Il film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery era annunciato in prima serata su Telemontecarlo. Poche ore prima della messa in onda, però, un intervento della Rai bloccò la trasmissione. Dietro quella improvvisa variazione di palinsesto c’era una controversia sui diritti che si inseriva nel momento di massima tensione tra Viale Mazzini e il gruppo Cecchi Gori.
Giovedì 7 marzo 1996 il palinsesto di Telemontecarlo sembrava non riservare sorprese. Dopo TMC Ore 20, alle 20.30 era annunciato Il nome della rosa, il film diretto da Jean-Jacques Annaud con Sean Connery, Christian Slater e F. Murray Abraham. Le guide televisive lo presentavano regolarmente tra le proposte della serata; La Stampa gli dedicava anche uno spazio nella selezione dei film del giorno.1
Ma quella sera gli spettatori di TMC non videro Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville. Il nome della rosa scomparve dal palinsesto e al suo posto venne trasmesso La vendetta dell’uomo chiamato cavallo, western del 1976 con Richard Harris.
Non fu una normale variazione di programmazione. Il film era diventato, nel giro di poche ore, l’oggetto di un nuovo scontro tra la Rai e il gruppo Cecchi Gori.
Un film dalla lunga storia televisiva
Il nome della rosa non era un titolo qualsiasi per la televisione italiana. La sua prima trasmissione su Rai 1, il 5 dicembre 1988, era stata un autentico evento: il film aveva ottenuto una media di 14 milioni 672 mila telespettatori, con il 53,54 per cento di share, dopo averne raccolti oltre 15 milioni e mezzo nella parte iniziale. Un risultato che lo aveva portato in testa alla classifica dei film più seguiti dell’epoca.2
Negli anni successivi il titolo era tornato sugli schermi Rai. L’ultimo passaggio precedente a questa vicenda risaliva a domenica 30 ottobre 1994, quando Rai 3 lo aveva proposto in prima serata. In quell’occasione gli spettatori erano stati 2 milioni 755 mila.3
Era quindi trascorso circa un anno e mezzo dall’ultima programmazione. Nel marzo 1996 il film era pronto a cambiare rete: questa volta avrebbe dovuto essere Telemontecarlo a proporlo in prima serata.
Il fax che fermò la trasmissione
La mattina del 7 marzo la Rai intervenne sulla programmazione prevista da TMC.
Viale Mazzini rivendicava la titolarità dei diritti televisivi del film, acquistati nel 1985 dal produttore Franco Cristaldi e detenuti, secondo la propria ricostruzione, in perpetuo. Non essendo mai avvenuta una cessione di quei diritti, la Rai comunicò a Telemontecarlo che Il nome della rosa non poteva essere trasmesso.
La posizione del gruppo Cecchi Gori era completamente diversa. TMC sosteneva che, prima del 29 febbraio, fosse già stata raggiunta con la Rai un’intesa che avrebbe consentito la programmazione del film su Telemontecarlo e Videomusic, nell’ambito di una più ampia sistemazione di rapporti pregressi tra le due parti. A mancare sarebbe stata soltanto la formalizzazione dell’accordo.4
Per la Rai, invece, quell’accordo non era mai esistito: c’erano stati incontri e trattative, ma nessun passaggio tale da autorizzare TMC a mandare in onda il film. Il Corriere della Sera sintetizzò la posizione di Viale Mazzini parlando semplicemente di un precedente «pour parler».5
La differenza non era di poco conto. Per TMC si trattava di dare seguito a un’intesa già raggiunta e rimasta impigliata nelle procedure; per la Rai, senza un accordo formalizzato, i diritti continuavano ad appartenere esclusivamente al servizio pubblico.
Dietro Il nome della rosa, cinquanta film
La disputa sul film di Annaud era in realtà collegata a una trattativa molto più ampia.
Nei mesi precedenti Cecchi Gori aveva proposto alla Rai un pacchetto di circa cinquanta film, nove dei quali in prima visione, per un valore complessivo indicato in circa 27 miliardi di lire. L’operazione avrebbe potuto comprendere anche scambi e sistemazioni di diritti tra i due gruppi.6
La trattativa, rimasta a lungo ferma, era stata ripresa durante la presidenza Rai di Letizia Moratti. In questo quadro si inseriva anche Il nome della rosa: TMC riteneva che il via libera al film fosse una delle conseguenze dell’intesa in corso.
Poi arrivò il 29 febbraio 1996.
Quel giorno si concluse la gara della Lega Calcio per i diritti delle stagioni successive. Il gruppo Cecchi Gori risultò inizialmente assegnatario dei diritti radiofonici e televisivi in chiaro relativi al campionato di Serie A e B, alla Coppa Italia e alla Supercoppa, superando proprio la Rai.7
Per Viale Mazzini era una sconfitta particolarmente pesante. Non riguardava soltanto le immagini delle partite, ma programmi che da anni costituivano una parte fondamentale dell’identità del servizio pubblico, dalla radio al racconto televisivo della domenica calcistica.
Nel giro di pochi giorni i rapporti tra Rai e Cecchi Gori cambiarono radicalmente. Le trattative commerciali già in corso finirono così assorbite in un confronto molto più ampio.
Fu in questo clima che arrivò il blocco de Il nome della rosa.
Alle 20.30 cambia il palinsesto
Per il telespettatore, naturalmente, tutto questo si traduceva in qualcosa di molto più semplice: il programma annunciato dai giornali non c’era.
Alle 20.30 TMC dovette rinunciare al film di Annaud e ripiegare su La vendetta dell’uomo chiamato cavallo. La sostituzione arrivò quando le guide televisive erano ormai stampate e continuavano quindi a indicare Il nome della rosa come il film della serata.
Era uno di quei casi, frequenti nella televisione analogica ma oggi più difficili da immaginare, nei quali il palinsesto pubblicato sui quotidiani poteva cessare di corrispondere alla televisione realmente ricevuta in casa.
La vicenda ebbe immediatamente una lettura più ampia. La Stampa titolò «Guerra tv nel “nome della rosa”»; il Corriere della Sera scelse «Guerra con la Rai, salta su Tmc “Il nome della rosa”». La parola «guerra» descriveva bene il clima di quei giorni, anche se il mancato passaggio del film restava formalmente una controversia sulla disponibilità dei diritti.
La stessa sera Vittorio Cecchi Gori non partecipò inoltre a Tempo reale, il programma di Michele Santoro che affrontava proprio il tema della perdita da parte della Rai dei diritti calcistici. Il cinema e il calcio finivano così per sovrapporsi, almeno per qualche giorno, nello stesso confronto tra due gruppi televisivi.
Due giorni dopo si spegne anche l’atletica
Che il rapporto tra Rai e TMC fosse ormai entrato in una fase particolarmente difficile divenne ancora più evidente nel fine settimana.
Il 9 marzo Telemontecarlo stava trasmettendo i Campionati europei indoor di atletica leggera da Stoccolma. Dopo circa mezz’ora di immagini, il collegamento venne interrotto. TMC aveva prelevato il segnale dell’Eurovisione attraverso Montecarlo; la Rai, che rivendicava i diritti italiani della manifestazione in forza degli accordi con l’UER, contestò la trasmissione.
Il segnale venne oscurato proprio mentre erano in corso i 60 metri. L’immagine rimase bloccata e gli inviati di TMC continuarono per un tratto il racconto senza poter disporre delle immagini, trasformando di fatto il collegamento televisivo in una radiocronaca. Anche quel programma dovette infine lasciare spazio a un film.8
A distanza di appena due giorni, dunque, gli spettatori di Telemontecarlo si erano trovati davanti a due palinsesti modificati per questioni di diritti: prima un film già annunciato, poi una manifestazione sportiva già iniziata.
L’episodio dell’atletica non era direttamente collegato ai diritti de Il nome della rosa, ma rendeva molto visibile sullo schermo la tensione che in quel momento attraversava i rapporti tra il servizio pubblico e il gruppo Cecchi Gori.
Il ritorno su TMC
La storia del film con Telemontecarlo non terminò però il 7 marzo.
Nove mesi più tardi, martedì 17 dicembre 1996, Il nome della rosa ricomparve nella prima serata della rete. Il palinsesto di TMC lo collocava subito dopo TMC Sport, intorno alle 20.30; alle 23 era previsto TMC Sera e, a seguire, La signora omicidi.9
Era precisamente lo spazio che il film avrebbe dovuto occupare già a marzo.

La seconda programmazione arrivava però in un contesto televisivo completamente diverso. Non c’era più l’improvvisa contrapposizione che nove mesi prima aveva trasformato un normale film di prima serata in un caso nazionale sui diritti televisivi. Il nome della rosa poteva finalmente trovare posto nel palinsesto di Telemontecarlo.
Il contrasto con il passato del titolo era notevole. Nel dicembre 1988, alla sua prima televisiva su Rai 1, quasi quindici milioni di persone si erano raccolte davanti allo stesso film. Nell’ottobre 1994 il passaggio su Rai 3 aveva ancora raggiunto 2 milioni 755 mila spettatori. Nel 1996 quel titolo non era più soltanto un grande successo cinematografico da riproporre: per una sera era diventato anche il punto in cui si erano incrociati i diritti di una library, le trattative tra due gruppi e la competizione per gli eventi capaci di dare identità a una rete.
Un palinsesto che raccontava anche i rapporti tra le televisioni
La mancata trasmissione del 7 marzo 1996 rimane un episodio piccolo rispetto alle grandi vicende della televisione di quegli anni. Proprio per questo è significativo.
Un telespettatore che quella sera aveva scelto TMC per vedere Il nome della rosa poteva conoscere soltanto l’effetto finale della disputa: accendere il televisore e trovare un film diverso da quello annunciato.
Dietro quella sostituzione c’era invece un sistema nel quale cinema, sport e programmi di richiamo rappresentavano strumenti essenziali nella competizione tra le reti. La disponibilità dei diritti poteva determinare non soltanto quali titoli inserire in un palinsesto, ma anche se un programma già annunciato potesse effettivamente raggiungere lo schermo.
Il 7 marzo 1996 bastò un film già stampato sulle guide televisive e un fax arrivato poche ore prima della messa in onda per rendere visibile quella realtà.
E così, quella sera, nell’abbazia de Il nome della rosa gli spettatori di Telemontecarlo non entrarono affatto.
Note
- Redazione, palinsesto televisivo del 7 marzo 1996, La Stampa, 7 marzo 1996, p. 23. ↩︎
- Redazione, “«Il nome della rosa» più di «Rambo 2»: oltre 15 milioni di spettatori”, l’Unità, 7 dicembre 1988, p. 24. ↩︎
- Redazione, “Raiuno-Canale 5. Continua la guerra delle domeniche”, La Stampa, 1 novembre 1994, p. 20. ↩︎
- Redazione, “‘Il nome della rosa’ non va in onda a Tmc”, la Repubblica, 8 marzo 1996. ↩︎
- Redazione, “Guerra tv nel «nome della rosa»”, La Stampa, 8 marzo 1996, p. 23. ↩︎
- Marina Della Croce, “Lite Rai-Cecchi Gori. Dopo il calcio, i film”, il manifesto, 8 marzo 1996 ↩︎
- Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ricostruzione della gara del 29 febbraio 1996 per i diritti radio-televisivi del calcio, provvedimento relativo a Rai-RTI-Cecchi Gori Communications ↩︎
- Redazione, “Guerra Rai-Tmc, cade l’atletica”, La Stampa, 10 marzo 1996, p. 5. ↩︎
- Redazione, “I programmi di oggi”, l’Unità, 17 dicembre 1996: palinsesto di Telemontecarlo. ↩︎

