 21, mentre Delta TV programmava alle 23.45 una Non Stop elettorale in diretta dalla Prefettura.6

    La dimensione locale non era quindi un semplice complemento della grande notte nazionale. Era un secondo livello dell’informazione elettorale, con tempi, fonti e priorità differenti. Il collegamento con la prefettura, più che il grande studio televisivo, diventava il luogo decisivo.

    Un resoconto tarantino del giorno successivo descrisse quella notte come una lunga corsa nell’etere, fra televisioni collegate alle prefetture e ai centri di elaborazione, con inevitabili inconvenienti tecnici, cuffie che non funzionavano e perfino qualche momento di involontaria comicità. Era anche questo il volto delle dirette locali: meno costruite, più esposte agli imprevisti, ma molto vicine al luogo in cui i risultati prendevano materialmente forma.7

    Il voto continua in televisione

    Alle prime ore del mattino la maratona non era ancora davvero conclusa. Il 29 marzo gli speciali continuarono nei programmi del mattino: Unomattina Elezioni su Raiuno, nuove edizioni del Tg2 e del Tg3, finestre regionali, aggiornamenti del Tg5 e del Tg4.

    La sera il racconto cambiò tono. Non era più necessario indovinare chi avesse vinto: bisognava mostrare la nuova geografia politica.

    Su Raitre Milano, Italia preparò una scenografia basata su una grande carta del Paese colorata collegio per collegio e su un Parlamento composto da spicchi mobili. Su Canale 5 il Maurizio Costanzo Show dedicò una puntata speciale ai risultati, riportando nello studio televisivo molti dei protagonisti politici che poche ore prima erano stati inseguiti dalle telecamere nelle sedi dei partiti.8

    La notte del 28 marzo aveva così lasciato in eredità immagini e numeri che la televisione avrebbe continuato a rielaborare per giorni.

    Una notte elettorale sempre più televisiva

    Il 1994 non inventò gli exit poll, né la lunga diretta elettorale. Entrambi appartenevano già alla televisione italiana. Ma quella sera alcuni elementi che esistevano separatamente apparvero con particolare evidenza nello stesso momento.

    C’erano gli istituti demoscopici associati alle singole reti, la concorrenza per il dato più rapido, le proiezioni trasformate in spettacolo, gli studi collegati fra loro, i leader inseguiti da più emittenti. C’erano tre reti Rai che affrontavano lo stesso evento con linguaggi diversi e tre reti Fininvest che distribuivano diversamente informazione e intrattenimento. C’era Telemontecarlo che cercava una copertura nazionale attraverso le televisioni regionali. E c’erano le emittenti locali che costruivano proprie maratone, talvolta più lunghe di quelle dei network.

    Rispetto al 1992, non era tanto cambiato lo strumento quanto il suo peso nel racconto. L’exit poll non era più soltanto uno dei passaggi immediatamente successivi alla chiusura dei seggi: alle 22 diventava il momento attorno al quale erano stati organizzati palinsesti, studi, ospiti e strategie editoriali.

    Per milioni di telespettatori il risultato cominciò così a esistere sullo schermo prima ancora che lo scrutinio fosse davvero avanzato. Poi arrivarono le proiezioni, i dati reali, le dichiarazioni e, lentamente, il Parlamento effettivo.

    Era ancora la lunga notte delle schede e delle prefetture. Ma era ormai anche una lunga notte di televisioni in competizione fra loro.

    1. Redazione, “Scambio d’esperti. Cirm con la Rai, Doxa a Canale 5”, l’Unità, 19 marzo 1994, p. 7. ; Alessandra Longo, “Exit poll? Sarà un triplo salto mortale”, la Repubblica, 26 marzo 1994, p. 3. ↩︎
    2. Isabella Mazzitelli, “Il Tg1 vince la corsa ai risultati”, la Repubblica, 29 marzo 1994, p. 14. ↩︎
    3. Redazione, “La ‘diretta’ vince la sfida degli exit poll”, la Repubblica, 30 marzo 1994, p. 7. ↩︎
    4. Radiocorriere TV, programmi di lunedì 28 marzo 1994, pp. TV 2-5. ; La Gazzetta del Mezzogiorno, palinsesti del 28 marzo 1994, p. 14. ↩︎
    5. Redazione, spazio “Antenna Sud”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
    6. La Gazzetta del Mezzogiorno, “TV locali”, 28 marzo 1994, p. 18. ↩︎
    7. M. Com., “La lunga notte dell’etere fra le ‘dirette’ e… i moscerini”, La Gazzetta di Taranto, 30 marzo 1994, p. 55. ↩︎
    8. La Gazzetta del Mezzogiorno, programmi e rubriche televisive del 29 marzo 1994, p. 16. ↩︎
  • 16 settembre 1987. Real Madrid-Napoli: la contesa per la diretta televisiva

    16 settembre 1987. Real Madrid-Napoli: la contesa per la diretta televisiva

    Nel settembre 1987 la sfida di Coppa dei Campioni al Bernabéu diventò anche una partita televisiva. Rai, Fininvest e la neonata Odeon si contesero i diritti; a spuntarla fu Odeon, che però cedette proprio Real Madrid-Napoli alla Rai. Dietro quel passaggio c’era uno dei paradossi della televisione privata italiana degli anni Ottanta: reti ormai nazionali nei palinsesti, ma non ancora nella diretta.

    Il 16 settembre 1987 il Napoli campione d’Italia debuttava in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid. Il sorteggio aveva riservato subito alla squadra di Maradona uno degli avversari più difficili e la partita d’andata presentava una particolarità destinata ad accrescerne ulteriormente l’interesse televisivo: il Santiago Bernabéu era squalificato e l’incontro si sarebbe disputato a porte chiuse.

    Per molti tifosi, in Spagna come in Italia, la televisione non era quindi soltanto il modo più comodo per seguire la partita. Era l’unico.

    Ma prima ancora che Real Madrid e Napoli scendessero in campo, attorno a quelle immagini si giocò un’altra sfida. E coinvolse la Rai, Silvio Berlusconi e un network che aveva cominciato ufficialmente a trasmettere appena pochi giorni prima: Odeon TV.

    Una partita contesa fra Rai, Berlusconi e Odeon

    All’inizio di settembre la trasmissione italiana di Real Madrid-Napoli era tutt’altro che definita.

    Berlusconi aveva già avviato durante l’estate una trattativa con il presidente del Real Ramón Mendoza per un pacchetto di partite del Real. Per Fininvest sarebbe stato un altro passo nella politica di acquisizione dei grandi eventi sportivi internazionali; per la Rai, invece, Real-Napoli rappresentava un appuntamento difficilmente rinunciabile, anche per l’eccezionale interesse suscitato dal debutto europeo della squadra campione d’Italia.

    Nei primi giorni di settembre Mendoza arrivò a Milano e incontrò gli interlocutori delle diverse televisioni. Quella che inizialmente appariva come una contesa soprattutto fra Rai e Fininvest vide scendere in campo improvvisamente un terzo protagonista.1

    Odeon TV aveva inaugurato le proprie trasmissioni il 6 settembre 1987. Nata attorno a una rete di emittenti locali, si presentava sul mercato con ambizioni nazionali. Nella società aveva un ruolo importante Callisto Tanzi, proprietario della Parmalat, che era anche sponsor del Real Madrid. Il rapporto commerciale fra Tanzi e il club spagnolo favorì l’ingresso del nuovo circuito nella trattativa.2

    Il risultato arrivò rapidamente. Tra la sera dell’8 e la mattina del 9 settembre Odeon concluse l’accordo con Mendoza: il network si assicurò in esclusiva Real Madrid-Napoli e altre diciannove partite casalinghe del Real Madrid da scegliere nel corso della stagione. La Rai, almeno formalmente, era stata battuta sul terreno dell’acquisizione dei diritti.3

    La situazione, però, si rovesciò quasi immediatamente.

    Nazionale nei programmi, non nella diretta

    Il problema era nella particolare struttura della televisione privata italiana di quegli anni.

    Canale 5, Italia 1, Retequattro e le nuove syndication potevano ormai proporre lo stesso palinsesto in gran parte del Paese attraverso una rete di emittenti locali. La cosiddetta interconnessione funzionale consentiva di distribuire programmi preregistrati alle diverse stazioni e di mandarli in onda contemporaneamente, o con uno sfasamento minimo.

    La diretta nazionale era un’altra cosa.

    La legislazione continuava a riservare allo Stato la diffusione televisiva su scala nazionale e il sistema adottato dai privati si reggeva proprio sulla registrazione preventiva del programma. La differenza poteva essere quasi impercettibile per chi guardava un telefilm, un varietà o un quiz; diventava decisiva quando si trattava di collegarsi in tempo reale con uno stadio all’estero. La stessa Corte costituzionale, ricostruendo poco dopo quel sistema, avrebbe distinto la diffusione contemporanea di programmi preregistrati dalla vera interconnessione in diretta.4

    Real Madrid-Napoli mise quel limite sotto gli occhi di tutti.

    Durante la trattativa fu presa in considerazione anche una soluzione territoriale: trasmettere la partita in diretta in Campania attraverso Telecapri e proporla successivamente nel resto d’Italia. Era un modo per sfruttare i diritti senza trasformare il circuito Odeon in una rete nazionale interconnessa in diretta.

    Ma per un evento di quella portata era una soluzione debole. Il pubblico potenziale era nazionale e il Real Madrid aveva a sua volta bisogno che il ritorno del 30 settembre a Napoli potesse essere visto regolarmente in Spagna.

    Qui la Rai conservava un vantaggio decisivo.

    La strada della Rai

    Sul versante internazionale le immagini transitavano attraverso i rapporti fra le televisioni pubbliche e la rete Eurovision. Anche la normativa spagnola assegnava a TVE un ruolo centrale nell’esportazione televisiva degli avvenimenti disputati nel Paese. Per il Real Madrid contava quindi non soltanto vendere l’andata, ma assicurarsi la possibilità di ricevere dalla Rai anche le immagini della partita di ritorno al San Paolo.

    Mendoza spiegò la scelta con grande chiarezza: con il Bernabéu vuoto era indispensabile che l’andata fosse trasmessa, ma era altrettanto importante garantire la reciprocità televisiva per il ritorno. La televisione pubblica offriva entrambe le condizioni.5

    Poche ore dopo l’acquisto dei diritti da parte di Odeon arrivò dunque l’accordo decisivo.

    Odeon cedette alla Rai i diritti italiani di Real Madrid-Napoli. Il comunicato diffuso dalla televisione pubblica il 10 settembre formalizzava il passaggio: la partita del 16 settembre sarebbe stata trasmessa in diretta dalla Rai, mentre restava a Odeon il più ampio pacchetto delle altre gare casalinghe del Real Madrid.

    Le cifre circolate in quei giorni furono diverse e non sempre coincidenti. Anche il valore attribuito alla singola Real-Napoli risultava difficile da separare da un contratto che comprendeva altre diciannove partite e si intrecciava con i rapporti commerciali fra Parmalat e il club spagnolo. Lo stesso Mendoza non rese pubblico l’importo complessivo dell’accordo.

    Più del prezzo, però, conta il meccanismo televisivo: Odeon aveva conquistato la partita sul mercato, ma la Rai era ancora il soggetto capace di trasformare quei diritti in una diretta effettivamente nazionale.

    La competizione fra i gruppi non si esaurì con l’accordo. Pochi giorni dopo, la stampa riferì che Berlusconi aveva vietato ai giocatori del Milan di partecipare alle trasmissioni del nuovo network Odeon. La vicenda Real Madrid-Napoli aveva lasciato qualche strascico anche fuori dal campo.

    Il 16 settembre: una serata di calcio su Raiuno

    Mercoledì 16 settembre la Rai costruì attorno alle coppe europee una vera maratona calcistica. Le sei squadre italiane impegnate nelle tre competizioni trovarono spazio, in diretta o in differita, sulle reti pubbliche.

    Su Raiuno la serata prevedeva prima Sporting Gijón-Milan, con collegamento dalle 20.25, e poi Real Madrid-Napoli, fissata alle 21.45 e annunciata nel palinsesto televisivo a partire dalle 21.40.

    Le due partite si sarebbero sovrapposte per circa mezz’ora. La soluzione annunciata dalla Rai era particolarmente interessante dal punto di vista televisivo: non una rigida separazione fra i due incontri, ma una sorta di staffetta delle immagini, passando da una partita all’altra in funzione di ciò che accadeva sui campi e mantenendo informato il pubblico sull’incontro temporaneamente lasciato. Le cronache dell’epoca descrissero anche l’impiego di un riquadro sullo schermo per conservare le immagini dell’altra gara.6

    Era un modo di affrontare un problema oggi ordinario — due eventi sportivi contemporanei — con gli strumenti e la regia televisiva disponibili nel 1987.

    Il Napoli giocò così il suo primo incontro di Coppa dei Campioni davanti a un Bernabéu deserto ma a un pubblico televisivo vastissimo. In campo il Real Madrid vinse 2-0; davanti ai televisori italiani, invece, si concludeva una vicenda cominciata una settimana prima negli uffici delle emittenti e nei colloqui con Ramón Mendoza.

    Odeon non aveva perso il Real Madrid

    Il passaggio di Real-Napoli alla Rai potrebbe far pensare che l’acquisto di Odeon fosse rimasto senza seguito. Accadde esattamente il contrario.

    Già il giorno successivo alla partita, Antenna Sud, emittente pugliese del circuito Odeon, programmò alle 19.30 La prima volta del Napoli, uno speciale dedicato alla trasferta di Madrid.7

    Soprattutto, le altre partite comprese nell’accordo con il Real cominciarono a comparire nei palinsesti delle emittenti affiliate.

    Il 21 ottobre, in occasione di Real Madrid-Porto di Coppa dei Campioni, La Gazzetta del Mezzogiorno annunciava per il giorno seguente la differita alle 20.30 su Odeon-Antenna Sud. Un mese più tardi, il 12 novembre, lo stesso palinsesto proponeva alle 23.05 Real Madrid-Atletico Madrid.8

    Le immagini circolavano anche attraverso altre televisioni locali. In Basilicata, il 7 gennaio 1988, TP1 – Tele Pretoria Uno di Potenza inserì alle 22.50 nel proprio palinsesto Odeon Sport: Real Madrid-Barcellona.

    Il caso forse più eloquente arrivò nel marzo successivo. Per Real Madrid-Bayern Monaco, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni, Odeon organizzò una diretta limitata alla Lombardia e una differita per il giorno seguente nel resto d’Italia; in Puglia la partita sarebbe arrivata attraverso Antenna Sud.9

    Era, in pratica, la dimostrazione di ciò che nel settembre precedente aveva condizionato Real-Napoli. Odeon possedeva contenuti di valore internazionale e una rete di televisioni distribuite sul territorio, ma doveva adattarne la trasmissione alla particolare architettura dell’emittenza privata italiana: dirette circoscritte a un’area, differite nelle altre regioni, programmi comuni distribuiti attraverso le affiliate.

    Una partita che racconta la televisione del 1987

    Real Madrid-Napoli rimase naturalmente nella memoria soprattutto per ciò che accadde sul campo. Ma la vicenda dei suoi diritti racconta anche un passaggio preciso della storia televisiva italiana.

    Nel settembre 1987 la concorrenza privata era già in grado di contendere alla Rai un grande evento internazionale. Una syndication appena nata come Odeon poteva presentarsi a Madrid, superare Fininvest nella trattativa e acquistare un pacchetto di partite di uno dei club più importanti d’Europa.

    Il problema cominciava un istante dopo l’acquisto.

    Possedere le immagini non significava ancora poterle mandare in diretta, nello stesso momento, a tutta l’Italia. Su quel terreno la Rai conservava un vantaggio che non dipendeva soltanto dalla forza economica: aveva una rete realmente nazionale, l’accesso ai collegamenti internazionali dell’Eurovisione e una struttura capace di gestire in diretta una lunga giornata di calcio europeo passando da uno stadio all’altro.

    Odeon, però, non rimase ai margini. Le successive partite del Real Madrid dimostrarono che il circuito sapeva utilizzare i propri diritti attraverso Antenna Sud, TP1 e le altre emittenti locali, alternando dirette territoriali e differite nazionali.

    Per questo Real Madrid-Napoli del 1987 è interessante anche senza trasformarla nel simbolo di una svolta epocale. Basta osservare ciò che accadde: la partita fu comprata da una televisione privata, trasmessa in diretta dalla Rai e poi seguita da un’intera stagione di calcio del Real Madrid sulle televisioni locali di Odeon.

    In pochi giorni, dentro un unico evento, si vedevano convivere le diverse forme della televisione italiana di allora.


    1. Franco Esposito, “Rissa via etere. La RAI favorita su Berlusconi”, Il Mattino, 9 settembre 1987; Redazione, “Oggi sapremo chi potrà teletrasmettere Real-Madrid-Napoli. Dopo Rai e Berlusconi ora è in corsa anche Odeon Tv”, Corriere della Sera, 9 settembre 1987. ↩︎
    2. Massimo Emanuelli, Storia delle TV private italiane. TV locali, TV straniere in lingua italiana, Syndication, Network, Gammarò, 2026, sezione dedicata a Odeon TV. ↩︎
    3. Fabio Monti, “La Rai conquista Real-Napoli. Diretta dal deserto Bernabeu”, Corriere della Sera, 10 settembre 1987; Redazione, “Real-Napoli alla Rai grazie a Odeon-tv”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 10 settembre 1987, p. 20. ↩︎
    4. Corte costituzionale, sentenza n. 826/1988, ricostruzione della disciplina dell’interconnessione funzionale e della riserva delle trasmissioni televisive su scala nazionale. ↩︎
    5. “La cadena privada Odeón y la RAI compran los derechos”, El País, 10 settembre 1987. ↩︎
    6. Redazione, palinsesti e programmazione sportiva del 16 settembre 1987; “La RAI ofreció nueve horas de fútbol europeo”, El País, 17 settembre 1987. ↩︎
    7. Redazione, palinsesto Odeon-Antenna Sud, La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 settembre 1987, p. 27. ↩︎
    8. Redazione, “C’è una finale anticipata: Real Madrid-Porto”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 ottobre 1987, p. 13; palinsesto Odeon-Antenna Sud, 12 novembre 1987, p. 21. ↩︎
    9. Palinsesto TP1, La Gazzetta del Mezzogiorno, 7 gennaio 1988, p. 14; “Real-Bayern che notte a Madrid!”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 16 marzo 1988, p. 18. ↩︎
  • 11 settembre 2001: la televisione italiana davanti all’attacco

    11 settembre 2001: la televisione italiana davanti all’attacco

    Venticinque anni dopo, la ricostruzione di come Rai, Mediaset, La7 e televisioni locali modificarono programmi e palinsesti per raccontare in diretta l’attacco agli Stati Uniti.

    Martedì 11 settembre 2001, poco prima delle tre del pomeriggio, la televisione italiana era ancora quella prevista dai palinsesti.

    Su Raiuno era appena cominciato il film Accadde in paradiso. Raidue trasmetteva The Practice – Professione avvocati. Su Raitre il pomeriggio era dedicato ai più piccoli con La Melevisione. Rete 4 aveva avviato la messa in onda di Sentieri. Su Canale 5 era in onda Ally McBeal. Italia 1 proponeva lo speciale Non era la Rai. La7, nata da pochi mesi dalle ceneri di TMC, trasmetteva Oasi. MTV continuava la propria programmazione musicale.

    Era la normale televisione di un martedì di fine estate.

    Alle 14.46 italiane un aereo colpì la Torre Nord del World Trade Center. Per alcuni minuti non fu ancora chiaro se si trattasse di un incidente. Alle 15.03, quando un secondo aereo colpì la Torre Sud davanti alle telecamere di tutto il mondo, quella possibilità scomparve.

    Da quel momento iniziò anche una trasformazione televisiva che, pur marginale rispetto alla portata degli eventi, aiuta oggi a ricostruire come milioni di italiani vissero quelle ore: la progressiva dissoluzione dei palinsesti.

    Non avvenne in un unico istante. Alcune reti abbandonarono subito ogni programma; altre provarono a tornare alla programmazione dopo un primo aggiornamento; altre ancora alternarono per qualche tempo telefilm e notiziari.

    Rete 4: alle 15.12 il palinsesto si ferma

    Uno dei casi più lineari è quello di Rete 4.

    Alle 15.00 era iniziata la soap opera Sentieri. Poco dopo, alle 15.12, la programmazione viene interrotta ed Emilio Fede apre un’edizione straordinaria del TG4, presentandosi in video indossando una giacca di renna, dettaglio spesso ricordato come segno della rapidità e della concitazione con cui la redazione fu costretta ad andare in onda.

    Il tono delle prime parole restituisce bene l’incertezza di quei minuti: si parla ancora di una gravissima sciagura, mentre la natura e le dimensioni dell’attacco stanno appena diventando comprensibili.

    A differenza di quanto avverrà inizialmente sulle altre reti Mediaset, Rete 4 non torna ai programmi. L’edizione straordinaria prosegue fino alle 20.24, per oltre cinque ore. Saltano quindi il resto di Sentieri, il film Giuro che ti amo, previsto alle 16.10, Sembra ieri, l’edizione ordinaria del TG4 delle 18.55 e gli appuntamenti del preserale.1

    La durata della diretta assorbe anche il normale telegiornale serale. In alcuni passaggi Fede organizza apertamente davanti alle telecamere il lavoro della redazione e la preparazione dei servizi successivi: un elemento che rende visibile allo spettatore il carattere eccezionale e in parte improvvisato della copertura.

    Alle 20.24 arriva un nuovo passaggio. Dopo aver ringraziato tecnici e collaboratori, Fede annuncia che il TG4 tornerà ad aggiornare gli spettatori «nel corso del film che sta per andare in onda». Il film previsto a seguire era I magnifici sette, in palinsesto alle 20.40.

    Dopo oltre cinque ore di informazione continuativa, Rete 4 torna dunque verso la programmazione serale senza chiudere l’emergenza informativa: il film diventa lo spazio all’interno del quale il TG4 può continuare a intervenire con ulteriori aggiornamenti.

    Emilio Fede nello studio del TG4 durante la lunga edizione straordinaria dedicata agli attentati dell’11 settembre 2001.
    Rete 4 durante la lunga edizione straordinaria del pomeriggio dell’11 settembre 2001

    Raidue: il TG interrompe The Practice, poi il telefilm riparte

    Pochi minuti dopo l’intervento di Rete 4 arriva quello di Raidue.

    Alle 15 era iniziato The Practice – Professione avvocati, episodio “Eutanasia”. Alle 15.16 il telefilm viene interrotto e parte un’edizione straordinaria del TG2 condotta da Sandro Petrone.

    Lo stesso Petrone ha ricostruito quei minuti nel saggio NY anch’io, pubblicato nel volume Torri crollanti. Il giornalista racconta di essere stato informato del primo impatto alle 14.52, mentre stava entrando a Saxa Rubra. La notizia era ancora incerta: si ipotizzava persino che contro la torre potesse essersi schiantato un piccolo aereo, addirittura da turismo.

    In redazione ci si chiede esplicitamente se vi siano già gli elementi sufficienti per interrompere le trasmissioni. Alle 15.03, davanti alle immagini del secondo aereo che colpisce l’altra torre, ogni dubbio viene meno. Petrone ricorda la reazione di un collega: non poteva più essere un incidente.

    «Poco dopo sono in diretta», scrive. Quel “poco dopo” coincide con le 15.16.2

    L’edizione straordinaria dura circa sedici minuti, poi termina. Raidue torna a The Practice e il telefilm riprende esattamente dal punto nel quale era stato interrotto. La scelta mostra che, in quel momento, la notizia viene ancora gestita come una parentesi straordinaria all’interno di un palinsesto che può proseguire.

    Terminata la puntata di The Practice, Raidue torna nuovamente all’informazione con una lunga edizione straordinaria del TG2 condotta da Guido Barendson, che si protrae per oltre un’ora. Solo successivamente la rete lascia spazio a una lunga sequenza di documentari naturalistici della serie Eroi della natura.3

    Tris di cuori salta, così come gran parte degli appuntamenti previsti nel pomeriggio. L’episodio “Lo zampognaro rosso”, che sarebbe dovuto andare in onda quel giorno, ricompare nel palinsesto di giovedì 13 settembre, quando Raidue recupera l’appuntamento rimasto fuori dalla programmazione del martedì precedente.

    Poco prima delle 18 è in onda una puntata di Eroi della natura dedicata al mondo delle tarantole. Il documentario viene interrotto per il messaggio a reti unificate del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e, concluso l’intervento, riprende esattamente dal punto nel quale era stato sospeso.

    Successivamente viene avviata un’altra puntata della stessa serie, Le tigri del Bengala. Anche questa volta il ritorno alla programmazione dura poco: il documentario resta in onda per poco più di 12 minuti, prima che Raidue torni nuovamente all’informazione poco prima delle 18.30. Intorno alle 18.29 Claudio Angelini interviene da New York; verso le 18.42 è invece in collegamento Paolo Longo da Gerusalemme. Restituita la linea allo studio, Guido Barendson dà anche notizia dell’atterraggio ad Atene del volo Saudi Arabian Roma-Gedda, interessato da un falso allarme bomba. L’aggiornamento si protrae per oltre venti minuti.4

    Poco prima delle 20 Raidue torna ancora una volta alla programmazione con Zorro.

    Alle 20.29 prende quindi avvio il lungo TG2 serale, che termina intorno alle 21.11. Anche la prima serata viene completamente ricostruita: va in onda uno speciale del TG2 Dossier dedicato a Osama Bin Laden, dal titolo Il principe del terrore, insieme a un episodio della serie Un caso per due. Nelle ore successive Raidue torna ancora all’informazione con una nuova edizione straordinaria del TG2 condotta da Barendson e Mariolina Sattanino. Più tardi, va in onda il TG2 Notte, anch’esso interamente dedicato alla cronaca della giornata.

    Guido Barendson conduce un’edizione straordinaria del TG2 dell’11 settembre 2001, con le immagini del World Trade Center sullo sfondo.
    Guido Barendson durante un’edizione straordinaria pomeridiana del TG2.

    Italia 1: Sabrina alternata alle notizie

    La gestione di Italia 1 segue una strada ancora diversa.

    Alle 15 è in onda Non era la Rai, lo speciale celebrativo realizzato per il decennale dello storico programma di Gianni Boncompagni. La trasmissione, iniziata appena il giorno precedente, era prevista dalle 15 alle 15.30.

    Alle 15.25 Studio Aperto interrompe il programma. Alla conduzione c’è Claudio Brachino.5

    Il filmato conservato mostra, sui monitor dello studio, entrambe le Torri Gemelle ancora in piedi ma già in fiamme.

    Dopo alcuni minuti Brachino si avvia chiaramente verso la conclusione dell’edizione: spiega che il tempo a disposizione è terminato e rimanda gli spettatori all’appuntamento ordinario delle 18.30, precisando che Studio Aperto sarebbe comunque tornato sui fatti nel corso del pomeriggio qualora vi fossero stati nuovi sviluppi. Proprio mentre sta per chiudere, riceve una telefonata sul telefono di servizio e aggiunge un’ultima informazione appena arrivata: gli aerei dirottati sarebbero partiti da Boston.

    La sequenza chiarisce bene l’impostazione della rete in quel momento: quella delle 15.25 è una prima edizione straordinaria pensata per concludersi dopo pochi minuti e restituire la linea alla programmazione. Sarà l’evoluzione sempre più grave degli avvenimenti a spingere Italia 1 verso una copertura informativa più lunga.

    Terminato il primo flash, infatti, Italia 1 torna ai programmi. Comincia Sabrina, vita da strega, episodio “I sogni si avverano”, previsto originariamente alle 15.30.

    La puntata arriva alla normale pausa pubblicitaria di metà episodio. Terminati gli spot, Sabrina riprende, ma soltanto per pochi secondi: Studio Aperto interrompe nuovamente il telefilm.

    Dopo questo secondo aggiornamento, Italia 1 torna ancora una volta a Sabrina. La sitcom viene portata a conclusione e soltanto allora parte una nuova edizione di Studio Aperto, questa volta molto più lunga.

    Le interruzioni informative hanno nel frattempo accumulato diversi minuti di ritardo rispetto al palinsesto originario.

    La conclusione di Sabrina può quindi essere collocata tra le 16.05 e le 16.10. È a quel punto che l’alternanza si chiude: dopo aver fatto convivere per un breve periodo la sitcom e gli aggiornamenti, Italia 1 passa alla lunga diretta informativa di Studio Aperto.

    Claudio Brachino nello studio di Studio Aperto durante gli aggiornamenti straordinari dell’11 settembre 2001.
    Studio Aperto durante gli aggiornamenti straordinari del pomeriggio.

    Raiuno: dalle 15.27 non si torna più indietro

    Molto più lineare il comportamento di Raiuno.

    Alle 15 era iniziato il film Accadde in paradiso. Alle 15.27 il film viene interrotto e parte l’edizione straordinaria del TG1, inizialmente condotta da Ludovico Di Meo.

    Da questo momento Raiuno non torna più alla normale programmazione. La prima lunga edizione straordinaria accompagna gli spettatori fino alle 18.00: saltano quindi il resto del film, La signora del West, il varietà delle 18 e Quiz Show con Amadeus, previsto alle 18.50.6

    Alle 18.00 viene trasmesso a reti unificate il messaggio del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Subito dopo l’informazione riprende con una nuova lunga edizione straordinaria del TG1, condotta da Tiziana Ferrario, che prosegue fino alle 20.

    Alle 20.00 parte il TG1 serale, interamente dedicato agli attentati e prolungato per quasi un’ora. Anche la prima serata viene così completamente riscritta: il palinsesto avrebbe previsto la seconda parte di Quiz Show alle 20.35 e, alle 20.50, la miniserie Tutto in quella notte.

    Al loro posto, al termine del lungo telegiornale, Raiuno prosegue con uno speciale di Porta a Porta dedicato agli attacchi, in onda per oltre due ore e mezza. La copertura informativa continua poi nella notte con un’edizione straordinariamente lunga del TG1 Notte.

    Su Raiuno, dunque, la rottura del palinsesto è definitiva già dal primo stacco delle 15.27: da quel momento la rete non utilizza più programmi di raccordo e rimane affidata all’informazione fino alla notte.

    Ludovico Di Meo conduce l’edizione straordinaria del TG1 iniziata nel pomeriggio dell’11 settembre 2001.
    Ludovico Di Meo alla conduzione dell’edizione straordinaria del Tg1 iniziata alle 15,27

    Canale 5: dai primi flash alla lunga diretta del TG5

    Canale 5 offre la ricostruzione più complessa di quel pomeriggio.

    Il palinsesto prevedeva alle 14.40 Ally McBeal, con l’episodio “Cambiamenti”; alle 15.30 Una bionda per papà, episodio “Un fantasma mascherato”; alle 16 il film tv I tre segreti. Nel tardo pomeriggio sarebbero dovuti andare in onda Verissimo, alle 18, e Passaparola, alle 18.40.

    Fabio Tricoli ha ricostruito la rapidità con cui il TG5 si mobilitò. Dopo il secondo impatto delle 15.03, ricorda, non vi erano ormai più dubbi sulla natura dell’evento: bisognava interrompere i programmi, mentre Enrico Mentana raggiungeva in pochi minuti gli studi del Centro Palatino. La copertura del TG5 sarebbe poi proseguita, nelle parole dello stesso Tricoli, «quasi ininterrottamente» fino a notte fonda.7

    Un primo flash straordinario del TG5 interrompe Ally McBeal. Terminato l’intervento informativo, Canale 5 torna temporaneamente ai programmi.

    Canale 5 avvia quindi la messa in onda del film I tre segreti.

    Durante il film compare anche un sottopancia che annuncia un’imminente edizione straordinaria del TG5: un particolare che indica come il nuovo appuntamento informativo fosse già stato predisposto mentre il film era ancora in corso.

    Poco dopo il film viene interrotto e la linea torna a Enrico Mentana. Il direttore apre la nuova edizione con una frase significativa: «Forse lo sapete già…». Parole che acquistano un significato particolare alla luce del precedente flash e che si rivolgono a un pubblico già almeno in parte informato di quanto stava accadendo.

    Una bionda per papà, prevista alle 15.30, salta: lo stesso episodio, Un fantasma mascherato, viene recuperato quattro giorni più tardi, sabato 15 settembre, alle 9.30 del mattino, in una collocazione inconsueta per la serie. Anche I tre segreti, interrotto nel pomeriggio dell’11 settembre, viene nuovamente programmato il successivo 3 ottobre.

    Intorno alle 16 prende avvio la lunga diretta di Mentana, destinata a proseguire fino alle 22.48. Dopo il primo flash durante Ally McBeal, Canale 5 modifica quindi immediatamente la scaletta: accantona Una bionda per papà e anticipa I tre segreti rispetto all’orario previsto, utilizzando il film nello spazio rimasto disponibile prima della nuova edizione straordinaria.8

    Il film assunse così, di fatto, la funzione di programma-ponte: un temporaneo ritorno alla programmazione mentre la redazione preparava una copertura informativa destinata a essere ben più lunga. Il sottopancia che scorre durante la pellicola, annunciando l’imminente edizione straordinaria del Tg5, rafforza questa lettura.

    Con la successiva interruzione de I tre segreti cambia definitivamente la natura del pomeriggio di Canale 5. Da quel momento prende avvio la lunga diretta di Mentana e la possibilità di tornare alla normale programmazione viene abbandonata.

    Nel corso della copertura lo stesso Mentana spiega agli spettatori che, per la gravità degli avvenimenti, non è possibile trasmettere Verissimo e Passaparola e che Canale 5 deve continuare a seguire quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Subito dopo compare Gerry Scotti, che conferma personalmente la mancata messa in onda di Passaparola, raccontando di aver appreso dei gravissimi fatti mentre si stava registrando la puntata.

    È il passaggio definitivo: ciò che nelle prime fasi del pomeriggio era stato ancora gestito alternando informazione straordinaria e programmi si trasforma in una copertura continuativa dell’emergenza. Il palinsesto previsto per il resto della giornata viene accantonato.

    Enrico Mentana conduce il TG5 durante la lunga diretta dedicata agli attentati dell’11 settembre 2001.
    Il TG5 nel corso della lunga diretta dedicata agli attentati.

    Raitre: dalla Melevisione al palinsesto d’emergenza

    L’interruzione rimasta più profondamente nella memoria collettiva è probabilmente quella di Raitre.

    Alle 15.33 la rete sta trasmettendo in replica Tanti auguri a te, episodio 107 della terza stagione della Melevisione.

    Prima dell’avvio del TG3 compare l’annunciatrice Peppi Franzelin, con un breve intervento che accompagna il passaggio dal programma destinato ai bambini alle immagini drammatiche provenienti dagli Stati Uniti.

    Parte quindi un’edizione straordinaria del TG3, che prosegue per poco più di cinquanta minuti. Terminata la diretta, Franzelin torna in video e annuncia la messa in onda di Geo Magazine.

    Il passaggio è significativo perché il palinsesto originario prevedeva alle 16 un lungo blocco di Rai Sport – Pomeriggio sportivo, con i Giochi del Mediterraneo e la Vuelta di Spagna, mentre Geo Magazine era in programma soltanto alle 17.30.

    Raitre non torna quindi al programma interrotto e non riprende neppure il palinsesto dal punto nel quale avrebbe dovuto trovarsi. Al posto del pomeriggio sportivo costruisce una programmazione provvisoria, ricorrendo soprattutto a documentari e programmi di argomento naturalistico e geografico.9

    Nel tardo pomeriggio il TG3 torna in onda attorno alle 17.20 con una nuova edizione straordinaria. Terminato l’aggiornamento, Raitre restituisce la linea a Geo Magazine. Alle 18.00 è proprio il programma documentaristico a essere sospeso per la messa in onda del messaggio a reti unificate del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Concluso l’intervento, Geo Magazine riprende.

    Poco dopo, attorno alle 18.05, Raitre avvia l’episodio “Contare qualcosa” di Ai confini dell’Arizona. Il telefilm, però, dura poco meno di quindici minuti. alle 18.20 la puntata viene interrotta da una nuova edizione straordinaria del TG3. Intorno alle 18.27 Paola Sensini è in collegamento telefonico con Paolo Longo da Gerusalemme.

    In coda all’edizione viene annunciato che Ai confini dell’Arizona non riprenderà. Raitre torna quindi a una programmazione documentaristica di raccordo prima del TG3 delle 19.10

    Anche la fascia serale viene profondamente modificata. Il TG3 delle 19 si prolunga ben oltre la durata ordinaria e la programmazione prevista perde definitivamente la propria struttura: non vanno in onda né Blob né Un posto al sole.

    Intorno alle 20 Raitre manda in onda un episodio di Matlock, “Tentazione”, previsto per il giorno successivo e anticipato come programma-ponte verso la prima serata.11

    Alle 20.50 circa prende quindi il via uno speciale di TG3 Primo Piano, che occupa la prima serata per quasi due ore. La scelta sostituisce il film In fuga per tre e conferma il definitivo spostamento della rete verso un palinsesto costruito attorno all’emergenza.12

    Più tardi, dopo alcuni brevi contenuti di raccordo, anche il TG3 Notte assume una durata eccezionale, proseguendo per quasi un’ora.

    L’interruzione della Melevisione ebbe una particolarità ulteriore: portò improvvisamente le immagini dell’attacco in una fascia costruita per un pubblico infantile. Il brusco passaggio dai cartoni animati all’edizione straordinaria suscitò nei giorni successivi riflessioni e testimonianze sulla reazione dei bambini davanti a immagini che irrompevano senza mediazioni nel loro abituale spazio televisivo.13

    La Stampa del 15 settembre, riportando una stima di Klaus Davi e Universal Media, riferì inoltre che l’edizione straordinaria del TG3 delle 15.33 era stata seguita da 266.354 bambini, con uno share del 25,83%. Il dato aiuta a spiegare perché quello stacco, più di molti altri, sia rimasto nella memoria di un’intera generazione.

    Studio del TG3 durante la copertura dell’11 settembre 2001, con le immagini delle Torri Gemelle trasmesse sul grande schermo alle spalle del conduttore.
    Il TG3 durante la copertura degli attacchi al World Trade Center

    Altre reti: La7 e MTV

    Anche La7 modifica rapidamente il proprio pomeriggio. Il palinsesto prevedeva Oasi alle 15 e Lois & Clark alle 16, ma già alle 15.45 la normale programmazione ha lasciato spazio a un’edizione straordinaria del TG La7.

    Alla conduzione c’è Damiano Ficoneri, affiancato in studio da Flavia Filippi e da Lucio Caracciolo, direttore di Limes, chiamato a commentare quanto sta accadendo. Alle loro spalle scorrono le immagini della CNN, che diventano una delle principali fonti visive attraverso cui la rete segue in diretta gli attentati.

    La copertura prosegue anche nelle ore successive e alle 18.00 La7 trasmette, come le altre reti nazionali, il messaggio del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.14

    Per un’emittente nata da pochi mesi dalle ceneri di TMC e ancora alla ricerca di una propria identità, quella giornata assume anche un significato particolare sul piano editoriale. La lunga attenzione riservata alle notizie mostra infatti le potenzialità della rete sul terreno dell’informazione continua, proprio mentre si discuteva della possibilità di accentuarne la vocazione informativa fino a trasformarla in un canale all news.15

    Sulle ex frequenze di TMC2 trasmetteva ormai MTV Italia. Il palinsesto prevedeva alle 15 Mad 4 Hits, quindi MTV Trip, Summer Hits e Web Chart; il primo normale spazio informativo, Flash, sarebbe arrivato soltanto alle 18.

    Diverse testimonianze ricordano interventi informativi straordinari anche nel corso del pomeriggio, segno che la rottura della normale programmazione coinvolse anche una rete costruita soprattutto sulla musica e su un pubblico giovane.

    Il messaggio del presidente Carlo Azeglio Ciampi trasmesso su La7 alle 18.00 dell’11 settembre 2001.
    Il messaggio del presidente Carlo Azeglio Ciampi trasmesso su La7 alle 18.00 dell’11 settembre 2001.

    L’11 settembre sulle televisioni locali

    L’emergenza coinvolse anche numerose televisioni locali e regionali.

    Anche Telenorba dedica uno spazio informativo pomeridiano agli attentati. L’emittente partecipa al sistema di collaborazione informativa collegato a Stream News, che coinvolge alcune delle principali televisioni regionali italiane.

    La lombarda Telenova segue gli attentati in diretta, con ampio utilizzo delle immagini CNN. Anche Telecapri riprende nel pomeriggio le immagini della rete americana; il gruppo dispone già di una struttura informativa dedicata attraverso Telecapri News.

    Fra le emittenti collegate al circuito Stream News figuravano inoltre Primocanale, Videolina e Antenna 3 Lombardia.

    La copertura in diretta non riguarda dunque soltanto le grandi reti nazionali: anche l’emittenza locale modifica i propri palinsesti e cerca accesso alle immagini internazionali per seguire l’emergenza.

    Fotogramma della copertura di Telenova dell’11 settembre 2001 con le immagini della CNN e la grafica “Breaking News – America under attack”.
    Telenova rilancia le immagini della CNN durante la copertura dell’11 settembre 2001

    L’onda lunga sui palinsesti

    Lo sconvolgimento non si esaurì nella notte dell’11 settembre.

    Il 12 settembre Raiuno propose ancora uno speciale di Porta a Porta; Raitre sostituì Turisti per caso con Una giornata particolare di Ettore Scola; Italia 1 cancellò nuovamente Festivalbar e Pressing Champions League, sostituendoli con film. Le finali del Festivalbar, inizialmente previste l’11 e il 12, sarebbero state rinviate al 17 e 18 settembre. Anche il debutto della seconda edizione del Grande Fratello, previsto su Canale 5 per giovedì 13, venne spostato al 20 settembre.

    La7 il 12 settembre propose una lunga edizione del telegiornale dalle 18.30, seguita alle 21 da uno speciale di Gad Lerner; il giorno successivo Raidue affidò la prima serata a Michele Santoro con lo speciale Siamo tutti americani?.16

    Venerdì 14 settembre, infine, la programmazione si fermò ancora a reti unificate a mezzogiorno per i tre minuti di silenzio proclamati in tutta Europa. L’11 settembre aveva dunque smontato i palinsesti in poche ore, ma la sua onda lunga continuò a ridisegnarli per diversi giorni.

    Un palinsesto che cambiava in diretta

    Venticinque anni dopo, la ricostruzione restituisce un’immagine meno schematica di quella fissata dalla memoria. Non ci fu un unico minuto nel quale tutte le reti “passarono all’11 settembre”: ci furono flash brevi, ritorni ai programmi, nuovi stacchi, trasmissioni anticipate, appuntamenti cancellati e, infine, lunghe dirette.

    È nei dettagli che si vede meglio il cambiamento. The Practice riparte dal punto esatto in cui era stato fermato; Sabrina viene interrotta e poi ripresa; I tre segreti viene anticipato e diventa un programma-ponte verso il TG5; la Melevisione cede improvvisamente il posto alle immagini del TG3. Ogni rete impiega pochi minuti, e in modo diverso, per capire che le regole ordinarie del palinsesto non bastano più.

    La ricostruzione delle tre reti Rai mostra con particolare evidenza questa diversità. Raiuno, dopo l’interruzione di Accadde in paradiso alle 15.27, sceglie la continuità informativa e non torna più alla normale programmazione fino alla notte. Raidue e Raitre seguono invece una strada differente: le edizioni straordinarie si alternano a programmi di raccordo, mantenendo il palinsesto in una condizione provvisoria e pronto a essere nuovamente interrotto.

    Colpisce soprattutto il ricorso ai documentari. Su Raidue intere sequenze di programmi naturalistici prendono il posto dei telefilm previsti; su Raitre Geo Magazine e altri contenuti geografici e naturalistici occupano gli spazi lasciati liberi dal palinsesto saltato. Sono programmi già disponibili, modulari, facilmente sacrificabili e dal registro relativamente neutro: contenuti adatti a riempire l’attesa senza restituire allo spettatore l’impressione che la normale giornata televisiva fosse davvero ricominciata.

    In quelle ore Raidue e Raitre costruiscono così un vero e proprio palinsesto d’emergenza: programmi-cuscinetto fra una finestra informativa e l’altra, mentre le redazioni restano pronte a riprendere la linea in presenza di nuovi sviluppi. La diversa organizzazione delle tre reti potrebbe aver risposto anche alla necessità di distribuire corrispondenti, collegamenti e risorse tecniche fra le diverse testate Rai, evitando una sovrapposizione continua delle stesse fonti informative.17

    L’11 settembre, dunque, non interruppe semplicemente i palinsesti: per alcune ore ne modificò la stessa funzione. La programmazione non serviva più a scandire ordinatamente la giornata televisiva, ma diventava qualcosa di provvisorio, costruito e modificato quasi minuto per minuto in attesa della notizia successiva.

    È questo che rende quelle registrazioni ancora così interessanti: non mostrano soltanto ciò che accadeva a New York, ma anche la televisione italiana mentre decideva, in tempo reale, come raccontare un evento per il quale nessun palinsesto era preparato. Il modo in cui quei programmi si fermarono, ripresero o scomparvero è diventato parte della memoria televisiva di quel giorno.


    1. F. Fornario, «Mediaset a reti unificate», Film.it, 14 settembre 2001. ↩︎
    2. S. Petrone, «NY anch’io», in M. Morcellini (a cura di), Torri crollanti. Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l’11 settembre, FrancoAngeli, Milano, 2003. ↩︎
    3. Nella fascia pomeridiana vengono trasmesse diverse puntate della serie documentaristica Eroi della natura. La puntata Le tigri del Bengala risulta trasmessa per soli 12 minuti e 38 secondi, a differenza degli altri episodi utilizzati nel corso del pomeriggio. ↩︎
    4. Uno zapping registrato quel pomeriggio, sincronizzato sul messaggio di Ciampi delle 18.00, consente inoltre di collocare Claudio Angelini su Raidue circa 28 minuti e 42 secondi più tardi e Paolo Longo da Gerusalemme intorno alle 18.42; in studio conduce Guido Barendson. ↩︎
    5. M. Falcioni, «11 settembre 2001, il racconto di una giornata televisiva banale. Fino alle 14.46», TVBlog, 10 settembre 2021. ↩︎
    6. La prima edizione straordinaria del TG1 dura 2 ore, 32 minuti e 24 secondi; la seconda, con Tiziana Ferrario, 1 ora, 59 minuti e 3 secondi. Il TG1 delle 20 dura 56 minuti e 27 secondi; lo speciale di Porta a Porta 2 ore, 36 minuti e 7 secondi; il successivo TG1 Notte 1 ora, 2 minuti e 52 secondi. ↩︎
    7. F. Tricoli, «Edizione straordinaria: impatto redazionale e rappresentazione televisiva dell’evento», in M. Morcellini (a cura di), Torri crollanti. Comunicazione, media e nuovi terrorismi dopo l’11 settembre, FrancoAngeli, Milano, 2003, pp. 295-308. ↩︎
    8. F. Fornario, «Mediaset a reti unificate», cit. ↩︎
    9. La programmazione pomeridiana comprende diversi blocchi di Geo Magazine e altri prodotti documentaristici. ↩︎
    10. L’episodio Contare viene trasmesso per una durata di appena 14 minuti e 46 secondi. Avviato attorno alle 18.05, viene interrotto intorno alle 18.20. ↩︎
    11. Matlock – Tentazione ha una durata di circa 45 minuti e compare nella programmazione prevista di Raitre per il 12 settembre alle 13.10. La sua presenza nella serata precedente indica il recupero anticipato di un episodio già pronto per l’emissione, utilizzato come programma di raccordo nel palinsesto d’emergenza. ↩︎
    12. [r. mas.], «Dirette non stop e siti Internet presi d’assalto», La Stampa, 12 settembre 2001, p. 14. ↩︎
    13. O. Pagone, «Dopo i cartoni animati lo choc: “ma è un film?”», La Gazzetta del Mezzogiorno, 14 settembre 2001, p. 2; G. Barbiellini Amidei, «Il dolore mostrato ai bambini. Ma quella tragedia non è un gioco», Corriere della Sera, 15 settembre 2001. ↩︎
    14. «Per il presidente in 12 mln davanti alla televisione», l’Unità, 13 settembre 2001, p. 15. ↩︎
    15. N. Rangeri, «La violenza delle immagini e quella delle parole», il manifesto, 13 settembre 2001. ↩︎
    16. A. Laffranchi, «Spazio ai Tg, fermi “Grande Fratello” e varietà», Corriere della Sera, 13 settembre 2001. ↩︎
    17. L’ipotesi sulla distribuzione fra le tre reti di corrispondenti e risorse tecniche costituisce una lettura interpretativa della successione delle finestre informative. ↩︎
  • 27 Agosto 2002. Inter–Sporting Lisbona: la Champions sul circuito delle tv locali

    27 Agosto 2002. Inter–Sporting Lisbona: la Champions sul circuito delle tv locali

    Il 27 agosto 2002 Telelombardia acquistò i diritti del preliminare dell’Inter e costruì in appena 48 ore una rete di emittenti regionali. In Puglia, Basilicata e Molise la diretta fu affidata a Telenorba. Il risultato Auditel trasformò quella partita in un piccolo caso televisivo.

    La sera del 27 agosto 2002 l’Inter si giocava a San Siro l’accesso alla fase a gironi della Champions League. L’andata contro lo Sporting Lisbona era terminata 0-0 e il ritorno arrivava in un momento delicato per la squadra di Héctor Cúper, segnato anche dal caso Ronaldo e dalla sua ormai imminente partenza da Milano.

    Ma intorno alla partita c’era un’altra storia, tutta televisiva. Un incontro di grande richiamo, decisivo per una delle principali squadre italiane, non sarebbe stato proposto da una delle tradizionali reti nazionali. A trasmetterlo fu invece un circuito costruito intorno a Telelombardia e formato da una ventina di televisioni locali: emittenti autonome che, ciascuna nella propria area, riuscivano insieme a coprire l’intero territorio nazionale.

    Alle 21 l’Inter scese in campo; Di Biagio e Recoba segnarono nel primo tempo e i nerazzurri vinsero 2-0, conquistando la qualificazione. Ma mentre a San Siro si decideva il passaggio del turno, davanti ai televisori stava riuscendo un esperimento che avrebbe attirato, il giorno dopo, l’attenzione della stampa nazionale.

    Una partita fuori dai grandi network

    L’operazione nacque a Milano a ridosso dell’incontro. Massimo Moratti mise a disposizione i diritti della partita e Telelombardia, guidata dall’editore Sandro Parenzo, li acquistò, approfittando dell’incertezza delle grandi reti.

    Parenzo riassunse la genesi dell’operazione spiegando che Telelombardia si era inserita «nelle indecisioni della Rai»: aveva comprato l’esclusiva da Moratti e cercato poi altre televisioni con cui distribuirla sul territorio. L’investimento complessivo fu indicato in circa 260 mila euro, comprese le spese di produzione.

    Il problema, a quel punto, non era soltanto possedere i diritti: bisognava trasformare una televisione regionale lombarda in qualcosa capace di raggiungere gli spettatori del resto d’Italia.

    L’operazione fu costruita in appena 48 ore. Telelombardia curò la ripresa dell’incontro e organizzò una rete di emittenti che ricevevano il prodotto per trasmetterlo nelle rispettive aree. Tra le televisioni coinvolte figuravano, oltre alla stessa Telelombardia, Rete 7 in Piemonte, E-TV in Emilia-Romagna, TV Centro Marche, Canale 10 in Toscana, Umbria TV, T9 nel Lazio, Telenorba, Videocalabria e Videolina in Sardegna, insieme ad altre stazioni regionali. Sommando segnali diversi, il circuito arrivava così a coprire l’intero territorio nazionale.1

    Era un modello molto diverso da quello di un normale network. Non esisteva un’unica emittente nazionale con decine di ripetitori: erano televisioni autonome che, per uno specifico evento, diventavano parti dello stesso circuito.

    E la partita dell’Inter arrivava nel momento giusto per dimostrarne le possibilità. Nell’estate del 2002 il rapporto fra calcio e televisione attraversava una fase particolarmente agitata, fra costi dei diritti, trattative con le pay tv e società ancora prive di accordi per il campionato. Una partita prestigiosa rimasta fuori dalla programmazione dei grandi network poteva quindi diventare il banco di prova per un sistema alternativo.

    In Puglia, Basilicata e Molise la partita era su Telenorba

    All’interno di quella rete, Telenorba ottenne l’esclusiva per Puglia, Basilicata e Molise. L’appuntamento era fissato alle 20.55, pochi minuti prima del calcio d’inizio. La telecronaca venne affidata a Michele Salomone, con Stefano Pizzirani al commento tecnico.2

    Il dettaglio è particolarmente interessante perché permette di capire che il circuito non funzionava necessariamente come una semplice catena di ripetitori.

    Su Telelombardia la partita aveva infatti una propria veste editoriale. La telecronaca era affidata a Gian Luca Rossi, con Evaristo Beccalossi al commento tecnico. Aldo Grasso, tornando sulla trasmissione due giorni dopo, ne sottolineò proprio il carattere dichiaratamente vicino al pubblico interista, osservando come Beccalossi parlasse dei giocatori utilizzando spesso il «noi».3

    La stessa partita poteva dunque viaggiare attraverso una rete comune mantenendo, almeno in alcuni territori, una voce locale diversa. È uno degli aspetti più interessanti dell’esperimento: alla capacità di ottenere una copertura ampia non corrispondeva necessariamente la cancellazione dell’identità delle singole televisioni.

    Per lo spettatore pugliese, lucano o molisano, nter–Sporting non era una semplice ritrasmissione integrale del programma di Telelombardia: Telenorba proponeva l’incontro con i propri commentatori, all’interno dell’accordo che aveva reso disponibile l’evento.

    Fotogramma della diretta Telenorba di Inter–Sporting Lisbona del 27 agosto 2002, con il risultato di 1-0, il cronometro del primo tempo e il logo dell’emittente in basso a destra.
    Inter–Sporting Lisbona del 27 agosto 2002 durante la diretta di Telenorba. In basso a destra è visibile il logo dell’emittente

    Quasi quattro milioni nella voce «Altre»

    Il giorno successivo fu l’Auditel a trasformare l’operazione in una notizia nazionale.

    Il dato va però letto per quello che effettivamente misurava nel 2002. Le televisioni locali che avevano trasmesso Inter–Sporting non comparivano tutte separatamente nelle classifiche: molte confluivano nella categoria Auditel «Altre». Proprio quella voce, nella fascia compresa fra le 20.30 e le 22.30, raggiunse 3.949.000 spettatori e il 18,19% di share.

    Nello stesso intervallo Raiuno registrava 3.553.000 spettatori e Canale 5 3.922.000.

    Il confronto, quindi, non significava che una singola televisione locale avesse improvvisamente superato le due ammiraglie nazionali. Era il dato aggregato della voce “Altre”, nella quale rientravano Telelombardia e diverse emittenti del circuito, a raggiungere un livello fino ad allora inconsueto.

    Il fenomeno proseguì anche nella fascia 22.30-23.00, che comprendeva la parte conclusiva della partita: le televisioni locali arrivarono a 1.531.000 spettatori e al 19,22%, contro 1.099.000 di Raiuno e 1.240.000 di Canale 5.4

    Il risultato ebbe immediata risonanza perché, nella fascia della partita, la voce Auditel che comprendeva le televisioni locali aveva superato, prese singolarmente, Raiuno e Canale 5.5

    Anche fuori dalla Lombardia arrivavano segnali della forza dell’evento. In Sicilia, per esempio, Telecolor dichiarò uno share regionale del 10%, con punte del 13%, leggendo quel risultato come la dimostrazione che le televisioni locali potevano assumere un ruolo rilevante anche su eventi di interesse nazionale.6

    Una stessa diretta, tante televisioni

    Il successo di Inter–Sporting mostrava qualcosa che gli ascolti, da soli, non spiegavano completamente.

    Per decenni l’emittenza locale italiana aveva costruito il proprio rapporto con il pubblico soprattutto sulla prossimità: informazione territoriale, sport regionale, televendite, talk show, programmi legati alla comunità di riferimento. Il circuito del 27 agosto utilizzava quella stessa rete di antenne in modo diverso: un contenuto nazionale veniva distribuito attraverso una struttura territorialmente frammentata.

    Non era la nascita improvvisa di una nuova rete nazionale. Le televisioni rimanevano indipendenti, con marchi, palinsesti e pubblici diversi. Ma per alcune ore il telespettatore poteva seguire lo stesso grande evento a Torino, Milano, Bologna, Roma, Bari, in Calabria o in Sardegna sintonizzandosi ogni volta su un’emittente differente.

    Persino la telecronaca poteva cambiare.

    È proprio questo elemento a distinguere l’esperimento da una normale syndication costruita intorno a un programma identico. Il circuito metteva in comune l’evento senza necessariamente uniformare completamente il modo di raccontarlo.

    In Lombardia il tono della telecronaca di Telelombardia era dichiaratamente vicino all’Inter. Nel territorio di Telenorba entravano invece in scena Michele Salomone e Stefano Pizzirani. Un grande incontro europeo diventava così, contemporaneamente, un prodotto nazionale per diffusione e locale per linguaggio.

    La «terza via» delle tv locali

    Il significato televisivo dell’operazione fu colto subito anche sul piano critico.

    Aldo Grasso intitolò il suo intervento sul Corriere della Sera «Telecronache: la terza via». Non era soltanto un giudizio sulla qualità della partita trasmessa: quella definizione indicava la possibilità che fra il servizio pubblico e i grandi gruppi commerciali nazionali potesse esistere uno spazio diverso, costruito attraverso l’aggregazione delle televisioni regionali.7

    Anche Enrico Mentana, allora direttore del TG5, parlò di un «esperimento positivo», osservando che nelle televisioni locali si percepivano spesso maggiore calore e minore necessità di adottare i codici più compassati delle grandi reti.8

    Parenzo guardava già oltre quella singola serata. Il risultato dimostrava che le antenne esistevano e che potevano essere coordinate. Nelle settimane successive il collegamento fra emittenti locali sarebbe stato nuovamente utilizzato per altri contenuti e l’editore di Telelombardia avrebbe continuato a ragionare sulla possibilità di costruire un network capace di offrire sport, informazione e intrattenimento, mantenendo però l’autonomia delle stazioni coinvolte.9

    L’esperimento di Inter–Sporting non si trasformò automaticamente in un terzo grande network televisivo nazionale. Ma mostrò concretamente ciò che fino ad allora poteva apparire soprattutto una possibilità teorica: diverse televisioni locali, coordinate intorno a uno stesso contenuto e agli stessi diritti, potevano per alcune ore comportarsi come una rete di dimensione nazionale.

    Una diretta nazionale, ma senza un canale nazionale

    La sera del 27 agosto 2002 l’Inter superò il preliminare battendo lo Sporting e conquistò l’accesso alla fase a gironi della Champions League. Per la storia della televisione italiana, però, il risultato più curioso arrivò il giorno dopo.

    Nella fascia della partita la voce Auditel “Altre”, che comprendeva Telelombardia e diverse televisioni locali, aveva sfiorato i quattro milioni di spettatori, mentre un grande evento calcistico attraversava l’Italia senza avere un unico canale nazionale di riferimento.

    A Milano si vedeva Telelombardia. In altre regioni Rete 7, E-TV, T9, Videocalabria, Videolina e altre emittenti del circuito. In Puglia, Basilicata e Molise l’evento veniva proposto da Telenorba, con Michele Salomone al microfono.

    Per una sera la dimensione nazionale della televisione non dipese quindi dalla grandezza di una singola rete, ma dalla somma di molte televisioni regionali.

    È forse questa l’immagine più interessante lasciata da Inter–Sporting: non la nascita di un nuovo polo televisivo, come qualcuno immaginò nelle ore successive, ma la dimostrazione che l’emittenza locale italiana poteva, quando diritti, tecnologia e interesse del pubblico coincidevano, uscire dai propri confini territoriali senza rinunciare del tutto alla propria identità.

    Note

    1. Paolo Conti, “In 4 milioni per l’Inter. Il «terzo polo» di tv locali batte Rai e Mediaset”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002; Maria Grazia Bruzzone, “Telelombardia e il «miracolo» targato Inter”, La Stampa, 29 agosto 2002, p. 31. ↩︎
    2. Redazione, “Inter-Sporting su Telenorba”, la Repubblica, 27 agosto 2002; Redazione, “L’Inter non può fallire il primo traguardo”, La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 agosto 2002, p. 21. ↩︎
    3. Aldo Grasso, “Telecronache: la terza via”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    4. Paolo Conti, “In 4 milioni per l’Inter. Il «terzo polo» di tv locali batte Rai e Mediaset”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    5. Carlo Farra, “Con l’Inter le tv locali battono Rai e Mediaset”, Il Mattino, 29 agosto 2002; Maria Grazia Bruzzone, “Telelombardia e il «miracolo» targato Inter”, La Stampa, 29 agosto 2002, p. 31. ↩︎
    6. Redazione, “Tv locali, «botto» grazie all’Inter”, l’Unità, 30 agosto 2002, p. 20. ↩︎
    7. Aldo Grasso, “Telecronache: la terza via”, Corriere della Sera, 29 agosto 2002. ↩︎
    8. Carlo Farra, “Con l’Inter le tv locali battono Rai e Mediaset”, Il Mattino, 29 agosto 2002. ↩︎
    9. Natalia Lombardo, “Il giornalista ha già un contratto, non con me”, l’Unità, 29 settembre 2002, p. 7. ↩︎